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Radicali for dummies

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DISCLAIMER. Questo post non è un’apologia dei radicali: tant’è che chi lo scrive, pur essendo radicale fino alla punta dei capelli, è il primo a dissentire spesso e volentieri con svariate persone del suo partito, a cominciare dal capo. Però, abbiate pazienza, di sentire e leggere certe fregnacce davvero non se ne può più: se proprio dovete criticare i radicali -cosa che io, da radicale, faccio fin troppo spesso-, fatelo almeno per i motivi giusti.

I radicali sono delle puttane che fanno comunella con chiunque prometta loro qualcosa (aka: i radicali sono dei voltagabbana).
Falso, perlomeno in questi termini. I radicali, da sempre, ritengono che le buone idee e le buone iniziative politiche siano tali a prescindere dal nome e dal cognome di chi le sostiene: ragion per cui, se perseguono un obiettivo e trovano dei compagni di strada -anche occasionali- che possano dar loro una mano, non hanno paura di mettere in campo quelle iniziative insieme a loro. Chiunque siano. Al contrario di chi, sostenendo le cose soltanto se sopra c’è il “bollino” giusto, dimostra che di quelle cose, alla fine della fiera e malgrado ciò che proclama, gliene frega poco o niente.

I radicali sono velleitari (aka: marginali, ininfluenti, ridicoli).
Sarà. Però, malgrado lo scarso peso elettorale che hanno -quasi- sempre avuto negli ultimi decenni, i radicali sono stati i promotori -spesso e volentieri unici- delle più importanti conquiste civili che il nostro paese abbia conosciuto: conquiste delle quali moltissimi cittadini si sono avvantaggiati allegramente, per poi blaterare che chi gliele ha assicurate non conta un cazzo.

I radicali sono dei piagnoni che stanno sempre a lamentarsi di essere censurati.
Può essere. Però, con ogni evidenza, se non ci fossero i radicali di certi argomenti non parlerebbe nessuno: perché nessuno si prende la briga di rivendicare il diritto all’eutanasia e al suicidio assistito, di rilevare che la giustizia italiana è uno schifo senza precedenti, di denunciare che i diritti delle donne sul proprio corpo vengono sistematicamente violati, che il proibizionismo ingrassa le mafie con il benestare dello stato, che l’Italia è praticamente un paese confessionale e via discorrendo. Nessuno. Se avete piacere che questa roba continui ad essere ignorata, prendeteci pure per il culo perché nessuno ci manda in televisione a parlarne. E auguroni.

I radicali si sono alleati con Berlusconi.
Certo. Perché -sbagliando, e ci fu chi lo fece rilevare- ritennero che Forza Italia potesse essere un veicolo per promuovere alcune istanze riformatrici di stampo liberale e libertario. A prescindere dal resto. Ripeto, sbagliarono: ma se dovessimo fare l’elenco di tutte le inaudite cazzate che hanno commesso negli anni quelli che oggi li criticano, bisognerebbe abbattere due o tre foreste solo per procurarsi la carta necessaria.

I radicali sono i promotori della cause perse.
Falso. I radicali sono gli unici -ripeto: gli unici- che hanno avuto il coraggio di mettere le mani dove nessuno osa metterle. Di toccare ciò che tutti ritengono intoccabile. E non è vero che alla fine abbiano sempre perso. Forse l’obiezione andrebbe riformulata: i radicali sono i promotori delle cause difficili: dalle quali tutti gli altri si tengono ben lontani, perché vincere facile assicura loro poltrone e privilegi.

I radicali hanno salvato Cosentino.
Non dite fregnacce: i radicali non hanno “salvato” nessuno e non hanno fermato nessun processo. Hanno ritenuto, dopo aver letto le carte come la legge imponeva loro di fare, che non vi fossero i presupposti per la carcerazione preventiva. Tutto qua. Che dire degli altri, che hanno votato a favore della carcerazione ideologicamente senza aver letto neanche una riga? Sono meglio loro? Se davvero lo pensate, abbiate pazienza, fate paura.

I radicali non hanno mai rubato niente solo perché non hanno mai avuto la possibilità di farlo.
Falso. I radicali, nel corso dei decenni, hanno occupato posizioni grazie alle quali avrebbero potuto sbafare allegramente come tutti gli altri. E non lo hanno fatto. Lo dimostra -ultimo in ordine di tempo- il caso del consiglio regionale del Lazio, nel quale i radicali -soli, ancora una volta- hanno denunciato lo schifo che stava succedendo con il benestare di tutti gli altri partiti. Inventarsene un’altra, please.

I radicali danno lavoro ai terroristi.
Vero. I radicali annoverano tra le loro fila ex terroristi -rossi e neri- che hanno scontato la loro pena e che hanno cambiato vita e modo di vedere le cose: esemplificando in tal modo -unici, manco a dirlo- il principio -costituzionale, detto a beneficio di quelli che stanno sempre a fare gne-gne con la costituzione ma poi ci si puliscono il culo- che la rieducazione è la finalità principale delle condanne e delle pene detentive. La cosa vi sconcerta? Be’, riprendetevi: si chiama stato di diritto, ed è una cosa un tantino più seria delle vostre farneticazioni.

I radicali rimettono in circolazione i delinquenti con l’amnistia.
Falso. I radicali denunciano da sempre -soli, tanto per cambiare- lo stato indecente non solo delle carceri -cosa che di per sé sarebbe già ampiamente sufficiente-, ma della giustizia italiana: rilevando che si tratta di un problema così essenziale da diventare prodromico rispetto a tutti gli altri. Se poi a voi piacciono i processi che durano vent’anni e la tortura, al punto che preferite detenere un essere umano come un animale piuttosto che ripristinare un minimo di legalità, beati voi. Auguratevi di non finire mai dentro, neppure per sbaglio.

I radicali sono contrari al finanziamento pubblico ma lo intascano come tutti gli altri.
Vero, e per quanto mi riguarda è un problema aperto. Però, contrariamente agli altri, hanno sempre impiegato quei quattrini esclusivamente per fare iniziativa politica. La discrasia di fondo, secondo me, rimane: ma comunque c’è una bella differenza.

I radicali sono di destra.
Falso. I radicali sono un gruppo di persone estremamente diverse tra loro: liberisti, socialisti, socialdemocratici, anarchici e chi più ne ha più ne metta, i quali tuttavia hanno presente un fatto: in questo paese non esistono le condizioni minime per esercitare la democrazia. Ripristinate le quali, con ogni probabilità, si dividerebbero, andando ciascuno per la sua strada quale che essa sia.

I radicali sono di sinistra.
Vedi sopra.

I radicali sono dei laicisti.
Vero. E ci mancherebbe altro.

I radicali hanno rotto il cazzo.
Lo so. Hanno rotto il cazzo a quelli che non hanno voglia di chiamare le cose col loro nome. Hanno rotto il cazzo a chi continua a illudersi che le cose siano semplici. Hanno rotto il cazzo ai benpensanti di destra e di sinistra, a quelli che si scandalizzano facile, a chi evita accuratamente di spingersi oltre il limite che rende le cose impopolari. E’ vero: i radicali hanno rotto il cazzo. Del resto sono là apposta per questo.

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METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

21 Comments

  1. spesso i radicali mi sono simpatici, ma a volte hanno fatto errori imperdonabili per l’ostinazione a non scendere al compromesso. che a volte è nobile cosa, a volte, però, assolutamente controproducente. poi ho il timore che essere radicale sia un buon rifugio, e anche abbastanza trandy da essere chic, alternativo, ma non mainstream, if you know what i mean

    • Purtroppo è l’ostinazione a scendere a compromessi che è la causa della morte dello Stato. Siamo un paese che si basa sul compromesso e sulla mediazione esasperata, con il risultato che o non si fa nulla, o si fa un miscuglio inservibile per accontentare tutti, che in realtà scontenta tutti.
      È solo la mia opinione.

  2. Tutte queste critiche fatte ai radicali, sembrano venire da persone che la testa la usano solo come soprammobile. Forse è questo il problema dell’Italia, riprendiamo a ragionare con la nostra testa, non con quello che ci dicono.

  3. Condivido, purtroppo ai radicali piace perdere. Prendi la proposta amnistia. Se pure venisse fatta, il giorno dopo i consensi delle estreme destre salirebbero con nuove leggi ottuse e proibizioniste e staremmo punto e a capo. Avrebbe più senso fare dei referendum contro la Bossi Fini e la Fini Giovanardi, ma un operazione del genere porterebbe consenso, e ai radicali il consenso fa schifo..
    Dispiace perchè la domanda di cose “radicali” è alta (vedi il successo in rete di “vaticanopagatu” oppure di “fermare il declino”), solo che, ripeto a loro piace perdere. Chiunque proponga in una radio nazionale 90 ore settimanali di discorsi alla nonno simpson di Pannella vuole perdere..

  4. I radicali sono un gruppo di persone multiforme, che però a sentire l’autore ha le stesse posizioni da quarant’anni. O ha ragione lui (e allora è una setta, perché non è immaginabile che in 40 anni delle persone libere non cambino idea su qualcosa) oppure si sbaglia e i radicali di 40 anni fa e le loro battaglie han poco a che fare coi radicali di oggi.

  5. Amici e fans
    vi allego la scheda del libro del noto autore Antonio G. D’Errico, sulla biografia in forma inedita di Marco Pannella. Un Marco Pannella rinnovato che ha lottato e lotta per la democrazia, per raggiungere obiettivi di livello e di civiltà alla stregua di altri paesi avanti rispetto all’Italia…
    Un grande Marco Pannella, un rivoluzionario e un ribelle che rappresenta il politico di ieri, di oggi e di domani.

    http://www.edizionianordest.com/catalogo/biografie-controcorrente/147-SEGNALI-DI-DISTENSIONE-Marco-Pannella-si-racconta-e-ci-commuove SEGNALI DI DISTENSIONE. Marco Pannella si racconta e si commuove]

  6. I radicali come zeman: odio o amore. Peró il post è così chiaro che spero possa smuovere qualche posizione. Complimenti

  7. Per brevità riprendo solo un paio dei punti elencati.
    1)Amnistia:mi può spiegare per quale motivo Pannella non (NON NON NON) vuole NEMMENO sentir parlare della Bossi-Fini e della Fini-Giovanardi,due leggi fatte apposta per riempire le carceri di poveri cristi e la cui abrogazione le svuoterebbe in un sol colpo? Perchè non se n’è occupato il governo Prodi-bis? Che faceva il ministro Bonino? Non mi risulta nemmeno uno straccio di scioperodellafame&dellasete per cancellare le leggi di cui sopra:PERCHE’? Sarà mica perchè carceri strapiene ed invivibili servono a perorare la nobile battaglia per un’amnistia i cui ‘utilizzatori finali’,ben nascosti dietro i poveri cristi,sarebbero tanti simpatici farabutti e criminali dai colletti bianchi e dalle mani sporche e&o insanguinate? Certo, i Previti in carcere non ci vanno,ma una bella “ripulita” che cancelli anche i loro crimini non guasta mica…2)Lo slogan con cui Bonino si presentava agli Italiani nella campagna quirinalizia del 1999 era :”Bonino,la Thatcher italiana”:come la mettiamo con DECENNI di celebrazione del thatcherismo più categorico,additato come unica garanzia e fonte di benessere,riscatto e felicità per le umane genti?Come la mettiamo con l’obbligo del pareggio di bilancio costituzionalizzato,proclamato da almeno trent’anni e GIUSTAMENTE RIVENDICATO? Il referendum contro l’art.18,al confronto,impallidisce.
    3)E’ vero,i soldi presi dalla Regione Lazio i radicali li hanno pubblicati,e di questo gli va dato merito:ma dal bilancio 2011 risulta che un buon 40% di quei soldi non li hanno spesi e sono stati incassati dalla Lista Pannella (ma non ci dicono tutti i giorni che i soldi del finanziamento pubblico li spendono tutti e non gli bastano?),mentre l’altro 60% ,
    nella quasi totalità,è servito a finanziare il congresso del PR transnazionale:più dignitoso delle ostriche e dello champagne,certo,ma che c’entra la regione Lazio? Su questo punto,domenica scorsa lei ha fatto,al comitato nazionale del partito,la proposta-a mio avviso ottima-di restituire quei soldi ai cittadini,proposta totalmente ignorata.
    p.s. Lei è tra i promotori dell’iniziativa ‘Sù la testa’:mi scusi,ma COME fa a conciliare le “proposte” di “Sù la testa” in campo economico-sociale e sui temi del lavoro,con la linea politica dei radicali sugli stessi temi?

      • Ebbene sì,una ‘rispostina’ magari,piccina picciò,confesso che me l’aspettavo:anche perchè le mie osservazioni non sono affatto generiche .
        Conosco bene la ‘materia’ in discussione,sono preparata,ho fatto i compiti in classe e a casa:sarà mica che disturba proprio questo,la puntualità circostanziata delle contestazioni?
        Sono delusa, Capriccioli lo facevo più coraggioso.

  8. scrivi “I radicali hanno salvato Cosentino.
    Non dite fregnacce: i radicali non hanno “salvato” nessuno e non hanno fermato nessun processo. Hanno ritenuto, dopo aver letto le carte come la legge imponeva loro di fare, che non vi fossero i presupposti per la carcerazione preventiva.”
    Non sono un professore di diritto ma compito del parlamento non è di stabilire se uno è perseguitato per motivi politici? non spetta alla magistratura stabilire chi dovrebbe finire dentro e chi no?
    Perché non scrivi “i radicali ritengono Cosentino un perseguitato politico”? è questo che hanno ritenuto i radicali?

  9. Condivido in parte quello che scrive Capriccioli, che però non sfiora nemmeno la sostanza dei problemi in casa radicale. A partire dallo scioglimento del PR una ventina di anni fa, che avrebbe dovuto liberare i radicali dai rischi di “contagio” del sistema partitocratico ma ha solo reso la loro iniziativa più sfilacciata e dipendente dai partiti stessi. Da cui poi il grande equivoco per il quale si scambia l’autoreferenzialità per autonomia. Ma insomma, continuerò a volere Emma Bonino Presidente della Repubblica, ad ascoltare Pannella con interesse e rispetto, anche quando dice cazzate (e gli capita spesso), a desiderare un posto stabile per i Radicali all’interno del PD.
    Se è veramente in gamba come io credo che sia, Capriccioli dovrebbe però rispondere all’unica domanda interessante che gli sia stata posta qui (da Annamaria): come fa un “radicale fino alla punta dei capelli” a condividere il progetto di Robecchi e Gilioli?

  10. Commento ai commenti: i radicali sono semplicemente dei protestanti in terra di controriforma, gli unici che sanno che senza libertà economica tutte le altre libertà vanno a farsi fottere (e lo vediamo), mentre gli altri di destra e di sinistra, pensano che dove c’è l’una non possono esserci le altre. E attribuiscono al capitalismo (chiamandolo liberismo anche se qui nel migliore dei casi è stato keynesiano da almeno da sessant’anni) le colpe dei capitalisti nostrani. Che sono ladri, protezionisti o piagnoni come loro che, pur vivendo in uno dei paesi più ricchi ma più corrotti del mondo, pensano che solo il denaro può dare la “dignità” e che i sacrifici anche se ben meritati la tolgano. La cultura cattolica è fatta così, solo doveri (stato pontificio) o solo diritti (stato democratico), purché si resti sudditi.
    Si, ecco, penso che ci vorrebbe un po’ di dignità. Poi potremmo anche disquisire sui mille difetti e colpe dei radicali. Alessandro, hai tutta la mia solidarietà.

  11. Onestamente non critico la storia dei radicali, critico il loro presente, la loro più assoluta incapacità di modernizzarsi, di rinnovarsi. Avete lo stesso leader da quanto? 30 anni? Forse di più. Senza capire che Pannella è il principale dei vostri problemi, il vecchio leader che è stato più volte sputtanato durante i suoi innumerevoli scioperi della fame a mangiare… non ha più la bencheminima credibilità, e in politica la credibilità è tutto anche quando le spari grosse! Dei radicali critico l’inopportunità: con un paese che va allo sbando, dove la gente non arriva a fine mese, dove non c’è lavoro, dove vengono tagliati stipendi e pensioni e la tassazione schiaccia tutti e annichilisce l’imprenditoria le vostre priorità sono “le coppie di fatto”, “l’amnistia”, “le nozze gay”. Vuol dire non comprendere quali siano le vere priorità di un popolo… siete inopportuni. E per quanto riguarda Cosentino non avete giustificazioni alcune. I giudici ne hanno disposto l’arresto e i radicali lo hanno salvato con la motivazione che “avete letto le carte e avete ritenuto che non ci sono i presupposti per la carcerazione preventiva”… vorrà dire che da oggi non ci si rivolge più ai giudici per queste cose chiediamo ai radicali, oppure si chiede ai radicali solo nel caso in cui in carcere ci deve andare a finire un politico??

    • Io spero che Cosentino se ritenuto colpevole dai giudici che stanno facendo il processo si becchi la pesante condanna che si sarà meritata. Ma tu la sai la differenza tra la carcerazione preventiva e la condanna al carcere? E che di tutti i carcerati il 40 per cento è in carcerazione preventiva e statisticamente “i giudici” e non i pubblici ministeri ne assolvono la metà perché innocenti? Te ne frega qualcosa? Enzo Tortora la pensava come te, finché non capitò a lui, al posto del camorrista Tortona. Un paese senza memoria è un paese senza futuro.
      Quanto a Pannella, tutto vero: ma qualcuno impedisce a tutti i suoi critici, a cominciare da me, di far vedere al mondo che sappiamo fare di meglio? No, votiamo per partiti che dopo cinquant’anni di debito a go-go e di bungabunga devono chiamare mamma Monti a riparare i danni. E lui, meritatamente, ci fa la bua!

  12. Confermo che Pannella ha una capacita’di spessore…E’davvero sopravissuto a 60 anni di malapolitica e malagiustizia.Le sue battaglie e tanto ancora è riportato nel libro Segnali di distensione.Marco Pannella si racconta e ci commuove edizioni Anordest, distribuito capillarmente in tutte le librerie e online…
    Scrivo in qualità di ufficio stampa dell’autore Antonio G. D’Errico.
    Voglio segnalare alla gentile redazione che il libro in oggetto rappresenta un documento di novità, in cui Marco Pannella racconta la storia d’Italia con toni e riferimenti inediti rispetto alle corde che gli sono consuete.
    Antonio e Marco sarebbero disponibili ad essere con voi in trasmissione per parlare del volume, del suo portato, dell’idea che l’ha sostenuto e ha permesso la sua realizzazione.
    La volontà dei protagonisti del libro è quella di realizzare il piacere comune di una partecipazione in trasmissione. Se la stessa volontà e lo stesso piacere sono riscontrabili anche presso la vostra redazione sarebbe utile verificare le condizioni per un incontro.
    Rimettiamo la nostra disponibilità nelle vostre decisioni interne.
    Augurandovi tutto il meglio per le vostre attività presenti e future, porgiamo distinti saluti.

  13. Io ho letto Danilo QUinto Da servo di Pannella a Schiavo di Dio e Segnali di distensione di Antonio G. D’Errico, edito da Anordest di Villorba (TV).
    SOno due libri in apparenza dissimili ma in concreto complementari.
    Chi ha letto il libro di QUinto non puo’non leggere il libro di D’Errico, proprio per verificare i due aspetti.
    Quinto ha cercato lo scoop per rabbia , per risentimento e rancora, D’Errico dagli incontri-conversazioni, credo 4 di due ore, ha tracciato un Pannella sopravissuto al crack della Dc,PC, PSi e PRI che ha lottato per battaglie di civilta’: Naja,Divrozio,ABorto…
    L’occhio dello scrittore Antonio G. D’Errico, descrive con distacco il leader politico, perchè non militante e nè Pannelliano , anche se come dichiarato in una Sua intervista a Radio radicale è simpatizzante…
    Il problema sara’il futuro e, vero che Pannella è in una fase distesa, sperando che non si distenda troppo, chi potra’sostituirlo?
    Chi vivra’ vedra’. Un appello in qualche commento sembra che i libri siano in contrapposizione, tenevo a sottolieneare che , amio avviso cois’ non e’:Quinto reclama dei diritti che poi cosi’non pare e D’Errico con taglio letterario e poetico, peculiarità in tutte le Sue opere, delinea un’altra sfaccettatura di Pannella e direi dei Radicali in generale. Molto interessante è l’intervento in Segnali di distensione della deputata Maria ANtonietta Farina Coscioni… http://www.mariantoniettafarinacoscioni.it/

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