un blog canaglia

Pluralismo cartaceo

in giornalismo/politica/società by

Ho sempre avuto difficoltà a relazionarmi con gli integralisti della carta stampata, con quelli che leggono da anni sempre e solo lo stesso giornale, con quelli che aspettano con ansia amache o travagliate.

Ho sempre avuto difficoltà perché, molto spesso, gli integralisti della carta stampata sono anche giacobini di partito o, più generalmente, pretendono di essere sibille cumane della politica.

Nella mia vita ho letto almeno una volta i seguenti quotidiani: Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa, L’Unità, L’Indipendente, Il Messaggero, Liberazione, Libero, Il Fatto Quotidiano, L’Altro, Avvenire, L’Osservatore Romano, Il Giornale, Il Secolo d’Italia, Il Secolo XIX, Il manifesto, La Padania, Il Foglio, Il Riformista, Il Sole 24 Ore, ItaliaOggi, Il Tempo.

Se ho letto tutta ‘sta roba non è certamente per masochismo giornalistico, benché meno per nomadismo politico. Piuttosto perché sono convinto che il pluralismo o si manifesta in un tentativo pratico di comprensione delle posizioni altrui oppure non è. Naturalmente, questo tentativo richiede un dispendio di energie non indifferente; ed è molto più comodo essere pluralisti e democratici a chiacchiere.

Perciò, non mi sorprendo quando mi capita di incontrare chi, dopo aver chiesto all’edicolante non so quale numero speciale su Marx, mi domanda, con aria tra lo sbalordito e lo sprezzante, come faccio a leggere un giornale come Il Foglio.

Il democratismo e il perbenismo chiacchierati  dai fedelissimi ed esclusivissimi lettori non mi sono mai piaciuti e col tempo ho imparato a diffidare. Questa fede e questo esclusivismo mi fanno pensare ogni volta che si abbia la necessità di nascondere una certa antipatia per le procedure e per la sostanza delle cose.          Che sono poi il sugo di ogni vero pluralismo e di ogni vera democrazia.

 

8 Comments

  1. E per la terza volta di seguito te la prendi con tue personalissime astrazioni mentali di tipi di uomini che a tuo avviso, si contrappongono a quello che sei. Io mi chiedo e mi domando, ma per quale motivo questi articoli non rimangono nel cassetto, e vengono invece pubblicati? I tuoi sfoghi, legittimi e giustificati, per carità, non vanno oltre i problemi dell’idea che tu hai di te in antitesi all’idea che gli altri hanno di te. Ma immagino che questo mio commento non arresterà, ne muterà, quelle che per ora sono soltanto eiaculazioni sullo schermo.

    • Caro Mugniz, definire questo post soltanto uno sfogo e un’astrazione mentale è intellettualmente vigliacco. Se leggi meglio, propongo una piccolissima e modestissima teoria e pratica del pluralismo quoditiano (sia nel senso di giornaliero che in quello di giornale). A proposito, tu che giornale leggi? Lasciami indovinare…

      • Quel che leggo mi basta per capire quanto un’espressione come “giacobini di partito” sia trita e ritrita, senza significato, un po’ come il resto del post. Per il resto, ti prego, non trasformiamo le tue ossessioni in problemi sociali. I tuoi sono nemici immaginari, tutto quel che dici ti si rivolta contro, partecipi alle sciocche contrapposizioni create da chi critichi. Un saluto

  2. Avete criticato l’autore per ogni sua singola generalizzazione di categorie in apparente antitesi al suo definirsi un individuo oltre che un liberale; il suo attaccare il pensiero (?) grillino gli ha fruttato l’accusa di esserne ossessionato (da chi, notoriamente, di generalizzazioni non ne fa, specie nei V-Day); il denunciare l’ortodossia di pensiero nel contesto accademico si è tradotta in un “sciacquati le mani prima di scrivere” (da chi, ovviamente, sottolinea che l’atteggiamento filosoficamente mafioso di chi non appartiene a una certa scuola di pensiero è un’astrazione di Sassi); il notare la pochezza del confessionalismo giornalistico, infine, è ritenuto sintomo di narcisismo e autoerotismo celebrale che potrebbe tranquillamente non essere pubblicato; né commentato, aggiungo io. Se non fosse che è figlio di quell’individualismo inteso come rifugio dall’informazione basata sul commento del commento, dove a forza di commentare ci si trova a rivendicare la propria esistenza al di là di chi ha già deciso tutto da un pulpito digitale; e a quanto pare ne avete bisogno, “per vincere la noia di un assurdo conformismo”…

    Il gusto del dissenso
    lo avranno ormai perduto
    e il festival giù in piazza
    lascerà il paese muto
    e pace nel silenzio, sì,
    questa è Democrazia,
    ma il primo che lo nega, voi…
    voi lo cacciate via.

    Io canterò politico
    soltanto per la Gente
    che è pronta a riconoscere
    di non capirci niente.
    Non è cambiando tattica
    o il nome del padrone
    che il Popolo ha finito
    d’esser preso per coglione
    volete stare comodi?
    Nessuno a disturbarvi?
    Eh beh, siete serviti
    potete masturbarvi…

    In gloria dell’individualismo, di Bruno Lauzi e delle generalizzazioni, impietose nel riflettere come uno specchio specialmente lo sguardo di chi non vede ciò che sta alle sue spalle.

  3. Continuo a non capire questa tua avversione verso “gli altri”. Voglio dire, questi tuoi commenti personali in cui ti contrapponi a mondi diversi dal tuo, a chi dovrebbero interessare?

    La riflessione sulla pluralità d’informazione la condivido in pieno e, nel mio piccolo, cerco sempre di metterla in pratica (anche se non mi spingo fino al Foglio che trovo illeggibile anche solo per il formato) tuttavia quando incontro qualcuno con un giornale – qualsiasi esso sia – sono consapevole che mi trovo di fronte ad una specie in via d’estinzione. Anche solo il fatto di leggere un giornale lo trovo apprezzabile, in una società che fonda la propria informazione per la maggior parte tramite le televisioni.

    Per inciso, tu fai benissimo ad informarti con questo approccio, penso sia la condizione ideale.

  4. Il Foglio è una testata pluralista: la mattina sono per la famiglia;la notte,quando la famiglia del mulino bianco è a letto,sono per il “dopo focolare” (leggasi puttanificio).Condivisibile dal punto di vista (filo-antropologico) dell’ambiguità dell’essere umano,un po’ meno da quello della linea editoriale.(E poi si ironizza su la Repubblica della morale…).

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*

Latest from giornalismo

Go to Top