un blog canaglia

Quegli sventurati con l’orologio guasto

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Ce ne sono tanti, sapete?
Apparentemente sono identici a noi, in tutto e per tutto. Voglio dire: lavorano, mangiano, guidano l’automobile, vanno al cinema e si vestono più o meno come gli altri.
Solo che a un certo punto, per una causa che la scienza non ha ancora accertato (forse un virus, forse un difetto genetico), gli si è guastata la parte dell’orologio biologico che misura gli anni: perciò credono di vivere nel 1956, e quindi si comportano di conseguenza, collezionando una serie di mortificazioni che manco ve le immaginate.
Si spaventano molto, ad esempio, quando accendono la televisione, perché ogni volta se l’aspettano in bianco e nero e l’esplosione di colori che gli si para davanti agli occhi li sconvolge; per non parlare della delusione cocente quando si accorgono che neanche quella sera andrà in onda “Primo applauso”, quel bel varietà condotto da Silvio Noto, ma trasmissioni indecifrabili col titolo in inglese (“sai chi parlava l’inglese, caro? Quel tuo cugino coi capelli rossi, che bravo che era!”) o programmi confusionari presentati da un certo Carlo Conti.
Il dramma è agghiacciante, e va in scena praticamente dappertutto: impiegano ore a trovare la macchina perché credono di avere Prinz, chiedono informazioni ai passanti per trovare negozi che non esistono più da anni, si congratulano col collega di lavoro perché prenderà l’aereo (“lei ha un bel coraggio: io la capisco, sa, avevo un cognato aviatore”), si incazzano quando sentono il vicino che telefona perché sono convinti di avere ancora il duplex, usano parole e sigle desuete (“amore, dobbiamo scrivere alla SIP, queste bollette sono sempre più alte”), si confondono nei supermercati perché non trovano l’Idrolitina, chiedono scusa quando pronunciano parole come “sciocco”, se la prendono molto a cuore per concetti come la verginità, la convivenza more uxorio e le gonne troppo corte, utilizzano locuzioni desuete come “fare all’amore”, si meravigliano quando vedono un “calcolatore” (“scusi, non vedo le schede perforate, dove le tenete?”), chiamano “capelloni” i cantanti rock e vanno a protestare alla scuola dei figli perché l’insegnante è gay.
Ce ne sono tanti. Più di quanti immaginiate.
A me fanno una tenerezza infinita, perché, povere stelle, dev’essere durissimo essere costretti a campare in un’epoca che non si capisce per niente.
Fatemi un favore: se ne incontrate uno non lo prendete in giro. Non lo discriminate. Siate delicati e accoglienti.
E proprio se vi viene da scompisciarvi, fatelo solo se siete sicuri che non vi veda.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

2 Comments

  1. per caso i genitori che protestano perchè l’insegnante dei figli è gay sono gli stessi che non vogliono che i loro pargoli stiano in classe con una bambina che è stata in vacanza in Uganda per paura dell’ebola ?
    http://roma.repubblica.it/cronaca/2014/10/22/news/sei_stata_in_africa_ci_attacchi_l_ebola_bimba_lasciata_fuori_dall_asilo-98729275/?ref=HREC1-15

    ps: Capriccioli aspetto un suo post sul berlusconi sostenitore dei diritti dei gay e degli immigrati, è eterodiretto dalla Pascale o dietro c’è una qualche strategia ?

  2. Io pensavo invece che ci fosse una correlazione più forte tra omofobia e uso del telefonino, visione di programmi tv “moderni”, ecc…

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