un blog canaglia

Questo me lo ingropperei

in società by

Premesso che lo scrivente non è solito fare osservazioni sull’aspetto fisico dei protagonisti della vita pubblica italiana, e che quindi non scrive questo post pro domo sua, stavolta proviamo a partire dal fondo.
Domanda: come mai quando un maschio fa una battuta sulla bruttezza di una politica femmina si grida all’insulto sessista, e quando una femmina fa altrettanto con un politico maschio no?
Voglio dire: se uno osserva che Rosy Bindi è brutta si scatena una ridda incontrollabile di ah sì e perché dovrebbe essere bella, tu giudichi le donne solo per l’aspetto fisico, mostro, maschilista, vuoi solo vedere culi e tette ma noi ci abbiamo anche il cervello cosa credi, sessista, stupratore, mostro; se invece una dice che Brunetta (o Fassino, fa lo stesso) è un cesso nessuno si sogna di fare altrettanta cagnara. E’ un cesso, stop. Qualcuno ride, qualcuno (tra cui me, ad esempio) non ride. Ma finisce là, fatto salvo il cattivo gusto della battuta, naturalmente, e la sua gravità, per altri versi che in questa sede non c’entrano, quando da cesso si arriva a insulti peggiori tipo nano. Ma sto divagando.
Dicevo: azzardare un’osservazione negativa sull’aspetto fisico di una donna che fa politica si porta dietro, inevitabilmente, pesanti accuse di maschilismo nei confronti di chi la fa; come se dalla semplice evidenza che egli abbia rilevato la bruttezza della persona in questione si possa evincere che lui, il lurido infame, ritenga che le donne in politica si debbano giudicare soltanto in base al loro aspetto fisico. Il che, se fosse vero, sarebbe effettivamente odiosamente maschilista: solo che, piccolo particolare, non è necessariamente vero. Voglio dire, molti, moltissimi di loro mica la pensano ‘sta cosa. Prova ne sia, oltre alla logica elementare, il fatto che le donne sono solite fare altrettanto parlando dei politici maschi, e nessuno si sogna di dir loro brutta femminista, questi sono politici non oggetti, devono essere capaci e non belli vergognati e via discorrendo.
Orbene, la stessa cosa, uguale identica, accade quando il giudizio che viene formulato è di segno contrario: ed accade in special modo quando quel giudizio viene espresso con locuzioni più o meno ispirate a pulsioni di natura sessuale.
Esempio: provate a dire che la Boschi è una bella manza. Provateci, ditelo proprio così, e vedrete come arrivano a frotte le indignate, pronte a divorarvi vivi e a sputarvi addosso accuse di sessismo bieco e ignobile, al limite della violenza carnale virtuale.
Poi, un giorno, arriva ‘sto Sanchez. Arriva e allora tutte si mettono là a scrivere quanto me lo farei, te chiudo in casa tre giorni e manco te faccio parla’, passa che me te pappo, bel pezzo di carne (giuro, l’ho letto), finalmente un politico bello.
Finalmente un politico bello. No, dico, finalmente.
Cioè: finalmente la posso fare anch’io, quella cosa che quando la fanno loro mi incazzo come un’ape.
Il che, di per sé, non sarebbe neppure un male: uno pensa ok, la fanno pure loro, così magari si accorgono che il più delle volte un apprezzamento, ancorché sguaiato, è quello che è, vale quello che vale, non implica per forza tutta quella merda che rovesciano addosso ai maschi quando dicono che la Carfagna ci ha un bel culo. Cioè, uno pensa chissà, magari si rendono conto.
Invece no. Manco per niente.
Il messaggio, alla fine della fiera, è: le femmine lo possono fare perché scherzano, i maschi no perché sono delle merde.
Intendiamoci, non che dicano proprio così: ma si evince con una certa chiarezza, giacché molte delle stesse fanciulle che oggi si dichiarano bagnate (anche questa ho letto davvero) per Sanchez saranno là, pronte e scatenate a vomitare improperi, appena qualcuno se ne uscirà con un “questa me la tromberei”.
Dice: ma ci sono elementi di contesto che giustificano la disparità di trattamento. E sono elementi gravi, che tutti conosciamo fin troppo bene.
Ineccepibile.
Però siete sicure, ma proprio sicure sicure, che così facendo questi elementi di contesto non finiate per rafforzarli anziché combatterli? No, perché quella che a volte sembrate voler praticare non è una parità, manco per il cazzo: è semplicemente una disparità diversa.
Ed è molto, molto improbabile che due cose storte ne facciano una dritta.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

14 Comments

  1. Sì, sì…continuiamo a votare con il pene e la vagina che questo paese migliorerà sempre di più.

    Comunque ottimo post che non dice nulla di nuovo se non l’ormai doppio-giochismo di uomini e donne.

  2. Come dici tu, ci sono elementi di contesto che spiegano – lasciamo da parte le giustificazioni – la disparità di trattamento.
    Non credo si possano mettere del tutto da parte e semplicemente bacchettare le donne che fanno questo genere di esternazione perché “fanno un cattivo uso del loro femminismo” (che poi manco è detto che si definiscano tali). Non è che “noi scherziamo e voi siete delle merde”. Ma se un nero fa una battuta sulla schiavitù e un bianco della Louisiana idem, è recepita uguale?

    Oggettivamente, nel senso comune, il successo con le donne non viene usato per ridicolizzarvi, per umiliarvi o per rimettervi al vostro posto. Anzi, semmai siete ancorati al peso opposto: l’obbligo di manifestare potenza sessuale, voracità sessuale, l’evidenza di questo successo. In questa chiave di lettura, dire “questo me lo ingropperei” semmai aumenta la sua reputazione, non la svilisce. In fondo la groupie non esprime dominanza nei confronti della rockstar, esprime venerazione.

    Non credo si possano ignorare completamente secoli di costruzione del genere orientati in tal senso, anche se si ritiene di essere in un’epoca di semi-parità o di parità.
    Quindi sì, una ragazzina con una maglietta con su scritto “Il mio peso ideale è Charlie Hunnam sopra di me” viene considerata (dal nostro amico senso comune, poi Charlie Hunnam decide per sé stesso) magari un po’ scema, ma sicuramente non pericolosa né in fin dei conti offensiva.

    Perché storicamente non è nella posizione di poter disporre della sessualità altrui, semmai il contrario. Non sono gli uomini ad essere stati scambiati per formare alleanze matrimoniali, prestati dalla moglie per concludere affari con un’altra donna, trasformati in prostituti da campo quando i villaggi vengono saccheggiati, e via dicendo. Questo al di là dell’essere individualmente un predatore o una predatrice sessuale, un sadico o una sadica, parlo proprio delle disparità sessuali nell’organizzazione sociale e nei contesti di guerra.
    Cosa di cui ti rendi perfettamente conto anche tu e a cui infatti hai alluso.

    Ma allora perché liquidarla alla fine?

    Specialmente in un ambiente come quello politico, commenti estetico-sessuali possono essere problematici forse perché le donne sono quasi costrette a chiedere alla gente di dimenticarsi che sono donne, per essere prese sul serio.
    E’ ovvio che agli uomini questo non succeda, avendo avuto per lunghissima pezza l’appannaggio quasi esclusivo del potere proprio in quanto uomini.

    Siamo sicuri che il problema di fondo non sia questo?

  3. Ma chi l’ha detto che uomini e donne devono necessariamente essere uguali?
    Sui diritti e doveri certamente. Ma sul resto? Alzi la mano chi tra i maschi eterosessuali si prostituirebbe per mercimonio (sgombriamo immediatamente il campo sul fatto che nell’immaginario dell’ipotetico gigolò le clienti dovrebbero comunque essere tutte come la Schiffer o l’Aguilera quando invece sarebbero nella migliore delle ipotesi come la Bindi… ops, ho fatto un commento sessista, sorry).
    Si lo so che esistono anche gli escort; spesso semplici accompagnatori di donne facoltose annoiate, i quali alla bisogna si sciolgono sotto la lingua una pilloletta, se non altro per funzionare meccanicamente, ma sono una percentuale ridicola rispetto alle schiere presenti tra il gentil sesso.
    Ecco a me, maschio eterosessuale, se fossi una donna, l’idea anche solo di abbracciare uno sconosciuto, seppure dietro compenso, fa ribrezzo… figuriamoci farmi penetrare. Ma, appunto non sono una donna e non potrò mai capire perchè una ragazzina di 16 anni, con il plauso della madre, possa concedersi ad un vecchio bavoso in cambio di denaro. Quando sento un’esponente del gentil sesso accusare di sessismo un maschio perchè dà della bonazza alla Boschi, io penso: “Vabbè; questa è potenzialmente una prostituta. Posso capire come si sente quando vede una donna venire apparentemente giudicata solo sulla base delle sue caratteristiche fisiche?”. La risposta è ovviamente no. Quindi passo.
    Senza scomodare l’invidia del pene di freudiana memoria o il percorso filogenetico che ha portato i due sessi a sviluppare diverse competenze sociali motivo per cui ai maschi viene richiesto comunque di emergere e primeggiare, sennò sono dei falliti, mentre molte donne si sentono appagate e sono apprezzate anche solo da ruoli di accudimento e cura (spesso non remunerati – si pensi alle madri casalinghe), la pretesa di parità tra i sessi è una costruzione artificiosa e, come tale, sempre soggetta a confrontarsi con la realtà, la natura, l’istinto, l’irrazionalità. Un po’ come tutte le altre convenzioni sociali. Sono necessarie per la convivenza civile, ma sono “innaturali” sotto diversi punti di vista.
    Ora, tra l’istinto omicida e quello che porta i maschi a guardare per prima cosa le chiappe di una donna e a dire “Che bel culo”, beh di strada ce ne passa e parecchia anche. Sennò si rischia di finire col dire che tutti gli uomini sono dei puttanieri e tutte le donne puttane e quella è di certo una parità tra i sessi non da poco.
    Per inciso la Boschi è una con un superego non da poco, presuntuosa e saccente ed ho paura che la consapevolezza di suscitare una certa ammirazione da parte dei colleghi maschi contribuisca non poco a mantenere elevati i suddetti livelli di autostima.
    Invece dal mio punto di vista è solo una persona che, in assoluta malafede, sta contribuendo a demolire il dettato costituzionale per portare il potere esecutivo ad avere anche potere legislativo senza il contrappeso del parlamento. E questo, sic et simpliciter, indipendentemente da cosa abbia in mezzo alle gambe.

  4. Mah, fermo restando che la parità che mi immagino io è quella dove non si giudica un ministro dal suo aspetto, che sia donna o che sia uomo, e non uno in cui si giudicano TUTTI in base a questo criterio.
    Il problema reale è far sì che le sciamannate che commentano in questo modo siano e restino una sparuta minoranza. Che non si affermi un genere di “parità” al ribasso, insomma.

    Ciò detto… insomma, perchè il contesto sia così importante, senza andare a fare analisi socio-bio-antropologiche sui ruoli di uomo e donna, si capisce da una ricerca su google.
    Scrivendo Maria Elena Boschi, ed eliminando i risultati provenienti da pagine social e fonti istituzionali si ottengono:
    – 1 articolo serio, di costume, in cui la Boschi parla di sè stessa
    – 1 sorta di lettera aperta alla boschi di cui non ho francamente capito una mazza (ma niente di sessista, comunque…)
    – TRE articoli sulla Boschi in bikini
    – 1 articolo che descrive dove siano andati i vari ministri durante il giorno di riapertura delle scuole. Niente di sessista? Se non fosse che dei ministri uomini viene detto cosa hanno fatto, delle ministre donne come erano vestite..
    Scrivendo Renato Brunetta invece
    – 4 articoli sulle sue posizioni politiche
    – 1 articolo (Nonciclopedia, per la cronaca) dove viene preso per il culo per l’altezza.

    Cercando Pedro Sanchez:
    – nessun articolo espressamente dedicato alla sua bellezza (sarà che a lui non lo inseguono i paparazzi sperando che gli esca una balla dal costumino? XD)
    – articoli sulla sua elezione a segretario di partito e che raccontano la sua storia politica. Al massimo, una riga che dice “Ed è pure bello”.

    Ha un peso, questo?

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