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Okkupazioni, scioperi e diseducazione politica

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Gli anni della scuola sono scanditi da rituali. A settembre si ritorna sui banchi, si mette il grembiule, i libri hanno l’odore di carta appena stampata che ancora oggi mi provoca ansia da interrogazione, cadono le foglie,  poi c’é il Natale, la primavera, gli ultimi giorni sonnecchiosi prima dell’estate e poi tanti saluti a tutti fino a settembre. Quando si arriva al liceo, fanno la loro comparsa tra i rituali l’occupazione della scuola e lo sciopero degli studenti. Sempre a ridosso delle vacanze di Natale la prima e di sabato il secondo, regolari come ogni buon rituale che si rispetti.

 Se non ricordo male (sono passate un po’ di ere geologiche), le occupazioni venivano decise nelle assemblee degli studenti. Queste assemblee, eredità dei ruggenti anni ’60, venivano organizzate alcune volte l’anno e in quei giorni venivano sospese le regolari lezioni per consentire la più ampia partecipazione degli studenti. Non so come butti al Liceo Tasso di Roma oggi, ma al Liceo Petrarca di Trieste una quindicina di anni fa il tutto si concretizzava in qualche decina di partecipanti mentre il resto della scuola stava a casa a dormire. Sempre se la memoria non mi inganna, le occupazioni venivano concordate con il preside. Come dire, rivoluzionari sì ma non troppo. Gli scioperi invece si diffondevano per sentito dire e attecchivano in modo direttamente proporzionale alle possibili interrogazioni/compiti in calendario.

Come avrete capito, io a differenza di Capriccioli Jr.  (che al secondo post che lo tira in ballo avrebbe tutto il diritto di reagire come Sasha Obama quando il padre le ha chiesto se voleva accarezzare il tacchino graziato in mondovisione) non ho mai partecipato a un’occupazione o ad uno sciopero. Non ho mai partecipato probabilmente per snobberia. Cioé, scappare dalle interrograzioni diciamo che non era proprio il mio stile, anche se magari certe volte non mi sarebbe dispiaciuto. Ma a ripensarci, la cosa che non mi consentiva di partecipare a scioperi e occupazioni era la loro totale mancanza di serietà. Si scioperava e occupava con qualsiasi governo, qualsiasi ministro e per qualsiasi ragione. Si scioperava e occupava spesso per motivi del tutto indipendenti dall’autorità contestata (guerra in Iraq, occupazione della Palestina, fame nel mondo (?)). Per di più lo si faceva in periodi “comodi” per gli studenti, senza che ciò comportasse alcun sacrificio ma solo l’allungamento di weekend e vacanze. Lo si faceva chiedendo il permesso a genitori, polizia e preside, facendo diventare queste attività, che in altre parti del mondo e altri momenti storici sono state così nobili (vedi Piazza Tienanmen, il movimento per i diritti civili americano o Gandhi), uno stanco rituale in cui non si metteva niente in gioco e non si diceva nulla di memorabile a 15 anni di distanza.  La stessa mancanza di passione la vedo in tanti scioperi “adulti” italiani, di cui pochi sembrano sapere le motivazioni e gli obiettivi, in cui ogni ragione diventa indistinguibile e che uccidono ogni solidarietà esterna verso la causa. Scioperi che spesso vedono come animatori gli stessi che anni prima occupavano le loro scuole, rigorosamente prima delle vacanze e con il permesso di mamma e papà.

Ecco perché fatico molto a vedere nelle occupazioni all’italiana, prive di contenuti e di vera contestazione, una palestra di vita o di buona politica.

Triestina di nascita, della sua terra si porta dietro lo spirito patriottico, lo spritz e la tendenza a sottovalutare qualsiasi raffica di vento sotto i 130 km/h. Radicale, milanista e milanese nel cuore, dopo la laurea il suo corpo fugge verso la Perfida Albione. Qui ottiene un dottorato in storia economica con una tesi sul divario Nord-Sud dopo l’Unità d’Italia. Il suo cervello invece, grazie alla sua tesi e alla mai curata passione per la politica, rimane in larga parte in Italia.

14 Comments

  1. Capriccioli ha concretizzato l’età in anni 14 la tua snobberia al tema in concomitanza di quale età anagrafica accadeva? Scusa se te lo chiedo ma manca un po’ di passione in questo articolo.

    Mai fatto uno sciopero per saltare una lezione mai fatto sciopero in un mese che non sia stato Settembre in attesa del “pronti via” dell’anno accademico.

        • “Capriccioli ha concretizzato l’età in anni 14 la tua snobberia al tema in concomitanza di quale età anagrafica accadeva? Scusa se te lo chiedo ma manca un po’ di passione in questo articolo.” e’ particolarmente incomprensibile. Prova a rileggere.

          • Se noi possiamo tollerare che tu scriva “pò” con l’accento anziché usare l’apostrofo (riga 8) tu potresti usare la tua testolina per piazzare una virgola dopo il numero 14 e fare meno la spocchiosetta.

          • Cocco, la tastiera con cui scrivo fa ha unicamente i seguenti accenti: ö, ä, å. Dunque gli accenti che vedete sono il risultato di una sostituzione automatica da vocale + ‘. Indi per cui puo’ accadere che qualche sostituzione venga fuori sbagliata. Se c’e’ qualche volontario come correttore di bozze munito di tastiera non vichinga, si faccia avanti.
            La virgola dopo il 14 invece non mi pare migliori molto la situazione. Lo dico sinceramente.

          • Se aggiungendo una virgola dopo 14 ancora non capisci il senso di un banalissimo periodo nella tua lingua madre hai una ragione in più per fare meno la spocchiosetta.
            A quanto pare gli scioperi evitati per dedicare tempo allo studio non ti hanno molto avvantaggiata nella comprensione del testo scritto.

          • Sono sorpreso.

            Alessandro capriccioli nel suo articolo focalizza l’eta’ anagrafica del suo figliolo in anni 14. E perche’ e’ importante? Perche’ e’ quell’eta’ dove tutto cambia anche l’approccio alle gonnelline oltre che l’incipit di una formazione alle problematiche sociali dell’individuo.

            Anna Missiaia scrive un articolo sullo stesso tema nel quale oltre a non definire l’eta’ attraverso la quale il contesto e’ vissuto traspare una sensazione di poca passione.
            E’ come se tu lo avessi dovuto scrivere per forza.

            Adesso la verità’: tu il pezzo di Alessandro non lo hai letto.

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