Più porno per tutti

monella

Il primo film porno della mia vita si intitolava “Dolce e piccante”. La trama era piuttosto semplice: in un’America degli anni Trenta dei signori e delle signore ben vestiti si incontravano in un appartamento adibito a bordello e trombavano come assatanati. Ricordo ancora la splendida colonna sonora suonata dal pianista nel salone, tra cosce, collane di perle e vestiti gessati lanciati sul pavimento. L’aveva registrato in piena notte mio cugino di nascosto dai suoi; era ancora l’epoca delle videocassette e una volta gliene rimase una incastrata nel videoregistratore, così suo papà, riparando l’aggeggio, scoprì quale simpatico passatempo si era trovato. Da allora, la mia vita pornografica si è modificata con il procedere della tecnologia: prima qualche dvd, poi i primi siti a pagamento (io guardavo i trailer perché non avevo soldi) e infine i fantastici e modernissimi aggregatori come youporn, apetube etc. Insomma, un’evoluzione come quella che interviene in qualsiasi campo dell’esistenza.

A questo punto, già vedo che qualche bacchettone/a storce il naso. Ma andiamo avanti. Stamattina, mentre ero nel métro per andare a seguire un seminario (ebbene sì, quelli che guardano porno sono persone che studiano, lavorano, fanno sport, leggono e talvolta – ma non è il mio caso – vanno pure in chiesa), ricapitolando i punti di un lavoro che devo consegnare mi sono lasciato sorprendere da un’immagine di un film di Tinto Brass che ho visto quando non avevo ancora la barba. Lei, giovane vergine della campagna romagnola, è distesa sul letto e si tocca guardandosi allo specchio. Ecco tutta la grandezza emancipatrice di Brass in una scena: la ragazza si masturba, si procura del piacere proprio come noi maschietti e per giunta davanti ad uno specchio, oggetto di verifica e individuazione del sé. Fu così che, giovincello, capii che la sessualità femminile non è soltanto quella maschile trasposta in una coppia e accettata passivamente, bensì un universo di senso (o meglio: di sesso) completamente differente e perciò suscitava curiosità: andava esplorato.

Giorni fa ho letto che l’Islanda, considerata da diversi indicatori come il posto migliore in cui può vivere una donna, ha cominciato la sua crociata contro il porno online, l’ultimo muro da abbattere, dacché nel piccolo paese del nord Europa (320mila abitanti, praticamente un quartiere di Roma) la stampa e la distribuzione della pornografia, nonché gli strip club, sono vietati già da tempo. Pare che il primo ministro, madame Jóhanna Sigurðardóttir, forte sostenitore della legge contro l’esibizione di nudo femminile per scopi commerciali e primo presidente dichiaratamente omosessuale della storia, abbia preso a modello nientepopodimenoche la democratica Cina, paese in cui il governo filtra i contenuti per gli adulti (ma anche notizie più sobrie come le dimissioni – abdicazione! – del Papa).

“All’esame delle autorità islandesi c’è la proposta di bloccare l’accesso ai siti hard e rendere illegale l’uso delle carte di credito islandesi per accedere agli indirizzi a pagamento delle pagine con contenuto offensivo”, scrive il sito del Corriere. Una bella legge liberale, dunque, che sta per fare diventare l’Islanda la prima democrazia occidentale a vietare completamente la pornografia. Tuttavia, l’isoletta dei geyser non è la sola ad avere grandi idee sull’argomento. Alla fine del 2011 infatti, il primo ministro britannico David Cameron aveva fatto sfoggio della sua anima di conservatore cominciando una battaglia per oscurare il porno online. Ma poi, rivelandosi l’impresa titanica dal punto di vista tecnico e dispendiosa,  dovette rinunciarvi, per la gioia degli spettatori e delle spettatrici d’oltremanica.

Sì, perché il porno non è soltanto utile alla società (vi propongo di leggere questo studio del giurista italo-americano Anthony D’Amato, in cui si dimostra che negli Stati americani dove l’accesso alla pornografia è più facile le violenze sessuali sono statisticamente meno frequenti) ma piace pure alle donne. E allora basta con questo spirito censorio ammantato di pariopportunismo nordico e di emancipazionismo filofemminista  – sì, lo so che le femministe non sono tutte uguali, ma ci siamo capiti. Forse sarebbe più onesto dire che impedire agli altri di guardare video hard non è il frutto di un ragionamento così elaborato e socialmente impegnato. Forse sarebbe più onesto dire che è il frutto di un neopuritanesimo liberticida, che è purtroppo largamente legittimato dal silenzio che avvolge questo tema.  Che avvolge un oggetto caro a molti ma che è ancora considerato tabù.

 

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15 Comments

  • Rispondi febbraio 18, 2013

    patrizia

    Ma perchè Brass è un regista porno? E poi cito la considerazione fatta da altre per lo stesso argomento.
    “Siamo progressisti, siamo democratici, crediamo nell’eguaglianza tra i sessi e siamo pronti a essere più radicali di altri”. E’ un dato di fatto che se vai su Youporn trovate una valanga di “stupri di gruppo” “cagna stuprata” “soldati violentano biondina” e allora si, mi trovate d’accordo con questo tipo di restrizioni. E’ vero che il porno non è tutto uguale, Erika Lust ad esempio produce film porno che non hanno nulla ache vedere con stupri di gruppo e umiliazioni, ma è vero anche che è una mosca bianca.

    • Rispondi febbraio 18, 2013

      Johnny Hammond

      D’accordo sulla contrarietà alla violenza (anche se la dominazione può essere un gioco, in embo i sensi) ma i film di Erika Lust verrano lasciati passare dai blocchi islandesi?
      Qualcosa (sono un tecnico informatico e pur non essendo un guru so per certo che non esistono filtri che analizzino un video e discernano tra contenuti violenti e non) mi dice di no.
      Ma senza spingersi in dettagli tecnici è la censura di per sè che non mi convince.

    • Rispondi febbraio 18, 2013

      aldin

      mi sa che abbiamo un youporn diversa. io tutta sta violenza e stupri di gruppo non ce l’ho mai vista. ergo..ma che stai a dì?

    • Rispondi febbraio 18, 2013

      Stefano

      non capisco perchè lo stupro di gruppo dovrebbe essere vietato (ovviamente se realizzato con attori consenzienti…).
      Il cinema e la letteratura sono pieni di esaltazione di comportamenti illegali. A questo punto vietiamo bruciamo la pellicola di Point Break, i 3/4 di quelle di Tarantino, mettiamo fuori legge tutta la serie animata di Lupin III, eccetera.
      Così torniamo dritti nel medioevo, dove la rappresentazione del Male era intesa solo come morale, e il finale era sempre punizione dei malvagi ed esaltazione del potere costituito.

      Però avvisatemi prima, che mi chiudo in una grotta con una decina di terabyte di film.

  • Rispondi febbraio 18, 2013

    Stefano

    beh dai. Saran contenti in Vaticano, vuol dire che anche menti laiche concepiscono simili cagate immani.

  • Rispondi febbraio 18, 2013

    flaccido

    porno no, ma gente fatta a pezzi nei film horror si…. (per non parlare dei tg)… non capisco…

  • Rispondi febbraio 18, 2013

    V (per vendetta)

    Gentile Patrizia,

    è vero,nei media pornografici si trovano spesso riferimenti a stupri e/o violenze di gruppo.
    Ma attenzione, non si tratta della realtà. E’ una recita, una simulazione. Attori e attrici sono tutti consenzienti. Mi risponderai che il messaggio che lanciano è sbagliato. Giustissimo,anche a me infastidisce. Ma chiediamoci se possiamo tranquillamente stabilire, decidere, ordinare cosa una persona adulta possa fruire o meno: persino il Male è un diritto. Vietare qualcosa agli altri (o addirittura legiferare) sulla base della nostra sensibilità rischia di diventare un meccanismo pericoloso che porterebbe a censurare tanto altro in nome di un presunto ideale condiviso.

  • Rispondi febbraio 18, 2013

    patrizia

    “Il medium è il messaggio”.E’ il messaggio che passa.Attenzione, non ho voglia di censurare nulla, ma perchè non girare film porno senza stupri e violenze di gruppo? E che almeno per i minori ci siano + restrizioni cercando di sensibilizzare i genitori a controllare i siti frequentati dai loro figli.non fate sempre i progressisti sulla pelle altrui, un pò di etica, ogni tanto…no?

  • Rispondi febbraio 18, 2013

    patrizia

    @Stefano sto parlando di film porno.quelli sono attori pagati profumatamente che recitano quella parte.Non sono contro la violenza cinematografica, allora il grande film, da voi non citato, come Arancia meccanica? anche lì, c’è uno stupro,oppure il grande Tarantino. Ma di che stiamo parlando? Mi dispiace ma mi avete fraintesa.Ripeto, può esistere il porno senza scene o titoli incitanti a stupri e violenze sulle donne, sui minori, sui gay…

    • Rispondi febbraio 18, 2013

      Stefano

      sì, può esistere. Ma è sbagliato che venga vietato. Pensa a ‘ombre rosse’. Come film lo trovo anacronistico e incita al disprezzo della cultura nativa americana. Ma non vorrei che venisse vietato.

  • Rispondi febbraio 18, 2013

    V (per vendetta)

    Patrizia, credo che anche la proposta di sensibilizzare i genitori lascia il tempo che trova. E’ un’idea un po’ sovrastrutturale quelle di pensare di poter educare il popolo (stupido e ignorante) a ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
    Non si tratta nemmeno di fare del progressismo sulla pelle altrui: è evidente che i bambini vanno in un qualche modo tutelati dalla violenza mediatica e informatica, ma nel post si parla di un divieto rivolto anche, e soprattutto, ad un pubblico adulto.Da domani bruciamo bruciamo tutti i libri di De Sade perché c’è il rischio che nostro figlio prende “Justyne” dalla libreria invece di leggere Topolino?

    • Rispondi febbraio 18, 2013

      V (per vendetta)

      ERRATA CORRIGE: prenda, non prende

  • Rispondi febbraio 18, 2013

    Emanuele Fava

    Bell’articolo: dopo tutto i dibattiti del genere sono la colazione del liberale.
    Sulla questione delle raffigurazioni visive dello stupro, mi piacerebbe leggere un (tuo) articolo su una questione che di tanto in tanto rinfervora gli animi del politico di turno: http://www.webnews.it/2010/02/10/giorgia-meloni-vs-rapelay-a-volte-ritornano/

  • Rispondi aprile 10, 2013

    Beatrice

    La variabile considerata da D’Amato è l’accesso a internet e non ai siti porno,e la facilità di accesso o non accesso a internet risale a fattori di tipo economici-politici. Dunque probabilmente si tratta di una variabile spuria se correlata forzatamente al tasso di violenza sulle donne. E probabilmente dovresti frequentare più seminari

  • Rispondi giugno 26, 2013

    mario

    Grande Brass

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