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Le tre posizioni della sinistra radicale a proposito di Paesi Arabi

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La crisi ideologica che la sinistra sta attraversando la porta ad assumere posizioni molto eterogenee in materia di politica estera. In particolare sulla questione islamica e il rapporto con i Paesi arabi emergono differenze profonde nel modo di concepire la politica da parte delle diverse fazioni radicali. Possiamo individuare almeno tre filoni di pensiero che vanno per la maggiore: gli antiamericani, i movimentisti e i destabilizzatori.

    1. ANTIAMERICANISTI: l’antiamericanismo è una componente trasversale della sinistra; c’è però una parte di essa che pur di limitare l’egemonia statunitense ha cominciato a vedere in Putin una guida (anche a destra abbiamo posizioni di questo tipo). Poco importa la politica interna del presidente russo e il suo imperialismo ai confini dell’ex URSS: per questi orfani della guerra fredda l’unica cosa che conta veramente è costruire un polo alternativo che possa contrastare gli americani. In Ucraina, Georgia e recentemente in Siria il presidente russo si è guadagnato tante medaglie su questo versante. Nietzsche diceva che se vuoi combattere i draghi devi diventare un drago: per quest’area di sinistra tale principio è diventato un faro. Non riuscendo a percepire la Cina come attore antiamericano, dato l’intreccio di relazioni commerciali e finanziarie tra i due Paesi, la Russia viene vista come l’unico attore indipendente in grado di creare un contropotere internazionale. Gli antiamericani cercano di essere realisti, come le altre correnti hanno una venerazione per i curdi e il loro movimento, ma al contrario dei movimentisti non credono alla capacità di questi gruppi di emanciparsi da soli senza l’aiuto di una potenza forte alle spalle. Lo stesso tipo di ragionamento prevale nella loro considerazione sull’Egitto di al-Sisi: meglio il dirigismo economico e lo stato di polizia rispetto alla disorganizzazione movimenti sindacali e islamici che gli fanno opposizione. Gli antiamericani di sinistra difficilmente perdoneranno gli attacchi della Nato in Libia che hanno lasciato il paese nel caos, in mano ai fanatici religiosi, ai terroristi e ai militari. L’analisi sulla situazione libica rafforza l’idea che hanno del potere, quello che temono è la sua assenza e la mancanza di un’opposizione al grande “Satana americano”. In fondo sono cultori della potenza, retaggio di un bolscevismo che fu e che è ben radicato nel pensiero occidentale.

 

    1. MOVIMENTISTI: essi rifiutano ogni forma di imperialismo, compreso quello russo. Credono che l’esempio dato dal popolo curdo sia la strada da seguire. Hanno visto di  buon occhio le primavere arabe e tutti i moti di rivolta contro l’establishment. Al contrario dei compagni filorussi e alsisiani non hanno mai perdonato il patto tra al-Sisi e il premier israeliano Netanyahu in funzione di contrasto ad Hamas. Non considerano il fattore religioso come un discrimine nelle loro prese di posizione, simpatizzano più per Hamas che per al-Fatah, rimangono però anti-Isis e sostengono i movimenti sindacali tunisini. Si mantengono spontaneisti sempre e comunque, anche quando ciò crea dei cortocircuiti ideologici. È una sinistra  che in Italia affonda le radici nel movimento del ’77, nel decostruzionismo oltre che nell’anarchismo spagnolo degli anni Trenta: la storia li ha sempre schiacciati, ma mai annientati. Sono la maggioranza dei frequentatori dei centri sociali più politicizzati del Nord Italia e alcuni di loro sono andati a combattere in prima persona, fianco a fianco, in una sorta di brigate internazionali 2.0.

 

  1. DESTABILIZZATORI: questi ultimi credono che qualunque forma di intralcio al funzionamento del capitalismo internazionale possa essere considerata positiva. Sono spinti dall’idea che “il nemico del mio nemico sia un amico” e, pertanto, gli attentati in Europa non sono che una reazione della violenza che l’Occidente porta in giro per il mondo; la riemersione del fattore religioso è visto come un fenomeno positivo in quanto forma di resistenza al nichilismo del società dei consumi; la crisi economica appare come un momento di confusione più che di rivoluzione (chissà poi quale…). I più noti di loro si definiscono allievi indipendenti di Marx, dicono di avere meditato la questione della tecnica oltre all’opera di Pasolini e di Gramsci (vedi Fusaro); come spesso accade, però, i sincretisti finiscono per diventare dei “sincretini” e gli allievi indipendenti verrebbero pesantemente bocciati dal maestro di riferimento. Quest’area della sinistra è presente nei talk show e trova spazio nei giornali (proprio perché innocua), non ha una base definita ma nella confusione generale crea consensi anche fuori dall’alveo della sinistra radicale (principalmente destra estrema, cattolici reazionari e populisti vari).

Riminese di nascita divide la settimana tra Trento, Milano e Roma. Maestro di sci alpino recentemente ha iniziato a cimentarsi con il biathlon. Da sempre una perversione per la politica.

4 Comments

  1. Questa etichettatura del pensiero in categorie predefinite è l’antitesi della libertà dello stesso, come se non esistesse più nessuno in grado di ragionare con la propria testa.
    Sembra uno di quegli articoli semiseri che si trovavano una volta sulle riviste di enigmistica.
    Piccola considerazione a latere: qualità dei post a parte, come fa un blog con più di venti autori a pubblicarne tre in un mese (e non è agosto), di cui uno è una vignetta? E’ un pezzo che dico che Libernazione sta morendo, vedo però un accanimento nel tenerlo in vita artificialmente che mal si sposa con le dichiarete radici radicali. Eutanasia subito!

    • Ciao Jonny, noi stiamo bene e tu?
      Non solo sei il primo a leggere i nostri post (anche prima che siano divulgati su Facebook!) ma sei anche attento alla nostra produttività; questo tuo affetto ci fa molto piacere. Dobbiamo però avvisarti che abbiamo deciso di rallentare e di lasciare agli altri la corsa al commento del fatto del giorno. Puoi biasimarci per questo?
      Inoltre da quello che scrivi non si capisce cosa non ti piaccia di questo articolo: noi lo troviamo serissimo, a parte il titolo che fa l’eco a testate più in voga come l’Oltreuomo perchè siamo dei bastardi invidiosi oppure perché ci divertiamo ancora così.
      Chissà, l’importante è che la morte ci trovi vivi. A presto.

    • Concordo con lei per la critica sulla sporadicità degli ultimi post. Credo sia opportuno da parte mia cancellare Libernazione dai preferiti, al massimo darò un’ occhiata al blog ogni sei mesi, sperando di trovarvi nuovi post.

  2. Vorrei far notare che dai “movimentisti” ai TERRORISTI (F.A.I. , Brigate Rosse, oltranzisti No-TAV – solo per citare quelli italiani, all’estero potremmo citare le FARC anche se ora si stanno “integrando nel sistema”) il passo è molto più che breve.

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