un blog canaglia

Rappresentanza e responsabilità

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Secondo me, grosso modo, funziona così: io eleggo uno (o voto un partito), delegandogli una serie di attività che non ho né il tempo né le competenze per svolgere; poi quello fa delle cose, e alla fine del mandato io verifico le cose che ha fatto e decido se eleggerlo di nuovo o no.
Così, dovrebbe funzionare: non che quello, una volta eletto, mi chiede come la penso ogni volta che deve prendere una decisione.
Perché io mi occupo di altro. Non ce le ho, le competenze per prendere quella decisione. Non ne ho il tempo. E quand’anche lo avessi mi piacerebbe poter giudicare la persona che ho eletto per quello che fa lui, non per quello che gli dico di fare io.
Ebbene, il fatto che per cinquant’anni le persone abbiano compiuto egregiamente la prima fase, cioè quella di votare, e poi se ne siano strafregate della seconda, vale a dire valutare l’operato di quelli che avevano votato e casomai decidere di votare altri, non inficia la validità del meccanismo. Mette in dubbio, piuttosto, la capacità delle persone di adoperarlo.
Senonché, a un certo punto, le persone si incazzano.
Si incazzano con la casta, con i poteri forti, con la classe politica: dimenticando, o fingendo di dimenticare, che lo strumento per evitare che quella classe politica si trasformasse nello schifo che denunciano l’hanno sempre avuto a disposizione. Senza usarlo.
E allora, anziché mettere in discussione se stesse o chi le ha precedute, magari ripromettendosi di comportarsi in modo più responsabile per il futuro, se la prendono con lo strumento: non sono mica gli italiani che hanno legittimato lo sfascio per decenni, fottendosene di sanzionare chi non si comportava come aveva promesso e votando in base meccanismi clientelari.
Macché, la colpa è -nientepopodimeno- della democrazia rappresentativa.
Sbaglierò, ma a me non pare il massimo della responsabilità.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

9 Comments

  1. Scusa, chi è che mette in discussione la democrazia rappresentativa? Mi fai qualche esempio per favore?
    No, perchè a me risulta che ci sono persone (e molte) che, per usare le tue parole, lo sfascio non lo vogliono più legittimare con il loro voto. Certo hanno un metodo diverso, che a te ed altri magari non piacerà, ma che democrazia sarebbe se ci fosse un solo metodo giusto, valido sempre per tutti?

      • Ad esempio, sì. Dire che i parlamentari sono “portavoce” mette in serissima discussione la democrazia rappresentativa. E decidere online cosa debbono fare o votare i parlamentari pure.

        • L’Italia è una democrazia parlamentare, che è una distinzione della democrazia rappresentativa. Persino le monarchie costituzionali e parlamentari si definiscono democrazie rappresentative. Poi c’è anche la democrazia diretta, di cui l’Italia gode di alcuni strumenti, ad es. il referendum, e la svizzera ne ricorre ad un uso più ampio. Alla fine si tratta, ripeto, di metodi che possono piacere o meno, ma che non inficiano il concetto più ampio di democrazia. Se poi tu vuoi buttarla in battute – proprio tu che hai passato la vita a raccogliere firme su tutto lo scibile umano – quando la claque applaude allora non vale la pena discuterne.

  2. Si, Beppe Grillo. Anzi il M5S. Infatti quello che cercano di fare è DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA. La scommessa è sostenuta dalle possibilità offerte dalla piattaforma digitale. Quanto poi alla fattibilità si può discutere. Ad ogni modo non leggerei questo come una fuga dalla responsabilità. Infatti il principio cardine della partecipazione è proprio la responsabilità. Piuttosto vedo la cosa come un diverso intendere la responsabilità. Parere mio, ovviamente.

    • non è un problema di piattaforma digitale. Io di mestiere faccio l’ingegnere, non il ragazzo delle macchinette del caffè, ma non ho ne il tempo (per informarsi) ne le competenze per votare una finanziaria, una riforma della giustizia, un articolo di legge sugli ospedali.
      Voglio eleggere qualcuno che abbia il tempo, d’altra parte deve fare quello dalla mattina alla sera, e le competenze, magari mi aspetto che a scrivere leggi sul sistema sanitario sia il un manager di un ospedale.
      Vero che sulle piattaforme digitali gli ‘esperti’ spiegano perchè e percome, ma prendiamo un tema a caso, l’euro: ci sono economisti, non pizzicaroli, che dicono NO ed altri che dicono SI, entrambi le argomentano. Lei con chi si schiera? Io onestamente non lo so, deciderei a simpatia. Preferisco uno che ci metta la faccia, e se combina cazzate, non lo voto più, piuttosto che comandare una marionetta in parlamento col televoto…

  3. “dimenticando, o fingendo di dimenticare, che lo strumento per evitare che quella classe politica si trasformasse nello schifo che denunciano l’hanno sempre avuto a disposizione”

    Non sono d’accordo: almeno a partire dal ‘Porcellum’ in poi, quello strumento è mancato, come ha bene evidenziato la sentenza della Consulta.
    Obbligare artificialmente i cittadini italiani che, a differenza di quelli di cultura anglosassone, amano riconoscersi in una varietà di forze politiche anche minori, a intrupparsi in due grandi schieramenti- che poi sono niente altro che le due facce della stessa cosca partitica- comporta un vulnus gravissimo al principio di rappresentanza e al diritto degli elettori ad una vera, libera scelta.

    Ora, si dà il caso che l’Italicum sia una specie di Porcellum ulteriormente peggiorato, una porcheria violentemente anticostituzionale, che ha l’unico scopo di fare artificialmente il deserto di tutto ciò che esiste al di fuori delle due cosche dominanti che fingono di essere due partiti, ma sono una stessa, identica, sporca cosca d’affari.

    ‘Strumento’? Ma di quale ‘strumento’ parliamo? Per favore, non scherziamo.

  4. @ STEFANO: Informarsi su tutto è impossibile a mio avviso. Però io il richiamo che viene fatto proprio dai 5 stelle sull “muoversi”, sullo smettere di “delegare” in bianco, sull’interessarsi, sul partecipare è tutto tranne che una mancanza di responsabilità.

  5. Il problema come scriveva J.Ellul già nel 1977 è che “più il cittadino sarà informato, meno potrà schierarsi”, PROPRIO PERCHé a caratterizzare il problema, dibattito, è “il conflitto inestricabile tra le opinioni dei maggiori scienziati e tecnici”.

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