Quaquaraquà

in politica by

L’acqua nelle pozzanghere della minoranza Pd è davvero poca e il principio di Archimede rende difficile la vità a chi ci si trova. E’ giusto, sarebbe strano altrimenti. Piove nel campo del vicino, c’è poco da fare, e mentre lì tutto germoglia intorno a floridi laghetti, dall’altra parte le zolle si induriscono e spaccano. Quasi si scindono. Le anatre però, bisogna dire, non sono tutte uguali. Ci sono quelle che restano ad arrancare nella pozzanghera perché  forse c’è ancora qualcosa da ravanare e altre che sanno invece come migrare e che poi dànno di “quaquaraquà” a chi è restato.  Come se, per il sol fatto che hanno saputo volare, il loro guano puzzasse di meno. Come se non fosse che è lì, dove ora è la pozzanghera, che hanno imparato a sgambettare. E così, proprio allo stesso modo, avviene per chi pensa che la vita di chi resiste nella minoranza Pd non avrebbe più senso e più espressione di quella delle anatre, che fanno quaquaraquà.

Di citazione in citazione, ma sempre restando in Sicilia, si potrebbe arrivare al povero D’Alema, la cui immagine trasmessa dall’intervista resa all’Sole 24 Ore davvero non è allegra: “sicché, quando gli dissero che era tempo di lasciare la sua roba, per pensare all’anima, uscì nel cortile come un pazzo, barcollando, e andava ammazzando a colpi di bastone le sue anitre e i suoi tacchini, e strillava: — Roba mia, vientene con me!”.
Ma la sua roba – prevedibilmente e forse quasi anche giustamente – non andrà con lui, e così le sue anatre. E’ gia accaduto, sta accadendo, e continuerà ad accadere. È roba, e la roba è stronza e fa così. E poi tutti vogliono dire agli altri di essere dei quaquaraquà, anche chi lo è stato fino a un attimo prima. «Stupide anatre che guazzate nel fango!», così pensa il cane che abbaia a comando.

 

1 Comment

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*