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PD: arrivano i marziani!

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Per una volta, sul caso Cancellieri, tutti i candidati a segretario del PD avevano assunto una posizione che sarebbe stata scontata in qualunque partito progressista (e molti non progressisti) di qualunque Paese civile: la richiesta di dimissioni.

Una posizione evidentemente nata dal dialogo dei candidati con la base congressuale: tutti gli aspiranti segretari hanno ripetuto che nei loro incontri con gli iscritti il caso Cancellieri veniva sempre fuori, inequivocabile,  la pressione per  far dimettere il ministro.

Naturalmente, invece, dopo che ieri Enrico Letta ha invitato al senso di responsabilità, tutti hanno fatto marcia indietro. Il senso di responsabilità, ovviamente, mica riguarda il ministro – che non si capisce con che faccia stia ancora lì – ma il PD: non votate la sfiducia o ne risente il mio Governo.

Sicché, adesso, alla base congressuale e agli elettori andrà spiegato che – nelle parole di Letta – la mozione di sfiducia individuale del M5S contro il ministro “è un un attacco politico al governo. E la risposta deve essere un atto politico: un rifiuto“.

Letta praticamente utilizza concetti e schemi di pensiero che uno pensava sepolti nei libri di storia politica: la mozione è un attacco politico e si risponde con un atto politico.

Sembra di sentirlo Letta mentre calca la voce su “politico” come avrebbe potuto fare un Forlani o un De Mita ma fino a 30 anni fa. Quel “politico”, oggi, non vuol dire un emerito cazzo: soprattutto per i non appassionati di storia politica, cioè praticamente tutti gli elettori. Per loro quel “politico” è una formula vuota, neutra.

Letta avrebbe potuto dire che la mozione è un attacco “psichedelico” o “macrobiotico” e che la risposta doveva essere un atto “psichedelico” o “macrobiotico” e non credo sarebbe cambiato il senso di sconcerto del comune ascoltatore.

Invece di far notare a Letta che forse era ora di svegliarsi e fare i conti col fatto che siamo nel 2013 e non al congresso DC del 1973, i candidati segretari hanno fatto retromarcia. Ma non perché disarmati dall’assurdità delle parole di Letta: sembrano dargli davvero un senso.

Gianni Cuperlo abbocca subito: “La mia opinione è che il ministro dovrebbe dimettersi prima del voto, se però Letta ci chiede si essere responsabili dobbiamo esserlo“.

Il simpatico Cuperlo vorrebbe che la Cancellieri si dimettesse prima del voto di sfiducia, come accade in altre democrazie: peccato che nelle altre democrazie il signore che deve dimettersi sa che se non vuole affrontare l’onta di un voto contrario si dimette prima. Qui il messaggio di Cuperlo al ministro è: “Se non ti dimetti, noi comunque non ti votiamo contro”: me la vedo proprio, la Cancellieri, dare le dimissioni tremebonda di fronte a questo temibile messaggio di Cuperlo

Aggiunge Cuperlo, rivolto a Civati: “Responsabili dobbiamo esserlo tutti. E non ad intermittenza. Non è accettabile che si annunci una mozione di sfiducia a mezzo stampa contro un ministro del nostro governo“.

“Responsabili” è una bella parola che nel linguaggio della cronaca politica rimanda a un protagonista indiscusso: Scilipoti. L’ottimo Mimmo Scilipoti avrebbe detto esattamente la stessa frase.

Cuperlo avrebbe tranquillamente potuto dire: “Scilipoti dobbiamo esserlo tutti. E  non a intermittenza” perché il suo è un ragionamento intimamente scilipotiano: “sosteniamo il Governo, qualunque Governo ed il ministro, qualunque ministro, senza se e senza ma”.

Renzi, invece, per bocca di Gentiloni (ognuno si sceglie la bocca che più gli piace), un po’ si rammarica che non ci sia stata discussione, lui aveva pure scritto un ordine del giorno ma nessuno glielo fa leggere né presentare, sia mai! Lui ci rimane un po’ male, spera in momenti migliori e poi si allinea e dichiara, serio: “Non si può non prendere atto di quello che ci ha detto Enrico. A un attacco politico si risponde in termini politici“.

Si veda sopra, sostituite “politico” con l’aggettivo che più vi piace – ad esempio “organico” – ed il senso della frase rimane lo stesso: nessuno.

Poi continua: “Rimane secondo me l’obiettivo politico di ottenere, dopo avere respinto l’attacco politico, un gesto di responsabilità del ministro“.

Ancora, vedi sopra: non si trascurino i forti legami semantici tra la parola “responsabilità” e la parola “Scilipoti”. Gentiloni vuole dal ministro un bell’atto di scilipotismo: non c’è dubbio che il ministro lo accontenterà, rimanendo attaccata al ministero come una tellina.

Infine arriva Civati, e anche lui, immagino sforzandosi di non ridere ma magari lui ci crede davvero, dichiara innanzitutto: “Non sono d’accordo su come è stata posta la discussione“.

Civati non è mai d’accordo su come è stata posta qualunque discussione. Anche se lo inviti a prendere una pizza, probabilmente, lui ti risponde: “la questione è posta molto male”. Poi, siccome. è un compagnone, viene comunque a prendersi la pizza

Sicuramente  – ci spiega – non si può votare la mozione M5S, ma si poteva discutere che fare, anche una sfiducia individuale. Se comunque l’opinione della maggioranza è questa, mi attengo. Obbedirò alla responsabilità che ci viene chiesta perché mi sento parte di un gruppo“.

Ma è bellissimo! Mica ci spiega perché non si poteva votare la mozione del M5S, che richiede una cosa sacrosanta, ma si poteva discutere di fare una “sfiducia individuale” che è la stessa che hanno proposto i 5 Stelle.

Lui però ha dato retta a Letta che lo ha supercazzolato con quella storia del “politico”, “macrobiotico”, “omeopatico”. Quindi si confonde ma subito dopo dichiara: “Obbedisco!”

Il novello Garibaldi aggiunge “perché mi sento parte di un gruppo”. Che è stupendo: tipo gli adolescenti che fumano anche se gli fa schifo per non sentirsi fuori dal gruppo.

Geniale, il nostro Pippo-teenager riesce nell’obiettivo più ambito e difficile: dire la cosa più surreale di un dibattito così assurdo che nemmeno Salvador Dalí strafatto di LSD avrebbe potuto lontanamente immaginare.

La base del PD e gli elettori, immagino, guardano alla scena tra il perplesso e l’incredulo come se stessero assistendo a un congresso di marziani. Sperando solo che alla fine si rendano conto che i marziani saranno anche divertenti ma non si possono votare, perché non esistono nella realtà. Santé.

(SINDACATO PAGANO) Nato in terre calde e prospere di disoccupazione si trasferisce giovinetto al Norte dove adesso lavora, rigorosamente a fini di lucro. Attende con speranza che Grillo faccia approvare il reddito di cittadinanza così da poter finalmente vivere come un rentier. Ha scelto il nome da usare nel blog guardando tra le bottiglie di alcolici di un amico rivoluzionario.

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