un blog canaglia

village in provence

Piccoli comuni e neoliberismo: una proposta di legge a 5 stelle

in politica by

Tra le proposte di legge ora al vaglio della Comm. Bilancio alla Camera spicca per estrosità e ambizione quella, a firma di 24 parlamentari pentastellati, che riguarda i comuni sotto i 5000 abitanti – adesso confluita in un testo unico accorpato con una proposta sullo stesso tema del PD, simile nei contenuti ma senza il condimento retorico grillino. Sarebbe lecito pensare – visto lo strepitare generale contro sprechi e costi della politica – che l’idea contenuta nel testo sia quella di abolirli, questi comuni, o magari di accorparli. Niente del genere: “L’abbandono delle aree interne del Paese costituisce un’emergenza che va affrontata con politiche rigorose e con adeguate risorse pubbliche”. La spiegazione di questo stato di necessità è catastrofica: drastico taglio dei servizi urbani a partire dal settore sanitario e scolastico, terribile diminuzione del numero degli uffici postali e chiusura di “storici presìdi dello Stato”, come le sedi della forestale. Dove andremo a finire, signora mia, senza sedi della Forestale nei piccoli comuni? Stesso discorso per trasporti ferroviari, sacrificati “sull’altare dell’alta velocità” e per il trasporto su gomma.

Il passo successivo è quantomeno acrobatico: “è conseguente che a questa diminuzione del tenore della presenza pubblica sia seguita una sempre più preoccupante diminuzione delle attività economiche private”, cui segue lamentela di rito per la chiusura del piccolo commercio urbano, dell’artigianato, della piccola industria. Non importa se il mondo si muove, liberamente, in una certa direzione: i parlamentari a cinque stelle la contrasteranno a suon di leggi. E di soldi pubblici, naturalmente, perché la soluzione a questa catastrofe è una pioggia di denari: promozione della “filiera corta a chilometro utile” e incentivi ad attività industriali di frontiera come quella agricola e zootecnica, o a favore della diffusione delle attività artigianali che, secondo quanto si legge, sono i settori economici di maggiore importanza per poter garantire una “nuova prospettiva per le giovani generazioni”. In questo grazioso quadretto di bucolica domenica del villaggio ci si auspica poi il ritorno alla “regia pubblica” e si costituisce di conseguenza un bel fondo statale per le acquisizioni immobiliari, in contrasto a “decenni di privatizzazione delle città”. Ancora una volta la retorica è quella tragicomica del privato nemico dello sviluppo, mentre la sapiente mano pubblica – specie nelle illuminate, limpide e notoriamente incorruttibili realtà locali – ha piena coscienza di come indirizzare sovvenzioni e investimenti. Stop alle alienazioni di beni immobiliari pubblici, quindi, e via ad un bel “piano di piena utilizzazione”. A discrezione del comune, naturalmente.

In realtà, l’obiettivo dei parlamentari è molto più ampio e ambizioso, e vede in questa proposta l’apripista a una vera e propria rivoluzione: “il problema delle aree interne si pone principalmente come fondamentale criterio culturale per delineare un futuro differente per l’Italia. La crisi del sistema economico dominante, o per meglio dire il fallimento, che attraversiamo ha le sue radici nel disordine, nell’accaparramento e nello spreco delle risorse naturali […]. La cultura delle aree marginali del Paese può diventare in questo senso il paradigma di una nuova fase dello sviluppo dell’Italia basata sul rispetto della natura e delle risorse naturali e culturali dei luoghi.” Insomma, anche se non c’è niente da capire, è già chiaro chi è l’assassino: “Questa proposta di legge si iscrive all’interno di questa cultura e tenta di fornire una risposta all’abbandono decretato da un’economia di rapina che privilegia la speculazione rispetto alla vita delle persone. Essa tenta, in sintesi, di fornire strumenti per avviare quell’imponente opera di ricostruzione dell’economia e della vitalità delle aree interne messa in discussione in questi anni di incultura neoliberista.” La rivoluzione, insomma, non è un pranzo di gala, ma un bel pezzo di artigianato locale.

3 Comments

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*

Latest from politica

Go to Top