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Perchè il Brasile? Perchè Ora?

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Ricevo da un amico e volentieri pubblico.

Si parla di quello che sta succedendo in Brasile in questi giorni, può essere utile confrontarlo con la situazione in Turchia.

E per prendersi una pausa da Beppe Grillo. Grazie Michele. 

Erano settimane tranquille, seguivo con interesse gli scontri in Turchia quando, apriti cielo, tutti i miei amici di San Paolo, dove ho vissuto tre anni, incominciano a postare su facebook e su twitter le loro proteste contro l’aumento del costo del biglietto di autobus e metro: da 3 R$ a 3,20 R$.

Proteste legittime, 1,10 € per il trasporto pubblico in Brasile è davvero un furto, ma pensavo la cosa finisse lì. E invece no.

Nelle notti a seguire proseguono i resoconti dei miei amici con foto, video, reportage sui social network degli scontri tra manifestanti e polizia: violenza gratuita delle forze dell’ordine contro la stampa, contro gli studenti, i professori, i gruppi dei centri sociali, a fronte di qualche atto di vandalismo, che, detto tra noi, nella metropoli post-moderna di San Paolo avvengono ogni santa notte, tra un omicidio ed una rapina, niente di cui scandalizzarsi.

E invece no, le proteste non sono solo a San Paolo, ma anche a Rio de Janeiro, a Brasilia, e si estendono: la stampa condanna le abitudini da dittatura dolce che la polizia brasiliana non ha mai perso, anche perchè, a parte gli studenti  figli di papà ed i “negros senz”anima”, non aveva mai manifestato nessuno. Ma non questa volta.

Dall’estero, come al solito, si capisce poco: chi dice che la ragione delle proteste siano i trasporti pubblici, chi dice siano contro i mondiali del 2014 e l’uso di soldi pubblici per finanziare le inesistenti infrastrutture, c’è chi dice una cosa, chi un altra.

E invece no. Non è niente di tutto ciò, le proteste sono confluite in grandi manifestazioni, ma manifestazioni di cosa?

E’ la nuova classe medio-bassa, quella che ha ricevuto finalmente un po’ di scuola di base, un po’ di sicurezza sul lavoro, un po’ di protezione dall’inflazione, un po’ più ospedali, quella insomma che dalla sussistenza è passata ad una vita quasi normale. Quasi.

Quasi perchè anche nella straricca San Paolo pochissimi hanno l’allacciamento del gas. Quasi perchè la metà della popolazione non ha accesso al sistema fognario, quasi perchè la scuola pubblica è un disastro, per non parlare degli ospedali.Quasi, perchè il ceto medio in Brasile non è mai esistito, ed ora sta manifestando, non contro questo o quello, ma sta dicendo CI SIAMO, ed è ora di finirla con questi metodi da dittatura sud americana, è ora di finirla con gli ultra ricchi e gli ultra poveri.

Ci siamo, e non vogliamo niente. O meglio, adesso vogliamo tutto, e come corre il cinguettio su twitter: O gigante acordou! … il gigante si è svegliato

Era ora.

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