un blog canaglia

Pandorum vs. vita

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Ecco “Pandorum”, questo film che ho comprato un po’ di giorni fa su una bancarella: una specie di collage affannoso e pasticciato di Resident Evil (il regista della saga Sony è qui produttore), Alien 3, con un pizzico dell’assai più blasonato Solaris. La regia crucca conferisce un tocco di freddezza e una verniciatura vagamente intellettuale a quello che alla fine non è che un tentativo mal riuscito (la recensione de “Gli Spietati” parla correttamente di cinema “derivativo”).

C’è questa astronave pazzesca che ospita 60.000 persone, questo tizio sfigato e confuso che non sa che cazzo è successo, c’è un capo con il sangue al naso che poi si rivela un autentico squilibrato, ospiti che improvvisamente si trasformano in assassini cannibali ed ipercinetici, un viaggio che doveva durare un centinaio di anni (complice l'”ipersonno” o l’ibernazione, come a me piace dire, dato che sono old school) e che in effetti si protrae per quasi un millennio all’insaputa di tutti, l’agnizione(*) finale in cui si scopre che l’astronave non è in sperduta da qualche parte nello spazio, ma si trova ferma molti metri sott’acqua.

L’ho capito solo alle 18:00 di oggi : “Pandorum” è una visione (nemmeno troppo metaforica) della mia carriera, dell’azienda per cui lavoro e dei tipi umani che mi circondano.

Ah, e c’è anche una tough girl (deve essere una fissa di Anderson, visto che è sposato con Milla Jovovich, la sua Alice), occhi chiari, fibra solida, origini germaniche – proprio come a casa mia.

Ma in fondo niente di strano: cosa c’è di meglio del cinema di serie B per parlare della vita reale?

(*) ho scoperto solo ieri sera che cosa è, eh

 

(FIORI DI SANGUE) Impiegato dell’anno, drogato dalla parola e dai suoni. E’ insicuro, non necessariamente gentile. Da quando scrive su Libernazione, si è convinto di essere Adam Clayton degli U2. Sperabilmente invecchierà e morirà felice.

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