un blog canaglia

Quelli che ci insegnano la bellezza

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Bisogna dirlo: se guardando il clou di uno degli eventi televisivi più seguiti dell’anno, consistente nell’atteso monologo comico di una supposta mattatrice del piccolo schermo, vieni pervaso da un sentimento a metà tra il torpore (tuo) e l’imbarazzo (per lei), e l’unica scossa percettibile è un “vaffanculo” che in qualche modo ti smuove di suo, come ti smuoverebbero una torta in faccia, la parola “cacca” o una scureggia, ti preoccupi un pochino.
Dopodiché, quanto ti accorgi che il vaffanculo di cui sopra, lungi dall’essere compassionevolmente ignorato, il giorno dopo viene addirittura sezionato in otto (dicasi otto) fotogrammi, onde mettere i lettori nella condizione di goderselo ancora, e ancora, e ancora una volta apprezzandone ogni sfaccettatura, la preoccupazione svanisce per lasciare il posto ad una serena, composta e definitiva disperazione.
Non certo per il vaffanculo in sé e per sé, sia chiaro: da queste parti ci si scandalizza assai di rado, e per ragioni ben più importanti del turpiloquio. Piuttosto, per l’amara constatazione che il massimo del divertimento che ci si degna di concedere agli italiani (i quali pagano il canone, stavolta vale la pena di ricordarlo) consista in una decina di minuti soporiferi e una parolaccia qualsiasi messa a tappo, roba della quale siamo capaci tutti senza per questo meritare il titolo di mattatori.
E soprattutto senza avere la pretesa di insegnare agli altri cosa sia la bellezza.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

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