un blog canaglia

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Perche’ dobbiamo essere grati a Masterchef

in cibo/ by

Masterchef e’ senza dubbio il miglior reality mai proposto in TV. Ecco spiegato perche’.

 

1. Il cibo e’ cultura.

 
2. Il cibo e’ democratico: tutti ne hanno bisogno.

 
3. Il cibo e’ meritocratico: solo quello che e’ buono, e’ buono veramente. Nessuna raccomandazione puo’ rendere piacevole un petto di pollo poco cotto, un piatto di spaghetti non al dente, una tagliata di tonno all’aceto balsamico su un letto di rucola.

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4. Chiunque puo’ cucinare: altrimenti, come si spiegherebbe la vittoria di Christine? Una cieca, in un programma televisivo, che concorre liberamente senza patetismi. Alla faccia- contrita fino alla costipazione- di Barbara D’Urso.

 

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5. Il cibo e’ una cosa seria: se sbagli qualcosa, muoro.

 
6. Chi va a Masterchef, sogna di diventare Chef, una cosa che alla fine e’ un lavoro, ed e’ questo il fatto rivoluzionario.  Per anni infatti, una grossa fetta della popolazione tra i venti e i quaranta si e’ tormentata all’idea che la semplice presenza all’interno dei vari reality, fosse un lasciapassare per una nuova sottospecie di lavoro fatta di serate in discoteca, presenzialismo televisivo , belle donne, macchine veloci e massaggi ai piedi a satiri perversi.

 
7. Per vincere Masterchef, bisogna saper fare qualcosa. Non e’ come stare dentro una Casa e provare a scoparsi una protégé di Berlusconi.

 

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8. Fare lo Chef, il piu’ delle volte significa dirigere una brigata di disadattati con problemi di permesso di soggiorno, tendenza all’assunzione per via endovenosa di sostanze illegali e vita sessuale disordinata.

 
9. I concorrenti di Mastechef sono in assoluto i personaggi meno in forma del magico mondo della televisione. Gli addomi tartarugati dei tronisti di Maria de Filippi sono uno sbiadito ricordo: qui la panzetta e’ di ordinanza e i bicipiti si forgiano a forza di impastare farina e acqua per preparare strozzapreti alla marinara.

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10. E’ la rivincita delle donne. Delle donne chiatte, bruttachiole, anti-televisive. Niente piu’ letterine, ereditiere, punteggine e veline: puoi sculettare quanto vuoi, ma se non sai friggere una paranza, sei fuori.

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Poi, d’accordo, adesso ci sono gli star-chef, ma insomma Cracco e‘ uno che non avrebbe nemmeno bisogno di essere bravo tanto e‘ telegenico, eppure si e‘ preso il disturbo di creare l’ostrica grigliata nella retina di maiale. Che, diciamolo sotto voce, e’ un’esasperata rivisitazione del mari e monti. Gordon Ramsey ha fatto lo chef perche’ gli girava cosi’, evidentemente, ma se avesse fatto il militare sarebbe diventato minimo generale, e se avesse fatto il pittore, sarebbe diventato  Picasso. Bruno “Anaconda” Barbieri indossa la pashmina con la stessa disinvoltura con cui farcisce un tortellino. Joe Bastianich, che in America considerano cintura nera di snobismo e magister elegantiarum, con le  Puma Gialle sotto il completo gessato di seta, ha fatto del suo essere un viziatone che vuole mangiare solo cose buone una filosofia esistenziale.

 
In conclusione, e’ difficile non attribuire, almeno in parte, la condizione di menomazione culturale e intellettuale in cui versa l’Italia a vent’anni di televisione commerciale. Il modello di business del Grande Fratello ha inevitabilmente sospinto forse un’intera generazione verso un fancazzismo indolente e piagnone, secondo una logica basata sull’anti-meritocrazia.

 
Pur essendo un reality con finalita’ commerciali, il messaggio intrinseco di Masterchef rimane ampiamente positivo: impegno, passion, sacrificio, voglia di imparare sono le premesse per fare una cosa, lo Chef, che richiede tanta, tantissima voglia di lavorare.

Presidente fondatore, nonchè socio unico, del FLNRPABMB-Il Fronte di Liberazione Nazionale dalla Rucola-Pachino-Aceto Balsamico-Mozzarella di Bufala, amo invitare alla mia tavola bevitori di sangue, collezionisti di sogni infranti e consumatori di aria fritta. Guardo con egual sospetto vegetariani, amanti della carne ben cotta e assassini seriali. Da sempre mangio per piacere e mai per necessità.

15 Comments

  1. Abbastanza d’accordo. Anzi, diciamo, d’accordo quasi su tutto… però resta il fatto che “de gustibus non est disputandum” e che il giudizio dei tre chef è pur sempre piuttosto soggettivo. Ogni tanto vedrei bene anche una giuria “popolare” a giudicare i piatti… IMO.

  2. mah, molto opinabile:
    1. il cibo non è cultura in quanto tale, a meno di non usare una definizione di cultura talmente ampia da renderla irrilevante. certe forme di cucina possono essere cultura, ma di quelle a masyerchef nulla o quasi compare
    2. Il cibo è necessario: certo, so what? anche l’ossigeno
    3. il cibo è meritocratico: mica vero. ti hanno mai parlato di mac donald?
    4. chiunque può cucinare: vero, in teoria. come chiunque può (in teoria) suonare la chitarra. ma saperlo fare bene non è da tutti. e allora?
    5. il cibo è una cosa seria perchè se sbaglio qualcosa “muoro”. vero i assoluto, ma talmente vago da non significare nulla. anche attraversare una strada è una cosa seria in quel senso, anche accendere il gas;
    6. ma va la’: lo spirito dei concorrenti di masterchef è lo stesso che animava cinquant’anni fa i concorrenti della corrida di corrado. che poi l’isola dei famosi sia un programma più scemo non fa di masterchef un programma intelligente
    7. nonsense. a parte che scoparsi una velina secondo me è più difficile che cuocere un sufflè, l’affermazione è del tutto soggettiva e poverissima di significato
    8. chi lo dice? a me sembra una sciocchezza
    9. non saprei. a me i concorrenti di masterchef che scoppiano in lacrime se un cuoco burino critica il loro manicaretto fanno molta pena
    10. forse, ma è anche il trionfo degli arroganti, dei burini e dei maleducati. e trasmette un’idea della vita basata sulla competizione, sull’aggressività e sulla sopravvalutazione di cose assolutamente banali, che a me sembra patetica e profondamente idiota

    • Bravo!
      Nei programmi della televisione sarebbe meglio trasmettere un’idea della vita basata sul prendere se stessi maledettamente sul serio e sul tritare le palle a tutti.

    • Caro Enrico, grazie per il tuo messaggio. Visto il tempo che ti sei preso per commentare il mio post, cerchero’ di risponderti sensatamente, evitando di cedere alla tentazione di un contro-commento farcito di pernacchie altere e sdegnate.

      1. accordiamoci sulla definizione di cultura. Per me rimane valida quella di Walter Scott, secondo cui, piu’ o meno (cito a memoria, che va bene prenderti sul serio, ma non e’ che adesso mi posso rimettere a sfogliare Ivanhoe per te) la cultura” e’ la conoscenza approfondita di un singolo argomento e non il saper parlare di molte cose con degli ignoranti”. Ecco, secondo questa definizione, saper cucinare (veramente, come ad esempio, piaccia o no, sanno fare i vari Gordon Ramsey etc.) richiede una conoscenza approfondita fatta di tecnica, competenza sugli ingredienti, pregresso storico etc. Io ad esempio odio quelli che usano le spezie a casaccio e si dichiarano creativi. Sono come gli Americani che mettono il Ketchup sulla carbonara. Infatti, in campo alimentare, gli Americani sono ignoranti. In Italia, abbiamo una cultura alimentare radicatissima (che viene dalla tradizione regionale, dall’impostazione matriarcale della famiglia etc.) che produce effetti notevolissimi, come ad esempio una delle piu’ alte aspettative di vita, insieme, guarda caso, a Giappone e Spagna, altri due paesi con un’importante cultura alimentare.

      2.E allora, l’idea qual’ e’, fare un programma sulla necessita’ di respirare? Una cosa del genere c’era gia’ in “Fascisti su Marte”, peraltro.

      3. Mac Donald fa schifo, te l’hanno mai detto? Cosa non ti e’ chiaro nell’affermazione “solo quello che e’ buono, e’ buono veramente. Nessuna raccomandazione puo’ rendere piacevole un petto di pollo poco cotto, un piatto di spaghetti non al dente, una tagliata di tonno all’aceto balsamico su un letto di rucola.”? Il senso del post stesso, e’ proprio questo, visto che ti sembra poco chiaro: la cucina e’ un luogo di democrazia, dove raccomandazioni, aspetto fisico, legami con Berlusconi, doti spiccatamente naturali (tipo bella voce) non contano. Perche’ un piatto schifoso e’ tale, a prescindere dalla qualita’ degli addominali di chi lo ha preparato.

      4. Uguale, come sopra. Stiamo parlando di cucinare in maniera fantastica, non di fare un uovo fritto, che peraltro richiede una certa abilita’.

      5. E’ un post satirico, alla fine: c’e’ un link che vuole essere cliccato. E fattela una risata pure te…

      6. Ma manco per il cazzo: la corrida e’ dilettanti allo sbaraglio. Andare con la stessa attitudine a Masterchef, e le stesse capacita’, significa farsi massacrare. Bisogna essere molto, ma molto bravi, per preparare una Red Velvet Cake in 60 minuti, o inventare un piatto partendo solo da ingredienti vivi.

      7. No no, fare un suffle’ richiede molta piu’ competenza che scoparsi una velina. Dispiace che per te sia cosi’ difficile.

      8. http://www.goodreads.com/book/show/33313.Kitchen_Confidential?from_search=true

      9. Il disprezzare quello che per altri e’ importante e’ una forma di becero snobismo che non tollero piu’. La cosa e’ resa ancora piu’ irritante dal non sapere di cosa si sta parlando (per tua stessa ammissione).

      10. Il cibo, e la cucina, sono tutt’altro che banali. E’ probabile che su di te non esercitino nessun fascino, magari sei uno di quelli che cenano mangiando Filadefia dal frigorifero per non sporcare le padelle, ma ecco non per questo ti diro’ che mi fai pena. Anche se sarei tentato di farlo.

    • sai che quando ho letto >>1. il cibo è cultura<> la cultura” e’ la conoscenza approfondita di un singolo argomento e non il saper parlare di molte cose con degli ignoranti<<

      guarda che quella è la conoscenza tecnica, non la cultura. altimenti uno che sa riparare da dio i bidet è un maestro di vita…

  3. Ero in disaccordo all’inizio e su qualche punto ma arrivando alla fine devo dire che ho trovato considerazioni condivisibili.
    Mi pare di capire dai tuoi post, che leggo sin dal primo, che tu abbia il pallino della cucina.. ma potrei sbagliarmi.

      • Ho letto il blog, ma tranne i post “dieci consigli per” temo di non poter apprezzare.
        Diciamo che saresti un fantastico amico da andare a trovare a cena, se accettassi di guardarmi con malcelata compassione per la mia rozza cultura alimentare.
        Forse un pò meno da invitare a cena perchè sarei in soggezione ma beh.. se fossimo davvero amici magari non mi farei così tanti problemi 😉
        Qui ti leggo più volentieri, sei più “alla portata”

  4. Sono andato a vedere il tuo link tuttoperbocca. Perbacco! Sei un vero cuoco! Quell’insalata di scampi tigre, avocado e pomodoro deve essere una vera prelibatezza. Complimenti. Quando ti vedremo in televisone?

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