un blog canaglia

Pezzo dopo pezzo

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E’ il 2004. La ragazza nella foto quassù ha 20 anni ed è al secondo anno di università. Sta preparando l’esame di diritto privato e quando può va per strada, monta banchetto e gazebo coi soliti compagni e si mette a raccogliere le firme per il referendum sulla legge 40.

La legge 40, frutto di un particolarmente illuminato governo Berlusconi, è una delle leggi più liberticide mai varate nell’Italia repubblicana. E’ sicuramente la legge in materia di fecondazione assistita più restrittiva d’Europa, in palese contrasto con altre leggi come la 194 e negli ultimi 10 anni è stata smontata pezzo dopo pezzo dalla Corte Costituzionale. Oggi, giorno in cui l’ennesimo divieto incostituzionale, quello sull’eterologa, viene abbattuto,  la stessa ragazza che studiava per gli esami corregge quelli dei suoi studenti. Dieci anni sono tanti per accorgersi che una legge come quella è incostituzionale. Oltre il sollievo per la fine di un altro sopruso, rimane l’amarezza per il fatto che la legge 40, che oggi sembra essere orfana, fu difesa trasversalmente (per dirne una Rosy Bindi votò no alla sua abrogazione). Rimane l’amarezza al pensiero di tutti i bambini non nati perché i loro aspiranti genitori non hanno avuto i soldi per andare a cercare un po’ di civiltà all’estero. O di quelle donne che per lo stesso motivo si sono sottoposte a più cicli ormonali del necessario perché la legge consentiva di produrre ogni volta il numero di embrioni che andava bene alla CEI, non al loro medico.

Rimane l’amarezza per i dieci anni di ricerca non fatta sugli embrioni sovrannumerali che rimangono dimenticati in qualche frigorifero. Quando quella ragazza di 20 anni raccoglieva le firme per il referendum, Luca Coscioni era ancora tra di noi e chiedeva che la ricerca fosse libera. Oggi Luca Coscioni non c’è più, la SLA se l’è portato via, ma quella ragazza spera di vedere anche l’ultimo assurdo divieto della legge 40 cadere prima di avere l’età in qui anche lei avrà bisogno della fecondazione assistita.

Triestina di nascita, della sua terra si porta dietro lo spirito patriottico, lo spritz e la tendenza a sottovalutare qualsiasi raffica di vento sotto i 130 km/h. Radicale, milanista e milanese nel cuore, dopo la laurea il suo corpo fugge verso la Perfida Albione. Qui ottiene un dottorato in storia economica con una tesi sul divario Nord-Sud dopo l’Unità d’Italia. Il suo cervello invece, grazie alla sua tesi e alla mai curata passione per la politica, rimane in larga parte in Italia.

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