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got shabbat

Obiettare a spese degli altri

in società by

Qualche anno fa ho avuto il piacere di insegnare nell’orario più amato dagli studenti, a.k.a. 15-18 del venerdì pomeriggio. Per darvi un’idea, a quell’ora si sentono già nell’aula gli schiamazzi provenienti dal pub. E’ stato durante questo periodo che ho avuto a che fare per la prima volta con un obiettore di coscienza verso le lezioni al venerdì pomeriggio. Ora, se lo aveste chiesto al resto dei miei studenti, ognuno di loro si sarebbe dichiarato obiettore di coscienza rispetto alle mie lezioni. Il mio studente obiettore però non era un festaiolo (o almeno non solo) ma era un ebreo osservante e entro il tramonto del venerdì doveva rintanarsi per lo Shabbat. Nonostante avesse convinto l’università a cambiargli l’orario, per qualche settimana il suddetto studente compariva ancora nel mio registro e io dovevo ogni settimana contattare l’insegnante da cui andava informalmente a lezione e farmi confermare che ci era andato. Insomma, perdevo quei 3 minuti in più per gestire la pratica Shabbat. Ora, il mio studente quando si è iscritto alla mia università, che come avrete intuito non si trovava a Tel Aviv ma bensì a Londra, sapeva della possibilità di avere lezioni al venerdì. Ciononostante si è iscritto, confidando sul fatto che il numero di studenti nella sua condizione fossero un numero tale da rendere questi cambiamenti di orario fattibili senza creare danno al prossimo (per intenderci, senza lasciare lezioni con pochi studenti il venerdì e con troppi negli altri giorni). Nel caso in cui però le sue richieste non fossero state esaudibili, l’onere organizzativo sarebbe ricaduto sullo studente o sotto forma di deroga allo Shabbat o sotto forma di cambiamento di univeristà.  Fortunatamente per tutti, è stato possibile organizzare le cose in modo da creare il minimo disagio a me e agli altri studenti.

Ci sono nella vita molte situazioni simili a questa, dove non è obbligatorio ritrovarsi ma se ci si ritrova bisogna confidare nella comprensione altrui. Oltre a iscriversi in università che fanno lezioni di venerdì se si è gli ebrei, mi viene in mente il lavorare in supermercati che vendono alcolici e maiale se si è mussulmani e andare in piscine miste se si è donne che non vogliono farsi vedere in costume. Tra queste situazioni vi è sicuramente anche il fare il ginecologo obiettore in un ospedale pubblico di un paese dove l’interruzione di gravidanza è legale.

Per come la vedo io, l’obiezione di coscienza in ognuna di queste situazione dovrebbe essere accontentata se compatibile con il nostro prossimo. Per cui ben venga l’organizzazione di orari e mansioni tenendo conto delle esigenze altrui, inclusa la possibilità di non praticare aborti qualora vi fossero sufficienti medici non obiettori. Ma chi fa obiezione di coscienza dev’essere pronto ad accettare le conseguenze di tale scelta sulle sue spalle quando l’alternativa è creare un danno al prossimo. Chi non vuole trovarsi davanti a scelte spiacevoli, dovrebbe pensarci prima, che in questi casi si concretizza nell’iscriversi ad un’università ebraica, andare a lavorare in un negozio helal, non iscriversi in piscine miste e nel caso del ginecologo andare a lavorare in un ospedale privato e/o praticare la libera professione. L’obiezione di coscienza dovrebbe essere un diritto se e solo se non viene esercitato a spese degli altri.  In caso contrario diventa un sopruso.

 

Triestina di nascita, della sua terra si porta dietro lo spirito patriottico, lo spritz e la tendenza a sottovalutare qualsiasi raffica di vento sotto i 130 km/h. Radicale, milanista e milanese nel cuore, dopo la laurea il suo corpo fugge verso la Perfida Albione. Qui ottiene un dottorato in storia economica con una tesi sul divario Nord-Sud dopo l’Unità d’Italia. Il suo cervello invece, grazie alla sua tesi e alla mai curata passione per la politica, rimane in larga parte in Italia.

26 Comments

  1. Ecco, appunto; il fatto però è che quello che anche per me è un sopruso, anzi una crudeltà gratuita visto il tema di questa specifica obiezione, non lo è per la legge, che anzi ne sancisce la pacifica regolarità (chiedere a Canimorti per ulteriori chiarimenti).
    In altre parole la legge sancisce il diritto alla interruzione di gravidanza “ma anche” il diritto di un medico ad astenersi dal praticarla, senza prescrivere limiti nè disincentivi di sorta: il risultato, in un paese capillarmente impregnato dai liquami d’Oltretevere come questo, era scontato, ed infatti, là dove il liquame trasuda maggiormente, è praticamente impossibile soddisfare un diritto sancito dalla legge. Cum magno gaudio di qualche criptosadico in gonnella, immagino…
    Siamo un paese bellissimi…(cit.)

  2. Eddaie…
    Non c’è una legge che ci obbliga a comprare carne di maiale, nè una legge che ci obbliga ad iscriverci ad una sola Università e neppure una che ci obblighi a frequentare piscine miste.
    Ma come diavolo si fa a paragonare delle cose simili con l’infilare un tubo nella cervice dilatata di un’utero ed aspirarne il contenuto con quelle cose lì sopra?
    Ma basta!
    Il SSN è pubblico anche per gli operatori. Semmai che sia la donna ad andare in clinica privata, a spese della comunità ovviamente chi dice di no.
    Ma costringere tutti i ginecologi obiettori a praticare la LP o a lavorare in cliniche private cozza con l’universalità dell’assistenza sanitaria.

    • L’universalità dell’assistenza sanitaria è cucita sul paziente, non sul medico. Se mi viene ribrezzo alla vista del sangue, non faccio il chirurgo.
      Si faccia un SLA, le aziende ospedaliere devono offrire come servizio un aborto entro tot giorni, se non ce la fanno perchè sono pieni di obiettori i suddetti devono accettare di poter essere licenziati e rimpiazzati con non obiettori.
      Con questa semplice norma, scommettiamo che ci sarebbero molti più medici disposti ad infilare cose dentro altre cose ed aspirare?

      • Non vale neppure la pena risponderti.
        Ma siccome mi va di dimostrare la tua becera ignoranza ti ricordo che:
        – l’obiezione la possono esercitare anche gli anestesisti che devono sedare/addormentare/fare la peridurale alle donne che chiedono l’IVG; quindi diciamo anche agli anestesisti (con la penuria di questi ultimi che c’è) di scegliere tra SSN e strutture private?
        – se il problema sono gli ospedali pubblici ed i loro dipendenti, basta autorizzare anche le strutture private NON convenzionate e prevedere il rimborso alla donna della quota prevista dal SSN per tale procedura; il resto (se vuole la stanza con l’idromassaggio e la TV 3d) è a carico del paziente.
        Cosa dici scriviamo noi l’emendamento alla 194 e lo proponiamo a qualche parlamentare?
        Da ultimo l’universalità è cucita sulla società, non su una parte di essa, a scapito di un’altra babbeo!
        Se dicessimo che non c’è più l’obiezione c’è il rischio concreto anche solo con il 30% di ginecologi che optasse per la libera professione (e sono una categoria che potrebbe farlo benissimo visto che non c’è donna che non vada almeno una volta all’anno dal ginecologo durante l’età fertile), uscendo dal SSN, di ridurre ancora di più di quanto già lo siano le piante organiche delle ostetricie e ginecologie con la certezza di aumentare le liste di attesa per le altre patologie ginecologiche; senza contare il rischio di perdere professionalità magari particolarmente abili in alcuni campi come la ginecologia oncologica.
        “Ci scusi signora. Sa, qui lavorava un ottimo ginecologo, bravissimo negli interventi oncologici, ma siccome era un obiettore e qualche cittadino con l’hobby dell’imposizione ha preteso che nel SSN ci fossero solo ginecologi non obiettori, questo ha dovuto andarsene in clinica privata. Se vuole farsi operare da lui o ha una buona assicurazione oppure deve accontentarsi di noi, che siamo tutti abortisti, ma che non abbiamo una grande esperienza nell’operare tumori”.
        Ops!
        Poi il luogo comune sul ribrezzo del sangue te lo potevi risparmiare. Ci sono ottimi igienisti o medici del lavoro o medici sportivi o fisiatri (potrei andare avanti a lungo) che hanno dovuto comunque avere a che fare col sangue nonostante il loro presunto ribrezzo, durante la laurea.
        Ma mi facci il piacere! (cit) Insopportabile presuntuoso ignorante.

        • 1) Sì. Se non posso fare un aborto perchè l’anestesista non si presta, è sempre interruzione di servizio pubblico. E come quando sciopera il personale di terra, gli aerei mica partono anche se il pilota sta in cabina.
          2) Evidentemente non è a conoscenza del funzionamento del SSN. Le cliniche, anche quelle convenzionate, vengono pagate di più per una prestazione rispetto all’ospedale pubblico (ragion per cui il ciellinismo di cui è malata la Lombardia fa i suoi danni, la spesa sanitaria del pur efficiente SSN lombardo è percentualmente altissima). Se la differenza ce la mette lei, gli obiettori e i dirigenti ospedalieri che assumono medici obiettori a me va benissimo.

          Tra parentesi, a comprensione del testo siamo messi maluccio. Io non ho scritto da nessuna parte che medici obiettori non possono lavorare nel pubblico, ho solo detto che ci vorrebbe un service level agreement, come esiste in tutti i settori che operano servizio pubblico. Alcuni lavoratori sono precettati dagli scioperi, i medici stessi ad esempio, perchè un loro diritto non può interrompere un servizio pubblico, ma ridurlo. In un ospedale non possono scioperare tutti gli infermieri allo stesso tempo, altrimenti la gente muore. Ora, non si capisce perchè essendo l’IVG una prestazione garantita dal SSN, gli ospedali siano spesso nelle condizioni di non garantirla.

          • Lascia perdere, Giorgio N. è un talebano dell’aver ragione a tutti i costi, oltre che un dispensatore di epiteti gratuiti, che si riempie la bocca di “logica” senza applicarne neanche un briciolo laddove non gli è utile a dimostrare l’assoluta correttezza delle proprie tesi.
            Logica che, se applicata a quest’ambito, ci dice invece con estrema chiarezza e semplicità che, salva la possibilità di un medico di obiettare, qualsiasi struttura sanitaria pubblica DEVE inderogabilmente garantire OGNI prestazione prevista dal SSN, quindi compresa l’IVG. Punto.
            I modi per farlo esistono già senza bisogno di nessun ulteriore intervento legislativo; nelle strutture dove la percentuale di obiettori è tale da arrivare in pratica ad impedire l’erogazione di un servizio garantito si cambia la dirigenza, perchè è da lì, nella stragrande maggioranza dei casi, che nasce e si incancrenisce il problema.
            In quanto alla ipotetica “bravura” di un medico obiettore che andrebbe persa nel caso passasse ad esercitare in qualche Santissima Clinica Benedetta del Sacro Cuore di Maria Addolorata e Pia, beh, ce ne faremo una ragione; chissà quanti fisiologi da Nobel ci siamo persi solo perchè non condividevano la sperimentazione animale e quindi, loro, hanno scelto di fare altro…

    • e a voler essere rigorosi, nemmeno:

      o posso continuare a fumare al cinema perché lo facevo prima che fosse vietato?
      e posso andare in moto senza casco perché ho la patente da prima che fosse obbligatorio?
      e… (lo portano via).

  3. Ma sul fatto di equiparare l’obiettore scolastico ebreo con un obiettore antiabortista previsto e non previsto dalla legge ce ne corre. Siete daccordo o sta bene ugualmente?

  4. E’ ovvio che ce ne corre, e anche parecchio, ma un paragone non perfettamente calzante niente toglie al punto veramente centrale di tutto questo: non è politicamente, civilmente, eticamente, umanamente, e un sacco di altri “..mente”, non solo accettabile, ma proprio concepibile, che uno Stato, per tutelare un supposto diritto di obiezione etica di una categoria di persone rinunci senza batter ciglio, in buona parte delle proprie strutture pubbliche, a garantire un diritto garantito e un servizio previsto da una sua stessa legge.
    Questo credo, spero, sia pacifico.
    E che nessuno faccia niente per arginare una simile deriva è solo l’ennesimo, e superfluo, segno di quanto la “res publica” di questo paese sia orribilmente intossicata dai miasmi clericali.
    Imho naturalmente…

    • La differenza tra noi e uno stato dell’800 è che abbiamo dato all’individuo dei diritti inalienabili, nemmeno per il bene della società. Anche di fronte al peggior criminale, non possiamo (in punta di diritto) torturarlo o sottoporlo a un trattamento disumano, anche se avrebbe un effetto positivo di deterrente. O non possiamo ridurre la gente in schiavitù, gli schiavi sono cosa utilissima alla società, ma verrebbe leso uno di questi diritti inalienabili.
      Poi ci sono i diritti alienabili. Il mio diritto a passeggiare dove più mi piace sul territorio nazionale decade se tento di entrare in una zona militare: la società vince. La mia libertà di espressione decade se incito a commettere reati: la società vince ancora.
      Il diritto di obiezione è, di fatto, alienabile. Se paradossalmente nessun italiano volesse imbracciare un fucile, tornerebbe la leva obbligatoria, perchè saremmo una nazione senza esercito.

      Il punto sollevato da Anna è molto interessante comunque. Io posso essere un giaina, quindi manco lavarmi per non uccidere i microbi perchè contro la mia coscienza. Ma non devo manco lamentarmi se la gente mi scansa perchè puzzo come una capra oppure i vicini chiamano la disinfestazione perchè il mio appartamento è infestato da ratti e scarafaggi, che ovviamente non voglio uccidere.

      • Ma la leva obbligatoria non esiste più per legge eppure l’esercito (che non è obbligatorio) c’è nonostante tutto. Com’è?

        • Perché si è visto che i numero di volontari era sufficiente a mantenere in funzione l’esercito.
          Stefano fa notare che se non lo fosse, probabilmente verrebbe istituita nuovamente la leva obbligatoria.

          • Ho compreso cosa voglia far notare ma obietto nuovamente: il Ministero in caso di carenza di personale ha già più volte avviato pratiche pubblicitarie per il reclutamento tra esercito, aeronautica e marina.

          • una cosa è la ‘carenza di personale’, cosa ovviabile con marketing o con un’offerta migliore (stipendi più alti, benefit etc), una cosa è chiudere baracca.
            In Israele l’obiezione di coscienza, cosa ancor più grave perchè lì i soldati di leva non usano il fucile contro dei fantocci di cartone ma spesso contro dei palestinesi in carne ed ossa, non esiste e i renitenti alla leva si fanno il carcere.
            In questo caso, l’esigenza di uno Stato militarizzato per forza viene prima dell’obiezione. Ma lì nessuno si lamenta se il negozio è chiuso di sabato.

            Il mio era solo un caso limite comunque, ce ne sono molti altri. Gli espropri ad esempio, se la mia casa è dove sorgerà un traliccio del futuro ponte strategico sarò risarcito, ma me la buttano giù.

          • Ma siamo in Italia o sbagli io?
            A cosa ti serve oggi obiettare?
            Scegli la carriera di medico presso una struttura pubblica e obietti? E lo stesso medico obiettera’ anche nel privato? E l’art. 18? E se tutti obiettassero?

          • A cosa ti serve oggi obiettare?
            Ti serve, ad esempio, ad entrare nelle grazie del dirigente sanitario messo lì per cortese intercessione dell’alto prelato di turno, o da CL, che è uguale; ti serve a far carriera perchè così sei ben visto dal Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera, pia persona e così amico del tal senatore, cugino del tal cardinale; ti serve perchè sennò rischi di essere l’unico a non esserlo e di ritrovarti quindi a fare solo IGV vita natural durante..
            E meglio di me potrebbe continuare chi in quegli ambienti ci lavora.
            Siamo in Italia Alphadog, non sbagli…

          • Ma la butti su uno squisito piano stereotipato di convenienza e di gioco di poltrone. Mannaggia a me che volevo comunque rimanere sul piano umanamente professionale di beata ignoranza.

          • ehm… se posso: in israele l’obiezione di coscienza esiste, E INFATTI gli obiettori si fanno il carcere.

            “questo non voglio farlo per motivi miei; e quindi non lo faccio e amen”
            possiamo parlarne, ma smettiamo di chiamarlo “obiezione di coscienza”

          • io intendevo che fosse riconosciuta. Ovvero servizio civile o altro, non gabbio 😀

            Chiaro che non puoi obbligare nessuno a fare niente, e per fortuna ci sono israeliani non violenti che obiettano.

  5. “…Ora, non si capisce perchè essendo l’IVG una prestazione garantita dal SSN, gli ospedali siano spesso nelle condizioni di non garantirla.”

    Semplicemente perchè NON E’ UNA CURA DI UNA MALATTIA!!!, ma si configura per le coscienze di alcuni medici come “omicidio” anche se previsto da una legge.

    In italia non c’è la pena di morte e un giudice che la emettesse semplicemente perchè altri paesi ce l’hanno verrebbe accusato egli stesso.
    In altri Paesi c’è e chi lo commina non viene accusato di omicidio.
    Domanda: basta una legge, fatta da uomini, per definire l’omicidio?
    Evidentemente no.
    Basta una legge che preveda un diritto per definire tale diritto “inalienabile”?
    Come si configura la cancellazione del diritto all’obiezione di coscienza con l’articolo 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani?
    E con l’articolo 29 della stessa dichiarazione?
    La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani è giuridicamente superiore alle normative dei singoli Paesi?
    E il giuramento di Ippocrate? (“Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo.”). Che lo facciamo leggere e giurarci sopra a fare ai giovani laureati in medicina? Come si concilia con i temi del fine vita?
    E voi vorreste ridurre tutto a: “C’è la legge! Che venga applicata!”
    E poi sarei io il talebano?
    Ah si si, d’accordo…

    • No no tranquillo, il talebano sono io che c’ho pure ‘na barba tanta…
      E poi è vero cribbio, l’IVG “NON E’ UNA CURA DI UNA MALATTIA!!!”, e quindi cazzi di chi la cerca!
      Ma perbacco! Non fa una grinza! Ma come ho fatto a non pensarci prima? Sono proprio un babbeo..
      Quindi o c’hai i soldi e te ne vai a cercare il posto giusto, meglio se all’estero che va tanto di moda per una sacco di “non” malattie, o ti tieni pupo e cazzi annessi, che poi a curarti le malattie, quelle vere, dall’esaurimento nervoso alla depressione passando magari per la carenza di nutrienti, che verranno a te e al pargolo che ti trovi per forza sul gobbo ci pensano i caritatevoli ed amorosi medici obiettori che avranno finalmente la rinfrancante occasione di mettere in pratica quel che hanno così sentitamente giurato a suo tempo…o magari i servizi sociali, che si portano via il fanciullo che così potrà finalmente avere quel che si merita, una bella famigliola altrettanto caritatevole ed amorosa che tanto voleva un pargoletto..
      E la mamma per forza? Beh, quella è una peccatrice, tutt’al più una sventata che l’ha data con troppa leggerezza, patirà quel che è giusto che patisca no?
      Tutto a posto!
      Ma se era così semplice!

    • comprensione del testo, -10.

      L’art 18 parla di libertà di religione. E di ‘manifestare’ il proprio credo, punto. Io sono un talebano, tipo lei, ma di quelli maomettani. Il mio imam mi dice di infibulare mia figlia. Lo faccio. Sto esercitando la mia libertà religiosa. Le ricordo che negare un diritto di un terzo è, a livello squisitamente legale, una violenza.
      Quello che credo non le sia chiaro è che la tutela della libertà religiosa avviene all’interno delle leggi dello Stato, e nella fattispecie lei può scegliere la religione che vuole, anche adorare i ratti, ma senza che ciò abbia conseguenze su terzi. Altrimenti è la legge a stabilire cosa è lecito e cosa no.

      Col 29 si è appena dato la zappa sui piedi, perchè dice esattamente quanto da me enunciato, ovvero che salvo i diritti fondamentali di cui sopra, l’individuo deve vivere in società e quindi assoggettarsi parzialmente ai suoi bisogni.

      Mi madre era insegnante elementare, ora è in pensione, se vuole le può dare delle ripetizioni però. Compri un sussidiario.

      E con questa chiudo.

  6. Infatti ho messo il riferimento all’articolo 29 proprio per sottolineare che il vivere in comunità comporta diritti e doveri non solo doveri.
    Sul 18. Infibulare è una violenza verso terzi quindi non c’è religione che tenga. Quello si chiama relativismo culturale. Esempio del piffero il suo.
    Per il resto vada lei a ripetizione da sua madre, dalla quale non ha di certo preso la parte migliore.
    Poi magari faremo una legge che per garantire il diritto agli altri alla svago obblighi lei a girare con le mutande in testa. Si si… garantire un diritto, obbligare qualcuno per legge. Ottimo connubio!

    Passo e chiudo pure io chè di idiozie ne ho lette tante.

    • Eh, ma ne hai scritte anche parecchie!
      Non ti sembra che costringere una donna ad avere un figlio sia una violenza verso di lei?
      Poi non credo che un uomo possa prendere questo tipo di decisione: prima prova a sopportare una gravidanza, come ci si sente durante le doglie e cosa vuol dire crescere un paio di figli con il salario minimo, poi puoi parlare.

      • ….per non parlare di come crescerebbero quei figli non voluti ma imposti secondo il nuovo principio etico talebano “errare diabolicum est”.

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