un blog canaglia

Promiscuità

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Ho avuto modo di scrivere in passato qualcosa di simile, ma, a distanza di anni, le mie idee non sono cambiate: in un mondo perfetto, mi piacerebbe vivere in un luogo freddo, estate a 10 gradi, inverno nevoso, abiti pesanti, caminetti e piumoni. Ecco, abitare in una casa isolata con connessione internet veloce e sicura, poi, sarebbe perfetto. Un casa non troppo grande dall”architettura essenziale (tutto il legno possibile, e che profumi), con il caminetto, un armadio con maglioni e felpe pesanti, alcune bottiglie di grappa, un”enorme libreria, un piccolo studio di registrazione con chitarra basso, batteria e tastiere, uno stereo megagalattico; una raccolta di pipe, tra cui una di canapa, dalla quale (sono fissato) vorrei fumare un giorno canapa. Beninteso, vivrei di rendita: dei miei affari si occuperebbe un onesto ed affidabile amico che da Londra investirebbe le mie cospicue fortune senza coinvolgermi nel quotidiano e senza fregarmi: gli concederei, va da sé, generosissime provvigioni.

Invece no. Come la maggior parte dei miei concittadini, sono confinato ad un appartamento. Non che mi lamenti, ma il condominio ti obbliga alla convivenza forzata con un campionario umano che, se lo guardi con gli occhi dello scrittore brillante che ti piacerebbe essere, potrebbe darti del materiale per anni. Ma che nei fatti è solo un brutto ostacolo ai tuoi deliri di pulizia e perfezione (quando avvisti un vicino molesto, il campo innevato che ti sembra di vedere con gli occhi della mente non c”è più, improvvisamente solo fango nero).

Uno degli aspetti più sgradevoli della convivenza in un condominio è la promiscuità forzata. Per il sottoscritto, l”unica altra forma di vicinanza obbligatoria (aggravata dall”altrettanto inevitabile semi-nudità) è il mare nella declinazione spiaggia-d”estate: nudo, peli incontrollati e lardo bianchiccio al vento, e al caldo impietoso, unto come una sogliola prima della frittura, non posso evitare di posare gli occhi sui corpi (sbrindellati? frustranti?) di altri individui altrettanto svestiti; i quali, tra l”altro, ti stanno tanto, troppo vicino, e ti assillano con i brandelli delle loro conversazioni che a te paiono assurde forse solo perché il vento pieno di sabbia te ne recapita rotti brandelli simili al rumore bianco variamente intervallato di una radio mentre cerchi la sintonia giusta.

Ma torniamo alla promiscuità: l”appartamento che confina con la mia cucina ha vissuto diverse vite. Oggi è un ufficio: chi lo utilizza deve essere un santo, perché in questo caso è lui che mi subisce: fortunatamente, gli orari non coincidono quasi per niente con i nostri. Ma prima, quando l”appartamento era vuoto, fungeva da alcova per un(“) agente immobiliare che ci portava il ganzo (la ganza). La brandina dove i due si accoppiavano (si muoveva troppo per essere un normale letto) doveva trovarsi praticamente dietro il mio frigo, e nei loro momenti di entusiasmo erotico il tubolare di metallo toccava il muro ad ogni colpo di lui, con un effetto percussivo degno di un film con Lando Buzzanca. Ho curiosato, lo ammetto: come una vecchia beghina, ho sbirciato dallo spioncino la coppia che, “dopo”, se ne andava, ed è stata una sorpresa. Lei era carina, il tizio che la faceva strillare tanto, un vero cesso: pallido, magro, grande naso: praticamente, la rivincita dei nerd. Prima ancora, quella camera era il rifugio di una donna che gemeva di dolore. Non so se occupava il letto sul quale si sarebbero uniti gli amanti clandestini, o se invece si scioglieva in un pianto ininterrotto seduta su un divano. Comunque, era uno strazio sentirla piangere la sera, proprio nel momento trionfale in cui stavo per cacciarmi in bocca una bella forchettata di carbonara. Fortuna che l”appetito è più forte della solidarietà.

E poi, nel condominio, ti tocca sentire i soffritti della vicina, che per imprescrutabili motivi ritiene opportuno cucinare a tutta callara alle nove e mezzo del sabato mattina: ovvero quando sto cercando di uscire dalla nebbia sorbendo il primo caffè della giornata, che fa a cazzotti con l”olezzo di cipolla. Che dire poi dell”odore di bagnoschiuma? Quando nel cortile sento il profumo che si libera subito dopo la fine di una doccia, posso anche immaginare che il corpo lavato sia bello quanto è gradevole l”odore che, senza rispetto alcuno per le porzioni catastali, gironzola per le parti comuni e si infila dalla finestra dentro il mio salotto. Inutile dire quanto questi arditi collegamenti siano pericolosi: almeno quanto arraparsi per la voce sexy di una tizia con cui avete solo parlato al telefono.

E ci sono gli anziani: proprio davanti alle mie finestre vive una vecchietta deliziosa, che purtroppo ha avuto qualche problema di salute, con una gamba credo. Qualche notte era confusa, o aveva male, o tutt”e due, forse. Anche se una signora l”aiuta, quegli strilli facevano male, come può fare male solo una cosa che sai che toccherà putroppo anche a te, e/o a qualcuno a cui vuoi bene. E quel destino, bada, potresti anche arrivare a considerarlo una “fortuna”, perché potrebbe andarti pure peggio. L”anziana che stava due piani sotto, invece, è morta durante un”estate: non che fosse una persona amabile come la prima, ma insomma, fa sempre un po” effetto constatare che alla conta manca un individuo, quando torni dalle vacanze. Per inciso, l”appartamento che occupava è stato completamente ristrutturato, e adesso è occupato da una ragazza odiosa. Ancora non ha capito il meccanismo “cortile finestre aperte”, cosicché la scorsa domenica ho potuto constatare che è in grado di parlare ininterrottamente per sei-sette ore.

E gli odori nell”ascensore? Un”altra forma di promiscuità forzata: ci sono i buontemponi che ci scorreggiano dentro, all”ascensore, i renitenti alle regole che ci fumano, i “distratti” che lo usano per portare giù la loro spazzatura: se sei il primo ad usare la cabina dopo uno di loro, finisci per domandarti qual è il senso. Non dell”ascensore e della monnezza, ma della vita in generale. Ah, e poi ci sono quelli (sono soprattutto donne, ma anche certi ometti non scherzano) che, prima di uscire, si versano mezza bottiglia di profumo sulla testa: ecco perché l”ascensore continua ad avere il loro odore artificiale per la settimana successiva al giorno in cui se ne sono serviti per l”ultima volta. Sempre meglio dei luridi che alle sette della mattina puzzano da fare schifo, e il micro-microclima dell”ascensore non può dimenticarsene.

Un condominio ti obbliga a convivere anche con degli scarti umani che denunciano il portiere per aver rubato una pianta (copia della denuncia nella cassette postale di TUTTI i condomini!) e che mettono in strada la bici di una bambina, dimenticata (la bici, non la bambina) in cortile. Vorresti passarci sopra e riderci, ma è più forte di te: l”idiozia di certe persone è un”offesa per l”umanità, ed è più infettiva di un raffreddore.

(FIORI DI SANGUE) Impiegato dell’anno, drogato dalla parola e dai suoni. E’ insicuro, non necessariamente gentile. Da quando scrive su Libernazione, si è convinto di essere Adam Clayton degli U2. Sperabilmente invecchierà e morirà felice.

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