maccartismo-Joseph_McCarthy

Preparare un nuovo maccartismo

in società by

Il maccartismo è stato, al di là dell’opportunismo carrierista del suo protagonista principale, un periodo di diffusa paranoia e oscurantismo. Chi però pensa che un periodo del genere non possa ripetersi, sotto altre forme, sbaglia.

Cercherò di prenderla un po’ alla lontana, per cui abbiate pazienza. Ho cambiato parecchie posizioni nella mia vita, prima di trovarmi dove sono ora, cioè complessivamente abbastanza right of center, e conservatore, pur non essendo religioso. Nel farlo, partendo da posizioni di sinistra che hanno via via cambiato forma, ho costantemente e scientemente esposto il mio punto di vista a contraddizioni, alternative. Ho passato spesso il tempo leggendo riviste di gente di cui pensavo di non condividere nulla, principalmente per non fossilizzarmi sulle mie idee – ad esempio, ero decisamente anti-liberale quando ho letto Nozick.

Ad ogni modo, nel tempo ho accumulato amicizie, reali e telematiche, che coprono uno spettro decisamente ampio di posizioni e vissuto: dai fasci ai militanti per i diritti lgbt, dal libertario nerd al grigio funzionario di partito della Ditta, dal conservatore americano vicino al Tea Party, o europeo vicino alle posizioni dell’Opus Day, ai molti (e di tutti i paesi) liberal che leggono il New Yorker e il New York Times, da chi odia gli immigrati a chi viene dai paesi che subiscono il razzismo dei primi, e così via. Alcune di queste persone, alle volte, si ritengono profondamente offese da quello che penso e che dico, e ci tengono a dirmelo – spesso in privato, aggiungendo di voler interrompere ogni rapporto con me. Profilo di tutti costoro: economicamente a sinistra, sostenitore dei diritti civili, non religioso. Progressista, insomma.

Un secondo autore di questo blog ha da poco ricevuto apprezzamenti simili per aver condiviso su una chat comune a degli amici un articolo che parla male del Venezuela di Chavez.

Un altro ancora ha ritenuto di andarsene dal blog perchè offeso da quello che scrivevo. Un ultimo autore, infine, non mi parla più per lo stesso motivo. Tutti, come sempre: economicamente a sinistra, sostenitori dei diritti civili, non religiosi.

In molti, da quando ho iniziato a chiedermi se questo atteggiamento fosse effettivamente solo una percezione, hanno iniziato a raccontarmi di astenersi dall’esprimere certi punti di vista perchè temono le reazioni di colleghi e amici: ancora una volta, si tratta di punti di vista non esprimibili perchè non abbastanza vicini a quelli di chi è economicamente a sinistra, sostenitore dei diritti civili, non religioso. Chi li ha espressi, invece, mi ha raccontato di come fosse stato contattato privatamente, anche a distanza di giorni, da persone che comunicavano il loro considerarsi ex-amici per quanto emerso nella discussione.

Potrebbe essere un problema di prospettiva? Chi possiede una istruzione elevata si trova più spesso in ambienti in maggioranza progressisti. E quindi sovrastima quello che Pew dice essere comunque un fenomeno rilevante, almeno sui social media.

Consistent Liberals Most Likely to Block Others Based on Political Content

Ma si limiterà ai circoli più elitari? Le istituzioni ufficiali non aiutano: offrono legittimazione costante dando status di opinioni con diritti di cittadinanza superiori a opinioni come le altre. Le università, addirittura, istituiscono corsi in cui dare per assunta l’oppressione patriarcale, il liberismo come causa delle disuguaglianze, le disuguaglianze economiche come urgenza, il realismo politico come causa dei mali del mondo. Chi vuole essere intollerante sente di avere un supporto “ufficiale” del suo punto di vista. La mia università, giusto oggi, ha inviato una mail collettiva invitando a una public lecture in cui il relatore si applicherà nel seguente esercizio:

Structural adjustment programs, austerity policies, tax competition, and growing inequalities appear more and more as limits to the possibility for citizens to democratically determine how to organize their society.   (guest) will critically reflect the relationship between capitalism and democracy, addressing questions such as: Is capitalism necessarily a precondition for liberal democracy, or is it rather a hindrance to democratic collective self-determination? Should democracy become “market conform” (Angela Merkel), or should economic activities instead be democratized?

Sono opinioni, ma in un ambiente a maggioranza di sinistra qualcuno ha la forza o il coraggio di proporre che vengano semplicemente messe in discussione da una prospettiva aperta? La versione più edulcorata di come questo sia un problema nell’accademia americana (pensate che in Italia sia meglio?) è qui, una meno ottimistica qui. Citazioni dalla più ottimistica?

About a third of the professors we interviewed said they concealed their politics prior to earning tenure. Of course, being in the closet is not easy. (One particularly distressed professor told us: “It is dangerous to even think [a conservative thought] when I’m on campus, because it might come out of my mouth.”)

some 30 percent of sociologists acknowledged that they would be less likely to hire a job applicant if they knew she was a Republican. Yancey found that 15 percent of political scientists and 24 percent of philosophers would discriminate against Republican job applicants, and at least 29 percent of professors in all disciplines surveyed would disfavor members of the National Rifle Association. He found that professors are even less tolerant of evangelicals, partly because that identity is a proxy for social conservatism.”

So che molti i lettori di questo blog sono, per l’appunto, economicamente a sinistra, sostenitori dei diritti civili, non religiosi. E probabilmente riterranno questo discorso un inutile orpello vittimista. Non è così. Il problema esiste, e sta peggiorando la vita di molti. Chiunque leggerà, provi a rifletterci.

P.S.: allo stesso modo, chi ritiene di poter allungare la lista degli esempi scriva pure qui sotto. Davvero, c’è poca consapevolezza del problema, e quanto più si può fare meglio è.

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

13 Comments

  1. Secondo me sbagli totalmente prospettiva. Il punto del liberal (quello reale, non quello da salotto) è che giudica alquanto infame negare un diritto altrui sulla base di un proprio punto di vista opinabile (escludiamo la rotondità della terra, ma se due gay abbiano il diritto di sposarsi lo è).
    In francese è ‘essere froci col culo degli altri’. Se ho un minimo di palle, il diritto che nego è pure il mio. Sono fascista contro la libertà di espressione? Benissimo, voglio che ogni opinione contro il governo in carica sia censurata, anche la mia se il suddetto non mi rappresenta, ora o in futuro. Ma oppormi solo a ogni opinione negativa sul governo espressa tramite alfabeto braille, per me che ci vedo benissimo, fa di me una merda umana.
    E io evito di entrare nell’arena in competizione con merde umane: da liberal e pure liberale (nell’accezione italica) ritengo che l’opinione di chi non è toccato dalle conseguenze negative di un qualunque argomento (o che pensi erroneamente che non ne sarà mai toccato, vedi grillini – giustizia) valga come l’opinione di un ubriaco da bar. Il conflitto di interessi intellettuale esiste: io considero il libro più anticomunista della storia ‘buonanotte, signor Lenin’ di Terzani, un tizio che avrebbe dato un braccio e una gamba perchè il comunismo avesse funzionato. E’ proprio questo che rende l’anticomunismo del libro davvero autentico.

    • E niente, ovviamente i conservatori sono quelli che ce l’hanno coi gay secondo te. Come se non fosse pieno il mondo di conservatori che sui gay e i loro diritti non hanno mai avuto posizioni da beghini. Ma bisogna collassare tutto su questa associazione, peraltro falsa. Auguri.

          • allora devo averlo scritto con l’inchiostro simpatico. Perchè ho parlato anche di altro, di giustizia, parecchi conservatori sono per il pugno di ferro contro i rom e i ‘negri di merda a fare casino vadano al loro paese’, ma quando il figlioletto impasticcato centra un palo con l’auto dopo aver travolto e ucciso una tizia che passava di lì è un ragazzo insomma, va capito.
            O di libertà di espressione, nel senso che la loro è sacrosanta e reclamano le riserve indiane perchè fuori c’è telekabul, poi montano il casino per una vignetta, una bestemmia detta in TV eccetera.
            Mi dirai: ma mica tutti i conservatori hanno istinti razzisti, liberticidi, da darwinismo sociale (quello cieco: ringrazia il babbo), giustizialisti eccetera eccetera, che si possono condensare in un semplice ‘rifiuto del diverso da me’, che è il senso del mio intervento.
            Vero, però ce ne sono un po’ troppi. Quanti politici di centrodestra hanno votato la Cirinnà sul totale? Che ne fossero convinti o meno, ordini di scuderia o meno, evidentemente se la proporzione era quella vuol dire che stavano seguendo l’elettorato.

          • Insomma, l’esistenza di Gasparri giustifica il bullismo nei miei confronti. E io chi potrei citare per fare bullismo nei tuoi? Chiunque a piacere. Che criterio…

          • Il problema non è Gasparri, sono i suoi (tanti) elettori. Non che a sinistra non ci sia il pienone di coglioni, però in genere sono coglioni sul vivi e lascia vivere, non del genere
            “Ogni fatto o atto della vita e della coscienza è reato per chi fonda il suo imperio col proibire tutto a tutti, coltello alla cintola” (l’ha scritto Gadda, non proprio un maoista)

            E non mi puoi dire che manifestare perchè tutti abbiano l’opzione di abortire è lo stesso ma di segno opposto del manifestare perchè nessuno possa abortire.
            O che battersi perchè redistribuendo parte delle ricchezza si possono creare le condizioni per favorire la mobilità sociale sia lo stesso ma di segno opposto di battersi perchè io sto bene e allora viva l’immobilità.

            Poi possiamo discutere di quanto stiano sul cazzo i safe spaces, di come il politically correct abbia scassato la uallera, del fatto che un modello economico basato sulla redistribuzione forzata non sia proprio uscito vincitore dalla Storia o di come gli eserciti servano eccome nonostante quel che racconta un Gino Strada.
            Ma coi fascisti non ci discuto, specie quelli che non hanno manco i coglioni di dichiararsi tali, ma invocano la ‘legge naturale’, le ‘radici cristiano-giudaiche’, ‘non sono razzista ma…’, ‘premetto che ho molti amici gay’, ‘sì va bene la rieducazione, ma quelli come lui vanno sbattuti in galera e buttata la chiave’. Se ti consideri un libertarian pensaci: sono una minoranza sparuta anche negli USA, dove le condizioni per una loro proliferazione sono molto più alte, la maggior parte dei rep pur condividendone le teorie economiche hanno un’apertura mentale sulla questione delle libertà individuali pari a quella del compianto Mullah Omar.

          • Mi sembra che qui stiamo perdendo completamente il punto. Stiamo assumendo che chiunque sia right of center sia fascista, e che i fascisti non abbiano diritto di parola. Vabbè.

  2. Caro LM,
    Quando iniziai a leggere questo blog, facevo parte del tuo (molto) generico gruppo delle persone economicamente di sinistra, pro-diritti civili, non religiose. Ero, insomma, un progressista. Anche grazie a te (e te ne sono riconoscente), penso di aver messo enormemente in discussione le mie posizioni sull’economia nel corso degli ultimi 4-5 anni. Sulla religione ero e continuo ad essere enormemente tollerante, mentre sui diritti civili continuo a non esserlo affatto: per me ogni posizione contraria ai diritti, oltre ad essere antilibertaria, è insopportabile e illegittima. Vivendo questa battaglia sulla mia pelle, posso dirti che continuerò a zittire (o a rifiutare di confrontarmi con) chi è fortemente contrario ai diritti civili. Nemmeno ascolto i loro argomenti, tanto sciocchi mi paiono. Sarò illiberale? Sarò Fascista? Sticazzi.
    Seguendo Libernazione sin dalla sua nascita, e seguendo te in particolare, posso dire che non è la prima volta che leggo interventi di questo tipo da parte tua. Mi permetto molto onestamente e umilmente di farti notare che:
    – Quando qualcuno se ne va via sbattendo la porta perché non vuole più parlare con te o ascoltarti, lui ha perso una occasione di esprimersi, farsi ascoltare e confrontarsi, ma lo stesso vale per te.
    – Se ti interessano realmente le opportunità di cui sopra con una persona o con una audience in particolare (cosa non scontata: a me ad esempio non interessano occasioni di confronto con CHIUNQUE, come ti ho detto. Devo fare un po’ di selezione: non ho tempo ed energie per tutti), dovresti lavorare sul tuo modo di porti. Far capire le cose che tu credi importanti nel modo giusto, insomma.
    – Colpevolizzare chi smette di ascoltarti può essere comodo per lavarsi la coscienza, ma non porta da nessuna parte. Anzi, ti farà rimanere ancora più isolato. E le tue opinioni inascoltate, anche se sono pienamente valide. Non stare a fare post su quanto siano illiberali i progressisti, quanto sia pericoloso il pol.corr., o quanto sia temibile il nuovo “maccartismo”. Non serve a te e non serve a nessuno, pare solo la classica rosicata di chi fa il bastian contrario e poi si lamenta che nessuno vuole parlare con lui. Tu puoi fare molto meglio di così.
    Insomma: o fai pace con te stesso e ammetti che le tue opinioni non siano per tutti, che ci saranno sempre un po’ di persone con cui preferisci non confrontarti, oppure cerchi di comunicare in modo tale da essere a tutti digeribile, accetti di farti criticare in serenità, e difendi le tue opinioni con pazienza e comprensione verso gli avversari. Oppure un po’ l’una e un po’ l’altra, come faccio io, che escludo dal confronto chi è TROPPO distante da me (come chi è contrario ai diritti civili, chi è di estrema destra, chi è troppo clericale e chi è economicamente troppo a sinistra), ma mi confronto serenamente con tutti gli altri.
    A me pare che lo spazio di manovra sia questo (tutte e tre posizioni legittime), altre scappatoie non vedo.

  3. Non penso sia corretto escludere dal confronto, e non capisco proprio chi toglie l’amicizia per certe posizioni. Quindi non sono d’accordo con Enrico B.: non sta all’autore moderarsi per adattarsi al pubblico, sta a tutti quanti porsi in maniera aperta verso l’opinione altrui. Poi magari a discussione conclusa, quando si esce dalla porta, ci si dice: “ma che cazzo stà a dì questo qua???”, e non lo si cerca necessariamente più per discutere degli stessi argomenti, sono sicuro che ce ne sono altri…

    Detto questo, però, vorrei far notare all’autore che sta parlando di un ambiente ben particolare: accademia, tessuto urbano, grande città con forte sentimento sociale (se ho capito bene sei a Zurigo), momento di reazione dei cosiddetti intellettuali a certe tendenze politiche in atto, ecc.. In altri ambienti, succede l’esatto contrario: impossibile uscire con idee “left of center”, per dirla così… Ambienti meno urbani, più vicini alla frontiera rispetto a Zurigo, sentimenti generalmente più conservatori, religiosità ancora abbastanza forte.

    Insomma, l’intolleranza o addirittura il mobbing verso posizioni ideologiche altrui non è esclusiva della destra o della sinistra. E mi pare di dire una banalità.

    • Non mi pare di riferirmi solo alla città in cui vivo. Peraltro, ci abito da meno di due anni e nessun esempio è tratto da qui.

      • Ammetterai però che c’è una bella differenza tra l’ambiente accademico e altre realtà professionali/sociali, e soprattutto tra ambiente rurale e ambiente urbano. In Svizzera lo vediamo ad ogni votazione.
        Dove vivo io è un dato di fatto che è difficile fare dei discorsi di tipo liberal (e lo dico da “right of center”) proprio nelle modalità che illustri tu (e ben più simili al maccartismo).

  4. (ot: conobbi uno, anni fa, che diceva che l’opera principale di karl marx era “il capitolo”. ossia leggeva leggeva, non capiva un cazzo, e parlava parlava.
    ot II: oh, chi conosci dell’opus day?)

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