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Quell’ansia da prestazione che frega i romanisti

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Fuori da tutti i traguardi. Per la Roma si avvia un nuovo processo interno che spingerà alla fine dell’esperienza di Rudi Garcia. E’ la logica del calcio. Dopo Spalletti, Ranieri, Montella, Luis Enrique e Zdeněk Zeman, il progetto di una Roma finalmente competitor con le altre grandi capitali è ancora solo nei sogni del ristoratore italoamericano James Pallotta che della società sportiva è divenuto proprietario con l’idea di fare le cose in grande. E se per il nuovo stadio la procura capitolina apre di già due fascicoli, gli obiettivi annunciati ad inizio anno sono belli che chiusi.

Eppure la Roma sembra avere tutti gli ingredienti per farcela, e non da oggi.
Ha un nome che da solo rimpingua le entrate del club grazie al marketing turistico e sportivo. Un rosa che spicca, nel calo sconfinato del calcio italiano. Merito del direttore sportivo Walter Sabatini – uno dei migliori, capace di prendersi oggi anche le sue responsabilità – e merito di una gestione che ha saputo investire e giocare anche sul proprio debito.
Da sempre poi gode – come squadra più grande della Capitale d’Italia – della protezione di importanti sostenitori. La sua fondazione si deve al volere del Duce che alla fine degli anni ’20 offre la prima presidenza e un patrimonio da investire al prefetto di Roma. Il primo dei tre scudetti arriva a guerra iniziata. Dopo il fascismo per decenni il più potente tifoso giallorosso è Andreotti che per i colori si spende personalmente arrivando ad usare leggi e finanziarie per agevolare cessioni o, come nel celebre caso di Falcao, la permanenza a Roma. Superata la prima Repubblica sono Massimo D’Alema e Unicredit a prendersi cura della società in momenti difficili.
Poi c’è il pubblico. La quantità dei romanisti ne determina il peso come lettori e come telespettatori. Basta aprire il Corriere dello Sport o guardare Sky per rendersene conto.
Eppure in tutti questi decenni i romanisti hanno vinto relativamente poco. La società è ottava per numero di scudetti in Italia, se si tiene conto di quello del ’42 ed è al 100º posto nella classifica mondiale per club. In Europa vanta una Coppa delle fiere nel 1960.

Ma cos’è che da sempre impedisce alla Roma di entrare in modo consolidato nel giro delle grandi? La vicenda di quest’anno deve far riflettere su una delle possibili risposte. Una di quelle che non si possono scrivere sui giornali.
Si perché il principale problema della Roma è una disfunzione comportamentale del suo tifo e del suo ambiente. E’ l’ostentazione romanesca ‘de esse li meno’, sempre e comunque, spacconi e arroganti come la maschera di Rugantino. Su questo c’è autocompiacimento, tanto teatro e un’intera letteratura, film e fiction con Amendola. Quando poi capitano periodi di crisi, battute d’arresto, fallimenti, i tifosi non infrangono le loro speranze, ma molto di più: le proprie sicurezze.
Basta rileggere e riascoltare quanto ripetuto ovunque in questi mesi. La lotta scudetto era un ‘campionato a parte con la Juve’ e l’allenatore Garcia – furbo a cogliere il clima romanista – si lanciava certo col tricolore al petto il prossimo anno. Della Champions League poi non ne parliamo: il telecronista RAI di fede giallorosa, al debutto nella massima competizione europea si è spinto a chiedere agli ascoltatori se fosse mancata più la Champions alla Roma o più la Roma alla Champions. Ed infine la Coppa Italia, trofeo minore ma valido, da vincere si diceva, per gridare addirittura al ‘triplete’ e puntare sulla maglia la stella rimasta in sospeso due anni fa.

Tutto è crollato il 21 ottobre con la sconfitta in casa per 7 a 1 con il Bayern Monaco. L’ansia è andata alle stelle, la paura di non farcela, di non essere all’altezza delle storie canzonate. Il nodo-Marione, capo-opinionista e presentatore radiofonico, era stato chiaro: “dopo la sconfitta nel derby di coppa italia con la Lazio, solo la vittoria dello scudetto e la retrocessione in serie b della Lazio potranno mai compensare un simile affronto”. Si perché poi nel quadro i cugini laziali sono speculari all’autoritratto, sempre poveri e sfigati. E il 26 maggio quella finale è stato un disonore assoluto.

Nei primi turni di campionato tutto va per il meglio per la squadra di Totti. La Lazio retta prevalentemente da giovani promesse e un nuovo mister fatica anche solo a pareggiare. Nei primi mesi sembrava che la storia del Marione la si potesse almeno raccontare per buona parte del campionato.
Poi quel fatidico 21 ottobre all’Olimpico. Prendere 7 goal in casa nella partita-verità, la verità te la fa capire proprio bene. Una catastrofe tennistica del genere può accadere solo se si vive in un mondo a parte dove ci si crede a livello del Bayern e lo si affronta a viso aperto, alla pari. Svelate al mondo le effettive unità di grandezza, l’eccitazione si è smontata e non si è più ripresa. L’ansia fa brutti scherzi.
I tifosi oggi non ci stanno. Prima contestano la squadra a modo loro: ‘Avete perso con ‘na squadra de carcinacci’ (la Samp di Mihalovic, rivelazione dell’anno), ‘Co ‘na squadra inguardabile’ (la Fiorentina, tra le più in forma in campionato). Poi svuotano lo stadio: se ne vanno. Non possono vedere la loro Roma sconfitta. Ieri con la Fiorentina dopo 30 minuti di gioco.
Chi tra i romanisti non grida al complotto juventino o internazionale, in buona parte di calcio non se ne occuperà più fino a quando tornerà ad esibirsi in una nuova vittoria certa quanto futura.
Se Pallotta vuole fare della Roma una squadra internazionale, deve affidare il dopo-Totti a personalità che sappiano creare un contrappeso di realtà e umiltà con l’ambiente-Roma, capaci di far sognare, sperare, senza cadere mai nella lusinga al Rugatino romanista, che se non sa perdere non sa neppure vincere.

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Collabora principalmente con Radio Radicale dove dirige il format di inchieste Fai Notizia. Negli ultimi anni ha scritto per Il Manifesto, l'Unità, Europa Quotidiano, Il Garantista, L'Opinione, Il Riformista. È l'editoria ad essere in crisi, non crede sia lui a portare sfiga.

10 Comments

  1. La AS Roma voluta da Mussolini? Quindi i Fratelli Crostarosa e le 4 squadre fuse insieme per Crearo una società con il nome della società che rappresentasse tutto il popolo romano? sono tutte invenzioni? Che la società SS Lazio non è stata accettatta nella fusione proprio perchè non rappresentava le categorie più popolari di Roma ma solo di ambienti più alti e aristocratici appunto legati direttamente con il fascismo che solo nel 29 prese totalmente il potere e mentre la roma fu creata nel 27. Oltretutto le 4 squadre fuse insieme era molto più vecchie della SS lazio… ma poi mi chiede ma a Mussolini che era Romagnolo che si è creato negli ambienti milanesi li dove è nato il fascismo, ma cosa centro con Roma e la creazione di un squadra Romana ? misteri della storia

  2. Ma una cosa comunque continuo a non capire. Perchè i Laziali scrivono articoli sulla Roma, commentano sempre e comunque in radio televisione giornali e pseudo blog questioni della squadra romanista, Perchè? perchè i laziali si guardano tutte le partite della roma anche le amichevoli per criticare e soprattutto per sperare che perdi? perchè si è sempre prima anti romanisti e poi laziali? Ma vengono pagati? cosa ci si guadagna a parlare e sparlare di altre squadre prima che della propria? io non riesco a capire, io non ho ma ascoltato un programma radiofonico laziale non ho mai telefonato e sono intervenuto in programma laziale non ho mai commentato con pseudo articoli questioni alla SS lazio, e soprattutto non perdo tempo a vedere le partite della lazio. Ma perchè? ma non avete una vita? ho capito che la lazio va e viene dalla serie b sono più gli anni che è stata in serie b c d che in serie A che da sempre giocatori che si vendono partite e vengono condannati, presidenti che vengono arrestati per frode e senza parlare della coppa dei campioni forse ci avrà giocato 2 volte nella sua storia, quindi un romanista a poco da vedere e poco da gufare visto che si gufano già da soli…. ma lasciate sta la roma pensate alla vostra lazio e lotito che ve fa fini tutti in carcere con sempre nella vostra storia L’unica squadra insieme alla rubentus che avete un capitano che è stato indagato e condannato per illecito sportivo e non solo…

  3. Il tifo acceca. Nel 27 siamo in pieno fascismo e i ceti che lo appoggiavano erano assolutamente trasversali così come i pochi che lo contrastano. La marcia c’è stata da 5 anni, matteotti è stato fatto fuori da tre e da due siamo in piena dittatura. Il Prefetto che ne diviene presidente esegue. Inutile spiegare come una squadra di nome Roma, forte e popolare, potesse rientrare nella retorica fascista.

  4. Signor , ma se lei dice: “Non ho ma ascoltato un programma radiofonico laziale non ho mai telefonato e sono intervenuto in programma laziale non ho mai commentato con pseudo articoli questioni alla SS lazio, e soprattutto non perdo tempo a vedere le partite della lazio”, come fa a sapere che i laziali commentano sempre in radio, televisioni e giornali le faccende che riguardano la roma? Per curiosità, eh…

  5. Signor Amoroso, ma se lei dice: “Non ho ma ascoltato un programma radiofonico laziale non ho mai telefonato e sono intervenuto in programma laziale non ho mai commentato con pseudo articoli questioni alla SS lazio, e soprattutto non perdo tempo a vedere le partite della lazio”, come fa a sapere che i laziali commentano sempre in radio, televisioni e giornali le faccende che riguardano la roma? Per curiosità, eh…

  6. Disto anni luce dal calcio romano ma queste dispute mi sanno come una roba da campanile con profumo d’abbacchio. Perché a Milano o in qualsiasi altra città italiana dove ci sono due grandi squadre di calcio non accadono?

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