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Quand’è che il calcio è diventato tabù?

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Mai come in questo periodo mi rendo conto che il calcio, o la fede calcistica, o l’appartenenza a un gruppo di persone che tifa per la stessa squadra sia diventato un argomento delicato quanto il denigrare l’altrui religione.

Non mi credete? Provate solo a esprimere un’opinione contraria al giuoco del calcio, o ai tifosi, o al tifo in generale: vi daranno degli “spocchiosi antipatici”, vi diranno che non conoscete l’argomento e che dovete stare zitti, che non capite un cazzo, perché si sentiranno considerate delle persone poco intelligenti, con un passatempo popolare, poco colto, o che so io.

È vero: spesso noialtri su questo argomento siamo prevenuti, o generalizziamo; e i media, i mezzi di informazione non ci aiutano: a detta loro i tifosi sarebbero tutti personaggi fuggiti da asili mentali che si sfogano sulle opere d’arte cittadine in nome del pallone.

Ma non vi stiamo giudicando. Solo non ci piace il gioco, non lo comprendiamo; o magari ci piace il gioco, ci appassiona, ma non capiamo il perché dei cori, dell’ansia, dello stare male se una squadra perde; o magari ci piacciono i cori, ci mettiamo a piangere se perdiamo lo scudetto, ma non capiamo perché cazzo vi dovete accoltellare o dovete devastare luoghi e persone.

Solo una cosa: uno sport non può essere intoccabile. Non discutiamo la vostra fede, non vi sentite chiamati in causa, ma lasciateci dire “Mi fa schifo” senza che entri in gioco il cameratismo fra tifosi contro ‘sti poracci che non capiscono nulla della vita e che si sentono migliori degli altri.

Chiediamocelo: può questo davvero diventare un argomento sul quale non si può aprire bocca senza essere tacciati di spocchia o senza qualcuno che ti dica “Ti senti tanto superiore, vero?”

Non è mica giusto, eh. Io mica mi sento superiore. Però vorrei poter dire che mi piace molto il gioco ma non mi piace l’ansia, la tensione, gli accoltellamenti, i cori, l’attaccamento morboso ai colori, senza che ci sia una massa di gente che mi minacci di morte.

È possibile?

Nasce a Frascati nell’85. Vive, mangia e dorme a Roma. Ha una casa tutta sua. Ascolta la musica, specialmente le canzoni, e guarda molto cinema. Possiede una laurea in lettere di sua proprietà e ha scritto una tesi su Herzog, il quale ha dovuto farsela cancellare con un doloroso e dispendioso metodo laser. "Remember: there are no stupid questions, just stupid people." (Herbert Garrison, South Park)

47 Comments

  1. però devi spiegare cosa ti fa schifo? il gioco del calcio in quanto tale, quindi il campo, i giocatori, il mister? o i tifosi, le curve, gli ultras? o i teppisti che purtroppo spesso le curve le vivono come non si dovrebbe? Spesso le cose vengono erroneamente identificate, ma non sempre (per fortuna) è sempre così.
    A me il calcio fa sempre più schifo (tv a pagamento, dibattiti, scommesse, giocatori, procuratori, ecc). Io mi fermo al vecchio gusto del “gioco del pallone”, fatto di stadio come una volta, di magliette sudate, di colori e canti.

    • il punto non è quello, il punto è che dovremmo tutti essere liberi di esprimere la nostra opinione a riguardo senza gruppi di persone che “per noi è una fede, tu non capisci un cazzo e devi stare al tuo posto”.
      personalmente a me fa schifo che il calcio (come tante altre cose) sia a volte (troppo spesso) utilizzato come un pretesto per devastare cose&persone.
      detto questo non giudico assolutamente male coloro che ne sono appassionati, anzi, penso sia bello avere punti in comune (o di scontro) che convergono nell’amore cieco per dei colori, benché sia un concetto che non comprendo a pieno; il problema è che se ti opponi a questa cosa ti linciano.

    • Confermo, certo che confermo.
      Se passi la vita a confrontarti con gli altri, vivrai sempre nell’angoscia di dover essere migliore, o no? Dunque io non mi sento superiore, mi sento uguale a tutti gli altri ma magari con opinioni differenti

      • Se è vero, ti invidio, io non sono capace.
        Certo non mi basta a dire che uno che segue il calcio sia un rimbambito che ha rinunciato ad usare il cervello, ci mancherebbe.
        Forse è che dato che la maggior parte di beoti che non usano il cervello nè le buone maniere ( vedasi lanciare motorini dagli stadi, mettere a ferro e fuoco delle città, spaccare monumenti, odiare – si, odiare – altri esseri umani per una bandiera che rappresenta tutto meno che chissà quali valori ) seguono il calcio, come dicevo raramente in un discorso in cui non accettano di mettere in discussione la fede calcistica riesco a non sentirmi un briciolo, briciolino, superiore.

  2. Il punto e’ che uno sport e’ intocabbile. Si puo’ parlare di piacere o non piacere, ma resta un giudizio personale,che puo’ a ragione tirarti addosso sguardi compunti del “non capisci un tubo”. Personalmente trovo il cricket lo sport piu’noioso al mondo,ma ammetto che non l’ho mai guarda piu’ che di sfuggita sul canale sport e non mi sono preso la briga di approfondire le meccaniche.

    Il tifo invece e’ tutto meno che intoccabile. Uno sport in cui nonni non possano portare allo stadio i nipotini, dicevo, va bonificato. A partire dalle societa’, dai tifosi stessi che come dici tu, ” ci mettiamo a piangere se perdiamo lo scudetto, ma non capiamo perché cazzo vi dovete accoltellare o dovete devastare luoghi e persone”. Questo commento non dovrebbe ammettere repliche “non capisci un tubo”. Perche’ li’, se ci pensassero bene… ma proprio bene,ma aspetta un attimo, chi non capisce un tubo e’ proprio chi ti risponde cosi’.

          • Io non vedo politica nell’articolo che hai scritto diversamente da quanto posto in attenzione da Alberto. L’hai scritto tu l’articolo? …si, no, forse?

          • siccàro; non solo non c’è politica, ma non c’è nemmeno l’intenzione di denigrare uno sport che a me, invece, piace!

          • Forse hai sbagliato il soggetto dei tuoi interventi in quanto:

            1) mai parlato di politica nel tuo articolo
            2) mai denigrato il gioco del calcio
            3) il fatto che ti piaccia non ti esime dall’avere generalizzato il contesto.

          • Cito testuale:

            FEBBRAIO 21, 2015
            ALPHADOG68
            Ma quanta superficiale generalizzazione: se non ti piace il calcio, perchè vuoi parlare di calcio?

          • Cito testuale:

            JJ SPALLETTI
            febbraio 20, 2015

            Ma non vi stiamo giudicando. Solo non ci piace il gioco, non lo comprendiamo; o magari ci piace il gioco, ci appassiona, ma non capiamo il perché dei cori, dell’ansia, dello stare male se una squadra perde[…]

            Però vorrei poter dire che mi piace molto il gioco ma non mi piace l’ansia, la tensione[…]

            —————-

            Ansia e tensione fanno parte del gioco del calcio. Meglio dedicarsi al surf piuttosto che generalizzare sul tema del “io vorrei ma non posso” anche, perchè forse ad usare un imperativo presente avresti rafforzato la tua tesi sul ‘de gustibus’.

            Quindi tornando a bomba:

            Ma quanta superficiale generalizzazione: se non ti piace il calcio, perchè vuoi parlare di calcio?

          • No zi’, io a me piace da morire il cinema ma non mi angoscio la notte degli Oscar 😀
            L’ansia non fa parte delle cose, secondo me, dallo sport alla qualsiasi altra cosa; se ce l’hai vai con l’iperventilazione e torna tutto a posto!

          • dissento, in quanto non credo che fra uomini e donne ci siano differenze di questo tipo, ma capisco l’obiezione!

          • E’ strettamente intrinseca la correlazione tra ansia e sport se vissuta con la passione. E non esiste nulla al di fuori di questa condizione.

  3. A me piace il calcio. In passato ho provato a giocare seppure con scarsi risultati, ma mi piaceva molto. Sono anche andata allo stadio e persino a seguire qualche trasferta. Mi piace ancora oggi seguire le partite e mi piace tutto lo sfottò in ufficio il giorno dopo tra le varie tifoserie. Questo naturalmente non fa di me un’esperta, ma una semplice appassionata. Quando mi trovo davanti una persona che mi piace e che non segue il calcio, mi dispiace avere una cosa in meno da condividere con questa persona. Però non per questo ho mai detto a qualcuno che se non seguiva il calcio non capiva una cazzo. Certo, se ne è totalmente digiuna e vuole parlarne, posso averlo pensato, ma nello stesso modo di chi critica un film senza averlo visto o un libro senza averlo letto. Dopodiché penso che a qualunque persona civile faccia schifo il calcio come scusa per risse, accoltellamenti, deturpazione di monumenti e così via.

  4. mi associo al commento di camilla. aggiungo che se a qualcuno non piace il calcio non me ne importa proprio nulla, ma mi secca se viene a dirlo a me che sono un appassionato. io provo un sincero disgusto per la musica da camera, ma non sento il bisogno di segnalarlo a chi la apprezza; allo stesso modo, trovo tremendo il festival di sanremo ma non mi indigno se la rai lo manda in prima serata. quanto alle risse e agli accoltellamenti, ovviamente si può essere appassionati di calcio senza per questo giustificarli minimamente. d’altra parte, il fatto che le manifestazioni sportive (e in generale le manifestazioni con ampio seguito popolare, dal calcio ai concerti rock al palio di siena) possano essere prese a pretesto per comportamenti criminali, è vecchio quanto lo sport medesimo (mai letta una storia delle olimpiadi antiche, o una biografia di giustiniano?): ci sono parecchie cose che si possono fare per ridurre il rischio, ed è sacrosanto che si facciano. questi tremendi tabù sul calcio però proprio non li vedo: vedo semmai molta spocchia da parte di tanti che non amano il calcio, o ci tengono a rendersi inutilmente antipatici, o tutt’e due le cose.

  5. “Non è che non gliene freghi niente che non me ne freghi niente. E’ che non lo capisce. Non riuscirebbe a capirlo neanche se avessi quattro antenne che mi spuntano dalle squame viola dell’occipite.”
    Beh, Eco non è la mia coppa di ciliegie come romanziere, ma in quel famoso pezzo ci prese, eccome. Passa quindi alla sua cura: la prossima volta che ti imbatti in un campione di fanatismo calcistico, contrattacca sproloquiando di danza Maori o di assioni o di cucina kaiseki o di uno qualsiasi dei tuoi interessi meno consueti, con la stessa pervicacia e lo stesso inconsapevole sprezzo dell’altrui insofferenza che il tifoso medio ostenta verso il non tifoso. Verrai immancabilmente giudicata pazza.
    E i pazzi, si sa, si lasciano in pace.

  6. Ma sono solo io che non vado mai allo stadio la domenica, che un minuto dopo aver visto i risultati delle partite sto già facendo altro, che quando le persone che frequento parlano di questo o di quest’altro calciatore li guardo come se stessero parlando di chi sta studiando il bosone di Higgs a Tampa (per dire un’università a caso eh) e poi, però, gioco due volte alla settimana a calcetto con gli amici?
    No perchè tra me e Genny ‘a carogna c’è una bella differenza: a me il calcio piace praticarlo, a lui (e a tanti altri) guardarlo.
    Io, nel mio piccolo s’intende, trombo e mi piace, ma non mi esalto certo nel vedere Rocco Siffredi farlo. Ne faccio la ola quando lui eiacula…
    Allora se vi fa piacere vi do un piccolo “macete per la giungla dei vostri pensieri” (cit).
    Fare ciò che JJ Spalletti stigmatizza, cioè “ghettizzare” colui che critica il calcio ed il mondo che ci gira intorno (tifosi compresi) è semplicemente legato al fenomeno psicologico della proiezione; siccome spesso le nostre (mi ci metto anche io) vite hanno a che fare con piccole o grandi sconfitte, con frustrazioni, impotenze di fronte ai soprusi, mediazioni al ribasso, la “nostra” squadra che vince rappresenta, per proiezione, il riscatto rispetto alle miserie quotidiane. E’ un serotoninergico quando vince e un elemento di depressione maggiore quando perde. E’ anche un viatico alla violenza quando perde per una decisione arbitrale sbagliata (per senso di giustizia ovviamente, ci mancherebbe).
    Fa parte delle motivazioni estrinseche per soddisfare il bisogno innato di autogratificazione. Peccato che duri poco, anche se c’è gente che “va avanti” facendo fotocopie in ufficio solo grazie al fatto che la sua squadra ha vinto contro quella del capo. Le vere soddisfazioni sono solo quelle che hanno origine da motivazioni intrinseche, tipo, gioco al calcio perchè mi piace giocare, mi piace stare con chi condivide con me la stessa passione, mi piace andare al terzo tempo dopo, perchè credo mi faccia bene…
    Vabbè uno potrebbe obiettare: anche andare allo stadio la domenica con gli amici ed andare a mangiare la pizza dopo è la stessa cosa. No! Non è la stessa cosa! Non delego ad altri (i calciatori) la ricerca della mia soddisfazione oppure, se per caso giocano male, so con chi incazzarmi (proiezione!).
    Sono io il protagonista della mia soddisfazione e se gioco male o perdo devo prendermela solo con me stesso – al limite con i miei compagni – o cercare di capire i miei limiti e dove posso migliorare. Se invece l’unica cosa che posso fare è telefonare a qualche trasmissione per dire che l’allenatore è un coglione beh… ci siamo capiti no.
    Io la vedo così.
    Posso trarre ispirazione da Siffredi, ma sotto le coltri devo trovare my way.

    PS a scanso di equivoci, siccome sono stato dichiaratamente influenzato dal testosterone prodotto naturalmente dai testicoli, il mio discorso con l’esempio di Rocco Siffredi non è “maschilista”, bensì “maschile”. Per una donna credo possa valere ad esempio la proiezione che può avere nei confronti della… Monica Bellucci, immagino. Ma mi fermo qui perchè l’universo della psiche femminile mi è del tutto ignoto.

    • Ah, quindi siccome sei tu stesso il protagonista della tua soddisfazione e non deleghi ad altri la ricerca di tale soddisfazione devo supporre, che so, che se vuoi leggere un buon libro te lo scriva da solo, oppure che tu non vada mai a teatro o al cinema perché si vede la vita di altri. Sì, guardi Siffredi per trarre ispirazione, ma non potresti fare lo stesso con una bella giocata di un qualsiasi calciatore, o semplicemente godere della bellezza di un tiro al volo, di una bella parata, un bel gesto atletico così come emozionarsi davanti a un’immagine? Non è che amare il calcio voglia dire solo giocarlo, così come si può amare il cinema senza saper recitare.

  7. c’e’ del vero in quello che dice Giorgio, ma mi sembra un’interpretazione un po’ schematica. Nella passione per il calcio, giocato certo e anche guardato e tifato, ci sono tante cose: c’e’ la ricerca di riscatto rispetto alle frustrazioni della vita ordinaria, ma c’e’ anche il piacere di restare un po’ bambini, il desiderio di socializzare e di ritrovarsi in una comunità che condivide la passione per quello sport, la possibilità di fare amicizie, il puro piacere dello spettacolo, l’interesse per una attività complessa che comprende aspetti folcloristici ma richiede anche competenza e intelligenza (per gli istintivi ci sono il bridge e gli scacchi), il gusto dell’ironia e dello sfotto’ tra tifoserie, ecc. ecc.. Non è detto che queste cose piacciano a tutti, ovvio, ma a moti sì.
    E’ la presunta “ghettizzazione” di quelli a cui non piace che proprio non vedo: mi sembra semplicemente una favola, buona per suscitare un po’ di facile indignazione. Se a qualcuno il calcio non piace, niente e nessuno gli impedisce di ignorarlo; anzi, se per dire tifasse inter sarebbe peggio

    • No, il problema non è questo: Il problema è che non puoi criticarlo o esprimere un’opinione negativa senza essere bollato come un cretino che non capisce nulla -appunto- di come va il mondo. Insomma: L’appassionato medio, per me, non accetta il confronto: è fanatico proprio come quelli che si dicono “esperti di cinema”, categoria che purtroppo col lavoro che faccio conosco benissimo, e che comprende alcuni fra i peggiori antipaticoni appartenenti alla società!

  8. Ci vorrebbe un articolo per il Baseball secondo gli USA gioco tremendamente palloso e al limite del subliminale attraverso una gratificazione di palle e di mazze senza eguali nel mondo.
    E infine alla fine del viaggio e dopo Polly Vi rimane il football dove la trasformazione delle palle tradisce il cerchio perfetto.

  9. D’accordo con entrambi (Alpha ed Enrico). Lo yoga non l’ho provato, però mi piace lo yogurt 😉

    Poi se volete la semplificazione al massimo del mio pensiero torniamo al caro vecchio “panem et circenses” e alla piramide di Maslow.

    • Giorgio ma non e’ un po’ vecchio il concetto di maslow? I tempi sono cambiati…. Vuoi non mettere uno smartphone nella piramide?

  10. Se non si capisce l’ ultras non si capisce nè l’individuo nè la società. Io ho rischiato di prenderle al bar di paese perchè non tifavo per la squadra del capoluogo di provincia, ma per una delle due squadre del capoluogo di regione. Poi trasferitomi in un paese a 10km di distanza sono stato malvisto in quanto straniero – ma che c’entra col Calcio? Sì, c’entra… anche se non si nominò alcuna squadra. E’ tutto un mondo che gira attorno-e-assieme al Calcio e uno che ci è dentro fino all’osso è ovvio che quando si presenti uno che ponga dei quesiti come quelli di questo post – che mi pare dettato da un punto di vista distaccato, televisivo, individualistico – venga immediatamente considerato uno che non ne capisce.

    • Ma considerato non tanto come uno che non ne capisce di Calcio, ma uno che non capisce come gira il mondo. Ma io ho solo assaggiato il mondo ultras dall’esterno, ne ho conosciuto qualcuno singolarmente, e quando li senti parlare non è come qualcuno che conosce un argomento meglio di te, ma che ha visto il fuoco, un qualcosa di indicibile, la violenza. La libertà primordiale della violenza, ma organizzata in bande.

  11. Il problema esiste. Personalmente non vedo differenza tra religione e fede calcistica. Solo che quest’ultima è mediamente più violenta.

    Come esperienza personale sono persino stato picchiato una volta per strada, in cazzotto in piena faccia, da un tizio sconosciuto, perche mi aveva scambiato per un tifoso di una squadra diversa dalla sua.

    Un’altra volta, ad una festa di capodanno, sono stato di nuovo aggredito da un altro sconosciuto perche avevo osato dire che a me del calcio non fregava niente. Dopo aver urlato “ma allora sei un laziale di merda!” Si è lanciato contro di me. Per fortuna era mezzo ubriaco e l’ho schivato.

    Curioso anche che, come nelle religioni, non si contempli il fatto che non necessariamente si debba essere per forza di una religione diversa, ma che si possa essere semplicemente atei.

  12. Ho iniziato a leggere LiberNazione solo da un paio di settimane. Ho letto alcune decine di articoli (soprattutto tuoi, JJ), e vedo che il pezzo che ha generato più commenti è – sorpresa! – sul calcio.
    La lezione che ne colgo è che se voglio che i ‘miei’ lettori partecipino e commentino di più, mi devo mettere a parlare non di Craven e Herzog (o di viaggi come faccio di solito), ma di calcio e, probabilmente, di ****. Che alla fine sono questi gli argomenti di cui si parla nel Belpaese.

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