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Poche autrici, pochissime protagoniste

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E’ difficile scrivere qualcosa su cui non si è d’accordo. Quantomeno, istintivamente. A me, per esempio, risulta complicato scrivere riguardo al gender gap. Non perché non credo nell’esistenza del problema, anzi; ma perché quasi sempre trovo l’approccio degli articoli ad esso dedicati completamente sbagliato. Veniamo bombardati quotidianamente da indagini spesso banali e approssimative sul tema della disparità di genere, dalle quote rosa al femminicidio (giusto ieri la home page di Repubblica dedica un articolo al mancato pareggio maschio-femmina nelle elezioni regionali, e ha tristemente battezzato un’intera sezione “Speciale Femminicidio”). Di conseguenza, per chi come me trova controproducenti le quote rosa e non ritiene il femminicidio un’emergenza, leggere che c’è un gender gap nei libri più premiati – non tanto a livello di autore, ma soprattutto di personaggi! – fa venire da sorridere.

Già, perché proprio ieri Quartz ha pubblicato un post che analizza il sesso dei protagonisti degli ultimi 15 vincitori del premio Pulitzer. Dal 2000 al 2015 nessuno dei libri premiati è incentrato principalmente su un personaggio femminile, nonostante ben 6 detentori del titolo siano donne. L’autrice inglese Nicola Griffith ha effettuato uno studio estendendo il campione ad altri premi, osservando sostanzialmente lo stesso effetto: parità di genere tra vincitori, forte disparità tra i protagonisti.

Winners-of-major-literary-prizes-2000-2015-Totals-across-six-prizes_chartbuilder

Nonostante un sostanziale pareggio tra il totale degli scrittori e delle scrittrici, su 89 romanzi solo 15 (il 17%) hanno le donne protagoniste. Di questi, 12 sono stati scritti da donne, 3 da uomini. Griffith deduce che più il premio è prestigioso (in termini di successo e di soldi), più è improbabile che il vincitore parli di donne: “Ciò significa o che le scrittrici si autocensurano, o che la critica ritiene le donne spaventose, orribili o noiose […] ergo che il punto di vista femminile non è interessante o non ha valore”. In un appendice all’articolo, l’autrice sostiene che grazie alla mole di dati che stanno raccogliendo diversi istituti (tra  cui la VIDA: Women in Literary Arts), questi stessi dati “ci daranno sentieri. I sentieri ci daranno connessioni. Le connessioni ci aiuteranno a discriminare tra causa ed effetto, e una volta trovate le prime potremo trovare le soluzioni”. Di fronte a queste affermazioni piene di belle speranze, mi sento di dover raffreddare gli entusiasmi ricordando che non è così facile discriminare cause ed effetto, soprattutto in quei casi (e questo, lo è) particolarmente a rischio di correlazioni spurie. La mia perplessità si fa ancora più forte di fronte all’ingenua affermazione di Griffith: “Abbiamo ora gli strumenti per analizzare e mostrare masse di informazioni in modi che le rendano FACILI (caps lock mio) da capire”.

Ripeto: bisogna fare molta, molta attenzione a maneggiare dati, soprattutto in ambito qualitativo/categorico. La correlazione spuria è dietro l’angolo e non aspetta altro che essere sbattuta sulla prima pagina del Corriere o di Repubblica (si veda qua per un breve sunto sull’amore dei giornali per tali assurdità). Allo stesso modo bisogna cercare di inquadrare le dimensioni del problema e i pericoli che ne derivano per la società. E’ possibile, come dice Griffith, che il fatto che i critici premino solo romanzi aventi protagonisti maschili possa traviare negativamente il comportamento delle persone? “Stories subtly influence attitudes. If women’s perspectives aren’t folded into the mix, attitudes don’t move with the whole human race—just half of it”. Non staremo esagerando? E non sbaglia di grosso Quartz quando dice che questo non accadeva in passato? Dice: “Anecdotally, it’s hard to argue that the world’s greatest novels, whether by men or women, are skewed away from a female perspective (though an analysis might prove otherwise). Books like Anna Karenina,Jane Eyre, Clarissa, Mrs. Dalloway, To Kill a Mockingbird, The God of Small Things, The Portrait of a Lady, and The Handmaid’s Tale offer some of art’s richest depictions of the lives of girls and women across centuries and cultures.” Peccato che non solo potremmo citare un miliardo di romanzi dello stesso periodo aventi protagonisti maschili, ma anche che spesso quelli che oggi consideriamo capolavori erano del tutto ignorati dai lettori contemporanei.

Se il problema dei gusti dei critici permeasse in maniera così significativa il mondo reale, probabilmente non esisterebbero i Vanzina. Per mettermi il cuore in pace, sono andato su amazon.com a vedere quali fossero i bestseller del periodo 2000-2015 ed – escludendo quegli orribili libri che insegnano a diventare manager di sé stessi o peggio ancora a trovare Gesù – ho scoperto quanto segue:

tab1 gender gap
Indovinello: i 4 libri con autore “f” e protagonista “m” sono scritti dalla stessa autrice e hanno lo stesso protagonista. Chi?

 Di nuovo, negli ultimi 15 anni i bestseller su amazon.com sono equamente divisi tra autori ed autrici. Tuttavia, solo 4 libri (il 27%) sono incentrati sulle donne. Per quanto la percentuale sia più alta rispetto ai libri vincitori di premi, sembra che il gender gap nella trama permane anche tra i libri più commerciali. Ha quindi ragione Griffith? Prima di trarre le conclusioni, facciamo un paio di prove cambiando prima mercato e poi settore culturale.

La tabella che segue riguarda il mercato italiano. Ho confrontato i libri vincitori del premio Strega e del premio Bancarella nel periodo 2000-2015. Ecco il risultato:

tab2 gender gap
Gli “n.a.” hanno protagonisti non classificabili, nel senso che sono incentrati su una coppia, su una comunità, o su un bel fico secco di niente

Grazie soprattutto agli “n.a” la percentuale “f” sale al 20%, non distante dal campione della Griffith (che, tra l’altro, ha il triplo della dimensione del mio). Tuttavia, scompare l’equilibrio di genere tra gli autori: molto male. E per quanto riguarda i più letti in Italia? Purtroppo non ho trovato un sito affidabile come Amazon, e quindi mi sono dovuto appoggiare alle informazioni di questo articolo, da cui si deduce che:

tab3 gender gap

ben il 33% dei libri più venduti nell’ultimo quindicennio hanno protagoniste femminili. Non è il pareggio, ma nemmeno le basse percentuali di prima. Tuttavia, come per i vincitori dello Strega e del Bancarella, sparisce l’equilibrio di genere tra gli autori.

Un’altra domanda che mi sono posto è stata: “Ok, questo accade nei libri. Ma cosa dire riguardo ai film? Anche loro hanno registi e registe, anche loro hanno protagonisti e protagoniste, e posso analizzare i più premiati e i più venduti”.

Questi i risultati:

tab4 gender gap
Film vincitori dell’Oscar, della Palma d’oro e dell’Orso d’oro. “f” è il 27% del totale.
tab5 gender gap
“f” è il 7% del totale
tab6 gender gap
Film vincitori del Leone d’Oro. Ok, avrei dovuto usare il Donatello (che ha giudici italiani per film italiani) ma oramai ho fatto la tabella. E poi il Bancarella premia anche gli stranieri. Comunque, “f” è il 27%
tab7 gender gap
come per il mondo, “f” è il 7%

Ricapitolando:

graf 2 gender gap

graf 1 gender gap

 

Il mondo del cinema è ancora più impietoso di quello dei libri. Non solo si ribalta il rapporto premi VS vendite (cioè i critici danno più spazio a protagoniste femminili di quanto poi faccia il pubblico in sala), ma addirittura spariscono, sia tra i premi che tra le vendite, i film con registe femmine.

E ora, le conclusioni. Visti questi dati, si può dire che c’è un problema importante per quanto riguarda le trame più lette e meglio valutate nell’ultimo quindicennio. Questo basandoci sul presupposto del tutto intuitivo (in quanto difficile da negare ma allo stesso tempo impossibile da dimostrare) che il sesso del protagonista non possa essere la discriminante che fa di un libro o di un film un capolavoro o uno spreco di soldi. Purtroppo, l’unica cosa certa è che questo tipo di analisi sia del tutto insufficiente. Il campione andrebbe esteso nel tempo considerato e nel numero di vincitori e di libri letti. Andrebbero considerate le nomination, e non solo i vincitori. Andrebbero considerati i 10 libri più letti nell’anno, e non soltanto il primo. Dopodiché potremmo trarre le dovute conclusioni, che poi probabilmente non saranno molto lontane dai numeri mostrati in queste tabelle. E magari, potremmo altresì vedere un lento ma costante aumento della quota femminile lungo i decenni, segnale positivo di un processo che – senza quote rosa – si sta aggiustando da solo.

 

Per quelli che la partita doppia è andare allo stadio ubriachi. Prendo un libro o un giornale di economia, lo apro a caso, leggo e – qualche volta – capisco l'argomento, infine lo derido. Prima era il mio metodo di studio, adesso ci scrivo articoli. Sono Dan Marinos, e per paura che mi ritirino la laurea mantengo l’anonimato.

16 Comments

  1. Scusate, da quando il diritto alle pari opportunità si è esteso ai personaggi immaginari dei romanzi e dei film? E se uno fa un film sugli angeli?
    Inoltre, quella della parità tra uomo e donna è un’invenzione dell’ultimo secolo, nei milioni di anni precedenti non è mai esistita, un motivo ci sarà, azzardo: uomini e donne non sono uguali, lo so che sembra difficile, ma se guardiamo con attenzione noteremo numerose differenze, se poi si vuole far finta che non ci siano chiamando tutto questo “civiltà”, beh, fatelo pure senza di me.

    • 1) E chi ha detto che debba esserci un diritto alla pari opportunità ai personaggi immaginari?
      2) Illustrami la motivazione biologica/antropologica che dimostri come sia giusto che ci siano poche registe famose

  2. 1) Ok, non l’hai detto. Sembrava sottinteso, mea culpa.
    2) Non c’è nessuna motivazione biologica, è solo che sono meno brave a fare film, tutto qua. Magari sono meno brave a fare film che piacciono agli uomini, che ne so, non sanno toccare certe “corde”, boh, la narrazione è un’arte sottile, non gli verrà così bene, e dato che i film che piacciono agli uomini sono sempre quelli che portano più denaro, hanno meno successo, alla fine potremmo quasi dire che questa è una mia ipotesi con una base comunque biologica, in un certo senso. Non lo so, non faccio l’antropologo, ma quando un film è bello non cambia se il regista è uomo o donna, non credo che sia questo dato ad influenzare il giudizio, non in misura apprezzabile, almeno. E’ giusto che sia così? Non è giusto? Chiediamolo al Padreterno, per me tanto nemmeno esistono il giusto e lo sbagliato.

    • 2) magari ci sono meno film di registe non perché sono meno brave, ma perché il settore le tiene meno in considerazione; cosa per altro comune a tanti altri settori, che diventano sempre meno grazie alla consapevolezza acquisita dal Novecento in poi.
      In altre parole, mi sembra di capire che, non dando alcuna motivazione biologica/antropologica/culturale stai sottintendendo che una donna è meno brava a fare film punto. In maniera innata, direi. Perdonami se questa interpretazione mi lascia un grande “..MAH…”

      • A me è l’interpretazione secondo cui uomo e donna debbano essere per forza uguali (quando è evidente che non lo sono, e non solo per la passerina al posto del pistolino) a lasciare più perplesso. Di tutte le maggiori società che la storia umana annovera, la nostra mi sembra quella più progredita sul fronte della parità dei sessi, dire che le registe donne sono discriminate in quanto donne è un’affermazione da supportare con, se non prove, almeno con qualche esempio, invece che con dei numeri che illustrano sì il fenomeno, ma nulla dicono sulle cause.

        • Come dici tu, io ho portato dei numeri che illustrano il fenomeno. Ora, le cause che io e te diamo sono due:
          La mia: il mondo del cinema di alto livello è di difficile accesso alle donne
          La tua: le donne sono in maniera innata più scarse degli uomini a fare film.

          Ora, trattandosi di questioni di intelletto, e siccome di donne nel mondo della letteratura ne esistono tante quante gli uomini, mi vien da dire non so se la mia ipotesi sia corretta, ma la tua sicuramente è sbagliata.

          • Non è che siano per forza più scarse, magari è solo qualcosa che gli interessa di meno fare. Che uomini e donne siano, in maniera innata, più o meno portati per compiti differenti, mica lo dico io, lo dice la storia dell’umanità, del resto è un’ovvia strategia evolutiva, inoltre pare che valga per tutto il regno animale.

          • Che la natura ci abbia fatto diversi lo so anche io.
            L’uomo cacciava le belve e le donne raccoglievano le bacche.
            Ma siccome non credo che la capacità di dirigere un film derivi dall’evoluzione, ti ho chiesto di darmi una causa biologica/antropologica e ovviamente non l’hai trovata. Perché è un fatto sociale, non genetico.

  3. Mettiamola così. I tre quarti dei libri/film che parlano di donne descrivono donne straordinarie, in lotta contro la società – i maschi – i preconcetti – stocazzo.
    Ci sono tonnellate di libri o film che narrano di uomini mediocri.
    Forse perché una donna mediocre che se ne rende conto e rimane orgogliosamente mediocre passa per straordinaria?
    Siamo ben lontani dalla parità di genere secondo me, al netto dei vari Giovanardi pure.

    PS
    per inciso, pure io ritengo le riserve indiane una stronzata.

    • Caro Stefano, perdonami ma non mi convince il tuo “tre quarti di libri che parlano di donne”. Il motivo è che sospetto derivi da tue impressioni soggettive, e non da una ricerca accurata. Ti prego di non considerarla un’osservazione sgarbata o aggressiva; tutti abbiamo impressioni soggettive, solo che non possiamo portarle come argomentazione. Io, per esempio, ho l’impressione che ci siano anche molti film e libri che parlano di donne mediocri.

      Ma ipotizziamo che tu abbia ragione. Dal tuo commento deduco – ma non sono sicuro, quindi ti chiedo di correggermi se sbaglio – che la carenza della percentuale femminile sia dovuta a come le donne trattano di loro, cioè del fatto che scrivano di sé stesse con toni eroici e straordinari? Ma questo non solo non è possibile per il fatto che molti libri con donne protagoniste sono scritti da uomini, ma rischia di mescolare la causa e l’effetto.
      Le donne sono state escluse perché incapaci di scrivere in maniera senza preconcetti, o le poche che passano sono quelle e solo quelle che il mercato approva (e cioè quelle che scrivono con i preconcetti – la società – i maschi – stocazzo)?

      • Non proprio. Come dire: se io avessi girato un film nel Mississippi anni ’60 e il protagonista fosse stato nero, al 99% il tema trattato era la segregazione razziale. Se il protagonista fosse stato bianco, poteva essere un film su un giardiniere che potava le rose mentre la moglie lo cornificava.
        Così come è difficile fare oggi un film, o scrivere un libro, con un protagonista palestinese dove la questione palestinese non entra di striscio. Perchè subentra l’effetto pistola di Cechov. Che cazzo hai messo a fare un palestinese per parlare di buchi neri?
        Questo non vuole dire che tutti i libri o film con protagoniste donna debbano necessariamente parlare del tema diciamo ‘femminismo’ (in altri tempi però le eroine romantiche erano appunto tali, eroine). Però se in un western la protagonista è donna, mi aspetto che sia sui generis e spari come un Django sotto anfetamine. Se la protagonista è una manager, mi aspetto che abbia quattro palle quadre, quando in un film si vuole mettere un manager molliccio e anonimo si sceglie quasi sempre un uomo, o pelato e grasso o magro e nervoso.

  4. La butto lì.
    Le donne sono generalmente interessate a tutto: donne, uomini, coppie… Come si evince dalla prima tabella, quella di Quartz, dove si vede che i protagonisti delle autrici femminili sono pressoché equamente distribuiti fra queste categorie.
    E noi uomini? Pervicacemente interessati a noi stessi. Ci piace scrivere e leggere storie su uomini. E parlo anche per me. Non voglio gettare merda sulla nostra categoria, credo che semplicemente siamo fatti così… Non dico che non c’interessi l’universo femminile, c’interessa eccome, ma evidentemente non abbastanza da leggere “Il diario di Bridget Jones”.

    Altra considerazione: se non ho capito male, la percentuale di protagoniste femminili è più alta nella classifica delle vendite rispetto a quella dei premi. Credo che questo si spieghi facilmente col fatto che le donne leggono di più, quindi la percentuale di protagoniste femminili si alza di conseguenza. Non conosco la suddivisione dei critici dei premi letterari, ma sospetto che siano in maggioranza maschi.

    Per quanto riguarda i film, vale il contrario di quanto detto sopra: credo che gli spettatori maschili siano la maggioranza, a maggior ragione da quando i supereroi la fanno da padrone al cinema, quindi di conseguenza i film più visti hanno protagonisti maschili… Il pubblico maschile vuole questo. Tranne che nei film porno, ovviamente.

    Comunque, almeno in campo letterario, la situazione mi sembra piuttosto rosea: le donne hanno conquistato il predominio nel campo dei premi letterari, i loro protagonisti sono suddivisi piuttosto equamente fra maschi e femmine, quindi non mi pare subiscano alcuna sudditanza psicologica… Dovrebbero ritenersi soddisfatte, credo. Devono solo portare un po’ di pazienza per noi maschi: ci piace scrivere e leggere storie da uomini e credo che la cosa non cambierà mai… 😀

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