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PD 1921

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Non e’ la targa di un’automobile. Sono le prime due parole che mi sono venute in mente quando, per caso, ho scoperto chi e’ in posizione di sicura elezione per il Partito Democratico, al Senato, in Lombardia: l’ottantunenne Mario Tronti.

I meno preparati sulla storia recente di questo paese potrebbero non aver notato il dettaglio, ma io sono – sinceramente – saltato dalla sedia. Mi vogliono dire, i signori democratici, che vogliono andare al voto nella Regione in cui si giocano le sorti del prossimo governo mettendo in lista il signor Mario Tronti? Dico: stiamo scherzando?

Mario Tronti, per chi non lo sapesse, e’ stato l’intellettuale di riferimento di Potere Operaio, ossia il gruppo della sinistra extraparlamentare il quale “disponeva, dal 1971 di una struttura denominata Lavoro Illegale, segreta e armata. La struttura era nata grazie alla spinta di una parte del gruppo che spingeva verso un progressivo innalzamento del livello dello scontro, soprattutto dopo l’esperienza degli scontri di piazza dell’autunno caldo. L’idea che prima o poi si sarebbe dovuto mettere in conto un lavoro “armato” convinse i vertici di Pot.Op. (con il placet decisivo di Toni Negri) ad autorizzare la creazione di una struttura che si occupasse del “lavoro sporco” ”  (materiale wikipedico, roba che potete surfare facilmente).

Tronti era uno che, nel 1965, scriveva letteralmente: “Le officine Putilov, questa volta con 100000 operai, sono pronte per dare il segnale d’attacco. Una corazzata Potiomkin è facile trovarla in una qualsiasi piazza Statuto. E il pope Gapon non è più e con lui abbiamo seppellito le sacre icone“.

Dice: ma alla fine Potere Operaio e Lotta Continua erano un tale covo di figli di puttana uniti dal solo fatto di esserlo che ora sono finiti da tutte le parti, da CL alla carriera da giornalisti salottieri. Verissimo. Ma qualcuno, a suo modo, ci credeva. Ci credeva sicuramente il vigliacco Toni Negri, che ricordiamo per l’infame sola rifilata a un colpevole (di essersi fidato di un tipo del genere) Pannella. E ci credeva, mi passerete il fatto che giudico inutili i sottili distinguo da intellettuale a fronte del fiancheggiamento alla lotta armata, Tronti. Il quale si dissocio’ da Potere Operaio non tanto perche’ i suoi allievi avevano fatto ricorso alla lotta armata, da lui considerata naturale e legittima, ma perche’ velleitari. Dira’ infatti, diversi anni dopo: “quello di Potere operaio non era un operaismo politico, era una forma di uso degli operai da parte di un gruppo” .

Tronti non ha, per inciso, mai cambiato idea in modo determinante su quegli anni. Presidente di una fondazione di area Ingraiana (si, so che sentite puzza di gente che esce dalle tombe col colbacco, ma cosi’ e’), finora e’ stato lontano dal Partito per non averne appoggiato la svolta “post-comunista”. Ma quando gli si chiede di quegli anni le risposte non sembrano troppo diverse da quelle dell’ex brigatista Franco Piperno. Manca solo una bella candidatura della salma di Junio Valerio Borghese nel PdL, cosi’ sono pari.

Questo, come direbbe il Sindaco democratico De Luca, e’ “il rinnovamento che ci propongono”. Il Partito, che appunto conserva uomini, metodi e mentalita’ dal 1921, prosegue nella sua opera di assimilazione orwelliana delle opposizioni interne, a sinistra e a destra, e non rinuncia al sapore della vittoria: aver piegato l’operaista Tronti alla linea dell’Apparato. Nonostante le varie operazioni di maquillage operate dalla stessa classe dirigente nel 1989, negli anni ’90 e dopo il 2000, le questioni aperte durante gli anni ’60 del XX Secolo possono chiudersi oggi, con il compagno Tronti oggi fedele alla linea. Non rinneghi, compagno Tronti: il partito e’ plurale.

P.S. Per chi fosse appassionato di doppiezze togliattiane, suggerisco anche di leggere , qui, questa gustosa intervista al buon Tronti, nella quale viene fatto notare che l’intellettuale operaista sta nelle stesse liste dell’ex direttore generale di Confindustria. Nella risposta non c’e’ la parola “antani”, ma e’ come se ci fosse.

Panzieri_tronti_decari_negri

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

2 Comments

  1. Sig. Mazzone, il suo articolo è un compendio poco strutturato e, a tratti, volgare di attacchi ad una certa parte della tradizione politica di questo paese. Lei sa benissimo che molti tra i militanti nei gruppi extraparlamentari e movimenti vari degli anni 60/70 optarono in seguito per la via parlamentare, dando vita a Democrazia Proletaria e confluendo poi in altri partiti in tutto (o quasi) l’arco parlamentare italiano.

    Mi pare che il suo scagliarsi contro questi personaggi sia non solo miope, ma anche controproducente, poiché può far trasparire un messaggio di contrarietà alla parlamentarizzazione dei movimenti che sono potenzialmente in grado di generare frange violente. Mi chiedo se lei abbia la stessa opinione dei fascisti che, seguendo l’evoluzione del MSI, sono stati poi “fatti rientrare” in un alveo di costituzionalità (con un vantaggio per l’ordine sociale, la Repubblica o lo Stato, a seconda di cosa Le è più caro).

    Mi chiedo inoltre (e lo dico senza intento di provocazione, ma per mia mancanza di informazione a riguardo) quali siano le prove, a cui Lei sicuramente ha accesso, della affiliazione di Piperno alle Brigate Rosse.
    Siamo tutti al corrente del supporto ideologico che Piperno ed altri possono avere dato ai brigatisti, ma credo che la qualifica di “ex brigatista” spetti solamente a chi ha fatto parte di quella organizzazione. Credo inoltre che l’accostamento indebito di un cittadino ad un’organizzazione criminale sia moralmente esecrabile e legalmente inaccettabile. Sono ovviamente sicuro di un Suo chiarimento in materia.

    • Io contrario alla parlamentarizzazione? Giammai. Non vedo per quale motivo debbano parlamentarizzarsi, certe istanze, in un partito che si dice “a vocazione maggioritaria”, “riformista”, “partecipe della socialdemocrazia europea”. Etc.

      Quanto a Piperno, sostituisco volentieri l’affiliazione con il fiancheggiamento. Dubito cambi la sostanza del giudizio sul personaggio.

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