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Quando i cattolici usano gli stessi argomenti degli abortisti

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Quando diciamo che qualcuno ha subito un danno in ragione di un certo evento, intendiamo dire: uno, che esiste un soggetto definito (o un insieme di soggetti definiti) al quale (ai quali) ci riferiamo; due, che la situazione del soggetto o dei soggetti in questione dopo il verificarsi di quell’evento peggiora rispetto alla precedente; e tre, che tra l’evento e il peggioramento della situazione del soggetto o dei soggetti esiste un preciso nesso causale.
Ciò premesso, soffermiamoci un attimo su quanto vanno dicendo i nostri amici contrari alla GPA (cioè Gestazione Per Altri, meglio nota come “utero in affitto”), secondo i quali tale pratica danneggerebbe i bambini.
In particolare, poniamoci la seguente domanda: quali bambini, con esattezza, verrebbero danneggiati? Oppure, quale insieme definito di bambini?
La risposta è molto semplice: non tutti i bambini, evidentemente, ma soltanto quelli che nasceranno in seguito a pratiche di gestazione per altri.
Ebbene, come dicevamo subire un danno in ragione di un certo evento significa peggiorare la propria condizione in seguito al verificarsi di quell’evento. Il che ci spinge a chiederci: qual è la condizione di quei bambini prima che la pratica di maternità surrogata abbia luogo?
Se è vero, com’è sicuramente vero, che ogni singolo concepimento scaturisce da un unico e irripetibile incontro tra gameti (non importa se realizzato “naturalmente” o attraverso tecniche più o meno “artificiali”), si deve convenire sul fatto che la condizione di quei bambini prima che la pratica in questione venga messa in atto sia quella di non esistere.
La questione, quindi, non è che in assenza della pratica di utero in affitto quei bambini avrebbero una vita diversa, migliore e più felice: ma semplicemente che essi non vedrebbero mai la luce, o per meglio dire non sarebbero mai neppure concepiti.
Il che, anche volendo superare la contraddizione logica implicita nel dover misurare l’entità di un “danno” valutando la condizione precedente al danno stesso in capo a un soggetto che non esiste, ci conduce a una conclusione abbastanza disorientante: secondo i nostri amici cattolici è preferibile non essere mai concepiti che venire al mondo attraverso un’operazione di maternità surrogata.
Questo, in estrema sintesi, sarebbe il danno: non essere meno sereni, avere uno sviluppo più problematico, sperimentare una crescita più difficoltosa.
Il danno sarebbe semplicemente quello di nascere.
Il che è davvero curioso, anche perché in genere sono loro, non noi, che vanno in giro a sbraitare che i bimbi devono nascere sempre e comunque, indipendentemente dal fatto che siano frutto di uno stupro o siano destinati alla miseria o soffrano di malformazioni o patologie gravissime. Sono loro, che quando sentono dire da qualcuno “per quel bambino sarebbe meglio non nascere” si fanno venire le convulsioni. Sono loro che colpevolizzano chiunque si permetta di mettere in discussione, non importa con quale argomento, il supremo e assoluto valore della vita.
Stavolta no.
Stavolta, evidentemente, è lecito utilizzare il più avversato argomento degli abortisti: per quei bambini è meglio non esistere affatto che vivere così.
La questione, quindi, si sposta sul piano dei cosiddetti “valori assoluti” a quello delle valutazioni soggettive, dei giudizi di merito, delle misurazioni quantitative: meglio nascere con la sindrome di Turner che non nascere affatto, ma meglio non nascere affatto che essere il figlio di Vendola.
Siamo caduti un tantino in basso, o sbaglio?

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

8 Comments

  1. Mi fa sempre morire il tuo mix di razionalità, sillogismi e retorica. Una volta incanalato il lettore nel tuo ragionamento, ovviamente non è possibile uscirne ed è veramente un piacere avviarsi verso la conclusione del pezzo.
    In questo post in particolare ho il presentimento che il bivio un pò fallace che porta alla conclusione ineluttabile sia in “quanto vanno dicendo i nostri amici contrari alla GPA […]secondo i quali tale pratica danneggerebbe i bambini”.
    Penso che chiunque degli amicicontrariallaGPA, salvo qualche personaggio da bar, argomenterebbe un tantino meglio questa contrarietà, impendendo o rendendo difficoltoso il resto del godibilissimo post, ma sai che c’è? non condividendo e non capendo più di tanto questi amici, non riesco a mettermi nei loro panni a fare l’avvocato del diavolo e preferisco godermi la lettura.
    Buona serata

  2. Ma ti accorgi delle st****e che scrivi? Dovreste essere caso di studio sociologico per come siete capaci di costruire castelli per aria e ragionamenti pindarici. Siete gli estremisti di una corrente di pensiero, quelli al qualche conviene dire “sì, sì va bene” piuttosto che perder tempo a costruire un serio ragionamento. Per vostra fortuna non siete tutti così irrazionali e con alcuni si può discutere. Buona serata e divertitevi a darvi ragione a vicenda e far dire agli altri quel che non hanno detto. Mamma mia! Dove finiremo?

  3. Quoto Andrea e in parte Jack il nero. In un blog così bello, pungente, vivo, acuto, a volte le basi logiche o forse anche ontologiche di alcuni post (penso a Billy Pilgrim per esempio, che arriva addirittura a usare locuzioni come “tanto sappiamo com’è…”, “tanto sappiamo come sono…”) sono fragili se non inesistenti, addirittura fallaci in alcuni casi. Come questo: “meglio non nascere affatto che essere il figlio di Vendola”. Come se Vendola (o chi per lui, etero o omo) avesse avuto una gravidanza isterica. Ci sono dietro volontà, processi decisionali e medici molto più elaborati. Più comprensibile è il dibattito tra liceità del desiderio e differenza tra diritto e privilegio, ben poca battuta.
    Il dibattito, come sottolineato anche da Concita De Gregorio, è un po’ più complesso di questo, ovviamente sia da una parte che dall’altra. Ma da chi accusa l’altro di scarso raziocinio, è veramente molto molto più grave.
    Quindi per rispondere al tuo quesito finale, ahimé sì siamo caduti in basso, ma non per i motivi da te elencati.
    Un saluto, continuo a seguire il blog.

  4. Bhè allora è vero anche il contrario, facciamo nascere i bambini sempre e vietiamo l’aborto, alla faccia di quello che dicono i pro aborto.

  5. Mi dispiace, ma mi pare che il ragionamento faccia davvero acqua. Innanzitutto attribuisci agli antiabortisti un atteggiamento che non hanno affatto: nessuno di loro sostiene che “che i bimbi devono nascere sempre e comunque”, essi si pongono il problema dell’opportunità di far nascere o meno un bambino solo quando il bambino è stato ormai concepito.
    Il dibattito sulla maternità surrogata riguarda un piano diverso, quello dell’opportunità di intraprendere una gravidanza in determinate condizioni.
    Inoltre, paradosso per paradosso, mi sembra che sia l’assunto del post ad essere in linea con gli antiabortisti: in pratica sembri sostenere che il fatto di venire al mondo sia di per sé preferibile alle possibili/probabili/eventuali sofferenze (non dimostrate, d’accordo; ma cambia poco ai fini della discussione) in cui il bambino incorre qualora nasca nel contesto di una maternità surrogata.

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