un blog canaglia

Qualcosa di più convincente

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Ok, armiamoci di santa (sic) pazienze e ricominciamo tutto da capo.
Diciamo che Pino e Gina decidono di sposarsi in chiesa. Diciamo che decidono di farlo in un momento in cui nel loro paese non è consentito il matrimonio gay. Diciamo che restano felicemente insieme tutta la vita, che fanno tre bambini, che tutte le domeniche se ne vanno a messa e che nel frattempo si comprano una macchina a rate, fanno il mutuo per la casa e mandano i figli all’università.
Ora, se non vi dispiace, riavvolgiamo il nastro.
Supponiamo, tanto per fare un’ipotesi, che Pino e Gina -sempre loro due- decidano di sposarsi in chiesa mentre nel paese è appena entrata in vigore una legge che consente agli omosessuali di sposarsi.
Pensate che la presenza di questa normativa possa dissuaderli dal loro proposito?
Non so, ad esempio potrebbe darsi che Pino sia gay o Gina sia lesbica o entrambe le cose, che avessero pensato di sposarsi tra loro soltanto perché la legge non consentiva di convolare a nozze con uno o una del loro stesso sesso, e che di fronte all’inattesa possibilità di realizzare il loro vero sogno decidano di piantare là tutto e costruirsi finalmente una vita come l’hanno sempre sognata.
E’ di tutta evidenza, tuttavia, che questo è un caso di scuola, che ai fini del nostro ragionamento può essere tranquillamente scartato: Pino e Gina sono entrambi eterosessuali, si amano, sono cattolici praticanti e non desiderano altro che riprodursi e restare insieme finché morte non li separi.
Ecco, mi sfugge in che modo, sul piano logico, la possibilità di sposarsi concessa ad altri due che con loro non c’entrano niente, sia pure caratterizzati dal fatto di essere dello stesso sesso, possa minimamente -dico minimamente, eh- influire sul loro progetto di vita. Cos’è, se i gay potessero sposarsi loro due non si sposerebbero più? La loro felicità di svegliarsi insieme tutte le mattine cesserebbe di colpo? Non farebbero figli? Inizierebbero a litigare fino a lasciarsi? Smetterebbero di andare in chiesa? Si voterebbero anima e corpo a satana?
Cioè, tanto per usare le stesse parole: che cazzo significa, in italiano, che i matrimoni gay sono un “attentato” alla famiglia cristiana? In che modo potrebbero metterla in pericolo? No, perché la “famiglia cristiana” non è mica un’astrazione, ma l’insieme di tutte le “famiglie cristiane”: ed è assai avventuroso immaginare che la “famiglia cristiana” possa essere distrutta se non vengono distrutte -e mi pare evidentissimo che non ne verrebbe distrutta nemmeno una- almeno alcune delle “famiglie cristiane” in cui essa consiste.
Il che, se non mi sfugge qualcosa, conduce alla conclusione che l’adagio secondo il quale il matrimonio gay è un “attentato” alla famiglia cristiana non significa niente: è uno slogan, una roba tanto per dire, come se io sostenessi che le scarpe di camoscio sono una minaccia al pecorino romano, che la televisione via cavo mette in grave pericolo la sopravvivenza dei pesci rossi e via discorrendo con le infinite possibilità che verrebbero fuori dal solito generatore automatico.
Dite la verità: non sarebbe lecito aspettarsi qualcosina di più convincente, da una millenaria istituzione che dovrebbe essere depositaria di tanta saggezza?

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

12 Comments

  1. ovviamente d’accordo con te. Ho riguardato qualche sera fa in tv – ovviamente in seconda serata e nei meandri della Rai del digitale terrestre – il film MILK con un bravissimo Sean Penn, che interpreta Harvey Milk, primo omosessuale a essere eletto in un’istituzione negli Stati Uniti e leader della lotta contro la discriminazione dei gay http://www.youtube.com/watch?v=c35Fq6asWKM

    Ambientato negli anni ’70, fa rabbrividire sentire i super conservatori dire che gli omosessuali attentano alla famiglia. Fa ancora più orrore pensare che certe frasi, nonostante siano passate gli anni, siano gli stessi slogan.

    Dovrebbero farlo vedere nelle scuole Milk: “tutti gli uomini sono creati uguali, potranno provare con tutte le loro forze, ma non riusciranno mai a cancellare queste parole”.

  2. Visto che mi sembra che proprio non lo capisci te lo spiego io: l’equiparazione del matrimonio gay al matrimonio tradizionale è un attentato alla famiglia come la intende la gerarchia ecclesiastica, perchè equiparando le due cose si darebbe accesso a tutte le forme di aiuto economico (già scarse) che lo stato concede alle famiglie, anche alle coppie gay. Non sto difendendo la posizione della Chiesa, con cui tra l’altro non sono d’accordo, te la sto solo chiarendo visto che sembri non capire che ciò che interessa a tutti sono solo ed esclusivamente i SOLDI. Buon Natale.

    • La famiglia come la intende la gerarchia ecclesiastica è quella di Nazareth? Cioè un vecchio di 60 anni cui hanno assegnato come sposa una quattordicenne, poi diventata ragazza madre?

  3. Non credo si possa ridurre tutto soltanto ai soldi. Comunque non ai soldi che vanno alle famiglie. A rigor di logica, una Chiesa che si professa emanata e ispirata da Dio non può sbagliare – non può ritrattare e dire: ok, c’eravamo (Dio?) sbagliati, i gay possono sposarsi. Ok, mi direte, ma non è che i gay vogliano potersi sposare in chiesa (qualcuno magari lo vorrebbe pure ma son casi limite di autolesionismo), loro vogliono vedersi riconosciuto il diritto a sposarsi dallo stato, quindi, giustamente, ottenere agevolazioni riservate alle famiglie, poter assistere il proprio compagno in ospedale, ereditare da lui senza che ci si debba mettere in mezzo un trustee eccetera eccetera.
    Ok, ma se questo accadesse, cosa accadrebbe? Accadrebbe che la gente che si sposa in chiesa comincerebbe a pensare che forse il matrimonio tra gay, che la Chiesa non ammette e non può ammettere per sua stessa costituzione, non è tanto IL MALE. Potrebbe cominciare a pensare che forse la Chiesa, non ammettendo i gay al sacramento del matrimonio, SBAGLI. Potrebbe cominciare a pensare che il matrimonio in chiesa non sia poi così indispensabile… e potrebbe cominciare a smettere di sposarsi in chiesa.
    Quindi sì, secondo me la chiesa ha ragione: il matrimonio gay mina la famiglia cristiana.
    Motivo in più per approvarlo al più presto.

  4. In questo paese ragionare a rigor di logica, purtroppo, non porta da nessuna parte. Mi spiace, perché con non italiani, quando parlo a rigor di logica, mi trovo benissimo, senza nessun fraintendimento. Non devo giustificarmi, non devo chiedere scusa se parlo diretto, se faccio giudizi.
    In Italia questo non accade, le parole dette hanno sempre un altro significato. E questo porta a dare molto peso al non detto, a giustificarsi, a chiedere scusa, a non giudicare direttamente.
    “Sono contrario ai matrimoni gay perché è un attentato alla famiglia cristiana” significa una e una cosa soltanto.
    “Sono contrario ai matrimoni gay perché non ritengo giusto che abbiano gli stessi privilegi economici delle coppie eterossesuali” ne significa un’altra cosa.
    Io preferisco la seconda che vuol dire la seconda. Non la prima che vuol dire la seconda. Poi possiamo discuterne, ma a carte scoperte, e a rigor di logica. Perché altrimenti la fallacia è sempre dietro l’angolo.
    Non voglio fare l’avvocato difensore, ma il 99% degli articoli di Capriccioli sono a rigor di logica. E nei commenti c’è sempre qualcuno che spiega al Capriccioli, testa dura, che quello che si è detto, in realtà, voleva dire un’altra cosa, e che lo stesso, poverino, non ha capito. Per questo mi trovo sempre d’accordo con quello che scrive, anche se poi, magari, abbiamo due visioni diverse e, magari, io la penso in un altro modo. E questo, a rigor di logica, ha un senso. Per gli altri sono pazzo. Ma va bene così.

  5. L’attentato è propriamente logico: nel momento il cui ponesse il concetto cristiano-cattolico di famiglia a paragone con un altro, qualsiasi mente minimamente pensante non potrebbe non rendersi conto di come siano entrambi artificiali e come pensarne uno come trascendentalmente fondato si collochi tra l’insensato e l’enormemente improbabile.

    Il colosso dai piedi d’argilla sta beneficiando della temporanea siccità; quando sarà tornata la pioggia, nell’intervallo tra il primo senso di liberazione e l’insorgere della pietà, ci faremo delle grasse risate. Poi, corsi e ricorsi, ovviamente. Ma questa siccità non sarà tanto lunga e, se la Chiesa non fosse retta da una congrega di matusalemme, avrebbe tutto l’interesse a non approfittare della negativa congiuntura economico-culturale quanto invece sta (maldestramente) facendo.

  6. Che se ne fa, della logica, un’organizzazione fondata su una religione rivelata?
    Alla chiesa serve la fede (degli altri) per garantirsi la sopravvivenza; non la logica.
    Per un’organizzazione che si dice fondata sui vangeli (sia pure su quelli da essa stessa definiti canonici) e si è poi volontariamente trasformata in stampella del potere e in potere essa stessa, la logica è al più una pericolosissima perversione dell’umanità non rassegnata.

  7. Viva Pinoilvicino! La sua mi sembra l’unica risposta sensata di quelle postate. Qualsiasi religione non ha bisogno della logica, anzi la teme come vera nemica della fede e tanto basta per giustificare tutto quello che vuole.
    Figurarsi se i matrimoni gay sono un pericolo non solo per la famiglia ma addirittura anche per la pace! Dov’è la logica? appunto.

  8. Per rispondere alla domanda: no. Non mi aspettavo niente di meglio.

    Ognuno è libero di dire ciò che pensa, papa compreso. Sarebbe bello però che ci fosse un concerto di pernacchie all’Angelus quando si sentono certe cose invece che schiere di genuflessi (in senso stretto e lato).

    Probabilmente in altri paesi ci incartano Fish&Chips con le pagine dell’Osservatore Romano, qui invece si reagisce come se avesse parlato una grande guida morale e spirituale.

  9. Avendo ahimè frequentato a lungo il cattolicesimo, credo di poterti dare una risposta piuttosto precisa.
    Al giorno d’oggi il modo in cui è pensata l’omosessualità è prevalentemente essenzialista: ossia si ritiene che una persona sia o meno omosessuale, e che questo sia in qualche modo un dato primario della persona stessa così come il colore dei suoi capelli etc.
    La Chiesa ha prevalentemente, anche se non esplicitamente, una posizione fattualista: omosessuale è chi omosessuale fa (e stessa cosa per bisessuali etc). Tale posizione è parzialmente contraddetta da alcune uscite del papa (questo o il precedente non ricordo), ad esempio una famosa in cui disse che le persone omosessuali possono avere accesso ai sacramenti se non vivono la propria omosessualità, ed altre simili (posizione intermedia e contraddittoria: c’entrano i comporatmenti fattuali e non l’essenza della persona, ma pure si accenna al fatto che l'”essenza” della persona sia omosessuale).
    E quindi? Quindi, ne segue che, secondo questa idea, è possibile limitare la diffusione dell’omosessualità (leggi: delle pratiche omosessuali) nella società, rendendo la vita difficile agli omosessuali: in questo modo le persone sarebbero scoraggiate dal mettere in piedi convivenze omosessuali, riterrebbero innaturali le pratiche omosessuali etc.
    Dal punto di vista “fattuale” queste posizioni sono del tutto coerenti. Devo dire che dal punto di vista pratico, sono anche piuttosto convincenti. Intendo con questo che, personalmente, non sono un essenzialista. (Quello su cui dissento dalla Chiesa, ça va sans dire, è l’idea che l’omosessualità sia qualcosa di dannoso da contrastare. Lo specifico per puntigliosità e per evitare polemiche).
    Quindi la Chiesa, dal suo punto di vista ha tutte le ragioni anche logiche.
    Se poi l’omosessualità sia una “essenza” o una “pratica” della persona…lascio la parola a chi la questione l’ha studiata.

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