un blog canaglia

Radere al suolo ogni certezza

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Sono a casa, nella tarda mattinata di una domenica di pioggia. F. (anni 3 e mezzo), che in questi giorni sta prendendo dimestichezza con il senso e le possibilità del telecomando, lo sta avidamente compulsando: E., succube di un impulso creativo che la costringe temporanemente al tavolino di plastica dell’IKEA, a ritagliare ed incollare, ogni tot alza gli occhi solo per prendere atto con sufficienza dell’assurdo patchwork di comunicazione digitale che si sta alternando caoticamente sullo schermo del televisore. Io, come al solito, sono rapito da qualche pensiero ossessivo e di nessun interesse per la collettività, e subisco passivo lo zapping: a malapena mi accorgerei se ci fosse relmente bisogno di un intervento censorio, che so, se per caso sullo schermo stesse passando una sequenza molto esplicita di cannibalismo. D’improvviso, il canale si stabilizza, e percepisco viva attenzione da parte delle mie eredi: stanno trasmettendo delle immagini di pasciuti bambini (belga, come si scoprirà più avanti). Dato che il programma “incontra”, mi impadronisco del controllo remoto (quella cosa che mia madre chiama ancora “macchinetta”) e alzo il volume: si tratta di una trasmissione sulla psicologia dell’età evolutiva, che sarebbe pure interessante se non fosse che ci sono questi scienziati europei che irridono in modo obliquo le teorie dei loro colleghi “americani”: la frequenza con cui i luminari belga o francesi citano la provenienza geografica dei colleghi d’Oltre Oceano mi pare emblematica della loro condiscendenza e del loro (ingiustificato?) senso di superiorità.

Ad un certo punto viene fuori una cosa pazzesca: la voce fuori campo (virile, serena, eloquente) dice che i bambini piccoli sono influenzati dalla condotta degli adulti molto più di quanto si possa immaginare. Per corroborare la tesi, aggiunge che perfino lo schifo che si prova per la puzza di merda è frutto di un condizionamento culturale. Può essere benissimo che io stia iper-semplificando e che non abbia capito bene, ma l’esperimento che segue sembra proprio piazzato lì per convincermi dell’informazione alquanto contro-intuitiva nella quale mi sono appena imbattuto. C’è il video di questa irreprensibile bionda cinquantenne, in camice bianco all’interno di quello che sembra un laboratorio di chimica, che lavora su un contenitore cilindrico trasparente contenente … uno stronzo: le mie bambine si ammazzano dalle risate, io trasecolo – vabbè la tivvù verità, ma mi viene quasi da vomitare… A beneficio pare dei meno brillanti di intelletto, a questo punto, la tipa annusa, arriccia il naso, tappa e si mette a lavorare sul campione. Voce fuori campo (femminile, che dovrebbe essere quella della dottoressa in chimica): “Ho sintetizzato la puzza di questa cosa”. E qui mi scappa da pensare: tu pensa che lavori schifosi può toccare di fare nella vita (dopo essersi pure laureati, eh). No, perché mi immagino questa povera crista che torna a casa la sera e magari vorrebber dire al marito che giornata di merda ha avuto, ma… no, proprio non ce la fa, specie se sono a tavola.

Insomma, viene fuori che i tizi del documentario hanno ricreato sinteticamente l’orrenda puzza biologica e poi, tutti contenti l’hanno sparata direttamente nelle narici di bambini di età differenti con un apparecchio simile ad un aerosol. Ebbene, risulta che i bambini molto piccoli (un anno, un anno e mezzo) si aspirano quella schifezza come se niente fosse – li si vede paciosi ridere dietro la mascherina, mentre quelli sui 3-4 anni manifestano delle reazioni molto più simili a quelle che potremmo avere noi adulti (ovvero fanno una faccia disgustata e cercano d’istinto di allontanare la mascherina). Insomma, io sono sempre stato il classico tipo “che ci ha tante idee, tutte confuse”, ma sul fatto che fosse naturale provare repulsione per una cosa disgustosa come “quella” non avevo mai nutrito alcun dubbio. Adesso saltano fuori questi a dirmi (non so con quale autorevolezza, per la verità) che i bambini imparano a schifare le feci dopo aver visto le reazioni dei loro genitori quando cambiano loro il pannolino…

Questo per dire che “mai niente per scontato” dovrebbe essere un mantra da rimasticare cento milioni di volte al giorno. Lasciamo stare l’argomento scatologico, ma alla fine quella del documentario (sempre che sia veritiero) è una bella lezione.

(FIORI DI SANGUE) Impiegato dell’anno, drogato dalla parola e dai suoni. E’ insicuro, non necessariamente gentile. Da quando scrive su Libernazione, si è convinto di essere Adam Clayton degli U2. Sperabilmente invecchierà e morirà felice.

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