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Virginia Raggi in una foto presa dalla sezione del blog di Beppe Grillo dedicata alle Comunarie per la scelta del candidato sindaco del Movimento a Roma. 18 febbraio 2016. ANSA/ BLOG BEPPE GRILLO +++ NO SALES - EDITORIAL USE ONLY +++

Perché Virginia Raggi è il candidato più inadatto a governare Roma

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Affermare che Roma è una città alle corde non è certo dare una notizia. Parliamo di una capitale sostanzialmente fallita, che non lo è tecnicamente solo perché, naturalmente, too big to. Ma questa è cronaca quotidiana, fatta di servizi che non esistono o non funzionano, sporca, inefficiente, corrotta e degradata, a tratti addirittura brutta, la città più bella del mondo, affaticata dal peso di stratificazioni di potentati locali e nazionali, cioè sostanzialmente dal suo rinnovato ruolo di capitale di un ennesimo impero decaduto.

La prima reale notizia allora, in questo quadro, è l’imbarazzante livello della competizione elettorale, che tutto sembra riguardare tranne i programmi delle candidature e le scelte associate. La notizia nella notizia, però, è che in pole position, secondo tutti gli analisti sondaggi alla mano, si trova Virginia Raggi, candidato del Movimento 5 Stelle, e decisamente il più inadatto tra quelli papabili. Si tratterà certamente di una cara e specchiata persona, e stendiamo subito un velo pietoso sulla miseria degli attacchi che la vorrebbero vicina a Berlusconi e Previti. Temo che non basti, però.

Il problema con la Raggi si pone su ben altri livelli. Prima di tutto, la Raggi e i 5 stelle non hanno nessuna esperienza di governo. Zero. Si può guardare a questo fatto ostentando fierezza e imbastendosi di un po’ di retorica della novità, ma la verità è che l’inesperienza – in una macchina complessa e ingolfata come quella romana – è solo un problema. Nel tempo in cui Raggi e compagnia si renderanno conto non solo di come funzionano gli ingranaggi, ma di dove e quando intervenire, con quali modalità e con che sensibilità per essere incisivi, le burocrazie e i potentati che si mangiano la città avranno campo libero per consolidare le proprie posizioni di rendita e potere. Roma non è neanche lontanamente nella condizione di potersi permettere di aspettare turni fermi a imparare le regole del gioco.

In seconda battuta, la Raggi è di gran lunga il candidato meno coraggioso tra quelli a disposizione; o meglio, quello da cui ci si possono aspettare scelte meno coraggiose. La retorica grillina, di cui ho già avuto modo di scrivere, riduce tutto a un bianco e nero che si sostanzia in una dicotomia tra bene e male. Naturalmente, i grillini scelgono il primo, che tradotto significa nove volte su dieci non scontentare nessuna minoranza cavalcando un po’ di argomenti populisti. Ma Roma è una città che per essere cambiata ha bisogno di scontentare molti, moltissimi, e certo non mi aspetto che la Raggi si metterà contro corporazioni locali come i tassisti, gli ambulanti, o le orde di dipendenti pubblici che banchettano al tavolo dell’inefficienza della capitale. Il grillismo è alfiere del “servizio pubblico”, che tradotto significa municipalizzate con management inadeguato e amico degli amici, e dipendenti che sono di fatto beneficiari dell’assistenzialismo di stato. Da chi fa dell’acqua pubblica una bandiera, da chi auspica un aumento dell’estensione della mano pubblica locale, cosa possiamo aspettarci quando ci sarà da mettere mano all’insostenibilità di ATAC e dei suoi dodicimila dipendenti, all’inefficienza di AMA nella gestione dei rifiuti, o della giungla di concessionarie pubbliche che gestiscono appalti e appaltini? Certo, sulla carta c’è il municipio benefattore che si prodiga per i propri concittadini, ma nella realtà c’è Roma e le sue rendite. Ci sarà da calpestare i piedi a più di una persona, per metterci mano.

Poi, c’è il fango. La campagna elettorale della Raggi vive del fango gettato sugli avversari, sul noi contro di loro e le colpe del passato. Nessuno le nega, sono anni che Roma non conosce un’amministrazione adeguata, ma mi sembra un po’ poco su cui costruire un progetto di città, oltre che una testimonianza di debolezza assoluta: è anche su questa debolezza che fa conto chi vuole tenere Roma dov’è. Finora, da parte della Raggi, si è visto uno stuolo di no alle proposte altrui, decisamente poca propositività e un po’ di chiacchiere sulle biciclette, che sembrano essere il tema cardine della campagna elettorale dell’avvocatessa. Ho come l’impressione che tutto questo fango non aiuterà se e quando ci saranno da prendere decisioni difficili che avranno bisogno di tutta la forza del Consiglio Comunale e delle competenze ed influenze di quanti vi siederanno.

Una Serena Grandi provata dal tempo, mentre esce dalla torta di compleanno di Jep Gambardella ne La Grande Bellezza, esclama concitata e sorridente: “Auguri Jep, auguri Roma!”. Ecco. Soprattutto auguri Roma.

5 Comments

  1. Un articolo ridicolo basato su congetture strettamente personali e su nessun dato concreto… Bel giornalismo complimenti…

  2. La Raggi sarà pure la candidata meno adatta per governare Roma, ma le sue ridicole argomentazioni mi hanno tolto ogni dubbio: la voto!

  3. Eh, sì, aspetta che mò che avemo letto votamo tutti arfio”calceemartello”, che di abusi edilizi questa città non ne ha mai abbastanza…

  4. Da un articolo intitolato “perchè la Raggi è la più inadatta” ci si aspetterebbe almeno un accenno alle ragioni per cui gli altri candidati sarebbero più adatti, più adatti per fare cosa? Gli altri saranno anche (opinabile) più coraggiosi, ad esempio, ma se poi non li vuoi scontentare i molti, moltissimi (che, per inciso, in realtà sono pochissimi, i moltissimi sono il popolo, e ha tutt’altri interessi), a che ti serve il coraggio?
    E per l’esperienza vale lo stesso discorso, se hai esperienza di sottobosco di governo e inciuci col malaffare, allora è meglio che tu non ne abbia affatto, a mio parere (e non solo mio, a quanto leggo).
    Quanto al fango, guarda che i suoi “avversari” se lo spargono regolarmente addosso da soli, non c’è alcun bisogno di aggiungerne dell’altro, e infatti non viene fatto.
    Aggiungo anche che è ora di finirla di considerare il fatto che Roma (ma vale per tutto) sia “sporca, inefficiente, corrotta e degradata” sia la normalità, includendo nel concetto una sorta di accettazione mista a rassegnazione. Ricominciamo a considerarlo per quello che è, cioè uno scandalo, e ricordiamoci che non è scritto nelle stelle che debba essere sempre così nei secoli dei secoli. Sarebbe già un inizio.

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