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"Pulire Milano", diceva

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Non ci sarebbe moltissimo da dire, in teoria, sulla vicenda delle aggressioni notturne nel quartiere Niguarda a Milano. Una persona fortemente disagiata, probabilmente fuori di testa, ha avuto la terribile idea di menare colpi di piccone ai passanti, uccidendone uno e ferendone altri, ed è stato ovviamente incarcerato. Faccenda orribile, ma non così diversa da tante altre che quotidianamente passano nelle pagine di cronaca. Se una riflessione sociale doveva essere fatta, a partire da una storia così, poteva solo essere sulla condizione di origine di questa persona, di cui si sa pochissimo: dove e come viveva, di cosa; quante altre persone vivono così; perché il sistema Italia genera queste sacche di disagio sociale, come intervenire, e così via.

Banale? Può darsi. Ecco perché invece in Italia la discussione è di livello molto più alto: negri sì o negri no. I nostri intellettuali sono già tutti al lavoro, da una parte e dall”altra, per stabilire (seriamente) se:

  • avere un ministro nero sia un”istigazione a delinquere per tutti i neri;
  • passare a un meccanismo di cittadinanza iure soli sia un”istigazione a delinquere per tutti i non italiani;
  • Borghezio sia un”istigazione a delinquere per tutti.

Tutte questioni sulle quali in un paese normale non ci sarebbe nulla da discutere. In un dibattito del genere è degradante perfino prendere posizione. Per questo, spesso, quando arrivano quelli che urlano “negri no”, dall”altra parte c”è soprattutto imbarazzo.

Bene, lasciatemi parlare di un”eccezione. Abito in via Grivola da pochi mesi, e il quartiere lo conosco fino a un certo punto. Sabato mi ha chiamato la signora del secondo piano. Vive lì da quarant”anni, conosce tutti. Uno dei feriti abita nell”appartamento affianco al suo. Era sconvolta e confusa. Io, stupidamente, temevo che da un momento all”altro arrivasse il classico momento “questi immigrati”. Non c”è stato, non c”è stato niente del genere, quindi scusami, Rita, se ho pensato male.

Domenica mattina, invece, in piazza c”era lo stand della Lega. Borghezio, perfino. A gridare “negri no”.  Li vedevo al telegiornale. E pensavo, avete presente, alle cose che qualcuno avrebbe dovuto dirgli. Sciacalli, per esempio. Nessuno vi online casino ha mai visto qui, non ve n”è mai fregato nulla di Niguarda, per esempio, ma avete la faccia di culo di venire il giorno dopo una roba del genere, per esempio, a dare lezioni di convivenza a gente che è emigrata qui quando i vostri genitori credevano ancora di saper allevare figli intelligenti. Per esempio.

Intorno a loro, ovviamente, un po” di abitanti del quartiere, ancora sotto botta. Io, stupidamente, temevo che li avrebbero sostenuti. Persone sotto choc, persone di una certa età, in un quartiere di periferia: potrei elencare decine, centinaia di luoghi e quartieri diversi, compreso il mio paese d”origine, in cui sarebbe andata esattamente così. Invece ho sentito cose di questo tipo:

e anche altre cose, che non ci sono in questo video, tipo “approfittate delle disgrazie della gente”; e ho sentito tante persone parlare al bar, per strada, e sarò stato fortunato io, ma nessuno ha nemmeno pronunciato la parola “immigrato”. Ecco, scusate l”uso personale di uno spazio pubblico, ma io per la prima volta in dieci anni sono orgoglioso del mio quartiere, e volevo soltanto dire: scusami, Niguarda, se ho pensato male.

(ESERCIZI DI LOGICA) Trapiantato a Milano in quasi giovane età, scrive tendenzialmente per dimenticare, cosa che gli riesce piuttosto bene. Soffre da molti anni di Sindrome di Ingegneria, diffusa ma poco conosciuta patologia psichiatrica che porta il soggetto a credere che qualunque interazione al mondo sia descrivibile con non più di quattro equazioni differenziali e a non capire perché abbia così pochi amici. Si lamenta di tutto.

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