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‘Osvaldo’ e la nottola di Minerva (un post ‘a cazzo di cane’)

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Ci sono cose che non hanno la risonanza che si meritano. Ad es., a pochi è venuto in mente che il calciatore ‘italiano’ dell’anno  appena terminato con l’eliminazione dai mondiali, che si è preso più rivincite e soddisfazioni personali, sia Pablo Osvaldo.

Gioca due stagioni nella Roma, che lascia malamente e tra le polemiche.

Torna in Italia nella Juve, vince uno scudetto e nell’ultima partita di campionato, contro la Roma, espugna l’olimpico con un goal al 91esimo, ammutolendo tutto lo stadio.

Osvaldo non è tra i convocati di Prandelli che gli preferisce tre campioni e grandi personaggi che fanno gruppo e spogliatoio, come Insigne, Cassano e Balotelli, provenienti da una stagione di grandi successi nelle rispettive squadre di club (Milan, Napoli, Parma) #meritocrazia.
Per non farsi mancare niente l’italo-argentino posta un tweet abbastanza esplicativo

Osvaldo-tweet-Brasile-Croazia

Come dargli torto.

L’ignorare cose che potrebbero avere (dico potrebbero per non importunare la sensibilità di qualcuna/o caratterialmente/intimamente/intellettualmente rigido) maggiore risalto, non riguarda solo il mondo del Calcio.

Circa un mese fa usciva su CorriereEconomia un articolo di Paolo Ciocca, responsabile del Servizio Studi BNL – gruppo BNP Paribas su risparmio/debito/consumi delle famiglie italiote e sul conseguente avvitamento del sistema.

“In Italia, i consumi rappresentano circa il 60% dell’economia: 900 dei 1.500 miliardi di euro di beni e servizi prodotti dalle nostre imprese sono assorbiti dalla spesa delle famiglie. Lo sviluppo del Paese dipende, dunque, dalla crescita dei consumi. Ce lo dice la storia: negli anni precedenti la crisi, quando l’Italia cresceva, era la spesa delle famiglie a trainare l’economia. Tra il 1990 e il 2007, più della metà dell’aumento del Pil era il frutto dei maggiori consumi. La crisi ha, però, cambiato radicalmente la situazione. Da ormai tre anni, le famiglie riducono la spesa, rendendo complesso l’uscita dalla crisi.”(…)

“Nel 1990, ognuno di noi aveva in media a disposizione un reddito annuo pari a 9mila euro. Ne destinavamo 7mila ai consumi. Nel 2007, i consumi avevano superato i 15mila euro, crescendo molto più del reddito. In 17 anni, avevamo aumentato le quantità consumate di oltre un quinto, mentre il potere d’acquisto dei nostri redditi era cresciuto di solo l’8%. Cosa aveva permesso la quadratura tra un reddito stagnante e consumi in crescita? Semplicemente, avevamo ridotto il risparmio e contemporaneamente aumentato il debito.”(…)

Un avvitamento che ritroviamo poi sia a livello produttivo che globale. Il sistema economico è vittima di una contraddizione. Da un lato ha la necessita di produrre a minor costo le varie merci e contestualmente aumentare i propri mercati di sbocco, dall’altro il minimizzare i costi di produzione comporta una diminuzione dei salari e quindi un restringimento delle potenzialità di mercato. Come tampone momentaneo si è scelto di sviluppare un’economia del debito, consumare a debito, finanziarizzare quasi tutto, e sappiamo tutti come è finita.

Affidiamoci ad un estratto della trasmissione Protestantesimo (Amen)

In attesa che i consumatori occidentali vengano soppiantati dalle classi nascenti (?)medie consumatrici della Cina, dell’India &co, che dovranno per forza essere mercati di sbocco delle merci prodotte, il sistema produttivo non riesce più ad assorbire tutto ciò che produce. E si blocca.

Secondo lo studio World Protests 2006-2013 le 843 rivolte scoppiate nel mondo negli ultimi otto anni fanno del periodo storico che stiamo attraversando quello più agitato della storia. L’escalation globale delle rivolte descritta in esso è determinata dall’aumento della miseria, a cui le popolazioni si ribellano, non per ideologia, ma per conservare quanto raggiunto fino ad ora.

E’ possibile una crescita infinita in un sistema finito, intendendo come superamento dei limiti la tendenza del sistema a distruggere più di quanto non riesca a preservare?

Nessuno fece nulla’, dal diario di guerra “Indicazioni Stradali Sparse per Terra” di Nedzad Maksumic

Nel 2008 il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti (DoD) ha lanciato il ‘Minerva Research Initiative’, “un programma di ricerca che sta finanziando le università per modellizzare le dinamiche, i rischi ed i punti critici di disordini civili su larga scala in tutto il mondo, sotto la supervisione di varie agenzie militari statunitensi. Il programma è stato progettato per sviluppare immediati e a lungo termine “spunti rilevanti a scopi di combattimento” per alti funzionari e decision maker “della comunità politica della difesa”, e di informare la politica sviluppata da “comandi combattenti.”

‘Pentagon preparing for mass civil breakdown’, Nafeez Ahmed, TheGuardian

Tra i progetti maggiormente interessanti, per il periodo 2014-2017 c’è uno studio della Cornell University guidato dall’Ufficio della ricerca scientifica della US Air Force che mira a sviluppare un modello empirico “delle dinamiche delle mobilitazioni e dei contagi fra i movimenti”. Mentre l’anno scorso è stato finanziato il progetto per lo studio degli attivisti non violenti ‘Chi non diventa un terrorista, e perché?‘, che tende ad assimilare attivisti pacifici e sostenitori della violenza politica.

Le guerre sbloccano i sistemi e le situazioni avvitate? Se guerra dovrà essere, sarà ‘asimmetrica’ La guerra che verrà sarà una “guerra asimmetrica”, dove ‘il nemico’ è la popolazione civile. Quella degli altri paesi in primo luogo. Poi anche la propria.

La nottola di Minerva inizia il suo volo sul far del crepuscolo.  Meglio tornare a parlare di ‘Osvaldo’.

 

Soundtrack1:’A tratti’, Csi

Soundtrack2:’Venus’, In Zaire

Soundtrack3:’Black pullet blues’, The cult of Dom Keller

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