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Oltraggio alla spudoratezza

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L’atroce dubbio che mi assale in queste ore è che il dibattito sul così detto “burkini” sia dovuto alla sua sciagurata assonanza con la parola “burka”, cioè con un indumento che rende le persone irriconoscibili e su cui chi scrive si era già espressa piuttosto negativamente tempo fa.
Dopo un paio di respiri profondi superiamo l’empasse e facciamo alcune considerazioni che valgono per le spiagge e in generale tutti i luoghi pubblici.
Prima considerazione: i giudizi sull’appropriatezza di un abbigliamento sono assolutamente arbitrari in qualsiasi cultura e tempo. Facciamo un esempio: negli Stati Uniti, non esattamente il paese della sharia, non è assolutamente consentito girare per una spiaggia a seno nudo, che provocherebbe svenimenti tra i presenti. Anche un perizoma porterebbe un certo scompiglio. In Italia il seno nudo è consentito, anche se rispetto a qualche anno fa sta passando un po’ di moda, e di perizomi sono piene le spiagge. È innegabile che se io seguissi gli standard americani di abbigliamento su una spiaggia italiana non attirerei l’attenzione dei presenti mentre se mi presentassi in perizoma e topless a Malibu verrei bloccata dalla polizia dopo 5 minuti. Lo stesso avverebbe in Italia se cercassi di prendere il sole in un’aiuola del centro città in bikini come sono soliti fare gli scandinavi al primo raggio di sole, mentre rimanendo vestita sotto il sole in un’aiuola di Stoccolma non correrei nessun rischio di fare quattro chiacchiere con le forze dell’ordine. Questo perché, da che mondo è mondo, non è quello che si copre ma quello che si scopre a rendere l’abbigliamento “indecente”.
Seconda considerazione: la stragrande maggioranza delle persone, compresa chi scrive, prova disagio a vedere una persona che si cala in mare coperta dalla testa ai piedi. Personalmente provo un sentimento simile anche quando vedo le ragazze inglesi aggirarsi in sandali tacco 12 e micro tubino a gennaio a Londra ma anche quando vedo i giovanotti hipster girare in scarpe senza calze o i turisti tedeschi in sandali con le calze. Potrei continuare a elencare abbigliamenti e atteggiamenti che mi mettono a disagio, ed essendo una persona tendenzialmente brontolona potrei andare avanti per un bel po’.
Terza considerazione: per quanto sia legittimo avere un’opinione negativa sul numero crescente di donne che decidono di coprire il loro corpo in pubblico molto più di quanto sia necessario secondo i nostri criteri di appropriatezza, non è certo legittimo imporre loro per legge di non farlo (sempre escludendo il volto, che a differenza di pancia e fondoschiena viene utilizzato per comunicare e rendersi riconoscibili). Immaginate se alle ragazze italiane a Londra venissero imposti sandali tacco 12 e microtubino in discoteca solo perché la stragrande maggioranza delle ragazze inglesi si veste così.
La quarta e ultima considerazione è che, come spesso accade, vietare una scelta personale senza una buona motivazione porta a trasformare quella scelta in un simbolo identitario. E poi la scelta pian piano viene percepita come obbligo verso il gruppo a cui si appartiene. Visto che io vorrei vedere le donne mussulmane abbandonare il “burkini” per loro libera scelta, spero che l’idea del governo francese di imporglielo per legge passi alla velocità di un colpo di sole estivo.

Triestina di nascita, della sua terra si porta dietro lo spirito patriottico, lo spritz e la tendenza a sottovalutare qualsiasi raffica di vento sotto i 130 km/h. Radicale, milanista e milanese nel cuore, dopo la laurea il suo corpo fugge verso la Perfida Albione. Qui ottiene un dottorato in storia economica con una tesi sul divario Nord-Sud dopo l’Unità d’Italia. Il suo cervello invece, grazie alla sua tesi e alla mai curata passione per la politica, rimane in larga parte in Italia.

5 Comments

  1. Mi sembra che manchi una considerazione importante: il burkini ofende la sensibilità soprattutto perché simboleggia un’oppressione, una vessazione indegna subita dalle donne che lo indossano e che rimane tale anche se quelle donne non se ne rendono conto. In questo senso ho trovato azzeccata l’osservazione di Luca Sofri, che su “Il Post” ha detto che il burkini ha molto in comune con la cintura di castità. Quindi anche se capisco le riserve sull’opportunità politica e pratica di vietare il burkini per legge, credo che nel commentare il provvedimento non ci si possa esimere dal tentare una risposta alla domanda: se vietare il burkini per legge non è opportuno, cosa si può fare per liberare le donne musulmane da questa vessazione indegna? Dire che vietare per legge delle scelte personali è in genere controproducente non basta: prima di tutto perché l’affermazione è vera solo in parte, poi perché è molto opinabile che qui si tratti di una scelta personale libera e consapevole. C’e’ il rischio di cadere in un multiculturalismo peloso che in realtà nasconde un doppio standard di libertà personale inaccettabile: per le donne occidentali massimo rispetto e piena parità (anzi, affirmative actions se appena si ha la sensazione che rispetto e parità non siano pienamente garantiti); per le musulmane passi pure il burkini, in attesa che la suscettibilità di mariti e imam si attenui e l’estensione delle libertà individuali diventi “opportuna”. A me, come progressista, marito e padre di una figlia femmina una posizione di questo genere non piace per niente; preferisco una legge magari poco opportuna e inefficace, ma che testimoni i valori irrinunciabili in una società libera. Per tutti

  2. Non si contano più le tonnellate di retorica versate sull’argomento, e tuttavia neanche una sola parola, dico una, a ricordare che il velo (burkini, burka ecc.) sia il più evidente simbolo di oppressione della donna secondo la cultura islamica.

  3. Scusate il mio intervento terra terra: ma se le donne islamiche sono contente così (anche se, probabilmente alcune di loro non lo sono affatto) a noi che ce ne frega? Perché dovrebbero dare fastidio? C’è della gente cui da fastidio una donna in perizoma, che facciamo? l’obblighiamo a mettersi un paio di braghe? Suvvia.

    • non si può vietare alle donne di andare in spiaggia con questo burkini.A quale titolo dovrebbe essere vietato?
      se io volessi andare in spiaggia in smoking qualcuno me lo vieterebbe?
      Poi sul fatto che le donne debbano poter scegliere è ovvio

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