un blog canaglia

Carbonara al tartufo

Perche’ il pasto del condannato a morte puo’ essere solo la Carbonara

in cibo by

La filosofia popolare suggerisce che “morire per morire, tanto vale morire a pancia piena”. E su questo siamo tutti d’accordo. Ma con cosa la riempiamo questa pancia?

Qualche anno fa feci sul mio blog un sondaggio su quale avrebbe dovuto essere, a giudizio dei votanti, il piatto del condannato a morte. Si trattava di un sondaggio con scelte multiple, sette per la precisione (all’epoca nutrivo un certo interesse per il numero sette, a mia modesta ossessione rappresentato in maniera eccessiva tale da giustificare una qualche elaborata teoria complottista: una roba che unisse i giorni della settimana, settembre, i samurai, i re di roma, i colori dell’arcobaleno, le meraviglie del mondo e le vite del gatto).

Le opzioni erano le seguenti:
Aragosta
Bistecca
Cous cous di agnello
Involtini primavera
Tagliolini al tartufo
Sashimi
Carbonara

Vinse la carbonara, con largo margine (solo un paio di intemerati scelsero l’aragosta, evidentemente influenzati da una letteratura, probabilmente gonfiata se non del tutto falsa, secondo cui l’aragosta sarebbe praticamente il pasto obbligato dell’inquilino del braccio della morte al suo ultimo giorno di residenza).
Ovviamente nel mondo reale le cose vanno diversamente; secondo quanto riportato qui, le market share sarebbero le seguenti:

Hamburger o cheeseburger 23%
bistecca 14.8%
gelato 15,6%
insalata 13,1%
latte 8,2%
caffè 5,35%
pizza 2,8%

Preso atto che la somma e’ ben lontana dal fare 100, dobbiamo rimarcare che l’aragosta non compare proprio.
Hamburger e cheesburger, insieme alla bistecca, rientrano nella norma, cosi’ come la pizza, poco richiesta ma comunque rappresentata. Quello che stupisce e’, su tutti, la performance dell’insalata (che tra i residenti del braccio della morte ci sia un’alta percentuale di vegani? Che si possa in qualche modo strumentalizzare questo dato, utilizzandolo per dimostrare che la privazione di carne aumenta la possibilita’ di commettere delitti particolarmente efferati?), mentre trovo persino deludenti i risultati di latte e caffe’.
Quello che molti ignorano, in effetti, e’ che il condannato, prima di accomodarsi sulla sedia elettrica (o prima di vedersi somministrata l’iniezione di penthotal e curari, o di essere rinchiuso in una stanza con delle pasticche al cianuro o qualunque sia il metodo di soppressione della vita scelto dal sistema statale) ha  la possibilita’ di scegliersi un pasto, si’, ma alle quattro e mezza del mattino. Non deve stupire quindi che molti si limitino ad un caffe’ o ad un bicchiere di latte. Vedo peraltro ostacoli di natura logistico-organizzativa davanti all’opportunita’ di preparare un’aragosta alla catalana. Gia’ mi immagino che lo chef della mensa del braccio della morte non sia esattamente Gordon Ramsey (piuttosto mi raffiguro un ispanico-afro-americano sovrappeso, con un camice lurido, scarsa igiene orale e un gusto particolare per la carne avariata stracotta). Vederlo poi che alle quattro di mattina che mette delicatamente a bollire l’aragosta, preoccupandosi di preparare la marinata per i pomodori maturi e le cipolle bianche, mi riesce proprio difficile.  Altro punto nodale e’ il budget a disposizione, che mi risulta essere non maggiore di venticinque dollari. Solo aragosta del Maine, quindi, aragosta cinese.
Ma il senso della domanda dovrebbe essere un altro: qui non stiamo parlando della fattibilita’ di un certo pasto all’interno di una carcere di massima sicurezza Texano, ma di cosa mangereste voi sapendo consapevolmente che quello che avete davanti e’ l’ultimo pasto, a prescindere dalle ragioni per le quali si sia giunti a tale situazione.

Per esempio Vice, riprendendo un servizio di Henry Hargreaves, provo’ a definire alcuni aspetti psico-attitudinali del condannato a morte partendo proprio dalla scelta dell’ultima cena. Celebre e’ la foto di quello che ha mangiato aragosta e bistecca guardando la trilogia del Signore degli Anelli: mi sento di dire che solo in punto di morte, un qualcosa come unire carne e pesce, cioe’ una non scelta alimentare, rende esistenzialmente significativo il mari e monti.

Aragosta e bistecca
Cosi’ come desto’ scalpore Ricky Ray Rector che prese la Pecan Pie e se ne tenne una fetta per dopo. La cosa venne interpretata come un chiaro sintomo psicotico, fatto sorprendente in un pluriomicida dichiarato lobotomizzato dopo che aveva tentato il suicidio sparandosi alla testa.
Il problema dell’ultimo pasto, se di problema si puo’ parlare, e’ che si puo’ definire tale con certezza solo nel caso dei condannati a morte e di Gesu’, che evidentemente sapeva lo scherzetto preparatogli da Giuda. Tralasciando quindi il surf&turf e la necessita’ evangelica del pane e vino, ben poco rimane da analizzare e discutere.
Provando pero’ a mettere ordine, e dandosi delle regole, magari c’e’ la possibilita’ di fare chiarezza:
1. Si puo’ scegliere un unico piatto, e non un menu’ o un percorso degustativo.
2. Il pasto verra’ consumato ad un orario proprio e non alle quattro e mezza del mattino (idealmente, la sera alle otto)
3. In ogni caso, e’ da considerarsi esclusa la presenza di Rucola.
Tornando quindi alle famose sette opzioni, vediamo cosa succede:
1. Aragosta: anche ammettendo che venisse preparata correttamente, in generale l’aragosta – almeno che non sia servita alla catalana, con quintali di patate lesse- mi lascia sempre un vuoto esistenziale, diciamo all’altezza dello stomaco. E nessuno vuole andare incontro alla morte con la pancia che brontola. Cosi’ come l’idea della catalana e’ menzognera: chi sceglierebbe come ultimo pasto delle patate lesse?
2. Bistecca: ok, facciamoci una bella bistecca. Al sangue. Ma se poi viene fuori qualcuno che vuole la bistecca ben cotta? E’ chiaro che non e’ accettabile guardare in faccia il tristo  mietitore con filetti di manzo stracotto incastrato tra i molari.
3. Cous cous di agnello: trattasi di un opzione inserita esclusivamente per gli abitanti dell’area Maghrebina, altrimenti detti musulmani. Nel loro caso quindi, direi che la qualita’ dell’ultimo pasto non ha alcuna importanza: una volta lapidati infatti, potranno finalmente spassasersela nello Janna o nel  Valhalla con Champagne, Spogliarelliste in Burqa di pizzo e porchetta di Ariccia.
4. Involtini primavera. Seriously, involtini primavera?
5. Tagliolini al tartufo: opzione da non scartare a priori, nel caso in cui qualcuno avesse voglia di fare il pretenzioso davanti alla grande consolatrice. I venticinque dollari di budget rappresentano un ostacolo per qualcosa di meglio di uno scorzone.
6. Sashimi: come e piu’ che nel caso dell’aragosta, chi ha voglia di morire desiderando un panino col salame?
7. Carbonara: nutrizionalmente parlando, non si discute. Cosi’ come totalmente nel budget.  Pasto completo, mix inarrivabile di carboidrati, proteine e grassi, va consumata caldissima, sfama gli appetiti piu’ insaziabili, e, soprattutto, e’ un’esplosione di gusto.

Anonimo cantore post-moderno:
“Conosco uomini tutti di un pezzo, lo sguardo fiero e il passo fermo, sulle cui solide spalle si potrebbe tranquillamente poggiare il peso di tutti i dolori del mondo. Ne conosco di tali senza macchia e senza paura, pirati del mar dei sargassi, cavalieri neri, capitani d’industria e predatori di amori impossibili. Eppure li ho visti tremare, perdere la loro personalità, arrendersi alla debolezza del loro cuore davanti alla criptonite dell’esemplare maschio della razza umana: la carbonara.”

E’ cosa altro puo’ essere la morte, se non la certezza, dolce e crudele, della sconfitta? E cos’altro si puo’ desiderare, in un momento di solipsismo assoluto, se non abbandonarsi, finalmente e completamente, alle proprie debolezze?

Due o tre specifiche: la carbonara si fa col guanciale. Tenete fuori quella merda di pancetta affumicata dal mio piatto. Si mescolano parmigiano e pecorino. L’uovo si manteca a caldo, ma lontano dal fuoco (niente pasta e frittata, please). La pasta dev’essere corta (schiaffoni, rigatoni, maccheroncini di Osimo etc.)

Poi naturalmente c’e’ sempre qualcuno che devi metterci la rucola e fare il mari e monti, ma questa e’ tutta un’altra storia (con cui, ci tengo a precisare, la pena di morte non ha niente a che fare).

 

MeM

 

Anche perche’ potrebbe esserci persino di peggio.

 

CV

Presidente fondatore, nonchè socio unico, del FLNRPABMB-Il Fronte di Liberazione Nazionale dalla Rucola-Pachino-Aceto Balsamico-Mozzarella di Bufala, amo invitare alla mia tavola bevitori di sangue, collezionisti di sogni infranti e consumatori di aria fritta. Guardo con egual sospetto vegetariani, amanti della carne ben cotta e assassini seriali. Da sempre mangio per piacere e mai per necessità.

8 Comments

  1. per me l’importante è l’ultima sigaretta. se non me la danno – e in america succede, per dire – tanto vale crepare a pancia vuota.
    (vedi anche: Jannacci-Fo, “sei minuti all’alba”)

  2. Io in lista aggiungerei i pizzoccheri. Low budget, grande soddisfazione. E se preparati propriamente, ovvero con 50 grammi di burro a testa e un etto di formaggio, rischi di vedere il tristo mietitore qualche minuto prima della scadenza, mandando a fare in culo il sistema.

    • Ahahahahahahahahahah!!!
      Grandiosa!

      “Condannato a morte muore di indigestione prima dell’esecuzione”…
      Quattro etti di gnocchi aglio e gorgonzola potrebbero fare lo scherzetto. E se poi sopravvivi, puoi sempre alitare in faccia al boia, farlo svenire e, mentre cade, finire lui col culo sull’ago della siringa.

  3. Insalata di polpo e patate
    Cozze alla marinara
    Grigliata di gamberi

    Sono allergico al pesce e il fatto di non avere un domani mi permetterebbe di rigustarmi senza remore questi piatti

    (vorrei anche una fetta di Sardenaira se possibile)

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