panama-papers-offshore-orig-1_main

Panama Papers: la favola per liberisti e comunisti

in mondo/politica by

Chiunque sappia cosa siano, questi Panama Papers, è stato allo stesso tempo sommerso da una valanga di opinioni sul tema. Sono, tendenzialmente, due tesi:

  1. (maggioritaria, corrente “colpa del neoliberismo”): i paradisi fiscali sono criminali, chi mette i soldi nei paradisi fiscali è un furbetto, l’evasione fiscale è uno dei grandi problemi del nostro tempo, bisogna ridurre le garanzie e i diritti individuali pur di combattere questo fenomeno;
  2. (minoritaria, corrente “statoh ladroh”): citazione di Einaudi che magnifica gli esportatori di capitali come individui che fuggono dalle mani dello stato predatore, salvo riportarveli quando saranno migliorate le condizioni del Paese;

Gli aderenti a ciascuna delle due visioni hanno, in più, la graziosa caratteristica di considerare gli appartenenti all’altra più o meno come dei miserabili idioti. Eppure hanno torto. Entrambi.

È vero, le aree fiscalmente vantaggiose sono, in astratto, un vincolo molto utile per i governi più rapaci, perchè forniscono un’ancora di salvataggio a cittadini e imprese oppressi da un fisco predatore. Questo è vero per l’Irlanda o la Svizzera, ed è il motivo per cui gli appelli all’armonizzazione fiscale che vengono da certi soloni vanno rifiutati in blocco. D’altra parte, i paradisi fiscali rimasti non hanno niente a che vedere con paesi competitivi, a tassazione leggera, dove vivere o lavorare: a Panama, per esempio, non viveva nessuno. Portavano lì i loro soldi per lo più gli autocrati o i loro famigli, come anche chi deve a ragioni in parte criminali la sua ricchezza – cosa questo abbia a che vedere con la narrativa del gruppo 1, o del gruppo 2, è ad oggi non noto. Come una persona normale, anche molto benestante, possa trovare conveniente mettere lì i suoi soldi rimane, per lo più, un mistero.

Se i paradisi fiscali hanno una relazione con lo stato ladro, è che ne permettono la perpetuazione, diventando il rifugio di chi se ne avvantaggia – ma poi non vuole essere soggetto alle stesse regole. Parlarne con il moralismo della stampa italiana, che li usa per giustificare i metodi criminali di esazione dello Stato Italiano, da qualche lustro abituato a taglieggiare i contribuenti ben oltre il già esoso dovuto legale, grida vendetta e fa rabbia. D’altra parte parlarne in toni elogiativi come se potessero beneficiarne il barista a cui viene chiuso l’esercizio per uno scontrino, il piccolo imprenditore che subisce accertamenti per cifre inferiori al costo del ricorso, il cittadino che paga due volte la stessa tassa comunale o una multa non dovuta,  invita alla chiamata di una bella ambulanza.

In entrambi i casi, forse c’è un motivo se l’italiano medio che lavora versa quasi due terzi del suo reddito allo Stato: questa diffusione di narrative fantasiose, e conseguenti rimedi magici, per fatti che richiedono una più serena umiltà. Non finirà bene.

 

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

2 Comments

  1. “un’ancora di salvataggio a cittadini e imprese oppressi da un fisco predatore”

    già certo credeteci…..gli stessi oppressi che hanno immobili in numero non identificabile, auto da svariate centinaia di migliaia di euro e che smaltano d’oro le rubinetterie di casa per poi dichiarare che lo Stato è vessatore.

    Beati voi che credete alla favola del multi-milionario vessato, alla Valentino Rossi che solo perchè è bravino ad andare in moto va in TV a fare il monologo difensivo quando lo beccano ad evadere le tasse a Londra. Ma vaffanculo.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*