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Dynasty

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Paese che vai, pudore politico che trovi. Esattamente come per i costumi, difatti, ogni latitudine vanta le maschere e i pulcinella che merita. E strano sarebbe, se non fosse così. A cavallo dei tempora e surfando sui mores, il discorso regredisce alla sintesi sulla moralità e i codici etici. Roba brutta brutta.

Esempi facili si possono estrarre da paralleli di ogni tipo. E tra questi uno molto efficace insiste sulle differenze tra i costumi politici italiani e quelli statunitensi. Ci sono infatti comportamenti che purtroppo distinguono la vita pubblica del nostro Paese e che gli americani non riuscirebbero mai a comprendere. Infatti non lo fanno e ci sfottono.
E’ chiaro, il fenomeno non riguarda solo gli americani, ma anche altri: un simbolo utile a rappresentare il fenomeno lo si trova in “Aprile” il film di Moretti nel quale il regista si fa intervistare da un giornalista francese. Stimolato sul conflitto di interessi Moretti ammette il fatto, e il giornalista commenta: “Ma è molto singolare, molto pittoresco”.
L’esempio magari è un po’ forzato, perché il conflitto di interessi di Berlusconi non era pittoresco solo per i francesi, ma anche per molti italiani: ma il pudore politico evidentemente conosce ranghi che prescindono le latitudini geografiche.

Tornando però ai nostri amici americani, anche loro vivono come normali atteggiamenti che noi italioti probabilmente non accetteremmo. Le dinastie politiche, per esempio, sono una cosa che in una certa forma ci sono per il momento ancora sconosciute.
Negli States non è motivo di scandalo (al punto di inficiare il consenso) il fatto che un presidente nomini ministro un fratello di nome Bob, né che questo poi si ricandidi – morto il primo – alla presidenza. Ma lasciamo stare i Kennedy, perché è evidente che gli omicidi hanno giocato il loro ruolo sul fenomeno.
Ma con i Clinton come la mettiamo? In Italia che avremmo detto della moglie di un presidente che prova a succedergli nel medesimo ruolo?
E della famiglia Bush, che pare – dopo George e George W. – ci voglia addirittura provare per la terza volta, che vogliamo dire?

L’affare si presta a considerazioni di vario genere, anche costituzionale, perché è chiaro che le famiglie cercano di perpetuarsi nel potere per aggirare il limite del secondo mandato. E’ questo – similitudine tra le differenze – è invece molto italiano. Se però si trascura questo aspetto, la domanda è spontanea e irrinunciabile: ma è possibile che la selezione dei leader del mondo libero, nel corso degli ultimi decenni, sia stata caratterizzata così decisamente da due sole famiglie? La politica americana è davvero così povera?

D’accordo, anche da noi si è parlato di qualcosa del genere, ventilando l’ipotesi della candidatura di Marina Berlusconi. E infatti abbiamo reagito male, ma non tutti. Questo infatti non contraddice il difetto: semmai conferma che se c’è qualcosa di cattivo da imparare, in Italia siamo sempre pronti. God bless us.

10 Comments

  1. Se la politica diventa professione, e’ normale che nello stesso ambiente familiare si sviluppino gli stessi interessi.

    Un po’ come un figlio/a di genitori medici o avvocati avra’ un’alta probabilita’ di fare il Medicina o Giurisprudenza.

    L’esempio Marina Berlusconi non e’ un parallelo adeguato: la famiglia Berlusconi e’ una famiglia di imprenditori (nel senso lato) e tutti i figli stanno facendo gli imprenditori. Che poi il capostipite si sia buttato in politica per salvarsi, non fa comunque di lui un politico per professione, ma sempre a livello amatoriale (i suoi interessi erano altrove, non nella cosa pubblica o nel potere da essa derivato)

    Per un esempio nostrano forse i La Malfa, sono un miglior esempio che la politica puo’ essere trasmessa di padre in figlio.

  2. Federico, non parliamo semplicemente di “politica”, ma della presidenza degli USA.
    Non è che si può dire “una famiglia di capi di Stato” con la stessa scioltezza con la quale si dice “una famiglia di notai” o “una famiglia di “politici”.
    E se si può dire, ha un nome: dinastia.

    • Non lo so,
      difficile fare un paragone tra sistema USA e sistema Italia.

      L’Italia parlamentare richiede/deva un politico conosciuto a livello nazionale, ma poteva essere sufficiente per essere eletto una semplice buona risonanza locale.
      Dato che si elegge un parlamentare, mica il presidente del consiglio.

      Il sistema USA vota il presidente (indirettamente votando i deputati, ma 1 per i repubblicani e uno per i dem, per cui il voto va a chi vuoi presidente, nella pratica), per cui devi avere una rilevanza nazionale, quasi sovranazionale se manteniamo il parallelo italiano, dato che USA sta più ad Europa, che al singolo stato nazionale.

      Per raggiungere tale rilevanza nazionale hai bisogno di una copertura che il fatto di essere in una famiglia di generazioni di politici professionisti ti garantisce. Per cui è più facile che un figlio continui nella professione del padre o della madre.

      Per l’elettore americano vale poi l’opzione “Usato garantito”: se sono un repubblicano felice di Bush padre e Bush figlio, mi aspetto che Bush nipote continui nella stessa scia, e lo voto più volentieri di un governatore senza pedigree. Lo stesso, se sono un democratico di stampo clintoniano della prim’ora, avrei votato forse più volentieri Hillary di Obama.

      Bada, non sto dicendo che sia giusto così, sto dicendo che è qualcosa intrinseco ad un sistema politico presidenziale su un area che copre un continente. Da noi sarebbe scandaloso.

      Ma allo stesso modo, spiegare a colleghi americani che noi abbiamo un sistema che teoricamente basato su decine di partiti grossi e piccoli, in cui i politici si spostano di simbolo in simbolo, è per loro aberrante, perchè rende difficoltosa la tracciabilità di un politico. Invece ritengo che quello sia lo sviluppo normale di un sistema politico parlamentare pluritario.

      Viceversa, il conflitto di interessi è/sarebbe aberrante in qualunque sistema politico, presidenziale o parlamentare.

      • Ma dici cose ragionevoli, per carità. Ed è vero che non eleggiamo presidenti del consiglio, ma solo parlamentari (veramente neanche quelli: il premier può – come Renzi – non essere parlamentare).

        Tuttavia tra un parlamentare e un potenziale premier credo resti sempre una bella differenza.

        • Guarda, sono d’accordissimo che siano dinastie quelle americane.

          é che da un lato, mi sembrano intrinseche ne sistema, dall’altro, data la mole di visibilità necessaria per una risonanza nazionale, mi sembra che un governatore sconosciuto arriverebbe alla Casa Bianca dovendo più favori alle lobbies di quanto ne dovrebbe un elemento di “dinastia politica” che già ha una visibilità nazionale di suo grazie a nonni padri e madri.

          Poi bho, punto di vista mio, nessuna prova a riguardo.

  3. Ma trovare qualcuno che dimori in un albero genealogico diverso no? E comunque Jeb Bush non può farcela, non foss’altro perché non si chiama George

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