un blog canaglia

1946 --- Aldous Huxley --- Image by © Bettmann/CORBIS

Pianeta Droga

in società by

Dal punto di vista del consumatore: cosa accadrebbe se le sostanze vietate diventassero legali?

Ho fatto qualche considerazione preliminare sulla cocaina, ipotizzandone una vendita come farmaco da banco in farmacia in confezioni da 0,5, 1 e 2 grammi.
Tralasciando le (importanti) considerazioni socio-politiche di una liberalizzazione generalizzata di tutte le sostanze, mi limiterò ad approcciare il punto di vista dell’attuale consumatore.
Per considerazioni più elevate, rimando ad Aldous Huxley e al suo “Il mondo nuovo” da cui copio e incollo un passaggio sul soma:
« Mezzo grammo per un riposo di mezza giornata, un grammo per una giornata di vacanza, due grammi per un’escursione nel fantasmagorico Oriente, tre per un’oscura eternità nella luna. »

Tanto per cominciare, qualche rudimento di farmacologia:
La cocaina è, tra le varie cose, un alcaloide a nucleo tropanico. Questo per dire, con un termine da sapientino, che è una sostanza di origine naturale. Come tutti sanno infatti, la cocaina cloridrato si ottiene per estrazione dalle foglie di coca, un arbusto coltivato in Sud America. Tenete bene a mente quel cloridrato perché tornerà utile dopo.
La cocaina è una sostanza eccitante che agisce principalmente a livello delle catecolammine, Noradrenalina e Dopamina. La dopamina è un neurotrametttitore coinvolto in una serie di processi che hanno a che vedere con il “fare”. A livello meramente meccanicistico, la cocaina blocca il braccio che ripulisce i recettori dopaminergici quando questi sono occupati dalla dopamina. Come effetto a breve termine quindi, i recettori rimarrano occupati più a lungo. Per usare la simpatica metafora di un vecchio trainer – laureato in veterinaria – del sistema nervoso centrale, è come se tra i neuroni, per la precisione tra le sinapsi, ci fosse un bidone aspiratutto e la cocaina non facesse altro che bloccare quel bidone aspiratutto.
Gli effetti a lungo termine sono facilmente intuibili: una deplezione delle riserve dopaminergiche (e noradrenergiche) e effetti opposti a quelli euforizzanti da eccesso di dopamina e noradrenalina (depressione, stanchezza, svogliatezza etc.). Il fatto curioso è che questa down regulation ha importanti implicazioni terapeutiche, seppur controverse. Esistono infatti prodotti di sintesi che agiscono allo stesso modo della cocaina, depletando le riserve di dopamina e calmando quelli che ne hanno bisogno perché troppo vogliosi di fare. Il Ritalin e la sindrome del bambino iperattivo vi dicono nulla? Ecco, a quei ragazzini un po’ troppo agitati, che non riescono a stare fermi un attimo, seduti al banco, che non aspettano il loro turno per parlare, che a stare in fila fermi e buoni danno in escandescenze, ai nostri figli insomma, gli danno la cocaina pediatrica. Ma non è di questo che voglio parlare.
A mio avviso esistono due macro-categorie di potenziali forti consumatori di cocaina, tenendo fuori i consumatori occasionali che non rappresentano un vero campione sul quale costruire una qualche forma di dibattito sulla liberalizzazione.
Le due macrocategorie potrebbero essere definite come i funzionalisti e gli sballoni.

Come facilmente intuibile, alla prima categoria appartengono persone con una vita apparentemente normale, persone più o meno integrate che fanno uso di cocaina. Magari non proprio esempi di rettitudine, non dei monaci buddisti ecco, ma tutto sommato soggetti che altro non fanno che vivere i nostri tempi fatti di competizione, avidità, prevaricazione e culto del sé. Rispetto ad altre sostanze da abuso infatti, la cocaina è compatibile con uno stile di vita produttivo. Non solo, in determinati ambiti rappresenta un sicuro doping in grado di migliorare le prestazioni di chi ne fa uso. Basti pensare a top manager, avvocati di grido, politici: tutta gente super-impegnata, costretta a prendere decisioni, a fare molte cose contemporaneamente, ad essere loquace. Per tutti loro, la liberalizzazione totale della cocaina sarebbe una liberazione, nel senso che non dovrebbero più avere a che fare con loschi individui (leggi spacciatori) e potrebbero andare direttamente alla parafarmacia sotto casa a procurarsi il loro grammo quotidiano. Stiamo parlando di persone che possono pagare e sono in qualche modo costrette al contatto con la malavita per pagarsi il vizietto. Certo non ci guadagnerebbero in salute, ma chi siamo noi per disporre di scelte individuali sulla propria salute? E’ un po’ il discorso del fumo, dell’alcool, dei Würstel, della pancetta fritta e degli orsetti gommosi: finché non si fa del male agli altri, ognuno e’ ragionevolmente libero di rovinarsi la vita come meglio crede. Un prodotto di qualità farmaceutica peraltro, col marchio dell’FDA, garantirebbe certamente meno danni della coca tagliata con la manna dal cielo, o con l’intonaco, rimediata al parchetto di San Demetrio. Quindi, i funzionalisti avrebbero tutto da guadagnarci.
Discorso diverso per quelli che la cocaina è uno sballo. In questo caso infatti, l’uso della cocaina è immorale, se prendiamo come parametro la morale Kantiana: mentre per i funzionalisti infatti la cocaina è sostanzialmente un mezzo per perseguire altri fini (fini personali, tipo il successo e l’affermazione di sé, certo non aiutare i lebbrosi o soccorrere i migranti sui barconi, eh), per gli sballoni la cocaina rappresenta il fine. Disgraziatamente, destinata a questo uso la cocaina si rivela decisamente inadeguata. L’andamento altalenante delle sensazioni infatti (up and down), spinge il consumatore a ripetere continuamente l’esperienza, alla ricerca di quella “botta” di euforia che inizialmente lo trae in inganno, attivando il più classico dei circoli viziosi. Oltre al rischio di intossicazione acuta (con pesanti rischi di natura cardiovascolare, anche se la morte è qualcosa che veramente bisogna andarsi a cercare), si instaura una specie di insoddisfazione che porta il soggetto ad incattivirsi in una condizione di puro e semplice egoismo (non che i funzionalisti siano epigoni di Maria Teresa di Calcutta, eh, ma non sono privi di scopo). Un salto che spesso avviene negli sballoni è quello di passare dal cloridrato (vale a dire un sale, tipo il cloruro di sodio) alla base libera (free base). In gergo, si parla di cucinare: la cocaina cloridrato, in quanto sale, si scioglie in acqua. Con l’aggiunta di una base più forte (la cocaina e’ una base debole) che “impegni” il cloridrato (HCl) diventa insolubile, emergendo come sopra-natante. Mentre la si cucina, con l’aiuto di un accendino a scaldare il cucchiaino, si sente un rumore onomatopeicamente descrivibile come crrrr. Da qui il termine tecnico di cracking.
Ecco, quello che molti sballoni si ostinano a non capire è che, quando cucinano la cocaina e poi si fumano il derivato insolubile, altro non stanno facendo se non farsi di crack. Che, morale Kantiana a parte, non è mai una cosa buona. Anche qui vale il discorso della pancetta fritta e degli orsetti gommosi, ma certo se sulla scatoletta da due grammi acquistabile in farmacia ci fosse una qualche avvertenza e modalità d’uso del tipo “non cucinare con bicarbonato in quanto rappresenta uso di crack” e via dicendo, ecco, probabilmente il consumatore agirebbe con un minimo di capacità di scelta in più.
In sostanza, salvare il mondo non è possibile, e certo non saranno i cani anti-droga a farlo. Una liberalizzazione totale della cocaina, dal punto di vista del consumatore, e quindi della libertà individuale, porterebbe certamente più vantaggi che svantaggi. Un’informazione etica e moralmente Kantiana infine, potrebbe evitare almeno in parte quei danni da uso inconsapevole.

Presidente fondatore, nonchè socio unico, del FLNRPABMB-Il Fronte di Liberazione Nazionale dalla Rucola-Pachino-Aceto Balsamico-Mozzarella di Bufala, amo invitare alla mia tavola bevitori di sangue, collezionisti di sogni infranti e consumatori di aria fritta. Guardo con egual sospetto vegetariani, amanti della carne ben cotta e assassini seriali. Da sempre mangio per piacere e mai per necessità.

13 Comments

  1. Devo dire, Andy, che ho sempre apprezzato i tuoi post, ma con questo mi hai letteralmente galvanizzato. Voglio un mondo con un pizzico di morale Kantiana sui bugiardini della bamba che venderanno in farmacia

  2. Ora, non è che muoia dalla voglia di fare il sapientino, qui, però il metilfenidato (ritalin) è un’anfetamina, e nell’adhd l’uso ha un razionale abbastanza peculiare.

    Per il resto sono d’accordo, solo mi sfigge la gran differenza di accettazione tra cocaina (che a causa di una down regolation piuttosto imponente ti porta rapidamente a concentrazioni che da “dopanti funzionali” passano a compromissioni sociali e funzionali decisamente rilevanti) e crack. Senza polemica

    • Ciao Daniele, sappi che i sapientini qui sono sempre i benvenuti. Amfetamine e cocaina hanno un’azione molto simile: figurati che soggetti “addestrati” ai quali vengano somministrate entrambe in singolo cieco, non sono in grado di fare distinzioni. La differenza principale e’ nella durata d’azione, che per la Cocaina e’ molto piu’ breve.

      Il Ritanil funziona, si’ in quei casi in cui c’e’ un reale disequilibrio e non c’e’ modo di focalizzare l’ipercinesia diversamente. La corretta diagnosi e’ fondamentale. L’ho citato per dire che esistono casi-estremamente delicati- in cui sostanze simili alla cocaina (che cioe’ inibiscono il reuptake delle catecolammine) trovano applicazioni in campo medico, seppur con pareri discordanti (parlo di pareri scientifici, tant’e’ che in Italia il Ritanil sul bambino non mi risulta sia mai stato approvato). In generale, quello della correzione farmacologica di stati d’animo e’ un discorso talmente complesso- con implicazioni sociali etc- che riesce difficile sintetizzarlo qui.

      Sul Crack: se l’uso della cocaina e’ finalizzato allo sballo (sballo continuo, non parlo dei consumatori occasionali, come specificato nel post), ecco, non e’ la sostanza adatta, finisce per essere frustrante. Il crack e’ un’evoluzione naturale(non obbligatoria, ma il suo uso sta crescendo molto). Per prepararlo e consumarlo, occorrono quantitativi 10-20 volte superiori a quanto si farebbe se la cocaina venisse assunta per “normale” via inalatoria. Tutto cio’ porta ad un’amplificazione degli effetti, sia euforizzanti che deprimenti.

  3. Vabbe, metilfenidato e cocaina hanno anche differenti affinità recettoriali sia tra le stesse catecolamine sia come affinità per altri recettori. Per non parlare di creb e fosfocreb che in teoria danno il razionale ai differenti effetti a lungo termine (come, appunto, altri psicoanalettici), quindi accomunarli solo per gli effetti catecolaminergici mi pare un po’ riduttivo.
    Also, l’aifa ha da poco annunciato l’approvazione del ritalin, che come unica indicazione, atm, ha l’adhd, quindi se non lo usi nel bambino non so che te ne fai.

    Comunque ignoravo che alcuni soggetti non riescono a distinguere le due sostanze (che intendi per addestrati?), ma considerata la differenza di azione (che non si limita solo al reuptake e/o alle catecolamine) la prima cosa che mi viene in mente è che si parli di concentrazioni molto basse per le quali prevale solo l’effetto sopracitato. Però bho, potrei sbagliarmi tanto.

    Per il crack la mia domamda è la seguente: per quanto in crescita, il crack è nettamente meno diffuso rispetto alla cocaina (in italia, quantomeno, in altri posti la differenza è meno larga), e la reperibilità è linearmente paragonabile. Considerata la percentuale di consumatori alla ricerca della “botta” (che di solito prendono anfetamine, ed è il motivo per cui ci tenevo a soffermarmi sulle differenze), e considerato che la teoria del cancello (quella del passaggio a droghe più pesanti, non quella dei neuroni spinali) è stata smentita più o meno mentre la stipulavano, si può considerare il crack come un reale downside della cocaina, data la sua risultante correlazione/ diffusione?

    • Ciao Daniele, la discussione si fa sempre piu’ elevata.

      Sul Metilfenidato, hai ragione, ero rimasto agli anni ’80. E’ stra-approvato e disponibile anche sotto diversi Trademark, oltre Ritalin, tipo Equasym di Shire. Apologize.
      Tanto per completezza d’informazione, ti dico che un uso off-label del Metilfendato e’ CINP, Chemotherapy Induced Neuropatic Pain, un’indicazione piuttosto orphan nella quale Algologi e oncologi provano un po’ di tutto. Il Metilfenidato da’ qualche risultato. Non so esattamente cosa intendi per affinita’ recettoriale (so cosa vuol dire ma non sono certo del significato che gli stai dando tu in questo contesto, voglio dire), ma il ragionamento di sostanziale equipollenza da uso cronico di Amfetamine, Metilfenidato e Cocaina e’ cosi’ riassumibile: effetto dopaminergico/noradrenergico, down regulation, deplezione delle catecolammine, up regulation, perdita di efficacia delle catecolammine ed effetto terapeutico. Cosi’ e’ come l’ho capito io, ma ne possiam discutere, che tanto oramai voliamo alto.

      La cosa dei soggetti addestrati l’ho ripresa dal mio vecchio libro di farmacologia (data nel 1998), Rang-Dale-Ritter, Casa Editrice Ambrosiana. Per soggetti addestrati penso intenda semplicemente volontari usati allo scopo preciso di distinguere tra cocaina e amfetamine. Se ne fanno di cose strane, per la scienza (e non solo).

      Sul crack e il free base: in realta’, non mi risulta che in Italia venga commercializzato direttamente cosi’. Si compra la cocaina e la si “cucina”. Il punto dolente- non l’unico, ma quello piu’ connesso alla disinformazione- e’ che chi lo fa ignora che sta attrezzandosi per farsi di crack. Secondo me la teoria del cancello o escaltion, vecchia diatriba, qua c’entra poco, perche’ stiamo parlando della stessa sostanza in due forme diverse: il sale, che viene per lo piu’ inalato, e la base libera, che viene fumata. Il mio assunto, che si puo’ anche non condividere, e’ che chi sceglie la cocaina come droga da sballo, e’ destinato a rimanere deluso, in quanto le caratteristiche della molecola ne fanno un ottimo prodotto “funzionalista” ma un pessimo strumento di sballo. Da qui la necessita’ di andarci piu’ pesante.

      Poi non e’ che col crack si arrivi mai ad essere contenti, eh: aumenta solo la smania, ma il momento in cui si dice “sto bene” non esiste. Per questo tipo di aspettative, molto meglio gli oppiacei, che mi sa che ci faccio il prossimo post a questo punto

      • Attendo il post sugli oppiacei molto volentieri, anche perchè gli effetti di una eventuale legalizzazione di oppiacei non è molto chiara, considerato ciò che c’è in ballo dalla parte dell’opinione pubblica. Sarebbe interessante che qualcuno ne parlasse razionalmente (non molti sanno che l’eroina fa biologicamente meno male dell’ecstasy, ad esempio).

        Per quanto riguarda le occupazioni recettoriali credo ti manchi un passaggio che, senza alcuna pretesa di superiorità (non trovo una parola migliore per indicare il concetto), cercherò di spiegare.

        In buona sostanza qui ci sono due concetti, sul tavolo: il concetto della “downregulation” e il concetto di “re-uptake”. Sono due cose differenti e agiscono su due cose diverse. La downregulation è la capacità da parte dei recettori di diminuire il proprio numero in modo da evitare l’overwelming dell’effetto desiderato che si instaura quando un farmaco si lega al recettore in maniera non fisiologica, impedendo così la catena di effetti che si instaura grazie al legame stesso (o quantomeno contenendo gli effetti diminuendo i vari trigger).

        Il meccanismo che spieghi è quello di “re-uptake”, cioè togliendo molecole che possiamo definire “pulitrici” aumentano la concentrazione del neurotrasmettitore (come gli antidepressivi che aumentano serotonina e noradrenalina levando le molecole che le levano, per dirla semplice).

        Metanfetamina e cocaina si legano direttamente al recettore, e solo secondariamente abbassano il re-uptake di catecollamine: queste aumentano per meccanismo recettoriale diretto. Per questo motivo, le down regulation sono molto importanti per bilanciare gli effetti di queste droghe.

        Questa pallosa premessa era importante per spiegare un concetto: affinità recettoriale. La differenza degli effetti tra cocaina e metamfetamine riguarda la risposta alla domanda: in quale percentuale il farmaco si attacca ai recettori, e quali?

        La cocaina ha un’affinità nettamente superiore per i recettori della dopamina e noradrenalina rispetto che l’amfetamina, tuttavia però questa affinità si esplica esclusivamente in una determinata area del cervello nella quale il sistema dopaminergico svolge ruoli di pieno rinforzo positivo (limbico), mentre la metamfetamina tende ad avere affinità per tutte quelle aree (prefrontali) che modificano il comportamento razionale.

        Uno psichiatra mi darebbe un pugno per la semplificazione, ma in linea di massima regge.

        Questo è il motivo che indicavo alla base della differenza di “sballo” che riesce a darti la cocaina rispetto all’amfetamina: la cocaina è talmente “naturale” come sensazione che, citando freud, ci si dimentica persino di averla assunta, mentre l’ecstasy, derivato amfetaminico (e ben più pericoloso) altera abbastanza profondamente il piano mnestico fino a restituire un’euforia che possiamo definire “da sballo”.

        Again, ho scritto questo (e potrei scrivere molto di più) perchè ti ho visto interessato e trovo sempre piacevole l’approfondimento scientifico che chiarisca concetti importanti, tralaltro non esattamente comuni.

        • Ciao Daniele, ogni tuo intervento e’ piu’ che apprezzato. Stiamo volando altissimi.

          A quanto mi risulta la cocaina non si lega direttamente ai recettori. Se vai a vedere la sua struttura in effetti, vedrai che “quell’alcaloide a nucleo tropanico” (http://f.tqn.com/y/chemistry/1/S/o/B/1/Cocaine.jpg
          e’ troppo grande per legarsi ai recettori catecolamminici. Come effetto pricipale, la cocaina inibisce il re-uptake-1 di queste (da qui la metafora del “bidone aspiratutto” o come dici tu, delle molecole “pulitrici”) prolungandone l’effetto. Questo spiegherebbe anche quello che tu elegantemente racconti citando Freud. A questa inibizione del re-uptake segue un adattamento a livello sinaptico in termini di espressione recettoriale: dwon e up-regultion. E’ una conseguenza dell’uso protratto di cocaina, non un suo effetto diretto. E’ lo stesso meccanismo sfruttato dagli SSSRI come antidepressivi sui neuroni serotoninergici, per dire. Lo stesso metilfenidato non sembra avere azione diretta sui recettori dopaminergici ma solo sul reuptake della dopamina, rendendone il meccanismo piu’ simile alla cocaina che alle amfetamine.

          Amfetamine e derivati- tipo MDMA ect.-sono strutturalmente simili alle catecolammine, da cui differiscono solo per pochi gruppi radicali ma di cui condividono la struttura di base (che e’ quella della tirosina, per intendersi, al quale viene aggiunto un ossidrile). Hanno percio’ un azione agonista sul recettore Noradrenalico e Dopaminico, competendo con i neurotrasmettitori fisiologici per lo stesso sito. Mentre pero’ l’amfetamina pura e’ nel breve molto simile alla cocaina (basti pensare alla sua diffusione tra “i civili” nel passato, come ad esempio pillole per dimagrire un tempo legali e l’uso off-Label tra gli studenti delle mitiche playgin), l’MDMA e’ una Vera e’ propria droga da sballo tant’e’ che i consumatori di Exctasy odiano le “paste” amfetaminiche perche’ portano “lucidita’” e solo prestazioni fisiche.
          Da qui il discorso iniziale su “funzionalisti e “sballoni”.

          Ora mi fermo perche’ stiamo anticipando troppo i temi da legalizzazione dell’Exctasy, mi sa!

  4. Premetto che non ho nessun pregiudizio ideologico nè morale. A dirla tutta, volendo scegliere di parteggiare pro legalizzazione o pro proibizionismo, mi parrebbe pure piu’ cool la prima posizione.
    I ragionamenti espressi mi filano pure, ma, mi pare, sotto una assumption che ritengo molto forte e irrealistica: e cioe’ che il mercato della droga sia fisso.
    Se i consumatori in un mercato sono un dato fisso X, allora tutto quanto si sostiene qui sopra torna perfettamente e anch’io divento fan della legalizzazione.
    Ma quel che temo è che una roba che viene dichiarata vendibile da una farmacia con bollino del monopolio di Stato fara’ allargare il mercato, avvicinando anche chi oggi ne sta fuori perchè non vi ha accesso (per mancanza di agganci, freni inibitori, timore di comprare roba tagliata male,…).
    Allora a quel punto possiamo tornare su un’impostazione puramente etica della discussione (deve lo Stato decidere se posso o non posso farmi del male?), ma non sono cosi’ sicuro dell’insindacabilita’ dell’affermazione “porterebbe certamente più vantaggi che svantaggi”.
    Ecco, per sposare la tesi della legalizzazione vorrei che fosse confutata questa mia convinzione.

    • Ciao Davide, grazie del tuo commento. Il quesito che poni e’ senza dubbio centrale nel dibattito sulla legalizzazione. Ti dico che aspettavo questa domanda come parte fondamentale del dibattito. della serie “ti ringrazio per…” 🙂

      Io ovviamnete non ho LA Risposta, ma solo opinioni in merito.

      Quello che dici, dal punto di vista meramente commerciale, e’ corretto. Una maggiore offerta di prodotto si traduce in una maggiore domanda. E’ una banale legge di mercato. Magari in un prossimo post, si potrebbero ipotizzare strategie commerciali di differenti multinazionali (GSK, Pfizer, Roche?) nel business della Coca.

      La difficolta’ di reperire la cocaina rappresenta certamente un deterrente per una parte dei potenziali consumatori, per le ragioni da te elencate. Per inciso, questa difficolta’ e’ cio’ che da il potere, e che arricchisce, le associazioni malavitose che fanno business con la coca. In ogni caso, come da premessa, il punto di vista che mi interessa e’ solo quello del consumatore. E sono convinto, questo si’ fermamente, che ogni consumatore pagante debba avere accesso al prodotto desiderato con la maggior qualita’ e sicurezza possibile.

      La prima domanda che mi viene in mente e’: quei potenziali consumatori che “vorrei ma non posso”, cosa fanno in alternativa per soddisfare quella pulsione di coca? Bevono fumano vanno a mignotte prendono viagra cialis alcion seroxat giocano d’azzardo alla palystation votano Grillo guardano Stricia la Notizia strillano allo stadio picchiano la moglie collezionano Action Figures gonfiano i bicipiti prendono steroidi scaricano porno di MILF praticano sesso anale corrono sulla Cassia Bis con Ritmo truccate sputano per terra odiano gli zingari/negri/ebrei fanno softair comprano armi automatiche sulla darknet legono VICE sostengono la pena di morte giocano a calcetto il venerdi sera mangiano carne ben cotta sono vegetariani o assassini seriali? O sono semplicemente frustrati? O, piu’ probabilmente, tutte e due le cose (vizietto piu’ frustrazione allegata)?

      Il punto potrebbe essere che viviamo in una societa’ imperfetta e tutti devono prendere qualcosa per arrivare a fine giornata. E che tutti continueranno a farlo. Il problema, come sempre, e’ culturale. La cultura richiede tempo, e sacrificio, due cose che nessuno ha. Ma se non si parte mai, non si arriva mai. Sul fumo, sono stati fatti passi da gigante, e’ innegabile. Prova a guardarti Madman, per renderti conto in che mondo abbiamo vissuto. Per dire. Quanta distanza c’e’ fra “Bevi responsabilmente” e “Tira responsabilmente?”.

      Una liberalizzazione totale della Coca come OTC, all’inizio, probabilmente, sarebbe un disastro. Ma una campagna informativa seria e oculata, prima o poi il suo lavoro finirebbe per farlo, sui soggetti in qualche modo ricettivi. Perche’ chi vuole rovinarsi la vita trova sempre un modo per farlo.

  5. Dibattito interessante. Sapete cosa? Non c’è bisogno che la cocaina diventi legale per fare la campagna “tira responsabilmente”, in realtà si potrebbe già incominciare adesso. Magari poi da cosa nasce cosa, se no, ad aspettare che diventi legale, non basta campare come Matusalemme.
    E vale anche per le altre sostanze, ma mica un cartello lavacoscienze tipo quelli fuori dal Cocoricò, parlo di una campagna informativa seria su come trarre il meglio da ogni sostanza secondo le necessità, evitando i rischi principali e con una maggiore consapevolezza di tutte le possibili conseguenze. E’ un sogno, lo so, però si potrebbe già iniziare a buttar giù un testo.

  6. Legalizzare le droghe (leggere e pesanti) è un interesse economico, prima che culturale. I governi ci guadagnano in termini di tasse e le multinazionali immettono sul mercato un prodotto che dà dipendenza, quindi che innalza i consumi. Beh, almeno all’inizio. Se poi il consumatore esagera (e non può non esagerare, visto che l’offerta genera la domanda – non sempre, ma nel caso delle legalizzazioni è così), ecco allora i governi devono fornire assistenza sanitaria e i consumi di tutti gli altri prodotti diminuiscono. Ma anche per questo c’è un rimedio: da una parte basta scaricare il welfare sui privati cittadini attraverso le assicurazioni sanitarie, e dall’altra non si deve che incentivare (oppure obbligare) i consumatori a lavorare di più per avere i soldi anche per i consumi slegati dalla droga. Tenendo ferme queste premesse, ora mi chiedo: qual è la differenza sostanziale (legalmente semantica, non sintattica) tra organizzazioni criminali e organizzazioni non criminali (governi, corporation, ecc.)? Sostanzialmente due: le organizzazioni criminali non pagano le tasse e al loro interno funzionano in modo violento (almeno di una violenza diversa da quella di un governo che bombarda i paesi non allineati e di una corporation che invia elicotteri in piantagioni, miniere e fabbriche non allineate).

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