britney

Occupy one more time

in #okkupazione by

A Capriccioli viene constestata l’idea che le occupazioni nelle scuole possano essere utili come palestre di vita o buona politica. Viene fatto qui, in flameboard, con argomenti di una debolezza disarmante, ma avviene anche altrove attraverso contenuti altrettanto inconsistenti.

Tutto però, come sempre, va contestualizzato. Sono i tempi in cui Renzi avverte Travaglio (sic!) che gli risponderà in modo “arteriosclerotico” e nessuno avrà da rilevare l’indelicatezza del Premier. Che a questo punto, per rafforzare la sua retorica, la prossima volta ricorrerà all’esempio del “mongoloide”, tanto lui con quella bocca può dire quello che vuole, perché bada alla sostanza. Laddove invece urge mettere all’indice l’esempio deteriore degli studenti fannulloni che disertano le lezioni.

In tempi come questi, di conseguenza, è ovvio attendersi che ci sia gente che non considera l’occupazione di una scuola come una esperienza costruttiva. E non perché questa lo sia in sé, ma perché non è in grado di capire come qualsiasi esperienza anche vagamente politica lo sia.
Giovani che si riuniscono e si interrogano su un problema e poi deliberano di adottare una forma di protesta discutibile? Roba inutile, questa è la reazione di chi commenta ammettendo di non aver mai visto da vicino nulla di simile. Come inutile è l’esperienza della preferenza, inutile è l’esperienza della partecipazione politica se non in forma di fila a un gazebo, e inutile è tutto quanto non conviene o disturba il manovratore. Oppure ancora, come è inutile – nel caso dell’occupazione di una scuola – tutto quanto non fa chic.

I nostri giovani, facciamocene una ragione, si dovranno muovere sulle uova, essere snob quanto basta, e studiare sui loro manuali di diritto pubblico che lo sciopero dei dipendenti pubblici è vietato. A scuola andranno per essere formati e non per essere informati. La palestra politica? Ben venga, ma il campo d’applicazione sia la corsa alla leadership tra le ragazze pom pom. Pagelle in ordine e poche chiacchiere. Lo pretende il futuro; ce lo chiede l’Europa.

15 Comments

  1. Applausi Sig. Nardi. Il nero sarcasmo è una pennellata fine che confeziona l’intero articolo e il pom pom delle ragazze è solo per autentici palati fini.

  2. nella politica, come nella vita, ci sono cose più e meno intelligenti, esperienze più o meno utili.
    occupare una scuola non è quasi mai una cosa intelligente e rarissimamente un’esperienza utile. la snobberia non c’entra nulla. c’entra l’avversione alle cretinate, che è un sentimento molto sano e molto popolare

    • Sai è sempre facile arrivare quarant’anni dopo e crocifiggere un comitato studentesco liquidandone l’inutilità di certe operazioni di protesta. Di più la frangia dei professori saputelli che manifesta fastidio come se le loro giornate di sciopero (che hanno fatto o che farebbero) fossero dovute.
      Ma ancora di più se Lei mi parla di snobberia riferendosi all’articolo della Missiaia, perchè ogni età ha bisogno di concime per crescere e non sempre le ragioni di un quattordicenne coincidono con quelle del genitore quarant’anni dopo.

    • @Enrico – Ecco, come le diceva Alphadog, la snobberia è stata tirata in ballo nella flameboard. A cazzo di cane, ok, ma è stata tirata in ballo.

  3. e io ve lo ripeto (è possibile?):

    “La presa di coscienza è come l’organo sessuale: o crea la vita o serve per pisciare” (Giorgio Gaber).
    Avendo assistito a decenni di okkupazioni e prese di coscienza (chi mi indica una sola riforma – sic – della scuola contro cui non si sia “okkupato” vince una barbiedoll) e vedendo l’Italia di oggi, mi appare tutta una gran pisciata.

    • Dimentica la terza funzione, la più importante: il piacere. Si segue l’istinto di prendere coscienza per non vivere da frigidi. Certo, le prime volte sono arruffate e poco concludenti: è un passaggio inevitabile.

  4. Ecco, a questo punto, per spiegare che l’argomento non è “le occupazioni servono?”, non resta che ricorrere alle arti grafiche. #disegnino

    • Sperando di non abusare dell’altrui pazienza e con il massimo dell’umiltà faccio notare che come si desume(rebbe) dal mio (nick) nome non brillo né per immaturità anagrafica né per fulmineità di meditazione. E la mia citazione di cui sopra dovrebbe aiutare. Ne aggiungo una seconda, sempre per aiutare: Luis Borges si rifiutava di leggere il giornale in quanto “un libro che il giorno dopo è già da buttare non vale niente”.

      Capirai perciò la gran fatica che mi costa rapportarmi a una gioventù, fatta magari di 40/50enni, che si sforza anch’essa di rapportarsi a 20/30enni di ogni idea e colore su di un supporto virtuale che viene sommerso in poche ore da ondate di altri interessanti temi, tutti da approfondire con ampia meditazione in un’abbazia camaldolese.

      Appioppare a un povero reperto archeologico come quello appena descritto anche un rimando a un misterioso #disegnino è un’azione da maramaldo. No, twitter no, va a nanosecondi! Una prece.

  5. Ma no, ma no. E’ che io seguo una vecchia legge del blogging: il post è sacro, ma i commenti sono cazzeggio (nel senso buono). Insomma, non se la prenda.

    • Con la sua tolleranza lei si merita qualche riga di spiegazione.

      Avendo intuito, come i road children indiani che imparano smanettando sulle tastiere degli appositi road computers, l’esistenza della “vecchia” :-)) legge del blogging, mi permetto spesso di cazzeggiare con i miei commenti. Stavolta però mi sono trovato anche un po’ spiazzato per via della novità – per me – dei flameboard. Infatti il mio primo commento si riferiva più all’insieme dei post che lo componevano che al suo singolo post.

      E se ho violato ancora una vecchia legge, non se la prenda. Grazie.

  6. Ecco, che poi noi a questa cosa dei commenti che si rivolgono all’insieme dei post di una flameboard ci abbiamo pensato. E infatti nella pagina della flame, in fondo, c’è il coso per i commenti. http://libernazione.it/flameboard/okkupazione/
    Però sembra che a nessuno piaccia. Credo sia una questione di abitudine. Dovremmo dare il “buon esempio”, ma solo l’idea ci terrorizza.

    • Non l’avevo notato, grazie di cuore per la dritta, maestro. E per la pazienza. Sa, io vengo da un mondo complicato, sono ancora abituato a quel coso illeggibile con su scritto istruzioni per l’uso che nel caso di un medicinale è chiamato giustamente “il bugiardino”, non mi è facile notare un coso così semplice semplice. Spero di farle presto compagnia.
      Mi consola il fatto che forse per l’assenza di due parole di spiegazione nessun altro sembra essersene accorto tranne lei . O, più probabilmente, nessun altro è interessato come noi due ai giudizi generali.

  7. I bugiardini dei farmaci sono una cosa che odio. Non andrebbero stampati. Ecco, forse si potrebbero sostituire con la semplice stampigliatura: “la suddetta casa farmaceutica è assicurata”.

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