un blog canaglia

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Perché non vado più allo stadio

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Per carità, è tutto giustissimo: insulti volgari e pubblici come quelli apparsi sabato scorso sugli striscioni della curva sud, che travalicano il limite della semplice “opinione” per sfociare dritti dritti nella calunnia, non si possono e non si debbono tollerare.
D’altra parte, non è mica giusto che tutti paghino per le gesta di pochi “stronzi idioti“: e paghino salato, ché quando chiudono una curva per colpa di un pugno di scemi nemmeno tutti gli altri abbonati potranno andare a vedere la partita successiva, pur avendo comprato regolarmente l’abbonamento (oltretutto prepagandolo) e pur non avendo esposto non dico uno striscione, ma manco un francobollo; anzi, per dirla tutta non potranno proprio andare allo stadio, visto che risultando già abbonati in un certo settore sarà loro precluso perfino l’estremo rimedio di comprare un altro biglietto (pagando di nuovo) per andarsela a vedere in un posto diverso.
Un daspo in piena regola, quindi, emesso di fatto nei confronti di migliaia di persone che non hanno commesso alcunché: e quindi una curiosa inversione del motto “punirne uno per educarne cento” declinata al contrario, punendone cento per educarne uno, o pochi di più.
Senonché, qualcuno sottolinea che questo è l’unico mezzo possibile per sanzionare quella mondezza, e bisogna ammettere che quel qualcuno non ha torto: o fai così oppure non fai niente, e quindi consenti che persone inermi possano essere allegramente diffamate senza neppure la possibilità di chiedere i danni in tribunale, visto che la diffamazione viene posta in essere da individui indeterminati e indeterminabili.
Ecco, io me lo sono chiesto a lungo, quale fosse la quadra tra questi due estremi: e ho creduto a lungo di non saperla trovare, senza tuttavia accorgermi che era proprio là, davanti ai miei occhi, e anzi che in realtà la stavo già mettendo in pratica da un pezzo.
E’ molto semplice: io allo stadio non ci vado più.
Io non ci vado più, in un posto in cui corro rischio di mischiarmi con quegli “stronzi idioti”, in cui per entrare mi debbono perquisire come se fossi un delinquente, in cui mi tocca stare con le antenne dritte perché non si sa mai, magari scoppia una rissa e trovarcisi dentro senza accorgersene è un attimo.
Non ci vado più, allo stadio, e le partire le guardo con la pay-tv, spendendo pure molto meno: anche se il calcio mi piace tanto, e so fin troppo bene che vederlo dal vivo è tutta un’altra storia.
Sta di fatto che è così: questa mi pare l’unica soluzione plausibile, l’unica ragionevole, l’unica che consente di uscire dalla tagliola della calunnia gratis da una parte e delle punizioni agli innocenti dall’altra. Andarsene, lasciarli puzzare nella loro merda e buonanotte.
Come dite? Se tutti facessero come me il calcio finirebbe?
Non lo so. Non saprei dirlo. Forse sì, forse no.
Del resto, dovesse davvero finire per questo, forse è giusto che finisca.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

17 Comments

  1. il pubblico non sparirà mai completamente dagli stadi. ma si rischierebbe di selezionarne la parte malata, la quale continuerebbe a danneggiare il prodotto calcio italiano che sarà sempre meno appetibile agli investitori (le televisioni, gli sponsor) i quali ridurranno sempre più il budget ed in definitiva la qualità. d’altro canto la lungimiranza della federazione è paragonabile a quella di un ferro da stiro, per cui possiamo considerare il processo già ampiamente e irreversibilmente in atto.

  2. Una breve divagazione: chissà come mai, quando si parla di ultras o di episodi di violenza, ci si sente in diritto, anzi direi quasi in dovere, di insultare le suddette categorie, qua sopra apostrofati come “stronzi idioti”. Il che non sarebbe male di per sè, mi da’ solo un po’ fastidio che questa regola valga solo per i suddetti, e non per tutti quelli che la meriterebbero; solo a titolo esemplificativo, abbiamo una classe politica e dirigente che ci ha ridotto da quasi benestanti a sudditi elemosinanti, ma non ho mai sentito nessuno chiamarli col nome che anche loro meriterebbero, e cioè “a’pezzidemmerda”. Ma andiamo oltre.
    Sullo striscione della curva sud: sicuramente è di cattivo gusto, ma non mi sembra poi così lampante che sia ‘sta gran “calunnia che non si può e non si deve tollerare”, infatti ritengo pretestuosa la causa annunciata dall’avvocato della signora (la madre del morto) che si è sentita chiamata in causa (peraltro senza essere nominata nè insultata, se mai la dovessero davvero intentare probabilmente la perderanno), conservo un barlume di speranza perchè intendono rivolgersi all’Uefa e non alla giustizia italiana, lì il buon senso conta un po’ di più.
    Sul come agire per eliminare la violenza dagli stadi, qualche idea ce l’avrei, ma non c’entra niente col non andarci più proposto dal Capriccioli, al quale probabilmente i suoi clienti non regalano più i biglietti (dato che con la tessera del tifoso è un casino), per cui preferisce fare come la volpe e l’uva, non male per uno che si è “chiesto a lungo quale fosse la quadra tra questi due estremi”, giungendo, dopo cotanto cogitare, alla soluzione (che peraltro non risolve nulla) di lavarsene le mani. La soluzione, dicevo: ho qualche idea, ma non sono idee mie, non è necessario scervellarsi tanto per poi scoprire l’acqua calda, basterebbe solo copiare ciò che è stato fatto in Inghilterra a cavallo tra anni ’80 e ’90, lì stavano messi molto peggio eppure che il problema hooligans se lo sono risolto alla grande, mi pare.
    In estrema sintesi, la soluzione passa dal rendere molto conveniente per i club avere degli stadi civili, e, contemporaneamente, molto sconveniente non averceli.
    Io non so se il calcio finirebbe, se tutti facessero come propone il Capriccioli. Però una cosa piccola piccola la so: non è scappando che si risolvono i problemi.

  3. Per ogni episodio di violenza, per ogni striscione come quello, per ogni violenza verbale facciamo pagare, non so, una multa di 500.000 € al club. Vedi che gli stadi diventano dei conventi di clausura e il massimo del fanatismo lo ottieni sulla stregua delle suore di clausura di Napoli quando hanno visto Papa Francesco.

    Non andare allo stadio fa veramente poco, se non garantirgli ancora più spazio e libertà di agire indisturbati. A quel punto lo stadio stesso si tramuterebbe in una specie di gabbia dove allegramente “sta feccia” potrebbe dare sfogo a tutta la sua violenza repressa, maciullarsi e tritarsi le ossa allegramente indisturbati. Per poi continuare anche fuori dallo stadio stesso in una sorta di impunità che in questo paese ormai è la regola.

      • Ops, hai ragione, si intitola “Perchè non vado più allo stadio”.
        Quindi, ad un certo punto della tua vita, ti è venuta un’illuminazione, una conversione sulla strada di Damasco, hai fatto un ragionamento che ti ha portato a prendere quella decisione (quindi un’idea) e sei così gentile di renderci partecipi delle motivazioni.
        Grazie.
        Resta, comunque ed indipendentemente dal titolo del post, un’ideona originalissima.

  4. Interessante. Quindi non vai più allo stadio perché alcuni frequentatori degli stadi espongono frasi volgari e insultanti. Immagino tu ti guardi bene dall’entrare anche nei cessi pubblici, vero? E come fai quanto ti scappa?

  5. Non capisco chi dice “non vado più allo stadio”. Perché così sembra che una volta gli stadi fossero parchi giochi tranquilli ed educativi. Invece Paparelli è stato ammazzato 36 anni fa, la strage dell’heysel fa 30 anni tra pochi mesi, 26 anni fa a San siro si esponeva uno striscione che invocava: “Hitler, con gli ebrei anche i napoletani.” Gli stadi, le curve per essere precisi,sono state zone franche per 40 anni. In tutto e per tutto. Le ho frequentate per un po’ negli anni 90, non da ultras, ma comunque perché affascinato da un atmosfera unica che nei momenti di esaltazione, quando la tua squadra vince, “te fa senti’ importante anche se nun conti niente”. Naturalmente questa considerazione non ha nulla a che vedere con l’episodio specifico della signora Leardi, alla quale va tutta la compassione che si deve ad una mamma che perde il proprio figlio in maniera tragica e balorda. Sul l’episodio in se invece tanto altro c’è da dire, ma non penso sia il giusto spazio per queste riflessioni.

  6. Sono molto d’accordo con quello che dici, tanto che allo stadio non ci vado più neanche io da vari anni. Vorrei però fare un’aggiunta. Queste persone che espongono lo striscione lo fanno perché sanno che se ne parlerà, per godere del loro quarto d’ora di popolarità. Ecco, alla luce di questo penso che forse varrebbe la pena fare un tentativo di tacere completamente l’argomento. Voglio dire: non solo nessun servizio specifico ai telegiornali, ma neanche la minima inquadratura durante il semplice servizio sportivo. Come se non esistessero. Lo so, ci sono cascata anche io rispondendoti, però forse potrebbe essere un segnale per tentare di far decadere questi episodi di pessimo gusto

  7. Il calcio è di una noia mortale. Unico sport senza tempo effettivo, sui 90 minuti previsti si e non se ne gioca la metà. Non succede mai un cazzo, una scarpata in tribuna è evento epifanico. Qualcosa per passare il tempo è necessario: insultarsi e sprangarsi è un’opzione. Magari conoscere uno sport vero (ce ne sono tanti, per tutti i gusti, individuali e di squadra), sarebbe un’opzione anche migliore. Temo però si debba operare duramente sulle prossime 15/16 generazioni di calciofili per inculcare un concetto apparentemente semplice: vince chi ha giocato meglio (valido in qualsiasi altro sport). Nel calcio vince chi ha pagato l’arbitro, chi ha avuto culo, chi ha il presidente più potente etc etc etc. Infatti di calcio se ne parla e straparla per estenuanti ore, giornate, mesi ed anni. Nel basket, ad esempio, il post partita dura 3 minuti: ha vinto la squadra X perchè ha avuto migliori percentuali da 2 e da 3 punti, ha preso più rimbalzi e ha perso meno palle della squadra Y. L’allenatore della squadra Y fa i complimenti a quello della squadra X e tutti a casa.

  8. Come diceva mi’ nonno: chie se ritira dalla lotta è ‘n gran fijo de ‘na mignotta.

    Nun sarai mica lazziale? Forza maggica Roma!

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