un blog canaglia

Ogni scarrafone

in società by

Allora.

Io non ero lì, non posso sapere con esattezza come siano andate le cose, non sono un perito mercantile né tanto meno un investigatore privato.

Ma so che a Napoli un ragazzino di 14 anni è stato ridotto in fin di vita da uno di 24, con sevizie che fatico a riportare scritte, perché fanno paura: questo 24enne gli ha infilato nel culo una pistola ad aria compressa; “Ora ti gonfiamo perché sei grasso”, gli ha detto, insieme ad altri due ragazzi, anche loro denunciati per non essere intervenuti.

Il tutto, già di per sé, vi fa capire che c’è veramente poco da scherzare: non facciamo gli ipocriti, tutti, almeno una volta nella vita abbiamo fatto battute sui “ciccioni”; quindi probabilmente nemmeno noi siamo tanto brava gente.

Ma questa è un’altra storia. Non voglio parlare di discriminazione.

Ora, non c’è dubbio che sia facile giudicare da dietro alla tastiera di un pc, o dal divano di casa, o dal parrucchiere. Ma i fatti, alla fine della fiera, sono questi: un ragazzino di 14 anni probabilmente è segnato a vita, non solo fisicamente, poiché per salvargli la vita c’è voluta un’operazione di 7 ore durante la quale i medici hanno dovuto asportargli il colon, ma anche psicologicamente. Io non voglio nemmeno arrivare vicino a pensare a quanto possa farti male vivere dopo un’esperienza del genere.

Quello che mi spaventa? Sono due cose.

La prima è che il 24enne che avrebbe commesso il fatto è  un padre di famiglia: ha infatti un bambino di due anni.

Tralasciando questo fatto, che per alcuni magari potrà essere banale, ma per me non lo è mai, la seconda cosa che mi fa veramente impressione è stata guardare in un’intervista le reazioni dei parenti dell’aggressore: “E’ un bravo ragazzo, è un bravissimo ragazzo. Lo ha accompagnato all’ospedale.” “E’ stato solo uno scherzo”. La madre si lancia addirittura con violenza contro chi, secondo lei, starebbe infamando il figlio. No, signora, nessuno lo infama. Ma qualcosa di grave dev’essere per forza successo.

“E’ stato un gioco e basta, non può essere considerato un tentato omicidio. Lui non sapeva cos’è un compressore.”

Signora.

Non sapeva cos’è un compressore?

Signora, suo figlio ha 24 anni, non 4, e per quanto io sia laureata in patatine fritte, so benissimo che ficcare in culo una pistola ad aria compressa a un altro essere umano comporta, oltre che un gravissimo atto di violenza, anche delle conseguenze gravi a livello fisico.

A me queste sembrano scuse puerili. Che possono essere utilizzate quando un bambino di sei anni tira un sasso a un altro, forse. Ma non in questo caso.

“E’ andato spontaneamente dai carabinieri”, dice il padre.

Ci mancherebbe altro, dico io.

“Non è che quello l’ha ucciso”, continua il padre, “Non è un delitto, l’omicidio colposo è quando ci si spara con la pistola”, aggiunge la madre.

No signore, non l’ha ucciso, ma avrebbe potuto.

No, signora. L’omicidio colposo, lo vada a guardare sul vocabolario, significa altro. Non c’è bisogno di una pistola, o di un coltello,  o di una qualsiasi altra arma riconosciuta come un oggetto che sia adatto allo scopo. Ci si può uccidere anche dandosi ventilatori in testa, guarda un po’.

Io non giustifico il fatto che sia vostro figlio, e che un figlio agli occhi dei genitori è sempre un angelo. Mi dispiace, ma stavolta non lo giustifico.

Perché ci sono momenti in cui non è possibile minimizzare i fatti: bisogna dimostrare RISPETTO, rispetto nei confronti di un ragazzino rovinato e dei suoi genitori sconvolti, e bisogna avere l’UMILTA’ di pensare che forse, tutto sommato, i figli non hanno sempre ragione.

E questi due valori, tristemente, vedo che pian piano vengono sempre più trascurati, in favore di un orgoglio che, in questo caso, i parenti di chi ha rovinato la vita di un essere umano, volente o nolente, non possono rivendicare.

Ma forse, come dice un saggio amico, e come ha pensato anche la sottoscritta, la minimizzazione di tutto ciò è una causa, non un effetto.

 

 

JJ

Nasce a Frascati nell’85. Vive, mangia e dorme a Roma. Ha una casa tutta sua. Ascolta la musica, specialmente le canzoni, e guarda molto cinema. Possiede una laurea in lettere di sua proprietà e ha scritto una tesi su Herzog, il quale ha dovuto farsela cancellare con un doloroso e dispendioso metodo laser. "Remember: there are no stupid questions, just stupid people." (Herbert Garrison, South Park)

23 Comments

  1. La mela non cade mai lontana dall’albero. Mia madre mi diseredebbe per molto meno, e infatti cose del genere non me le sogno neanche.

    Secondariamente, io mi sento di dire che da cittadino italiano PRETENDO che oltre al tentato omicidio si imputi pure la violenza sessuale. Se tre uomini avessero infilato un compressore in culo a una donna lo starebbero gridando da ogni palazzo.

  2. Credo che questo episodio rappresenti appieno il periodo di bassezza culturale ed ignoranza che stiamo vivendo nel nostro paese nel quale, da un lato abbiamo ancora persone giovani o non che credono nella bellezza e nella cultura come unico strumento per poter sperare in un futuro migliore, affiancato ad una marea di gente sempre più ignorante. Ed ho paura che continuando così, un bel giorno mi troverò ad essere arrestato perchè “suono quella musica schifosa che si fa col pianoforte”.

    Vi ho appena scoperti, siete un bel Magazine. Complimenti!

    DeLord.

  3. Quando un genitore tenta di giustificare l’ingiustificabile (e aggiungerei anche l’abominevole), probabilmente ha fallito già da un pezzo.
    Nessuno di noi ha la fedina immacolata in rapporto alle riflessioni e alle considerazioni che si è abituati ad elaborare, è vero; ma quando si finalizzano, nella vita di ogni giorno, alcuni pensieri deviati mettendo in atto una schifezza immotivata come quella accaduta a Napoli, non c’è scusa o attenuante che possa disincrostare tutta quella feccia.

  4. Il post è bello, ben scritto e ben argomentato.
    Anche troppo, per i responsabili di un tale orrore.

    E’ stato orrore. Orrore e basta.
    E “quella” madre che parlava di ‘gioco’ era lei stessa parte integrante di tale orrore.
    Niente altro.

  5. Fare i forcaioli e pure con un pessimo italiano, fa parte dello stesso paesaggio in fondo al quale c’è quel ragazzino all’ospedale.

  6. A riprova della stupidità della logica che sta dietro alle norme contro la violenza di genere, faccio notare che, se il movente fosse davvero la discriminazione verso il “ciccione”, a questa fattispecie non si applicherebbe l’aggravante prevista per le discriminazioni sessuali (la legge Scalfarotto)
    #riflessioni #leggistupide

  7. Se chi ha avuto il coraggio di mettere incinta quell’obbrobrio di donna, con anche un tatuaggio da demente sul braccio, avesse scelto lo stesso orifizio, ora non saremmo qui a parlare di questa tristissima vicenda.
    Ma il degrado urbano che vivono certe città è irrimediabile.
    Napoli in particolare è un tessuto sociale marcio fino nel midollo. Centinaia di migliaia di individui nullafacenti (non per causa loro, ma semplicemente perchè non c’è un cazzo da fare) che vivono appiccicati l’uno all’altro e che devono dare un senso alle loro inutili esistenze e riempire l’enorme vuoto che la noia, l’ozio e una società senza ideali se non l’aifonn, o’ motorino e la squadra del Napoli, lasciano dentro la maggior parte soprattutto dei giovani.
    Non v’è speranza alcuna. Niente di niente, proprio nulla!
    Un’epidemia, il Vesuvio o un terremoto risolveranno il problema prima o poi. La natura non ha fretta.

      • Non mi sembra di esagerare. Anzi…
        Si è perso ogni senso del vivere civile. A Genova hanno costruito per decenni rubando spazio a torrenti che diventano fiumare per far ammassare attorno a Centri Commericiali ed uffici dei vari UCAS decine di migliaia di persone quando l’entroterra ligure ha una densità abitativa simile a quella dell’Alaska.
        A Napoli negli anni del boom economico (la più grande bufala che ci sia stata raccontata – eravamo nel medioevo con i cessi in giardino e l’acqua del pozzo e in 15 anni siamo passati al consumismo più sfrenato e becero) hanno fatto ammassare in cubi di cemento persone che partivano culturalemnte con un concetto di rispetto delle regole un po’ naif.
        Le campagne sono coltivate dagli extracomunitari.
        Abbiamo ceduto la manifattura degli oggetti di uso comune (utensili, abbiglimento, calzature, ma anche automobili, tecnologia) ai paesi dove la manodopera costa un ventesimo di quanto costa da noi.
        Abbiamo mantenuto un tenore di vita che non avremmo mai potuto permetterci, ma per fare ciò, ci hanno inculcato solo valori individualisti e consumistici. Come posso infatti vendere cose inutili se non faccio credere a 58 milioni di poveracci che potrebbero un giorno diventare come quel milione di super ricchi che detiene il 30% della ricchezza del Paese? Sapendo poi che nessuno dei poveracci, salvo qualche fortunatissimo o qualche delinquente diveterà come loro! Devo andare avanti? Non esagero. Dico la verità; o almeno ciò che si avvicina di più alla realtà.

        • Non parlo di dati: Vorrei solo che le mie parole e la mia indignazione verso dei singoli non si traducessero nell’ennesima sparata di quanto fa schifo Napoli e tutte le persone che ci abitano. Poi i fatti, ovviamente, parlano da soli…

  8. Ogni scarrafone, bello o brutto, magro o ciccione, non è solo bello a mamma sua, ma nasce necessariamente da altri scarrafoni, tipo quelli in foto.
    Se poi niente mai è stato ed è tutt’ora fatto per rendere certi ambienti inospitali per gli scarrafoni, ma anzi gli si ampia costantemente l’habitat ideale perché, evidentemente, aver milioni di scarrafoni fa molto comodo a qualcuno, non è che poi ci si può scandalizzare se gli scarrafoni hanno etica e valori, e capacità espositiva, da scarrafoni, ecco…

  9. Mi dispiace per i sicuri rivolgimenti che causerò a Beccaria, ma queste persone meritano la pena di morte. Non esiste sadismo ne ideologia che possano includere o giustificare una violenza così idiota. Torturate figlio, madre e padre fino alla morte, in modo che le loro urla ricordino a chiunque arrivi anche solo a concepire l’idea di replicare uno scempio simile cosa spetta loro.
    E mi dispiace dirlo, ma ste cazzate succedono solo e sempre a Napoli, e queste non sono assolutamente affermazioni razziste, ma solo la realtà. La differenza da altre città e da altri gruppi sociali esiste, non so se razziale o meno, ma di certo culturale, e quello che dicono queste persone ne è l’evidenza incontrovertibile, e mi dispiace per chiunque a Napoli si definisca una brava persona o lo sia davvero. Chiunque dica il contrario è malato o semplicemente non vuole vedere.

    • O forse, di queste cose, se ne parla solo quando succedono a Napoli, chissà.
      Con la presente, ribadisco che non amo quando alle mie parole vengono prese come trampolino di lancio per far partire le sparate contro una moltitudine di persone: la mia era una riflessione rivolta alla singola famiglia, della quale la reazione in merito a quello che è successo mi è sembrata alquanto fuori luogo e irrispettosa.

      • Beh, bisogna però avere anche il coraggio di dire senza temere infondate accuse di razzileghismo che di Napoli erano i protagonisti di tre casi tragici, avvenuti in abbastanza rapida successione, completamente diversi tra loro, in cui tre famiglie hanno però reagito nello stesso identico modo, che è un pietoso eufemismo definire “alquanto fuori luogo e irrispettoso”.
        Converrai che il sospetto di un sottofondo culturale comune, e bacato, è lecito che affiori…

        • Secondo me è proprio questo il problema: episodi come questi possono pure essere considerati lo specchio di un’umanità che ormai ha perso la morale, il rispetto verso gli altri, bla bla bla; ma non di un determinato gruppo di persone provenienti tutte dalla stessa zona. Generalizzare è sempre male, nonostante alcuni dati magari ti diano pure ragione. Ma tanto, se questa cosa fosse successa da un’altra parte, sicuramente le persone avrebbero colto l’occasione per gettare merda anche sul luogo incriminato.
          Dal canto mio, io cerco di capire cosa passa per la testa della gente: persone come queste non hanno mica detto che il figlio ha fatto bene; semplicemente non si rendono conto di quanto educare qualcuno in un certo qual modo sia dannoso per lui e per quelli che gli stanno intorno, e che minimizzare un fatto del genere è assurdo, se si pensa a quello che è successo (che il 24enne fosse consapevole o meno che quello che stava facendo era pericolosissimo: lui non ne aveva davvero idea? E allora sta alle persone vicine a lui dire “sei un cretino”, e non “vabbè, dai, è andata così, ma lui è un bravo ragazzo”). Dunque mi sento di definire la loro reazione proprio in questo modo: alquanto fuori luogo e irrispettosa.

          • Generalizzare è sempre sbagliato, è vero: io ho solo voluto evidenziare come minimizzazione e sostanziale giustificazione del ruolo del figlio-parente-amico, siano state in fondo molto simili in tre recenti episodi molto diversi tra loro, uniti però dalla “territorialità”, ed invitare quindi a domandarsi se questa similitudine di reazioni forse non si fondi su qualcosa di ben più grave, e sottilmente diffuso, di un semplice “non rendersi conto”…

          • Vivo in provincia di Napoli e vi dico che purtroppo QUEI genitori non possono dire “sei un cretino” a quello sciagurato figlio, perché loro stessi sono cresciuti con la stessa mancanza di educazione, di guida e di esempi positivi. Un tempo, che certo non rimpiango, il civismo si insegnava a scuola, ma anche a suon di bastonate, dal poliziotto o dai genitori. Oggi a scuola le bastonate le prende l’insegnante dai genitori del teppista, e inventarsi un altro modo di convertire al civismo non sarà facile senza lo sforzo di tutti. Ma alternative non ce ne sono, e scorciatoie forcaiole meno ancora.

  10. “un ragazzino di 14 anni è stato ridotto in fin di vita da uno di 24” io avrei detto piuttosto “un ragazzino di 14 anni è stato ridotto in fin di vita da un UOMO di 24”. Chi scrive sui giornali o sui blog dovrebbe usare parole appropriate, a 24 anni si è adulti, non ragazzini, altrimenti tutto ciò che si scrive dopo perde significato e si avalla la teoria della mamma che in fondo era solo “una ragazzata”.

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