un blog canaglia

Nativita-quadri

Presepi, crocifissi e una grossa differenza

in società/ by

“Tu scendi dalle stelle, o Re del Cielo”, “mio divino, o Dio beato”, “a te, che sei del mondo il Creatore”. Queste sono alcuni dei versi non proprio laici di una canzoncina che mi facevano cantare alle scuole elementari. Nonostante gia’ a quei tempi avessi sviluppato una profonda allergia verso il fan club terreno di Gesu’ (a.k.a. Chiesa Cattolica), ne’ allora ne’ oggi  la celebrazione del Natale con esplicito riferimento alla storia che Gesu’ e’ figlio di Dio mi ha mai provocato alcun fastidio (a differenza di quanto succede in una scuola di Bergamo). Io stessa a casa ho un presepe di dimensioni ragguardevoli e la mattina di Natale mi premuro di piazzare la statuina del bambinello nella mangiatoia, in attesa dei Re Magi.

Molti anni dopo le elementari, mi sono imbattuta nella benedizione da parte di un prete cattolico di un presepe allestito nell’atrio dell’Universita’ Bocconi. Quella volta ho invece percepito il gesto come un’invasione di campo da parte di una di una confessione religiosa a cui veniva riconosciuta dalla mia universita’ una qualche forma di monopolio sul Natale. Era lo stesso disagio che provo ogni volta che vedo un vescovo che benedice un ponte appena costruito o un crocifisso di plastica appeso in un’aula, come prescritto dal Concordato tra lo Stato Italiano e la Chiesa Cattolica.

Le diverse reazioni si spiegano molto semplicemente. Quel che conta non e’ il fatto che si faccia o meno riferimento al Cristianesimo fuori da un contesto religioso. Anche perche’ senno’ noi non credenti dovremmo lamentarci per come viene scandito il calendario delle vacanze, per il fatto che la domenica non si lavori e dovremmo pure chiedere di cambiare mezza toponomastica delle nostre citta’. Quel che conta e’ lo spirito con cui il riferimento al Cristianesimo viene fatto. Il Natale e’ diventata un’occasione di festa ben al di la’ del suo significato religioso e i riferimenti alla nascita di Gesu’ per moltissimi prescindono dalla fede e dal rapporto con il fan club terreno di Gesu’. Anche perche’ il rapporto di ognuno di noi con Gesu’, sia che sia di fede, di stima, di disprezzo o di indifferenza, non deve per forza passare attraverso una confessione organizzata. E’ cosi’ che il mero allestimento di un presepe o l’intonazione una canzone in cui si da’ per scontato che Gesu’ sia dotato di caratteristiche sovrannaturali non dovrebbe essere percepito dai non credenti come un’attivita’ religiosa. Se quel presepe o quella canzone vengono invece esplicitamente collegati ad una confessione religiosa, attraverso la presenza di un suo esponente, allora il Natale smette di essere una tradizione e diventa un rito religioso, cosa per cui esistono i luoghi di culto.

Triestina di nascita, della sua terra si porta dietro lo spirito patriottico, lo spritz e la tendenza a sottovalutare qualsiasi raffica di vento sotto i 130 km/h. Radicale, milanista e milanese nel cuore, dopo la laurea il suo corpo fugge verso la Perfida Albione. Qui ottiene un dottorato in storia economica con una tesi sul divario Nord-Sud dopo l’Unità d’Italia. Il suo cervello invece, grazie alla sua tesi e alla mai curata passione per la politica, rimane in larga parte in Italia.

28 Comments

  1. Non dico che uno deve conoscere la storia; sarebbe troppo. Ma basterebbe wikipedia per comprendere la cazzata che ha scritto.

      • No, signor Stefano, il discorso non si reggeva a prescindere dallo strafalcione che la signora è incapace di ammettere.
        Del resto siamo di fronte a una non credente che il 25 mattina mette il bimbetto nel presepe e poi si lamenta del prossimo. Ma la storia di questo Paese è ricchissima di non credenti che hanno gettato discredito sulla categoria con corbellerie del genere.
        Addirittura denuncia che “il Natale smette di essere una tradizione e diventa un rito religioso”. Il Natale “un rito religioso”: ecco un altro schiaffo ai non credenti, disegnarli ignoranti a propria immagine e somiglianza.

  2. Questa logica meravigliosa per cui il presepe in un abitazione privata è bello mentre un prete che benedice un presepe in un’università PRIVATA è un’invasione di campo…
    Stai male.

    Questa mette il bambinello nel presepe il 25 dicembre (l’ultima persona a cui l’ho visto fare era una mia ex fidanzatina diciottenne di comunione e liberazione che credeva nella verginità fino al matrimonio) ma i crocifissi nelle classi SCANDALO.
    Ripigliati.

    • E’ la differenza tra scegliere di onorare una tradizione a casa propria, attribuendo a quell’atto i propri significati, e vedersi imporre la stessa tradizione in un luogo pubblico da altri, insieme ad uno strascico di implicazioni preconfezionate. Cos’è che ti sconvolge tanto?

          • Intollerante moi?
            Io tollero eccome, cosa c’entra la tolleranza col puntualizzare i comportamenti patetici di chi vorrebbe disfarsi di una credenza ma non è capace e allora trova dei compromessi che cerca di giustificare in pubblico?
            Liberi di farlo ma sempre patetici.

          • Ma chi ha detto che Anna “non sia capace”, come se dovesse liberarsi di qualche dipendenza? Si può benissimo essere non credenti, come lei o me, ma coltivare consapevolmente certi gesti e certi simboli in una dimensione affettiva, non religiosa. O credi veramente che lei curi il proprio presepe domestico con lo stesso spirito della tua ex ciellina?
            Per come la vedo io, una seria pratica della laicità impone il rispetto della sfera privata altrui. E astenersi da indebite proiezioni.

          • Una vita vera fatta di relazioni e affetti include anche tutta una serie di cose “inutili”, ricordi dell’infanzia non ne hai? Non ne vuoi lasciare?
            Non può rimanere solo il piacere di fare l’Odifreddi de noantri alla tastiera o il concertone del primo maggio che, a me, pare ridicolo più che patetico.

  3. Tradizione significa il più delle volte fare qualcosa solo perchè lo si è sempre fatto senza pensare razionalmente al perchè lo si fà e se nel caso abbia ancora un senso. In questo senso disprezzo fortemente il concetto di tradizione.
    Detto questo, a casa propria ed in luoghi privati ognuno può fare quello che vuole, ma la scuola è pubblica, perciò evitiamo di inserire in essa oggetti/simboli che hanno un senso evidentemente legato ad un particolare contesto religioso/confessione religiosa.

  4. Il Presepe, per me, a confronto di molte altre “consuetudini” di matrice cattolica che possono ragionevolmente essere ormai declinate in termini meramente laici, o per meglio dire secolarizzati, è un diorama a tema così prettamente religioso che è sinceramente arduo volerlo caricare di significati “altri”, a meno di sostituire, che so, il bambinello con Sponge Bob o il bue e l’asinello con due Trooper di Star Wars.
    Ovvio che poi ognuno in casa propria allestisca quel che vuole e gli dia i significati che preferisce; pretendere però che i propri comportamenti privati assurgano ad esempio universale, beh, francamente mi sembra un pò troppo: il Presepe classico è una specie di summa del Natale cattolico, con una fortissima connotazione religiosa, con o senza la presenza di un prelato nelle vicinanze, forse ancor più di mille crocifissi appesi a prender polvere in luoghi pubblici.
    In ogni caso questo genere di ricorrenti diatribe hanno francamente rotto il cazzo: uno Stato che si definisce laico non dovrebbe esibire nessun simbolo religioso in nessun spazio pubblico, punto.

  5. Forse vi e’ sfuggito…. ma La Bocconi e’ una universita’ cattolica….. Fossi nella missiaia mi farei restituire i soldi delle rette….

  6. Sarebbe decente se coloro che danno dimostrazione di tale fanatismo si astenessero da ogni pratica correlata alla tradizione culturale di questo paese.
    Fabrizio: non faccia figli, ma soprattutto non dia segno che si sta divertendo.

    • Dmitri: la battuta sul divertimento vorrebbe essere divertente? Il divertimento è un concetto altamente soggettivo ma di interessi e di attività per divertirmi ne ho e posso sceglierne quanti ne voglio, anzi, dato che ho già un figlio penso non ci siano molte cose più belle che stare con lui, vederlo crescere. Ho in più la ideale, ma non facile in pratica, aspirazione di crescerlo insegnandoli prima di tutto ad avere senso critico, di non accettare tutto così come è solo perchè qualcuno (io compreso !) glielo dice. Non sarà facile, tutti i genitori fanno degli sbagli, ma di base è come sono stato cresciuto io e ne sono grato ai miei genitori.

      Per quanto mi riguarda cerco di evitare già del tutto quelle che ritengo essere tradizioni culturali Italiane nelle quali non mi riconosco (festività religiose in primis) sia da comportamenti non coerenti con le mie idee (NON bestemmio in quanto per me non ha alcun significato, NON uso modi di dire dall’origine palesementre religiosa).

      Chiedere che nella scuola pubblica non venga esposto un presepe è fanatismo? Dal punto di vista di chi è cattolico sicuramente sì, dovreste però spiegare prima di tutto quanto davvero è pertinente con lo scopo della scuola, che è di insegnare, la presenza del presepe. Che cosa insegna il presepe? Principi di pace, tolleranza ? Non è nulla che non possa essere spiegato anche dalla semplice e laica educazione civica, non c’è bisogno di utilizzare la religione per farlo. Questo ancor prima della considerazione che è un simbolo religioso ed in uno Stato laico o si dà spazio ai simboli di tutti, compreso chi religioso non lo è, o allora lo si deve negare a tutti. Esistono luoghi sia di culto che privati nei quali potere esporre a proprio piacimento il presepe. Se mi capitasse di andare a casa di qualcuno che ha il presepe MAI mi permetterei di dirgli di toglierlo.

      Saluti.

  7. L’Italia 30/40 anni fa era un paese cattolico, almeno formalmente. Tutti andavano alla messa, tutti si sposavano in chiesa, nessuno divorziava.
    Oggidì io non conosco praticamente nessuno tra gli under 40 che vada a messa, i pochi che continuano a sposarsi lo fanno in comune salvo divorziare dopo un 3/5 anni.
    Particolare invero bizzarro è che in un paese assolutamente NON cattolico come l’Italia continui imperterrito il regime di CEI, Comunione e Liberazione, Opus Dei, Compagnia delle Opere. Per lo meno nei luoghi di integralismo islamico la popolazione è musulmana.

  8. Cara Anna Missiaia, Francesco Nardi ti ha risposto perfettamente a tono sulle pagine di questo stesso sito. Una persona che si lamenta del fatto che il Natale “smette di essere una tradizione e diventa un rito religioso” secondo me ha dei grossi problemi….

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*

Latest from società

Go to Top