un blog canaglia

Punirli tutti per educare non si sa chi

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Se fate un giro sul blog di Rocco Berardo potrete approfondire tutti i dettagli della vicenda, per cui in questa sede mi limiterò a ricapitolare: secondo le decisioni che la giustizia sportiva ha iniziato ad applicare già da un po’, quando un manipolo di scemi fa un coro razzista allo stadio scatta la “chiusura” della curva la domenica successiva.
Trattasi di una norma punitiva, naturalmente: ma vediamo un po’ di capire bene per chi.
Tanto per cominciare viene punita la società sportiva interessata, che dovrà rinunciare a una parte dell’incasso e al sostegno di una parte del pubblico: il che è curioso, perché normalmente può essere oggetto di sanzione chi ha commesso un fatto censurabile o chi, avendone la possibilità, non ha evitato che fosse commesso; ed è molto vicino allo zero, per quanto ne so io, quello che le società possono fare per impedire che alcuni scemi spalanchino la bocca per pronunciare insulti razzisti. Anzi, in virtù di questo meccanismo perverso le società si troveranno nella spiacevole condizione di essere potenzialmente ricattabili da quei tifosi, che avranno il potere di creare loro un danno a proprio piacimento, con tutte le conseguenze che ciascuno può immaginare.
Ma non è tutto. Oltre alle società vengono puniti tutti gli abbonati alla curva chiusa (o al settore chiuso), ivi compresi quelli (normalmente la maggioranza) che ai cori razzisti non hanno partecipato: i quali, per giunta, non potranno vedere la partita successiva neanche in un altro settore dello stadio, perché secondo le normative vigenti, essendo già abbonati, non possono acquistare a proprio nome un altro biglietto. Questi tifosi, quindi, si troveranno sostanzialmente ad essere vittima di un vero e proprio DASPO senza aver fatto niente: mentre è astrattamente possibile che quegli altri, che dei cori razzisti sono responsabili, non fossero neppure abbonati, il consentirebbe loro di acquistare tranquillamente un tagliando per la partita successiva e ricominciare da capo.
Ora, va bene reprimere un comportamento che si ritiene sbagliato: ma reprimerlo punendo soggetti diversi da quelli che lo hanno adottato è, come dire, un tantino singolare; così com’è singolare creare una situazione che, di fatto, attribuisce ai più facinorosi il potere di decidere sulla sorte di tutti gli altri, ed eventualmente di capitalizzare questa possibilità nei modi più fantasiosi che sia lecito immaginare.
Siamo davvero sicuri che i problemi si possano risolvere in questo modo?

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

5 Comments

  1. Poi magari un giorno dopo la solita premessa che il razzismo/omofobia/femminicidio per carità sono brutti ma che questi non sono i modi giusti per combatterli anzi la soluzione è peggiore del problema magari ci direte anche COME voi li combattereste….

  2. …è lo stesso principio secondo cui ai miei tempi il professore (ho studiato dai preti, io) diceva: se non esce fuori il colpevole tutta la classe in ginocchio tutta l’ora.

    Io non c’avrei mai creduto – e magari un po’ sarà pure colpa mia, chi dice di no – ma sono tornati a comandare loro: preti e fascisti (o forse non sono mai andati via, solo non si vergognano più).

    quanto allo specifico del pallone, che si fotta.

  3. La responsabilità oggettiva esiste. In gioventù ho frequentato il mondo del pallone, gli ultras erano un mondo a parte. Io venivo perquisito in maniera ai limiti delle convenzioni di Ginevra, loro portavano dentro motorini. Io pagavo pure la metro fino a lotto, loro sui ‘treni speciali’.
    Magari ora le cose sono cambiate, neh, ma se erano come 15 anni fa…

  4. Ma la tessera del tifoso non doveva servire proprio ad individuare i facinorosi?
    Solita legge all’italiana, fatta coi piedi e applicata pure peggio

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