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Quando le “fobie” sono gli alibi della politica

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Con tutto il rispetto che si deve alle vittime di omicidio, di qualunque sesso (presente e passato) esse siano, c’è un fatto che non mi è per niente chiaro: se, come mi par di capire, i numeri diffusi dal Transgender Europe’s Trans Murder Monitoring Project riguardano tutti gli omicidi di tutte le persone transessuali in tutto il mondo, è metodologicamente corretto affermare che tali numeri restituiscano la dimensione di una cosa che si chiama “transfobia”?
Voglio dire: stiamo parlando delle persone transessuali che sono state ammazzate proprio perché tali, nell’ambito di apposite spedizioni punitive organizzate da gruppi all’uopo organizzati o da individui che hanno dichiarato tale intendimento, oppure di omicidi avvenuti per ragioni e in contesti limitrofi ma sostanzialmente diversi?
Tanto per spiegarmi attraverso l’esempio più macroscopico: quante di quelle persone sono state uccise per ragioni legate in un modo o nell’altro al fatto che si prostituivano? Perché quelle vittime, a rigore, dovrebbero essere un capo d’imputazione per le legislazioni proibizioniste o abolizioniste dei vari paesi in tema di prostituzione, che relegano i lavoratori del sesso (transessuali o no) nelle strade alla mercè dei maniaci e dei rapinatori, o magari per l’inerzia di quei paesi nell’attività di contrasto della tratta di esseri umani, anziché costituire le prove di un presunto e diffuso “odio” specifico nei confronti di chi cambia sesso.
Badate, non lo dico per polemizzare gratuitamente, ma perché leggendo notizie del genere mi viene sempre un dubbio inquietante: non è che è molto più facile lagnarsi per una generica e in quanto tale impalpabile “transfobia”, da riferire a una massa indeterminata di soggetti ignoti, piuttosto che attribuire specifiche e stringenti responsabilità ai politici che non si assumono l’onere di governare certi fenomeni nel modo che sarebbe lecito aspettarsi?
Del resto non sarebbe un caso isolato: se è vero, com’è vero, che alle commosse celebrazioni di protesta contro la cosiddetta “omofobia” sono spesso presenti, talora in prima linea, gli stessi politici che si guardano dall’attribuire agli omosessuali i diritti che gli spetterebbero.
Ecco, il dubbio è questo: e inizia a diventare un dubbio ricorrente, perché mi assale sempre quando leggo una parola che finisce per “fobia”.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

9 Comments

  1. CVD, è una minchiata come il ‘femminicidio’. Quante donne sono state uccise in quanto donne da maschi che riversavano l’odio non contro la persona, ma contro il genere?

    L’olocausto è stato un XXXXcidio, lì non ammazzavano il signor Saul Kotto in quanto stava sulle balle a qualche specifico nazista, ma in quanto ebreo.

    E quanti di questi trans sono stati ammazzati perchè la prostituzione non è propriamente un mestiere sicuro come l’impiegato delle poste?

    • Il “femminicidio” è una minchiata.
      Il “femminicidio” è una minchiata.
      Il “femminicidio” è una minchiata.
      Mi viene voglia di spammarlo. Sapete, è una di quelle affermazioni che ti garantiscono l’eliminazione del post nell’80% dei forum femministi o “progressisti”.
      Qui, lo puoi scrivere e smettere di sentirti come se fossi in “The screwfly solution”.
      Che pace.

      • Mi riferivo al termine. L’omicidio di una donna da parte di un fidanzato geloso, di un marito cornuto o che semplicemente ha trovato l’arrosto pessimo lo chiamo ‘omicidio’, in quanto ha ucciso la moglie/fidanzata/ex, non la prima donna che gli passava di fianco in quanto tale.
        Diversa è la violenza a qualcuno solo perchè appartenente a una particolare etnia, razza o orientamento sessuale.

  2. La transfobia sta nel fatto che il proprietario di un negozio di abbigliamento scarti un’aspirante commessa solo perché è una trans. Ed è un fenomeno che esiste veramente, non è un’invenzione dei giornali di sinistra

    • Mah. In molti posti vengono scartati tatuati, con orecchino, coi capelli ‘strani’ etc. Più che transfobia mi pare chiusura mentale dei datori di lavoro.

      • Il datore di lavoro, se compie scelte come l’assumere un trans, vedrà molto probabilmente calare il lavoro stesso, per cui la scelta che fa è obbligata, a prescindere che sia favorevole o contrario, al “trans” come a qualsiasi altra specie/modo di essere/ideologia/eccetera che, secondo il sentire comune, venga visto come “diverso”.
        La chiusura mentale è della gente, che comprerebbe di meno in un negozio che fa scelte cotrocorrente; chi ha, come nell’esempio, un negozio di abbigliamento, o altro, perchè dovrebbe mettere in crisi la propria attività? In nome di un’idea? Le chiacchere stanno a zero, vorrei proprio vedere chi è disposto a rimetterci personalmente per difendere una categoria alla quale, oltretutto, non appartiene.
        Se il posto dove lavori assume un trans e il guadagno si riduce, sei disposto a ridurre proporzionalmente il tuo salario? No? E allora perchè il tuo datore di lavoro dovrebbe esserlo?
        Il discorso cambia nelle fabbriche, dove il dipendente è poco più che un numero, ma dove, paradossalmente, certe scelte non incidono sul fatturato.

        • mmmh no. Ora, se dovessi assumere un barista al Rotary, probabilmente non lo vorrei tatuato con l’orecchino, perchè la clientela è quella che è, e quello che dici ha perfettamente senso. Io mi riferivo proprio ai casi in cui non assumono l’operaio per i capelli, oppure non assumono il trans a Zara (chi è che non va da Zara perchè uno dei commessi è un transessuale???)

  3. Strano davvero perchè par di capire che ai maschietti italici, il trans piace tanto, ma tanto tanto tanto.
    Poi vedere che c’è ancora gente che si azzuffa sul termine “femminicidio” quando dovrebbe esiste solo ed unicamente l’OMICIDIO come reato nei confronti di un essere vivente di qualunque sesso, razza, età e condizione esso sia, intristisce. E non poco.

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