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Italian Minister of culture Sandro Bondi calls on Italian Prime Minister Silvio Berlusconi (R), during a debate at the Italian Senate to unveil a five-point plan for his government on September 30, 2010 in Rome.  AFP PHOTO / ANDREAS SOLARO (Photo credit should read ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

Quello stupore fastidioso verso Sandro Bondi

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Sandro Bondi, in un discorso al Senato di oggi, ha usato parole chiare e dirette per annunciare il proprio favore nei confronti della regolamentazione delle unioni civili in generale, e della legge Cirinnà in particolare.

Ci sarebbe solo da esserne contenti, insomma, e uno si aspetterebbe commenti di approvazione e parole di congratulazioni. Invece mi è toccato leggere, in giro per il web, un oceano di insulti e d’insinuazioni verso il Senatore, reo di essere stato –onta immonda per gli scudieri dell’Italia Giusta, per citare un gustoso slogan elettorale di Besani– braccio destro di Berlusconi in tempi passati. Allora ecco il carrozzone che sfila, irrefrenabile, e c’è chi si indigna nel dover applaudire uno come Bondi, chi insinua che sia alla ricerca di una poltrona o di un riciclaggio politico da qualche parte, chi lo tratta come un povero cretino che ha avuto un momento, improvviso e inatteso, di savia ragione. Insomma, siamo alle solite: chi ha avuto a che fare con Berlusconi non può permettersi di avere delle posizioni “progressiste” su temi civili e sociali: notoriamente, si sa, certa visione aperta e illuminata del mondo è appannaggio di una sola parte del paese.

Che poi, a dirla tutta, certa apertura non è niente di nuovo per il Senatore. In un’intervista a La Stampa del 2013, diceva:

«L’Italia ha bisogno di un soffio di libertà e di modernizzazione. Per questo dobbiamo liberarci anche noi cattolici di un certo bigottismo che, specialmente sulla bioetica e i diritti civili, rischia di immiserire il valore della fede e di avvolgere in un’atmosfera di arretratezza la società italiana. Il centrodestra in questi anni è apparso su posizioni di puro conservatorismo e di vetero clericalismo su alcune questioni, mentre su altre, come l’immigrazione e i diritti dei cittadini stranieri, ha marcato le distanze dall’insegnamento della Chiesa. È oltretutto un comportamento contraddittorio, che non rispecchia la maggioranza dei cattolici italiani»

Sicuramente la destra nostrana ci ha messo del suo, con quell’irrefrenabile pulsione a regalare vetrine agli impresentabili, come Giovanardi, lasciando altri, talvolta insospettabili, nelle retrovie. È il grande paradosso dell’illiberalità della destra italiana: si gioca a regole sovvertite, per cui posizioni semplici di rispetto dello stato di diritto e della libertà individuale diventano hummus per i socialisti di sinistra. Pochi hanno coscienza di questo paradosso, ma c’è, eccome se c’è. Al netto di questo, però, quanto abbiamo capito è che collaborare con Berlusconi tanti anni (in un progetto che inizialmente di quella mantellina liberale si sarebbe dovuto coprire, almeno negli intenti), implica non poter avere posizioni aperte e liberali su temi sociali. E se qualcuno le ha, ecco che casca il mondo e il teorema che lo regge: si sconvolgono gli ordini mentali secondo cui la politica non prevede scale di grigi. Oggi sarebbe da imparare, da quel Sandro Bondi che tanto ci soddisfa prendere in giro, che quegli ordini meschini è ora di abbandonarli.

6 Comments

  1. Quasi tutti i partiti italiani ed a maggior ragione certa destra sono paragonabili a delle sette, tipo Scientology o CL.
    Non puoi uscire in modo facile e quando ce la fai dovrei pagare pegno i restanti giorni della tua vita.

    • Sottoscrivo. Tuttavia penso che qui il problema non sia del partito politico e del politico, che saltella gaiamente da destra a sinistra senza problemi, quanto dell’intellettuale, del militante, dell’iscritto che fa proselitismo al bar o su facebook. E qui ahimé non si capisce come chi si definisca progressista sia intransigente ad eventuali “progressi” dell’antagonista politico.

  2. Sì, la destra ci ha messo del suo. Anche Bondi ci ha messo del suo: chiedetegli se ha votato la legge 40, o quali errori ha commesso sul caso Englaro. Vero è che un’attenta ricognizione delle sue posizioni e azioni restituisce un’immagine di uno che ha voluto a più riprese distanziarsi e distanziare l’allora centrodestra da eccessi clericali; ma non è che si è tutti tenuti a diventare dei fini esegeti del Bondi-pensiero. Però il punto è questo: chissene di Bondi e di chiunque: sono rilevanti le cose fatte e le parole dette. Invece il riflesso troppo diffuso è fazioso, per non dire settario, è: pollice su o giù a seconda dell’appartenenza. L’intervento di Bondi (chissene di Bondi, ripeto; e poi: chi lo conosce?) è sorprendente tout court per lucidità e pertinenza e intelligenza. E anche per stile.

  3. Non facciamo finta di aver cadere dal pero: l’intera carriera politica di Bondi è consistita nell’attaccare il ciuccio ovunque volesse il padrone di turno. Lo abbiamo sentito sostenere le cose più assurde con lo stesso tono di voce e sentimento con cui ha recitato la dichiarazione in questione: dichiarazione, peraltro, condivisibilissima in alcune parti e molto meno in altre.
    Le lacrime di coccodrillo, poi, per “l’assenza di una destra liberale” di cui lui per primo è stato principale avversore nei panni di corifeo del liberalissimo Silvio Berlusconi non le commento neppure (mentre milita nel gruupo di Verdini peraltro).

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