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Qualcuno spieghi a Rosy Bindi

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Qualcuno, per favore, spieghi a Rosy Bindi che sul tema “delicato” -come lo chiama lei- delle unioni omosessuali non c’è alcun bisogno di trovare “l’unità dell’Italia”: è sufficiente che chi è gay e vuole sposarsi con una persona del suo stesso sesso possa farlo, e chi non è gay e/o non vuole sposarsi con una persona del suo stesso sesso possa non farlo; stante il fatto -peraltro evidente- che chi vuole introdurre il matrimonio omosessuale non ha la minima intenzione di imporlo a nessuno, mentre chi continua a negarlo finisce inevitabilmente per impedirlo a tutti.

Ragion per cui, un partito “plurale” -sempre come lo chiama lei- non è un partito capace di trovare una mediazione che non urti “le diverse sensibilità”, ma semplicemente un partito che eviti di imporre a tutti la morale di alcuni: perché è questo, al di là dei proclami astratti, che sta succedendo.

Il resto, mi si consenta, è fuffa.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

10 Comments

  1. Ecco un po’ di fuffa.

    Ci sono in Italia un gran numero di coppie eterosessuali non sposate: per scelta, hanno deciso di non recarsi in Comune o in Chiesa a suggellare un’unione che vivono e confermano ogni giorno. Spesso hanno figli, fanno investimenti, comprano case insieme. Eppure, a queste coppie non viene riconosciuto lo stesso insieme di diritti delle coppie che decidono di unirsi “ufficialmente”.

    Solo pochi anni fa, mi pare fosse il 2005 o il 2006, i titoli dei giornali erano pieni del dibattito sul riconoscimento dei diritti alle coppie di fatto. Di fatto, non “ufficializzate secondo regole decise da qualcuno”. La battaglia fu affossata a un congresso dell’Arcigay in cui il segretario dell’epoca, Aurelio Mancuso, dichiarò che la battaglia per le coppie di fatto non andava fatta e che andava chiesto il matrimonio omosessuale. Risultato: ovviamente, niente matrimonio omosessuale e niente tutela delle coppie di fatto.

    Per come si configura ora, il matrimonio è un privilegio e la battaglia per il matrimonio omosessuale vuole semplicemente estendere un privilegio a una minoranza che per ora ne è esclusa. Da liberale, preferirei invece abolire il privilegio e riconoscere a tutti gli stessi diritti, senza richiedere alle coppie di sottoporsi a rituali e procedure da altri determinati.

    • Ed ecco lo sfogo: Rosy Bindi è stata lineare e trasparente nella sua lotta per riconoscere diritti alle coppie di fatto, mentre i pasdaràn del matrimonio gay hanno mostrato di avere ben altre priorità quando hanno fatto parte di maggioranze parlamentari. Facile fare i duri e puri all’Assemblea del PD e poi vendersi per due poltrone a Montecitorio.

    • E’ così difficile avere matrimoni per persone omosessuali E unioni di fatto? Perché non si possono avere tutti e due??

      • Perchè chi vuole i matrimoni omosessuali non ritiene di doversi abbassare a chiedere pari diritti per tutti i conviventi. Si marcia divisi e si perde divisi.

  2. A me non sembra che sia difficile da capire quello che Alessandro Capriccioli vorrebbe fosse spiegato a Rosy Bindi. La pluralità non è un’etichetta che si sceglie a caso, ma la definizione di uno dato di fatto. Quindi se ci si preoccupa troppo di non rompere gli equilibri di un partito plurale significa che “ plurale “ è un aggettivo indebito piuttosto che un dato di fatto

  3. Ottusi e in malafede, al solito. 2000 anni di vaticano hanno insegnato a fare prediche dall’alto e razzolare come maiali nel fango…

  4. Dallo Statuto del PD:

    « 2. Il Partito Democratico affida alla partecipazione di tutte le sue elettrici e di tutti i suoi elettori le decisioni fondamentali che riguardano l’indirizzo politico, l’elezione delle più importanti cariche interne, la scelta delle candidature per le principali cariche istituzionali. »

    A quando, dunque, un referendum interno, rivolto anche solo ai tesserati, ma meglio a tutti i cittadini che vorrebbero votare il PD, per dirimere questa matassa e prendere una fondamentale decisione che riguarda l’indirizzo politico del partito?

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