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Viaggiare è sopravvalutato

in società by

Premessa: viaggiare è bellissimo. Anzi: viaggiare è una delle cose che preferisco.

Constatazione: viaggiare è diventata l’ossessione mainstream del decennio. Il viaggio come stile di vita. La vacanza-avventura come autoaffermazione, volontà e rappresentazione. La riscoperta di sè – del sè curioso, bambino, esploratore – passa dunque per l’acquisto di un volo low cost e di uno zaino Quechua, per i selfie di facce scottate dal sole su una vetta a 9000 km da casa. D’altra parte viaggiare è fonte di meraviglia e la meraviglia è fonte del filosofare.

E allora perchè accontentarci di essere meravigliati e meravigliosi per il 5% dei nostri giorni (gli impiegati più fortunati possono aspirare a 20 giorni di viaggio l’anno)? La risposta è: perchè siamo sfigati, pavidi e cretini.

Questo, almeno,  è il messaggio inequivocabile della fiorente retorica sui nuovi hobo, gli eroi contemporanei che “mollano tutto” per un solo raggiante orizzonte infinito: il viaggio come condizione permanente di vita.

Viaggiare dunque come affermazione di sé rispetto alla staticità della vita.  Viaggio come fuga dalle attese “degli altri”, dai progetti preconfezionati. Il viaggio come vaffanculo: alle improbabili carriere nelle multinazionali, ai rassicuranti noiosi nidi d’amore metropolitani, ai ricercati omologati guardaroba di vestiti Zara.

Le storie si assomigliano un po’ tutte, le parole dei protagonisti anche.

Ecco Maria, trentenne olandese ed ex project manager di qualcosa: “Prima di lasciare avevo tutto quello che ho sempre voluto: un lavoro fantastico, uno stipendio adeguato, una casa con il mio ragazzo, guidavo una bella auto ed ero circondata da tanti amici. Avevo 28 anni ed avevo rispettato tutte le aspettative sociali. Ma continuavo a chiedermi: è questo che voglio?”

Ariecco Dotan, pianista newyorkese: “Mi svegliavo ogni giorno lavorando per realizzare i sogni degli altri – ha raccontato – Ero infelice e per niente gratificato”. Per farla breve, in poche settimane ha venduto tutto ciò che aveva, ha comprato un van su Ebay e ha iniziato il viaggio con gli unici due elementi essenziali per l’avventura: il suo cane Brando e un pianoforte.

Maria non dichiara la sua fonte di reddito, Dotan invece campa degli spicci suonando per strada, altri – i cosiddetti “nomadi digitali” – lavorano online da ostelli tropicali d’inverno, da freschi e ventilati fiordi d’estate. Niente fardelli, niente legami, nessun progetto a lungo termine, neanche a medio per la verità.

E quindi: nessuna comunità di riferimento (togli facebook), nessun ingaggio che non sia qualcosa come “scoprire se stessi” o “aprire la mente”, o altra retorica da nomadi ispirati.  Muoversi per muoversi è la nuova controdipendenza.

Quello che colpisce delle loro dichiarazioni è che sembra non esista altra alternativa alla loro precedente  vita da inconsapevoli criceti nella ruota. Al probabile imborghesimento e allo svegliarsi la mattina senza obiettivi e al diventare tristi.

Qualcuno (non io) potrebbe dire che sei già una persona triste se non ti resta che scappare, e che a che cazzo ti serve scoprire te stesso e aprire quella dannata mente se non hai la minima idea di che fartene. Forse lo scoprirai viaggiando, o forse un giorno fermandoti a fotografare una capra su un impervio sentiero cambogiano constaterai di essere rimasto il fesso che eri e di non sapere assolutamente cosa vuoi nella vita. E allora? Continuare a viaggiare?

E se fosse che viaggiare non è diverso che restare, se non sai farti le domande giuste e se non hai voglia di sbatterti a cercare le risposte?

Se fosse, metti, che progettare se stessi è una fatica immane, conoscersi un compito non sempre gradevole, risolvere i propri problemi una questione di disciplina quotidiana, crescere un viaggio bellissimo che puoi fare ovunque, anche lavorando in posto così così e in una città che conosci fin troppo bene?

Se fosse che un vaffanculo alla tua carriera improbabile, al tuo soffocante nido d’amore, al tempo che ti scivola insignificante tra le mani e al te stesso di merda che sei diventato SI. PUO’. DIRE. anche stando fermo, lavorando ad alternative vere, abitando gli spazi comuni meglio di come facciamo e magari cambiandoli, cambiando quello che non ci piace senza cambiare posto, usando il nostro tempo come materia prima e imparando a procurarci la meraviglia come abitudine interiore invece che come occasione da cartolina?

 

Soundtrack:

Lali Puna – Our inventions

Irene Grandi – In vacanza da una vita

Franco Battiato – Invito al Viaggio

31 Comments

  1. Gente (o sarebbe meglio dire gentaglia) gonfiata di egocentrismo, pompata di vanagloria e di una buona dose di esibizionismo tale per cui credono che a qualcuno interessi il loro cambio di rotta, l’ammissione di una fallimento, di aver sbagliato qualsiasi azione e scelta a partire dai 5 anni di età.
    E allora sapete cosa vi dico….ma andatevene a fare in culo, viaggiate, schiumatevi tutti i vostri soldi in qualche baracchino su qualche spiaggia esotica. Basta che non vi spacciate per quelli che hanno capito tutto nella vita. Primo perché non è così e secondo perché strabocca di una intollerabile presunzione.

  2. Il trucco è continuare a viaggiare oltre quel cinque per cento. Viaggiare prima e viaggiare dopo. Quasi ancor più che viaggiare durante. Diventa un cento per cento di viaggio la tua vita al tavolino. Un sogno col passaporto sempre valido e nessuna frontiera da oltrepassare. Dici bene: meraviglia come abitudine interiore. Quella meraviglia che ti farà guardare l’isoletta greca dove approderò a giorni come guardo il pc in questi giorni. E quelli dopo che sarò tornato. In ogni caso, buon viaggio anche a te!..

  3. Magari tutti questi “viaggiatori dell’anima” (de li mortacci) sono poi le stesse persone che tuonano contro la riforma delle pensioni perchè: “E’ da una vita che lavoro”, “e’ immorale lavorare oltre i 60 anni” etc….
    Ritornando al mai troppo amato Malcom Y mi verrebbe da dire: “I viaggiatori HANNO ROTTO IL CAZZO”

  4. Il viaggio è bellissimo quando diventa l’eccezione.
    Tutti coloro che girano il mondo per lavoro, molto presto si stancano e non vedono l’ora di tornare a casa e starci fino all’eternità.
    Il viaggio è bellissimo quando lo fai per vedere non un panorama o un monumento, ma la vita.
    Viaggiare la domenica non è viaggiare, viaggiare è andare a Venezia in un giorno lavorativo e girarla alla mattina presto quando aprono le botteghe.
    Viaggiare è andare in un paese straniero e vivere in una città qualunque, come un cittadino qualunque, per diversi giorni, imparare la lingua, imparare a muoverti, conoscere le strade e le persone.
    Ma deve essere qualcosa che ti arricchisce e ti rimane dentro per tutta la vita, se fai cento viaggi non servirà a nulla, solo a fare confusione e a guardare tutto in modo superficiale, distratto, come il viaggiatore che guarda fuori dal finestrino del treno e crede di aver capito tutto di quel che ha visto.
    Viaggiare non è facile, bisogna essere dei viaggiatori. E non tutti lo sono.

  5. Ahah bello il post, e d’accordissimo con la parte finale.
    E si, c’è chi viaggia per egocentrismo, chi vuole scoprir se stesso, chi perché fa tanto figo. E chi perché semplicemente vuole vedere posti nuovi e conoscere gente nuova.
    Senza per forza riscoprire se stessi o altre menate new age che ormai han rotto il cazzo. Che poi, siam tutti turisti, da chi va in spiaggia a Cattolica a chi va in Ladakh disperso tra le montagne, perché poi tanto si ritorna alla nostra vita normale, al nostro ufficio e alla fabbrica.

  6. D´accordissimo su tutto, proprio io che da bambina disegnavo mappe geografiche a raffica e conoscevo mari, monti e capitali del globo terracqueo, che in viaggio ci sto da una vita, soprattutto nella testa e con la testa. E´ vero che se nasci tondo non puoi morire quadrato, e che se fesso sei a Latina, fesso resti anche a Ulaanbataar. Certo, si imparano tante cose, soprattutto se si sta a lungo a contatto con altre culture, ma quello e´ sempre dipendente dal cervello che ci troviamo. Questo eccesso di esaltazione del viaggiare (compiuto per lo piu´ da chi davvero non deve pagarsi l´affitto) sta facendo da spoiler a una delle cose effettivamente piu´ belle da fare, a parte mangiare bruschette al lardo di colonna (dai scatenatevi vegani!). Ed e´ vero che chi in giro per lavoro ci sta, ad un certo punto non vuole altro che tornare a casa nel suo letto. Viaggiare va fatto per un unico, semplicissimo, motivo: perche´ in questo mondo malato di posti bellissimi ce ne sono veramente tanti. Ma vi prego smettela di postare tramonti!

    • Condivido il commento sul fatto che se uno è fesso (o stronzo, o arrogante) a casa, di solito lo è anche in viaggio. Condivido meno il detto “se nasci tondo non puoi morire quadrato”, nella vita capita anche di migliorare, cambiare e scoprire aspetti della nostra personalità che non conoscevamo. Magari proprio in viaggio. Oppure, se uno viaggia sempre, fermandosi.

  7. Quanti illuminati, e io che a 29 anni cerco ancora il senso della vita! Che stupido che sono stato, adesso posso buttare la Bibbia e tutti gli altri testi sacri! Basta fare conversazioni con la gente del posto, basta imparare lingue nuove, posso tornare in Italia al mio lavoro da 800 Euro al mese per 10 ore al giorno. Che stupido! Mi bastava solo leggere il post, ma sopratutto i lungimiranti commenti per avere istruzioni su cosa fare, su quale deve essere l’unico motivo di viaggiare, per avere una precisa analisi psicologica del mio essere, e addirittura per non potermi più lamentare se in Italia fanno delle riforme delle pensioni schifose. Adesso mi sento proprio meglio, grazie!

    P.S.: Saluti dalla California a tutti i rosiconi.

  8. Dario vince.
    Che poi vorrei dire…. questo sito (o è un blog?) mi sembrava abbastanza lucido e tendendnte all’analisi schietta delle cose. Poi leggo questo post e capisco che non è così. Capisco che Luisa (così è chiamata l’autrice da una commentatrice) non andrà in vacanza quest’anno, e che rosicherà a vedere tutte le facce bruciate dal sole nei selfie. Però Luisa e gli altri commentatori che non muoveranno il culo per i più svariati motivi sappiano che per mollare tutto per breve o lungo tempo non serve necessariamente essere sfondati di soldi. E se qualcuno fa una scelta diversa dalla vostra, decidendo di raccontarla, voi potete anche girarvi dall’altra parte e ignorarlo. Abbiate il coraggio voi delle vostre scelte, piuttosto che buttare merda sulle vite degli altri e le loro scelte. Certo, come ha detto qualcuno , se sei un cazzone sulla tuscolana, lo sei anche a ulan bator. Ma forse sarai un cazzone con due o tre esperienze in più . e, da che mondo e mondo, vivere le cose non può che fare bene.
    Detto questo, buone vacanze se le farete. e se non le farete… non siete gli unici.

  9. Credo che nella maggior parte di chi commenta o legge ci sia anche buona parte, vhe realmente viaggia, o che realmnete ha vissuto per determinati periodi anche in posti diversi (me, ad esempio). Qua credo che Luisa non intendesse mettere in discussione il viaggiare o tano meno il rosicare. Credo (dico credo) si trattasse appunto di questo inondamento mediatico e di questa apologia del mollare tutto e vivere l´avventura o quel che si voglia. Che va anche bene, ma perche´ creare una sorta di clima mentale per cui chi di sua scelta decide di rimanere a vivere, che ne so, a Forli´ o a Santa Maria Capuavetere, deve sentirsi per forsa un perdende, un mentecatto o un borghese?

  10. dotan, il pianista newyorkese:

    – passa il 95% del tempo (in cui non guida il van) ad accordare il pianoforte

    oppure

    – spende in accordatore il mio reddito di cinque anni

    oppure

    – è sordo come un newjersey

    in embetré i casi non vedo nulla di invidiare.
    stattene a casa a fare l’hanon, mentecatto.

  11. Post ragionevole, interessante forse manca un po’di equilibrio nella forma, per questo viene travisato. Emerson ci era arrivato prima, quasi due secoli fa… Probabilmente qualcuno avrebbe da ridire anche a lui.

  12. Che ragionamento piccolo e superficiale. Questo post traspira anche un certo livore gratuito.
    Il tuo problema è la PIGRIZIA MENTALE, cara Luisa? Chi non capisci è un cretino e amen?

    Ti porto un esempio che fa capire bene quanto gretto sia il tuo ragionamento:

    Alla base del Buddismo vi è il convincimento che ogni individuo possieda un potenziale positivo illimitato e il potere di cambiare in meglio la propria vita. Attraverso la pratica buddista le persone possono diventare più felici e realizzate e, di conseguenza, dare un contributo in tal senso alla società. Sostiene inoltre che noi siamo i soli responsabili della direzione che prendono le nostre vite: un cambiamento nel nostro cuore o nel nostro modo di pensare porta inevitabilmente a un cambiamento delle circostanze esterne, influenza il luogo in cui viviamo e le persone che ci circondano.
    La parola Illuminazione può suggerire l’idea di un individuo impegnato in pratiche austere, alla ricerca di poteri straordinari ben oltre la portata delle persone comuni. Invece il Daishonin insegnò che l’Illuminazione non è altro che la fusione della nostra saggezza soggettiva con la realtà oggettiva – la piena comprensione della realtà di questo mondo.
    L’Illuminazione non è un traguardo prefissato che alla fine raggiungeremo: Illuminazione significa sfidarsi ogni giorno costantemente e rinnovare la propria determinazione per migliorarsi e influenzare positivamente l’ambiente circostante.

    La descrizione ti ricorda qualcosa? Benissimo, diamo del cretino anche al Dalai Lama adesso?

  13. Mai visto blog più merdoso di questo!!! Voglio dire, non vi piace viaggiare o vi piace farlo come hobby quando potete? Non capite chi vuole scoprire se stesso? Bene! Restatevene seduti sulla vostra poltrona a criticare chi fa qualcosa per se stesso, a giudicare chi non si accontenta di prendere 800€/1000€ al mese per lavorare 8 ore al giorno e tornare a casa distrutto, a chi cerca la propria felicità in quello che vede girando il mondo, ma per me siete una massa di sfigati che pensano di essersi realizzati quando in realtà siete mossi come dei burattini dal burattinaio di turno che vi da il contentino per non farvi ribellare! Certo, è di gran lunga più facile far finta di essere felici così… Per ribellarsi a quello che ci hanno inculcato da sempre ci vogliono le palle e non tutti ce l’hanno!! Statevene a casa a criticare che da vecchi avrete il vostro conto in banca gonfio e dei figli che non vi siete goduti, la giovinezza e la forza ci avranno abbandonati, non avrete conosciuto un cazzo del mondo e avrete una marea di rimpianti per quello che potevate fare e non avete fatto per far si che il vostro conto in banca abbia più di 3 zeri!! La vita è una, non ve li dimenticate!!!

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