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Renzi, ma che cacchio dici? (Il “sistema elettorale”)

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Uno dei pallini di Renzi, quando è interpellato sul sistema elettorale è rispondere “Introduciamo il “sindaco d’Italia” trasponendo il sistema che regola i Comuni al Governo dello Stato.

Ieri, al confronto tra candidati segretari, ad una domanda sulla legge elettorale Cuperlo ha risposto proponendo il doppio turno uninominale (un sistema simile al Francese, credo ma non ha dato molte spiegazioni).

Renzi ha risposto che gli va bene il doppio turno ma che le sue idee, che proporrà se eletto, sono tre (i) un Mattarellum del tutto uninominale con un premio di maggioranza del 25%; (ii) il sistema dei comuni sotto i 15.000 abitanti; (iii)il sistema dei comuni sopra i 15,000 abitanti.

Ci concentriamo su questi due che rispondono all’idea del “Sindaco d’Italia”. Sono mesi e mesi che Renzi lo va ripetendo ed è totalmente pazzesco che nessuno gli abbia mai risposto: “ma che cacchio dici?“.

Un bel “ma che cacchio dici?”, invece, ci starebbe proprio, per diversi motivi.

1) Caro Renzi, il sistema che tu proponi impone di cambiare non solo la legge elettorale ma l’intera Forma di Governo. Nel sistema comunale si applica il principio aut simul stabunt aut simul cadent  e cioè: il voto di sfiducia del consiglio comunale verso il sindaco ha l’effetto di far cadere sia questo che il consiglio comunale  (“sfiducia distruttiva”); le dimissioni del sindaco comportano lo scioglimento del consiglio.

Per farlo bisognerebbe innanzitutto cambiare la Costituzione, non solo la legge elettorale. Non avete la maggioranza per cambiare la legge elettorale, figuriamoci la Costituzione. Inoltre, spero che tu ti renda conto che vuoi introdurre un sistema pazzesco, che non è affatto Presidenzialista in senso classico ma molto più autoritario; negli Stati Uniti, il Presidente ed il Congresso non possono provocare lo scioglimento o le dimissioni dell’altro organo, tanto per dire.

2) Caro Renzi, il sistema che tu proponi provocherebbe maggioranze bulgare alla Camera, non supportate dal voto popolare. Nei Comuni fino a 15.000 abitanti è eletto sindaco chi ottiene il maggior numero di voti;  si torna a votare al ballottaggio solo se due o più candidati avranno ottenuto esattamente lo stesso numero di voti. Per la composizione del Consiglio, la lista collegata al sindaco ottiene i due terzi dei seggi disponibili. Nei Comuni maggiori, è eletto  sindaco il candidato che ha ottenuto la maggioranza assoluta dei voti validi (50%+1);  Se nessun candidato ha superato questa soglia al primo turno, si va al ballottaggio. Alla lista o alla coalizione collegata al sindaco vanno  il 60% dei seggi (a parte rare eccezioni).

I sistemi che Renzi propone imporrebbero un premio di maggioranza del 60% o del 66% (quest’ultimo basterebbe a cambiare da soli la Costituzione nel sistema attuale, senza necessità di referendum).

Si tratta di maggioranze pazzesche che, sommate al sistema simul stabunt, simul cadent che si vorrebbe introdurre tra Governo e Consiglio rafforzerebbero l’esecutivo in maniera inedita in qualunque Paese democratico. Sempre tornando agli USA, elezione del Presidente e del Congresso non sono collegate: vuol dire che l’organo legislativo può rappresentare una maggioranza diversa da quella del Presidente e contrastare la sua azione di governo (Obama ne sa qualcosa..): questo è il sistema di check and balances che rende la Costituzione americana bilanciata e impedisce svolte autoritarie.

Il sistema del sindaco d’Italia sarebbe un sistema in cui la forza dell’esecutivo sarebbe praticamente incontrastata: non avrebbe praticamente eguali nel mondo civile.

Si dirà: se va bene per il sindaco va bene per il Governo. Assolutamente no. Il comune non controlla la Polizia di Stato, l’Esercito, il sistema giudiziario, le comunicazioni e tante altre cose che forse non sono altrettanto importanti nella vita di tutti i giorni – come le competenze comunali – ma il cui controllo è fondamentale per mantenere un regime democratico.

Qualcuno potrebbe spiegarlo a Renzi? Santé

 

(SINDACATO PAGANO) Nato in terre calde e prospere di disoccupazione si trasferisce giovinetto al Norte dove adesso lavora, rigorosamente a fini di lucro. Attende con speranza che Grillo faccia approvare il reddito di cittadinanza così da poter finalmente vivere come un rentier. Ha scelto il nome da usare nel blog guardando tra le bottiglie di alcolici di un amico rivoluzionario.

6 Comments

  1. penso che Renzi lo sappia benissimo che il “sindaco d’Italia ” è solo uno slogan che si vende molto bene , speriamo che una volta segretario lasci perdere queste cazzate e decida per il Mattarellum ( modificato per evitare di trovarsi 10 mini-partiti come negli anni ’90 ).

  2. Renzi è di tutta evidenza un pasticcione. Ma l’articolo è troppo allarmistico. Ovvio che una trasposizione “pari pari” del sindaco+consiglio comunale, soprattutto quello per i piccoli comuni, darebbe gli esiti paradossali e preoccupanti paventati dall’articolo. Ma prima di allarmarsi bisognerebbe vedere nel dettaglio la proposta: non credo che neppure Renzi sia così citrullo da proporre un premio di maggioranza dei due terzi o anche solo del sessanta per cento. Quello attuale, di poco inferiore al cinquantacinque per cento alla Camera, credo possa andare e che non sia pericoloso (per esempio: per eleggere un giudice costituzionale occorrono i due terzi ai primi tre scrutini e i tre quindi dal quarto in poi e in più con un Senato differenziato e magari integrato da delegati regionali, la preponderanza dei deputati e della loro maggioranza politica si riduce ulteriormente). Poi bisogna vedere se la proposta Renzi prevede un ricorso immediato alle urne in caso di dimissioni per qualsiasi causa, impedimento permanente o morte del presidente del Consiglio o solo se si dimette per motivi politici; cruciale poi se sia previsto o no il limite di due mandati consecutivi per il presidente del Consiglio medesimo: cosa che lo spinge “naturaliter” a pensarci due volte prima di mandare tutto all’aria.
    Detto questo, io rimango per l’elezione diretta “di fatto”, ottenuta mediante l’elezione della Camera con uninominale a un turno che nel novanta per cento dei casi, soprattutto dalla seconda prova del sistema in poi, dà una maggioranza certa e che ogni quarant’anni, costringe il primo ministro a una coalizione temporanea: in altre parole parlo del modello Westminster.
    Non so se D’Alimonte o altri abbiano fatto delle simulazioni, ma sarei pronto a scommettere una caffettiera che con l’uninominale all’inglese, anche prendendo gli stessi voti di febbraio, i grillini avrebbero eletto al massimo una trentina di deputati.
    Ad ogni modo la grullata Renzi l’ha detta: quella di uninominale maggioritario a un turno più premio di maggioranza. Qua ha ragione l’articolista a usare toni allarmati.

    • Aggiungo a corollario. A me, personalmente, il winner takes all, con tutte le sue caratteristiche compreso spoils system, piace parecchio, purchè dotato di contropoteri adeguati.

      PS
      avrei voluto scrivere in italiano, purtroppo non esiste una traduzione di ‘spoils system’ che io sappia, forse perchè da noi si chiama ‘aggiungere amici come dirigenti pubblici, affiancando gli esistenti e creando un’alveare che cresce nel tempo’.

  3. Io invece nutro forti dubbi su quello che è qui scritto. Primo: la legge elettorale non la cambia il governo in carica(se no ogni governo la cambierebbe a suo uso e consumo), ma il parlamento tutto a maggioranza. Poi: il governo non controlla il “sistema giudiziario”!! esiste una cosa chiamata stato di diritto!!é il CSM che controlla il sistema giudiziario, avete presente quando fate educazione civica alle elementari e vi dicono che ci sono 3 poteri, quello legislativo, quello esecutivo e quello giudiziario?!bene, non è che questi sono controllati dal capo di governo, sono divisi, se no è dittatura!Così come le comunicazioni! certo la rai è pubblica, ma da 3-4 anni a questa parte, per fortuna, la politica centra sempre di meno all’interno della tv pubblica, nonostante non sia ancora abbastanza. Infine non so quale sia la miglior legge elettorale, ma mi sembra che qui più che info si faccia politica, si da contro in maniera del tutto arbitraria ad un candidato della segreteria del PD. Siete per Civati o Cuperlo?! bene, nulla di male, ma allora non gettate disinformazione su gli altri candidati!

  4. Di solito non replico ai commenti ma faccio una eccezione. Sul sistema giudiziario; il governo non controlla i giudici direttamente ma il ministro della giustizia oltre a potere dare impulso alla azione disciplinare verso i magistrati, secondo le ultime riforme ha aumentato la sua influenza e, in ogni caso, governo e parlamento influiscono sul l’organizzazione degli uffici anche perché tengono i cordoni della borsa. Qui non si parla solo di governo, inoltre, ma di una inedita collaborazione tra parlamento e governo con un esecutivo rafforzatissimo. La legge sull’ordinamento giudiziario, infine, è una legge ordinaria che può essere modificata dal parlamento. Come vedi educazione civica là abbiamo studiata anche noi, più di recente forse.
    Anche sulle comunicazioni, non mi riferivo alla RAI ma ai sistemi e reti di comunicazione, poste, rete telefonica eccetera che seppure privatizzate rimangono per le questioni di ordine pubblico sotto il controllo del governo (vd ad esempio la polizia postale).
    Parlo per me: io non sostengo nessuno dei candidati e non voto il PD. Il blog non ha una linea politica e non sostiene un candidato; singoli autori potrebbero sostenere candidati ma non credo si siano espressi sul punto.
    Renzi non propone una “cosa simile” al modello del sindaco: Renzi parla sempre di sindaco d’Italia (ieri a addirittura citato il sistema dei comuni sotto i 15000 abitanti che sarebbe ancora più folle). Finché non specifica se e come vorrebbe correggerlo è normalissimo essere allarmati e sorprende che nessuno gli abbia mai chiesto conto o spiegazione di questa posizione, rimanendo il fatto che probabilmente la cosa inciderebbe sulla forma di governo e quindi andrebbe cambiata la Costituzione, cosa di cui lui non sembra rendersi conto.

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