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Le narcolettarie del centrosinistra: sei momenti brutti

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A meno di tre giorni dalle primarie del centrosinistra romano è difficile accorgersi che in città si stia svolgendo qualcosa di vagamente politico, tra confronti pubblici cancellati, affissioni zero, la spettro gazebo vuoti e l’inevitabile confronto con Milano:

“Ne so più di tutto ciò che pensa Majorino del futuro di Milano che di cosa abbiano immaginato per Roma tutti i candidati messi insieme a queste primarie romane”

nota su Facebook Valeria, elettrice attenta.

Il poco materiale reperibile ha una portata narcolettica pari alle eliminatorie di un torneo di freccette e lo spessore politico di una assemblea condominiale, con rari picchi trash di ispirazione grillina che fanno inevitabilmente rimpiangere la genuinità dei video per le Parlamentarie 5 Stelle.

Sinceramente allibiti, abbiamo selezionato per voi i sei  momenti davvero brutti di questa farsa noiosa e priva di contenuti ai limiti dell’offensivo:

1. L’orso di pezza di Gianfranco Mascia seduto in studio nell’intervista-terapia di gruppo di Lucia Annunziata: quasi impossibile non pensare a Napo Orso Capo nel profetico sketch di Guzzanti del 2001

2. Le interviste very simpatiche del Comitato Primarie ai candidati sulla ricetta della carbonara: guanciale o pancetta? LOL? No, speravamo che aveste qualcos’altro da dirci, comunque sulla cipolla di Tropea ha ragione Pedica.

3. Gli slogan in romanesco: una volta era tutta campagna social a colpi di Arfio Marchini e Coatti per Marino, adesso gli alter ego satirici non vanno più di moda, oppure non ci sta fantasia, non ci stanno soldi e il coatto lo fanno fare direttamente al candidato originale.

Al prossimo giro tanto vale candidare Brignano contro Biascica, tanto per motteggiare in romanesco non vale la pena scomodare deputati e relativi spin doctor. Il 6 m’arzo? E nun lo so mica sà! (Aspetto che mi diate un motivo).

4. Il candidato favorito senza programma. Perché il programma, a Roma, si fa dopo le primarie. Alle primarie si sceglie il candidato in base a come abbina la camicia con la giacca.

Update: l’intervista senza programma è del 20 febbraio. Nel frattempo, Giachetti ha fatto un programma: Piazza Vittorio come le ramblas. Meglio di niente, dai.

5. Gli stornelli. Gli stornelli hanno rotto il cazzo. Non è X-factor, non ce ne frega niente che sei coatto, vedi punto 3. In realtà non frega neppure nulla che tu sia romano doc, non lo è la metà dei residenti a Roma eppure: paghiamo le tasse, aspettiamo invano l’ATAC, amiamo i tramonti dal Pincio e siamo vostri elettori.

6. L’invito a “litigare un po’ di più” da parte di Matteo Orfini ai due sfidanti, uno dei quali (Giachetti) evidentemente alienato da qualsiasi autonomia e il secondo (Morassut) inizialmente comprimario di cortesia.

Attenzione, attenzione: nelle ultime ore pare che Morassut stia spiazzando tutti litigando davvero. Fuori copione, finalmente. Ed è, come sempre, merito di Denis Verdini.

Credits: Leonardo Molinari per .gif e spunti

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