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Quest’uomo è stato più importante di Steve Jobs

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Artur Fischer è stato un inventore tedesco, morto il 27 gennaio a 96 anni. Ha depositato, dicono, più brevetti di Edison (1100 contro 1093). La sua invenzione più famosa è stato il tassello ad espansione, quel tòcco di plastica con le alette che cacci nel muro prima di avvitare una mensola o un lampadario e sei sicuro che non verranno mai giù. Mai. Neanche se sganci una bomba H sull’abitazione. Con Kanee Mortee, collega su questa pagina nonché esperto in lavori di mano (dal montaggio di una staccionata alla mossa del colpo che se te lo dà muori dopo 5 passi) riflettevamo sul fatto che Artur Fischer è stato meglio di Steve Jobs.

Confrontiamo un prodotto Apple e il tassello a espansione. Il primo non nasce come invenzione ex-novo, ma aumenta le prestazioni e rende più cool oggetti già esistenti. Bene, bravo, chapeau. Adesso mettiamo brutte recensioni su Tripadvisor senza neanche rifletterci fino a casa e non siamo più costretti a leggere il retro dello shampoo seduti al bagno ma possiamo fare battutine su Facebook in modo che i nostri amici, a loro volta seduti in bagno, possano leggerle e mettere like (ci avete mai pensato? Quanti like avete preso da qualcuno mentre stava faendo la cacca? Kanee dice che è il momento in cui mette più like in assoluto perché si sente in pace col mondo. Una volta ha addirittura messo like ad uno status di Mario Adinolfi). Ma il tassello a espansione è un’idea totalmente nuova e immediatamente indispensabile. Nasce, ed è già perfetta: non può essere migliorata.  Non servono ottanta versioni, aggiornamenti annuali, file in negozio per avere l’ultima release. No, basta una sola edizione, la prima. Sublime. Possiamo lecitamente chiederci: “Cosa sarebbe delle nostre vite se non fosse esistito l’Iphone, o l’Ipod, o il Mac?”.  Beh, gli smartphone già esistevano, i lettori mp3 pure e i computer erano nati nell’anteguerra. Magari avremmo dovuto attendere la venuta di qualcuno che li rendesse più funzionali, ché alla Samsung o a Google non sarebbe venuto il pepe al culo per la ricerca senza quelli di Cupertino. Ma andate da vostro padre, nascondetegli tutti i tasselli ad espansione, e poi chiedetegli di mettere su un lampadario. Io l’ho fatto al collega Kanee mentre era distratto, e ora non posso più alzarmi ed andare fino al frigorifero, che dista dal tavolo circa 6 passi.

Non voglio fare il sentimentale del medioevo, di quelli che “Ah, l’artigianato…”, “Ah, i mestieri di una volta” “Ah, l’elettronica è inaffidabile rispetto alla meccanica”. Non so nemmeno smontare un rubinetto. Del resto sto scrivendo questo pezzo solo perché non potendomi alzare, Kanee mi sta dettando tutte queste cose mentre accartoccia a mano nuda una noce di cocco per poter renderla spazio-efficiente dentro il bidone dell’umido. Eppure, non possiamo che soffermarci a pensare a quanti miliardi di persone conoscono e venerano Steve Jobs, il cui merito maggiore forse è stato quello di renderci peggiori (avevo letto, forse su Avant la Guerre, una frase tipo “i discorsi di Steve Jobs hanno reso possibile a tutti avvicinarsi a un qualcosa che comunque non raggiungeranno mai”). Invece nessuno conosce Artur Fischer, un genio a cui gli ufficiali militari fregarono un modellino di aereo che aveva realizzato come regalo alla madre per consegnarlo a Hitler come dono natalizio della truppa che il dittatore stava visitando in quel momento. Avrà pensato: “Io a quello lo appenderei volentieri al muro per non farlo più scendere”.

Per uno Steve Jobs, a cui dedichiamo film e libri, stiamo dimenticando molti altri che come Fischer hanno cambiato veramente le nostre vite, rendendole davvero migliori. George De Mestral (1941), che ha inventato il velcro ispirandosi alle piante. Whitcomb L. Judson (1893), che ha creato la cerniera lampo (e di conseguenza le sveltine). Leo Gerstenzang (1923) che ha inventato i cotton fioc senza nemmeno immaginare che sarebbero stati usati erroneamente per pulircisi le orecchie. Persone a cui dobbiamo la vita come la conosciamo oggi, dove i lampadari non ci cadono in testa, le felpe si possono slacciare davanti se fa caldo (ma non troppo caldo) e abbiamo i timpani sfondati da un bastone che serviva a tutt’altro, del resto, diciamoci la verità, a cosa servono davvero i timpani?

Noi non solo non possiamo che venerare questi geni, ma al contempo dobbiamo anche ringraziare chi oggi giorno continua a lavorare per produrli, nonostante sia più figo dire “faccio il social media manager” rispetto a “fondo l’acciaio per farci le chiavi inglesi”. Provate voi ad avvitare un dado a/f 95 con l’Iphone 6s.

Dice Kanee che in Italia per esempio siamo i migliori nel produrre i cardini delle porte di tipo invisibile. In America (avrete presente quel famoso paese al di là dell’oceano?) perfino nelle case dei ricchi, usano ancora le due piastrine contrapposte, quelle che neanche al Brico le trovi più. Certo, vorrei dire a Kanee che l’inventore dei cardini invisibili è più uno Steve Jobs che un Fischer, visto che non ha inventato niente ma ha solo abbellito il concetto di cardine, però è appena uscito di casa per andare a strofinare via la pelle di un capidoglio per farne poi un coibentante per il bagno (tranquilli amici animalisti, il capidoglio era già morto e Kanee l’ha trovato a chilometro zero vicino a casa sua in Romagna).

Comunque, avete capito il concetto. Fischer meglio di Jobs. E ora che l’abbiamo dimostrato, io e Kanee ci concentreremo per la prossima iniziativa fondamentale: intitolare strade e monumenti agli esseri umani che sono morti per farci avere il pane, il vino, e altre cose che sembrano scontate ma voi ci pensate a quanti sono morti pensando di aver trovato una bacca commestibile e invece era velenosa? Quanti hanno macinato i tronchi di legno, o spremuto i gatti, pensando di ricavarne qualche elemento nutriente per la popolazione? Non dico avessero l’intenzione di tirare fuori un discreto Sassicaia strizzando dei funghi, ma nemmeno di lasciarci le ghette rimanendone intossicati.

Speriamo di poter portare al più presto una raccolta firme in Parlamento.

Vi teniamo informati.

Per quelli che la partita doppia è andare allo stadio ubriachi. Prendo un libro o un giornale di economia, lo apro a caso, leggo e – qualche volta – capisco l'argomento, infine lo derido. Prima era il mio metodo di studio, adesso ci scrivo articoli. Sono Dan Marinos, e per paura che mi ritirino la laurea mantengo l’anonimato.

5 Comments

  1. Comprendo il tono scherzoso dell’articolo, ma il concetto esposto è esattamente quello che ho sempre sostenuto io quando, argomento copyright, trovo qualcuno che invece ritiene che sia giusto così, che il lavoro intellettuale deve essere riconosciuto, che il povero Mozart, e blablabla. E tutto per difendere e arricchire qualcuno (o addirittura i suoi eredi, il copyright è pure ereditario come un feudo) che il suo contributo al benessere dell’umanità lo ha dato inventando la canzoncina estiva di stocazzo, con la quale si è già arricchito vendendo dischi, ma a cui sembra che il mondo debba tantissimo, e invece gli deve solo un arretrato di vaffanculo.
    Una seria riflessione su quanto anacronistico sia il concetto di copyrigt e di come freni, invece di incentivare, l’ingegno umano, andrebbe affrontata, io avevo anche in mente di proporre una sorta di manifesto che dovrebbe iniziare così: Art.1. Le idee sono di tutti.
    Chiedo scusa per essere andato un po’ fuori tema.

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