gridodangosciapn5

(Qualcosa di sinistra)^2 : Il Capitalista

in Articolo by

C

C’era una volta uno Stato: ricco, ben integrato nello scacchiere geopolitico mondiale e nell’economia di mercato, caratterizzato da una grande vivacità culturale testimoniata da numerosi festival della Resistenza. Uno stato in cui il governo doveva tuttavia prendere una decisioni difficili per rispondere alla Crisi indotta dalle Contraddizioni del Capitalismo. L’economia si faceva sempre più frenetica e liquida, mentre la vecchia democrazia era lenta e farraginosa. Allora fu scelta la soluzione più semplice e logica: estirpare il problema alla radice, eliminando la forma liberal-democratica. Sarebbe andato tutto a meraviglia, senza dover cercare sempre il compromesso tra diversi portatori d’interesse. Basta mediazioni con gli alleati di governo, l’opposizione, i sindacati e la società civile! Il comitato centrale del Partito avrebbe preso in fretta le decisioni e reso lo Stato più efficiente e stabile. Del resto, le uniche cose che contano sono far crescere il PIL, l’occupazione, la crescita, il benessere materiale. Il denaro non dorme mai, si sa, nulla si crea e nulla si distrugge, e poi io non creo ricchezza: la sposto. Il ritorno del benessere economico, la riduzione della povertà e della disoccupazione sciolsero nel silenzio della repressione silenziosa del mercato le richieste di giustizia. La tranquillità dominava su tutto: finalmente il fardello della democrazia era svanito grazie al Centralismo Democratico. Per descrivere questa situazione ricorrerò alle parole di Frank Underwood, un liberal-conservatore come te:

“La sola cosa più soddisfacente di convincere qualcuno a fare come voglio io è fallire nel convincerli dell’opposto di proposito”*

Se qualche politico o personaggio pubblico osasse esternare un progetto del genere, verrebbe subito (e giustamente) linciato dall’opinione pubblica. Guardare una fiction che non passa su RaiTre! Insomma, per fortuna posso guardare Netflix sul pc mentre RaiTre è accesa sulla tv. Ma torniamo alla democrazia Sulla sua necessità ciò siamo d’accordo, caro capitalista. Prenderemmo la Via delle Montagne insieme! Però qui il punto è un’altro, cioè che il tuo fervore democratico si rivela in tutta la sua ipocrisia quando trasferiamo la stessa discussione sul piano economico.  Eppure, come le lezioni di Mao valgono in Italia nonostante siano scritte in cinese, la piccola storia ignobile dello Stato che decide di rinunciare alla democrazia per restare al passo con il sistema economico può essere tranquillamente trasferita all’impresa.

D’altronde, come direbbe Proudhon: “Capitale” in campo politico è sinonimo di “governo”. La concezione economica di capitalismo, quella politica di governo e quella teologica di Chiesa sono tre concetti identici, collegati in modi differenti. Attaccare uno solo di loro equivale ad attaccarli tutti. Quello che il capitale fa al lavoro, e lo Stato alla libertà, la Chiesa lo fa allo spirito. Questa trinità di assolutismo è rovinosa nella pratica tanto quanto nella filosofia. I mezzi più efficienti per opprimere il popolo sarebbero simultaneamente sopprimere e schiavizzare il suo corpo, la sua volontà e la sua ragione.

Allora, caro capitalista, emergono le tue due contraddizioni. E che capitalista saresti se non fossi pieno di contraddizioni, d’altronde? Innanzitutto reagisci in modi opposti a due applicazioni dello stesso principio: stabilire gerarchia fascista e machista per andare incontro alle esigenze del profitto. Da una parte inorridiresti se calpestassero i tuoi diritti politici, dall’altra accetti che ci siano i padroni, quelli che non comprano l’Unità e gente che preferisce Marraca$h a Guccini.

Accetti inoltre che la scissione tra capitale e lavoro annulla quegli stessi diritti in cui tu, liberale di ferro, credi con tutto il tuo cuore. Mi dici che ci sono le leggi in difesa dei lavoratori? Bene, allora ti racconterò un’altra storia: quella di un operaio qualsiasi che è costretto a lavorare più del dovuto, in scarse condizioni di sicurezza e con ferie quasi inesistenti. Un giorno l’operaio si stufa e va a denunciare le violazioni. Comincia una lunga causa e la vince! Peccato però che il datore di lavoro gliela faccia pagare, cacciandolo alla prima occasione buona.

Sai che ti dico? I tuoi sono pregiudizi. Sì, lo sono. E, come diceva Richard Nixon, un liberal-conservatore come te: la sostanziale differenza fra un’opinione e un pregiudizio è che un’opinione la si possiede, mentre da un pregiudizio siamo posseduti*. Perché l’atteggiamento di tutti quelli come te di fronte all’espansione della democrazia all’economia è identico a quello dei borghesi ottocenteschi, schifati anche solo a pensare di concedere il diritto di voto alla plebaglia. Ebbene, ti dico che un giorno si guarderà all’impresa capitalistica come oggi all’Italia di Cavour: una pagina di storia importante, ma appartenente ad un passato lontano. Magari quel giorno si sarà affermato un modello cooperativo ed egualitario, che sarà anche meno decisionista ma rispetta i diritti di tutti (se è applicato con onestà, chiaramente). E tu sarai un amministratore di questa cooperativa, guadagnerai piú di oggi, ma senza nessun rischio d’impresa! Caro capitalista, concludo ricordandoti una volta per tutte le parole di Jim Morrison, un liberal-conservatore come te:

Quando crei la pace con l’autorità, tu diventi autoritario. 

– liberamente tratto dall’omonimo post del nostro blog preferito

 

 

* non c’entrava un cazzo ma per contratto devo arrivare almeno a quattro citazioni da personaggi famosi

7 Comments

  1. Quando leggo questi deliri postcomunisti mi chiedo: perché si riconosce dignità a poveracciate da 5 liceo come queste e poi si guardiamo con tanto sdegno i rigurgiti fascisti di certa destra? In entrambi i casi ci troviamo davanti a opinioni del tutto sconnesse dalla realtà.
    E comunque un pregiudizio sai qual é? Quel racconto simpatico sull’operaio che viene licenziato “alla prima occasione buona”.
    Davvero, spero che questo pezzo abbia una qualche sfumatura ironica che non colgo.

    • Era molto evidente che nella storiella l’operaio veniva licenziato alla prima occasione, perché vince la causa contro il proprio datore, il quale con ogni probabilità nutriva intenzioni di rivalsa. Si rilegga l’articolo, magari con attenzione e allora potrà comprendere meglio.
      Certo che dove c’è la volontà di criticare è veramente facile fraintendere.

  2. Ragionamento alla Salvini, ma non ve ne accorgete neanche;
    Se un Rom ruba -> tutti i rom rubano
    Se un imprenditore fa il prepotente -> tutti gli imprenditori sono prepotenti

    Carissimo articolista, vorrei sottoporle la situazione di molti imprenditori, che non portano a casa lo stipendio da mesi per metterlo in azienda, per pagare tredicesime e TFR, lavorando 12 ore al giorno.

    Poi, detto proprio fra noi, un imprenditore sarà anche libero di licenziare qualcuno, potrà disporre della sua attività o non è più neppure padrone della sua creazone?

    • Anche qui c’è una generalizzazione, o meglio un luogo comune, per cui il capitalismo fa gli interessi degli imprenditori. Nel capitalismo può capitare benissimo che un imprenditore sia costretto a licenziare dei dipendenti e in parallelo fare la fame personalmente.

      Magari la realtà è che il capitalismo non sia la soluzione migliore neanche per gli imprenditori.

      • In effetti non sto dicendo che il sistema capitalista sia il migliore in assoluto, è solo che nessuno ha mai proposto un’alternativa valida, a meno che non si pensi che il comunismo lo sia!

  3. Piaccia o meno visto che viviamo in un contesto capitalista dobbiamo tenerne conto … e sì, generalizzare alla Salvini non porta da nessuna parte, ma può comunque essere l’inizio di un dibattito, questo te lo riconosco.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*