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Panebianco e i contestatori: il conformismo della Rivoluzione

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Diciamolo, i contestatori bolognesi che, per l’ennesima volta, hanno interrotto la lezione del professore “guerrafondaio” Angelo Panebianco fanno un po’ tenerezza.

E non perché le loro ragioni sull’intervento italiano in Libia siano necessariamente giuste o sbagliate – così come le idee di Panebianco, d’altronde –, ma per il semplice motivo che queste manifestazioni improvvisate, tali sciarade vagamente sessantottine, nelle loro modalità hanno il fascino ignorante del dissidente da barzelletta. Ragazzi giovani, anzi, MOLTO giovani, interpreti involontariamente comici di una pantomima d’antan, una sciocca caricatura del Movimento Studentesco che sembra interpretare se stesso negli anni d’oro (o, meglio, di piombo) delle lotte ideologiche.

Come un’ex regina di concorso di bellezza degli anni ‘40 che, nonostante l’età avanzata, continua a indossare bikini e tacchi a spillo, le manifestazioni di questi ragazzi hanno il sapore amaro dell’umorismo pirandelliano, una commediola a metà strada tra sorriso e compatimento. E proprio questi (finti) scapestrati che, in una sorta di guerra generazionale tra giovani e vecchi, vorrebbero liberare l’università dalla piaga baronale,  non si rendono conto di imitare padri e nonni nel percorso formativo di ogni studente sinistroide italiano: da contestatore a barone, da apocalittico a integrato, avrebbe detto il buon Eco. Ci sono passati tutti, e loro non sono da meno. Solo che ancora non se ne rendono conto.

D’altra parte, questa è la natura stessa della fauna bolognese, grande parodia della lotta di classe, una fiera del ridicolo tra scontri in piazza, occupazioni a oltranza e scritte sui muri di via Zamboni. Il tutto ovviamente fuori dall’orario dell’aperitivo, altro grande rituale collettivo di queste masse di rivoluzionari della sangria, incerti tra una birra a piazza Verdi o un salto in pizzeria da Altero. Il medioevo delle torri di Bologna si rispecchia perfettamente negli animi degli studenti: il mondo va avanti ma si preferisce rimanere ancorati al passato.

In tutto questo, purtroppo, si perde l’aspetto formativo che potrebbe, con un piccolo sforzo da entrambe le parti, essere persino produttivamente dialettico. Ovvero, la possibilità di ascoltare una lezione di Panebianco e poi, eventualmente, discutere con il medesimo il tema in questione nell’istituzione democratica preposta al confronto e al dibattitto fra idee: l’università. Un’operazione di certo in sé non complessa ma sicuramente più difficile che urlare un paio di slogan imparati su internet – la pigrizia sfortunatamente ha quasi sempre la meglio.

O aveva forse ragione Eugéne Ionesco, quando profetizzava ai giovani contestatori francesi del Sessantotto “Diventerete tutti notai”?

Nato nella Somalia italiana nel 1909, si dedica giovanissimo all'antropologia lombrosiana e alla frenologia. Dopo aver contribuito alla fondazione di Latina, nel 1938 fugge in Argentina con Ettore Majorana poiché non condivide la linea morbida di Mussolini sul banditismo molisano. Rientrato in Italia negli anni '70 in seguito a una scommessa persa con Cesare Battisti, si converte allo stragismo mafioso e alla briscola chiamata. Tra i fondatori occulti di Grom, oggi passa la maggior parte del suo tempo refreshando la pagina facebook di Marco Mengoni.

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