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Purple Rain – Prince And The Revolution

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Purple Rain, il primo film su Prince è diretto dal regista Albert Magnoli, discreto mestierante che in seguito girerà un documentario su Sign of the Times, e finirà per subentrare (uncredited) a Konchalovsky nella direzione di Tango & Cash. A differenza di quanto si potrebbe immaginare, non è il film ad essere costruito attorno alle canzoni, ma il contrario. Come ad un bambino goloso cui si conceda piena libertà di ordinare a suo piacimento in pasticceria, Prince dà a Magnoli facoltà di scegliere tra un centinaio (!) di brani, pronti o solo abbozzati. Il regista ne sceglie velocemente 11 sui dodici previsti per il disco. Poco dopo, però, rimane colpito dalla (ancora rozza) versione di una canzone rock-gospel eseguita da Prince e i Revolution durante una serata al First Ave & 7th St. Club di Minneapolis. Quando chiede a Prince quale sia il titolo del pezzo, si sente rispondere “Purple Rain”. Da quel momento film e disco si chiameranno in questo modo.

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Il First Ave & 7th St. Club di Minneapolis

Il film, girato in 42 giorni tra Minneapolis e Los Angeles, ha un budget di 7 milioni di dollari e finisce per incassarne oltre 68, superando anche le aspettative più sfrenatamente ottimistiche. Per il ruolo di protagonista femminile viene inizialmente scelta Vanity (Denise Matthews) fidanzata di Prince e membro delle Vanity 6, uno dei progetti del Principe che potrebbe essere così sintetizzato: un gruppo di belle ragazze che cantano zozzerie in biancheria intima di gusto discutibile (non per niente il nome della band avrebbe dovuto essere The Hookers, ovvero Le Puttane).

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Al centro, in mutande, la fidanzata del Principe

Prince insiste perché Denise assuma il singolare nome d’arte di Vagina, ma a lei non va l’idea di identificarsi con i suoi – pur rispettabilissimi – organi sessuali esterni. Così Denise diventa Vanity – questo perché Prince, che è sempre stato leggermente narciso, nel volto di Vanity non vede altro che il suo alter ego femminile – nascono così le Vanity 6. Se insistete per sapere perché 6 e non tre, è presto detto: 6 è il numero complessivo di seni totalizzati dalle tre cantanti.

Poco prima dell’inizio delle riprese di Purple Rain: i rapporti tre le componenti della band, già tesi, vengono infatti ulteriormente messi alla prova dalla pubblicazione di una foto di Richard Avedon per Rolling Stone, in cui la sola Vanity viene ripresa in compagnia dell’influente produttore e fidanzato.

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Lo scatto di Avedon che avrebbe fatto imbestialire le altre Vanity 6

A rompere definitivamente gli equilibri è l’allettante contratto che la Motown propone a Vanity, la quale, oltre a lasciare le Vanity 6, rompe anche con Prince. A sostituirla in Purple Rain, dopo il rifiuto di Jennifer Beals viene scelta Apollonia (neé Apollonia Kotero). Kotero subentra a Vanity anche nelle Vanity 6, che da questo momento diventeranno le Apollonia 6 (il numero di tette è invariato).

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Prince ed Apollonia in una delle scene più erotiche mai viste in una pellicola mainstream

Il posto nel cuore (o solo nel letto) di Prince spetta, almeno in questa fase, ad un’altra Vanity 6, Susan Moonsie (Teenage Lolita).

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Teenage Lolita delle Vanity 6, poi Apollonia 6, una delle donne di Prince

C’è chi sostiene invece che nel periodo di lavorazione del film e del disco dedicato alla pioggia viola, Prince stia (ancora) con Susannah Melvoin, gemella di Wendy Melvoin (che assieme alla fidanzata Lisa Coleman milita nei Revolution). Quel che certo è che per Susannah, Prince ha preso a suo tempo una bella cotta – non a caso per lei ha scritto una sciocchezzuola come Nothing Compares to You.

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Susanne e Wendy Melvoin da piccole

L’album

Purple Rain è giustamente considerato uno dei più bei dischi della storia della musica contemporanea: con la sua miscela altamente instabile di new wave, R’n’B, hard rock, pop e psichedelia ha parlato ad un pubblico molto eterogeneo, toccando il cuore di milioni di ragazzi della mia età e facendo muovere culi sui dancefloor di tutto il mondo.

Tra i suoi 12 pezzi, si contano a mio avviso almeno quattro capolavori. Innanzitutto, Computer Blue: nato come un pezzo di quattordici minuti e successivamente ridotto alla più commerciabile taglia di circa 7, è un delirio di saliscendi di synth e di chitarra, con splendide variazioni ed un passaggio centrale particolarmente delicato, scandito da un basso possente; pochissime parole, a descrivere l’impossibilità di esistere senza amore (“There is something wrong in the machinery / Till I found the righteous one / Computer blue“) – a meno che non si tratti di un canto di disperazione davanti alla celebre schermata blu che faceva Windows quando crashava. La versione originale comprende anche il celebre “Hallway Speech”, un soliloquio del Principe sui suoi stati d’animo, che molti fan considerano più importante di quelli di Gesù e di Budda messi insieme.

Segue, ovviamente, Darling Nikki, la canzone che ha turbato la brava signora borghese nella foto qui sotto a causa del suo assai esplicito quanto sconveniente riferimento all’autoerotismo (poiché ovviamente le canzoni pop dovrebbero parlare di api e fiori, e non di manipolazione di genitali).

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“la trovai nella lobby di un albergo, mentre si masturbava con una rivista” … capito, Tipper Gore?

In effetti, Darling Nikki dovrebbe essere censurata, sì, ma solo per lo scarso realismo della scena evocata: vi sembra ragionevole che esista al mondo una tipa talmente allupata da toccarsi nella hall (nella hall!) di un albergo guardando una rivista? In ogni caso, il disco di Prince è stato il primo della storia a dover uscire con questo simpatico adesivo applicato sopra la copertina:

717_1_wandtattoo_parental_advisoryIl pezzo, che viene trattato in studio in modo da sembrare ruvido come un live, è in reltà assai elaborato. Si apre con una intro dal ritmo sbilenco ed ebbro, a base di synth e batteria acustica; poi chitarra e sintetizzatori schizzano nel cielo nero come fuochi artificiali, portando l’emozione al climax; riproducendo il ritmo di un rapporto sessuale, crescendo e plateau, il pezzo continua a stupire anche i fan al milionesimo ascolto: il paradosso che preferisco è l’associazione della doppia cassa (stile metal) alle “botte” di tastiera verso la parte finale. Al di là della premessa irrealistica, Darling Nikki dà vita ad un personaggio femminile impregnato di un erotismo letale: “She took me to her castle / (…) the castle started to spin / or maybe it was my brain / I can’t tell you what she did to me / But my body will never be the same“): il sesso con Nikki ti cambia la vita. Per sempre. Per inciso, provo molta pena ed imbarazzo al pensiero che una nullità come Rihanna abbia osato fare una cover di questo pezzo meraviglioso – immagino fosse alla ricerca dell’ennesimo pretesto per esibirsi una volta di più con la manina sulla sua passera estenuata.

Come dimenticare l’incantevole When Doves Cry? Questa è stata l’ultima canzone aggiunta all’album, e, nonostante il tono malinconico, ha un tiro forsennato che la rende ballabile. Si apre con un assolo di chitarra fiammeggiante su drum machine e vocalismi distorti. Come nella gran parte dei pezzi di questo album, la produzione enfatizza i toni alti, voci, chitarre e tastiere. La canzone aveva originariamente una linea di basso, ma il Principe all’ultimo momento decide di rimuoverla dal mix finale, preoccupato del fatto che la rendesse troppo “convenzionale”. Scelta singolare, per un pezzo dance: ma il genio è anche uno che fa cose strane ed imprevedibili che però funzionano. Farà lo stesso in Kiss, e in entrambi i casi il ruolo delle quattro corde verrà rimpiazzato da un potente riverbero applicato alla grancassa. Inoltre, When Doves Cry ha anche un testo di una dolcezza che ti resta dentro. Io per esempio mi sciolgo ogni volta pensando al “Sogno un cortile / Un oceano di violette in boccio / Mentre animali assumono pose insolite / Sentono il calore / Il calore tra me e te / […] “; oppure: “Toccami per favore lo stomaco / Senti come trema da dentro / Tu ci hai rinchiuso tutte le farfalle / Fai in modo che non debba darti la caccia / Anche le colombe hanno un po’ di orgoglio”.

E naturalmente Purple Rain. Il pezzo è stato registrato live il 3 agosto 1983 presso il First Avenue Club di Minneapolis, ad una serata di beneficienza, e successivamente editato e completato con innumerevoli sovraincisioni. Se pure nell’intero album la chitarra è ben presente, qui lo strumento diventa preponderante, sin dalle note iniziali, contribuite dalla chitarrista dei Revolution Wendy – una delle gemelle che vedete sopra ritratte da bambine. Prince, preoccupatissimo dell’assonanza di Purple Rain con Don’t Stop Believing dei Journey (?), realizza una mirabile sintesi tra hard rock e gospel e ha la possibilità di scatenarsi in una serie di assoli orgasmici. Il testo è un inno alle contraddizioni del cuore. Prince sa di aver causato molto dolore: del resto, come sostiene chiaramente in un’intervista a Rolling Stone del 1985 “ho sempre desiderato che la gente capisse che penso di essere una persona cattiva“. Secondo me, si parla di un’amicizia che è diventata qualcosa di più (weekend lover), generando sofferenza in diverse persone (l’amica e il suo compagno, l’amante stesso) . Ma è giunto il momento di fare una scelta, di cambiare le cose; poiché la compagna desidera che sia lui a prendere il controllo (o almeno questo è quello che lui pensa o spera), le chiede di smetterla con i ragionamenti e di farsi guidare da lui attraverso la “pioggia viola” (un’immagine simbolica che può significare cose diverse, dall’età del discernimento all’apocalisse). Questa strofe in effetti contraddice le affermazioni precedenti, in cui Prince si era detto pentito del male procurato ad altri e pronto a rinunciare non solo all’amore, ma perfino all’amicizia. Ma, come già scriveva Ovidio, molto prima di Prince e molto lontano da Minneapolis, Giove si fa beffe degli spergiuri degli amanti.

2 Comments

  1. Grazie per l’informazione, non sapevo che la splendida Nothing Compares to You. fosse di Prince, che comunque ho sempre ritenuto di gran lunga superiore a Jackson, certo un po’ tamarro, ma un tamarro con stile e parecchia abilità.

  2. Bellissimo anche questo articolo, Alcol. Capacità innata di riportarmi agli albori adolescenziali.
    Apollonia indimenticabile ….e come le sirene di Ulisse m’incatenano….

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