un blog canaglia

heidegger-2

Rapporto di minoranza sui Quaderni neri

in politica/ by

La recente pubblicazione dei Quaderni neri di Heidegger ha riacceso il dibattito sull’adesione del filosofo al nazionalsocialismo e sull’antisemitismo metafisico che da tale opera scaturirebbe. Non è questa la sede per un’analisi approfondita della questione, mi limiterò pertanto a una breve riflessione da non addetto ai lavori. Le considerazioni che seguono scaturiscono però dal disgusto per i processi sommari e per le falsità che si sono acculate nel corso dei decenni, questione degnamente inquadrabile nel libro di Fedier “Heidegger e la politica”.

Già il titolo evoca scenari sinistri: “Quaderni neri”. Non può che essere il libro di un fascio. Il nome deriva invece dal fatto che i diari del filosofo erano, appunto, neri. Fossero stati verdi li avrebbero chiamati così?

Secondo i detrattori di Heidegger ci sarebbero in questi appunti delle frasi terribili (come quella su “l’autoannientamento del popolo ebraico”) che fungerebbero da prova inconfutabile per potere condannare il nazista diabolico. Guarda caso non hanno avuto la stessa risonanza i passaggi dove si definisce il nazionalsocialismo un “principio barbarico”o Hitler un “folle criminale”.

Probabilmente leggere queste frasi alla luce delle migliaia di pagine di opera del filosofo era troppo difficile. In effetti, il pensiero di Heidegger è un pensiero molto complesso ed è più comodo etichettare e mettere all’indice che cercare di capire. La logica che i detrattori tanto invocano renderebbe però spontanee alcune domande: perchè Heidegger non ha pubblicato una sola parola antisemita durante i dodici anni di regime nazista? Pubblicarle non sarebbe stato un modo per compiacere il regime e sostenere le proprie convinzioni? Perchè annotare queste quattro frasi privatamente? Perchè non cancellarle dopo la guerra una volta deciso che i quaderni sarebbero stati pubblicati? Perchè invece di presentare le sue presunte tesi antisemite Heidegger si è preoccupato di demolire l’interpretazione che il regime aveva dato di Nietzsche? Se era un antisemita così convinto, come mai era l’unico professore di Germania a non fare il saluto romano a lezione ed era pedinato dalla Gestapo?

Una lettura attenta degli scritti del filosofo darebbe piuttosto ragione a Francois Fedier nel suo concludere: “come non ci sia posto dell’antisemitismo o del nazionalismo nel pensiero di Heidegger è ciò che viene in chiaro non appena si cominci a riflettere sulle implicazioni della sua nuova determinazione dell’essenza dell’uomo: essere umano, in ultima analisi, fa tutt’uno con la preoccupazione di pensare, la cura del pensiero. Non nel senso del pensare metafisico, che è uno dei modi di pensare, non l’unico, sebbene minacci sempre più di eliminare tutti gli altri. Questo modo d’essere è denominato da Heidegger “Dasein”. Il Dasein è condiviso da tutti gli essere umani. Solamente gli essere umani lo condividono. Così significa: tutti gli uomini, di ogni popolo, di ogni tempo e di ogni luogo condividono il fatto di essere solo in quanto si trovano in rapporto con il totalmente altro, il cui volto è presente, adesso e sempre, di fronte ad ogni uomo, senza la minima gerarchia. […] Nessuna razza, nessun popolo, nessuna lingua può realizzare meglio di qualcun altro l’essenza dell’umanità.”

Altro cavallo di battaglia sui Quaderni neri è quello che riguarda l’antiscientificità del filosofo: Heidegger ce l’avrebbe con la scienza, la logica e la tecnica perché non sarebbe altro che un reazionario che amava i contadini, i boschi e gli ululati nella foresta.

Anche queste accuse sono facilmente smontabili, sia sul lato pratico che su quello filosofico. Nella vita quotidiana Heidegger non era assolutamente tecnofobo, guidava la motocicletta e aveva il riscaldamento centralizzato. Vabbè, poteva essere un paraculo come Marinetti che sparava al piatto di spaghetti in pubblico e li mangiava all’osteria. No. Nelle opere di quello che viene definito l’Heidegger della svolta (chissà poi quale? Come se avesse mai ripudiato cose scritte in precedenza..) si prende atto del fatto che viviamo nell’età della tecnica non perchè ci siano le macchine ma che ci sono le macchine perchè viviamo nell’età della tecnica. Per Heidegger, semplicemente, il modo di pensare che ha prodotto le macchine e le scienze moderne non è adeguato a rispondere a tutte le domande. Come ci insegna il teorema di Goedel non possiamo dire cos’è matematica matematicamente, cos’è fisica fisicamente. Altro che irrazionalismo. Nei Quaderni questo lo si può leggere chiaramente e in alcuni passaggi è forse più chiaro che in opere precedenti.

Per non annoiare chi legge, oltre ad invitare caldamente alla lettura attenta dell’opera di Heidegger e dei Quaderni Neri, un piccolo aneddoto ricordato di recente anche sull’Huffington Post.

Paul Celan (poeta ebreo morto suicida) incontrò Heidegger nel 67. L’incontro non dev’essere stato una cosa facile. Uno aveva aderito al nazionalsocialismo, l’altro era stato deportato in campo di concentramento. Di quella giornata non si sa molto, pare che i due passeggiarono in silenzio per diverse ore. Celan dichiarò in seguito che l’unica cosa che ricordava con piacere di quella visita era di aver visto in ogni libreria della città copie dei suoi libri in vetrina. Non ha mai saputo che il giorno prima del suo arrivo una persona aveva insistentemente chiamato ogni libraio per pregarli di esporre in vetrina le opere di Celan. Indovinate chi era quella persona.

Riminese di nascita divide la settimana tra Trento, Milano e Roma. Maestro di sci alpino recentemente ha iniziato a cimentarsi con il biathlon. Da sempre una perversione per la politica.

1 Comment

  1. …le falsità si acculano come montalbano quando indaga rasoterra.

    a parte questo, può capitare di essere inchiodati per sempre a mezza cazzata fuori contesto. tipo lo stesso hitler che una mattina disse buongiorno a qualcuno.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*

Latest from politica

Go to Top